L'Attico

Il Salto

Sembra che ogni spunto sia buono per discutere. Oggi due articoli, di Alex e di Gianluca, che a modo loro fanno un terzetto col mio dell’altro ieri.
Fanno riflettere, perché in questo periodo sono stanco, cerco nuove forme espressive che non siano la recensioncina utile quando una lettura che duri due minuti o l’esplosione nucleare polemica e… fatico a trovarne. Perché la risposta dei lettori, a parte una lieve flessione dovuta alla primavera, non c’è stata. Nessuno che abbia l’ardire di mandare una mail o commentare per dire ciò che pensa. Sui motivi di tale timidezza, ho rinunciato a riflettere.
Solo che, dopo tre anni, avere di nuovo la sensazione di scrivere a una platea vuota, pesa.
In quest’ultimo mese ho tentato di demolire alcuni atteggiamenti che percepisco come malcostume tipico della rete: uno di questi, la necessità di diffondere i link ai miei articoli sul blog tramite i social network noti, per far sì che vengano letti.
I risultati mi soddisfano. Ho violato la mia disposizione un paio di volte a causa del malfunzionamento dei feed RSS, ma ciò nonostante, devo dire che i lettori arrivano sempre. Di questo vi ringrazio. Vuol dire che il social network (che ribadisco, mi ha consentito di conoscere persone fantastiche) non è tutto, e che il blog esiste indipendentemente da esso.
Ma ecco, la questione dei blog, di come impostarne uno, e l’altra sulla memoria (corta) di internet arrivano proprio in questo momento di stanchezza, a porre dei dubbi.

***

Negli ultimi mesi i social network sono diventati essenziali per il successo di un blog. E non parlo solo di diffusione ed esposizione del proprio materiale, ma dei motori di ricerca che tendono a privilegiare i link maggiormente condivisi sugli stessi. Si arriva al paradosso che non esiste più distinzione di rango, ad esempio, tra domini di terzo livello, come questo blog, ossia ospitati su altervista (o su wordpress, o su blogspot, etc…) e quelli di secondo, come sarebbe, che so, un bookandnegative.it. Questa è una cosa che dovrebbe favorirmi, se non avessi deciso di intraprendere la crociata di cui sopra. Quindi, per farla breve, non diffondendo i miei stessi link, mi sto penalizzando. Ma al tempo stesso, tutti i siti ospitati, hanno le stesse possibilità di esposizione di quelli su domini autonomi: viva la democrazia. E non sono sarcastico.
Sto combattendo una guerra di principi che mi porterà alla distruzione: grazie gugle.
Del resto, si sa, i principi non hanno mai nutrito nessuno, se non le menti, ingannandole.
Che fare, quindi?
Mediterò sulla decisione da prendere. Perché non mi va di sparire, questo no.
E soprattutto, non mi va di essere dimenticato perché internet ha la memoria corta.
Nei giorni scorsi, quelli in cui sono stato assente per vacanza, il blog ha avuto un drastico calo degli accessi, una roba così netta che non potevo credere ai miei occhi: le visite sono passate da una media di 800 al giorno ad appena 200, in appena 24 ore.

***

A conferma, se ce ne fosse bisogno, della teoria di Gianluca Santini, che poi è anche quella di Alex e di molti altri: ciò che davvero importa al lettore medio di internet è la novità. Gli articoli letti vengono dimenticati alla velocità della luce, come anche i blog e, quel che è peggio, i blogger.
In pratica, se non dovessi aggiornare per un mese o giù di lì, tutto ciò che ho scritto in questi tre anni andrebbe perso come lacrime nella pioggia.
Anche perché, a metter su un blog di cinema e a sparare recensioni ogni santo giorno, credetemi, non ci vuole un cazzo. E non parliamo di accuratezza di contenuti, perché al lettore medio, arrivo a dire, non importa un accidente. Se gli importasse si esprimerebbe, al contrario.
Inutile dire che trovo tale prospettiva irritante. Sapere che, ci sia o meno, che scriva o meno, non fa alcuna differenza, è agghiacciante.
Certo, ci sono sempre quei 200 affezionati. E come posso non ringraziarli, a questo punto?

***

Discorso diverso, invece, quando si tratta di eBook. Io non credo, al contrario di Alex o Gianluca, che il lettore dimentichi tanto presto le storie che legge. Non come succede agli articoli. E che, invece, resti legato a intrecci e personaggi, alle sensazioni, alla bellezza di questo o quel racconto.
Impossibile dimenticare una storia che ci ha appassionato.
Certo, si legge sempre meno e per paradosso, con l’avvento del digitale, l’offerta di titoli s’è decuplicata. Questo può costituire un deterrente, ma il fascino della narrazione, se ben fatta, ritengo sia intatto.
C’è più fretta, più selezione, il lettore è più scazzato e manca d’affezione. I social network creano il contatto costante e chiunque può andare a dire la sua all’autore, riempiendolo d’insulti. Ma anche no, si creano belle conoscenze, amicizie, legami.
In sostanza, internet, e il suo popolo, sono afflitti da malcostume.
Per questo, la domanda che mi pongo è: perché favorire tale malcostume assecondandolo?

Non vi leggono se non diffondete i link sui social network? Non diffondeteli. Se davvero sono interessati a ciò che scrivete, vi troveranno comunque.

I vostri eBook durano lo spazio di una soffiata di naso, e dopo ne pretendono subito un altro? Scrivetene di meno. Non perderete certo lettori per questo motivo.

Il vostro blog è in calo perché avete deciso di scrivere di ciò che vi piace e non di ciò che piace ai lettori? Fregatevene, anche perché, così facendo, non diverrete schiavi delle statistiche, e i vostri lettori saranno e resteranno quelli che davvero ci tengono al vostro lavoro. Uno non dovrebbe desiderare altro.

Il lettore medio non si ricorda ciò che avete scritto il giorno prima? E chi li vuole, lettori così?

Combattete, perdio. Fate il salto. Non resta altro scopo, sennò, in quest’inferno di passione gratuita che sono i blog.

Kick-ass writer, terrific editor, short-tempered human being. Please, DO hesitate to contact me by phone.
  • Io uso molto facebook, ma da quando c’è il diario non mi fila più nessuno. Ora le visite che ricevo dai social network (aggiungo G+) sono sempre le stesse, molto inferiori di quelle che ricevevo a ottobre o settembre dell’anno scorso, in compenso Twitter è in controtendenza, anche se serve più a far numero che a portare lettori di valore.

    Ma in fondo il blog è così: quando penso di aver scritto un articolo valido di solito mi prendo una cantonata, al contrario mi ritrovo con un sacco di visite e commenti con articoli messi lì solo per postare qualcosa.

    Ribadisco ciò che ho detto in altri luoghi e situazioni, il blog mi serve per far vedere che ci sono, perché voglio morire come romanziere, l’estro a giorni mi sorregge e a giorni fa ridere.
    Lo dico sinceramente che mi fa piacere avere tante visite e ci rimango male quando nessuno mi c***, ma fa parte del gioco.

    Non mi scoraggio. Ho qualche idea o forse sono solo un povero presuntuoso, ma vivere con le proprie passioni non deve essere solo un sogno

    • Il tuo discorso è valido, ci mancherebbe. A me succede lo stesso.
      Ma qua non è questione di post validi o no.
      È questione di deserto, se non posto i link su fb (che sia un articolo eccezionale o meno), e di folla, se invece li posto. È sistematico e verificato nel corso di mesi di osservazione.
      Direi che non è nemmeno un teorema, ma un postulato. È così e basta.
      Ed è una cosa che mi infastidisce, non ci posso far nulla. 😉

  • Sarò sintetico come di solito faccio. Ho notato infatti che se per un giorno me ne sto via da casa, e non condivido almeno per 3 volte il post del giorno, le visite calano. In fondo però ho realizzato una cosa: devo rivedere l’obbiettivo primario, cioè lo scrivere quello che mi va senza pensare alle visite. Come dici tu, meglio curare gli aficionados e il resto se arriva, ben venga.

    • Sì, ma la contraddizione, in questo discorso, che per me è palese e irritante, per altri inesistente è questa, esposta in modo schematico:

      a) tu diffondi i link su fb

      b) arrivano i lettori

      c) non diffondi i link su fb

      d) non arrivano i lettori.

      Dunque, per come la vedo io si tratta di gente a cui comunque PIACE ciò che scrivi, giusto? Altrimenti a che pro arrivare sul tuo blog?
      La domanda è, perché cazzo non vengono sul tuo blog anche se non diffondi i link su fb?

      Ora, se qualcuno mi dà una spiegazione sensata a questo, io, lo giuro, pubblico un post di scuse. Ma dev’essere una spiegazione sensata e razionale, non la scusa del tipo: “Sai, uno non ha tempo e allora sta fisso su fb.” Perché questa è una conferma alla mia teoria: fb rende pigri.

      Oh! 😀

      • Questo è il modo in cui la vedo.
        Ovviamente non è universale e ci sono le miriadi di eccezioni. Ma statistiche alla mano, pare proprio così. 😉

      • L’unica spiegazione può essere che non sappiano l’esistenza dei reader…
        No, non è l’unica a dire il vero e la gente è proprio pigra e gli serve il link bello comodo…

  • Io che posso dire, davanti a gente che scrive tanto quanto tu, alex, gianluca e compagnia cantante (nel senso che ve le scrivete e ve le cantate spesso)? Niente, credo.

    Quello che mi sembra di vedere, ogni tanto, è il ricadere nel fenomeno per il quale “tenere un blog è una passione non il mio lavoro” però poi a questo attività vengono associati comportamenti molto simili a quelli che uno ha nei confronti del proprio lavoro. Si contano i click, gli accessi, gli utenti, così come si conterebbero i soldini in busta paga alla fine del mese. Come se a lavorare tanto sul blog, e ricevere poco, si fosse sfruttati o comunque trattati in maniera poco giusta.

    E’ giusto, come dici sopra, che chi scrive lo fa per essere letto. Però da chi? Da tanti, oppure da quelli “giusti”? Perché se stai lì a contare quanti lettori perdi, allora non sembri interessato alla qualità ma alla quantità dei lettori. E se invece che 800 ne hai 200 ma i commenti dei tuoi lettori sono sempre di buon livello, non dovresti esserne felice?

    Che poi i lettori siano pigri e superficiali, nella stragrande maggioranza, si sa che è così e che è un fenomeno figlio di quanto si diceva con Gianluca sul suo blog. La memoria è corta perché lo sforzo mnemonico sembra eccessivo, così come lo sforzo di andarsi a cercare qualcosa che non si trovi già pronto in internet. Per questo mancano sempre più blogger davvero critici, perché la critica ha bisogno di cultura e profondità, altrimenti è uno sfogo (sterile o meno) che sale dallo stomaco e non spiega che poco o nulla al lettore.

    Ci sarebbe anche da discutere sul concetto di memoria, internet e il “venir dimenticato”. Io dubito che si possa essere ricordati per l’aver tenuto un blog, Non dico dagli amici, quelli si ricorderanno di te per altri motivi. Ma come autore, come scrittore, in un mondo virtuale, dove i tuoi lavori in questo momento stanno su un supporto magnetico al quale basterebbe una calamita (senza la à!) per perdersi ogni tuo pensiero, è il rank di google, che dice quanto “sei ricordato”?
    O – almeno – è davvero quella la memoria che vai cercando?
    Perché credo che in quel caso tu sia condannato a una vita da tossico, dipendente da statistiche ogni giorno nelle mani di fenomeni “sociali”, che puoi a volte assecondare ma mai dominare.

    • Esatto, e ti pare una cosa da accettare serenamente?
      Io me ne sono reso conto poco tempo fa, e mi odio per questo. E poi mi accorgo che non solo non vengo letto, ma la gente se ne frega. Anche questo articolo, ad esempio, non sortirà alcun effetto. Sarà semplicemente rimpiazzato dal prossimo. Tutto qua.
      Però, però… siccome io non sono come quelli che tu descrivi, non so, cerco qualcuno che sia simile a me, che non vada in cerca solo di pareri sterili, delle spiegazioni del finale di questo o quel film, qualcun altro: un po’ come cercare la pietra filosofale.
      Ma, in fin dei conti, tutte le tue obiezioni sono già contenute nell’articolo. Il punto è che io detesto gli automatismi. E siccome di automatismi, o per lo meno sempre più di automatismi stiamo vivendo, io detesto questo modo di vivere le nostre vite virtuali. Detesto la gente che aspetta di vedere comparire il link su fb, quando il link è presente da due giorni, magari, già sul blog. E si tratta di gente che sa che il blog esiste, non di lettori occasionali. Be’, questa è pigrizia e malcostume. Non c’è altro modo di definirla.
      E un atteggiamento che non sopporto.
      Tutto qua.
      E poi, sì, pensavo che il blog, questo blog, fosse più importante, e che durasse più di 24 ore. Non è così e con questa realtà ci devo fare amicizia.
      Insomma, un bel ridimensionamento dell’ego. Non fa mai male, no?
      😉

      • Sì, adesso ti sei spiegato, e devo dire che concordo con te. ^^
        Il tempo di permanenza sulla pagina è un dato interessante, ma magari ci faccio un post a parte, va, un giorno.
        Grazie, Mettiu. 😉

      • Non intendevo convincermi in quel senso. Ti credo sul fatto di fb e l’atteggiamento della gente, la pigrizia generale è diffusa, si sa.
        Credo che il problema sia proprio il punto di vista del coinvolgimento. Tu parli di “vivere vite virtuali”, “blog come estensione della personalità”, è chiaro che questo espone a tutta una serie di rapporti, tra te e i lettori, mediati dal blog, che hai molto a cuore.
        Il punto di cercare nuove forme espressive, però, credo ti porterà sempre allo stesso risultato perché, alla fin fine, i fruitori (lettori, osservatori, quel che sono) sono sempre gli stessi. Sarà solo un diverso tipo di crociata.
        Io sono convinto che il mondo non sia su fb, ma nel momento in cui chi vive di fb modifica il TUO mondo, allora significa che in qualche misura il TUO mondo è su fb, altrimenti non ne risentiresti.

        Sul motivo per cui succede questa cosa (tristissima) è la semplicità d’uso e la relativa rapidità di ricezione delle informazioni superficiali.
        FB appare il classico “tutto in uno”. Il telecomando (magari!) universale per il web.
        Non devo avere mail, rss reader, instant messaging, chat, foto,… in posti diversi (magari, minchia! con account diversi e pwd diverse da ricordare). Apro FB e lo lascio in secondo piano mentre faccio il resto. E ho tutto! Chi vuole mi scrive, mi chatta, condivide articoli interessanti, organizza ritrovi di gruppo. E ogni volta magari, perché mi piace, FB fa pure DING! per avvisarmi.

        Una nota: un dato secondo me molto più significativo dei click è il tempo medio sulle pagine, che credo ti dia histats (ma perché non passi alle statistiche di google analytics?).
        Quanti di quei 800 passano del tempo a leggere l’articolo e quanti invece cliccano da fb, vedono le foto e chiudono la pagina? Magari intrecciando i dati degli accessi di FB con questi scopri che quelli di FB non leggono veramente, e ti da meno fastidio 🙂

      • Ma in realtà non voglio convincerti. E poi, ancora una volta, la risposta è nell’articolo. Quei duecento sono preziosi. Se tra loro c’è Alex e Lucia, com’è vero, allora sono soddisfatto.
        Cos’è che non ti convince, l’idea che ho preso atto di non essere così importante come credevo? Sarei stato più convincente, che so, dicendo che sono tanto figo da non avere bisogno dei social network per farmi conoscere?
        Boh… io adopero questo blog come estensione della mia personalità, non è un segreto. E sinceramente il problema che tu poni in questo commento è, ancora una volta, già contenuto nel post, quando dico che sto cercando nuove forme espressive, proprio a quello mi riferisco, che sia combattere il malcostume, come mi piacerebbe fare, oppure scrivere articoli dal taglio più professionale, come non sono riuscito ancora a fare.

        Poi, partiamo dal presupposto che so quello che dico. Ovvero, se non diffondo il benedetto link su fb (soprattutto) e poi sugli altri social network, non arrivano i visitatori. E questo non me lo invento io, me lo dice histats. Alla fine questo è il punto, ovvero gente che tiene aperta la schermata di fb e basta, come se tutto il mondo dovesse passare di lì, per la serie aspetto il cadavere del mio nemico che passa nel fiume.
        Non è così. Il mondo non è su fb.
        Se qualcuno mi vuole contattare, per l’appunto, può farlo anche tramite mail, tramite cellulare, tramite citofono. Non solo tramite fb.
        Ecco tutto. Ma ripeto, nessuna pretesa di convincere nessuno.

      • Non mi convinci.
        Nel senso tu dici ” cerco qualcuno che sia simile a me, che non vada in cerca solo di pareri sterili, delle spiegazioni del finale di questo o quel film” ma tu l’hai trovato. Oddio non conosco di persona tutti i commentatori ma persone come Alex, come Lucia, non sono quelli che cerchi tu? E in un mare così vasto, in un mondo così complesso, trovare persone come loro e imbastirci dialogo e a volte collaborazioni, non ti sembra tantissimo?
        Magari è un problema di bisogni e obiettivi. Quante persone così ti servono per dare un senso a quello che fai?

        Sul discorso dei social network per trovare i link: secondo me è un sistema idiota e scomodissimo. Se non mi collego due giorni che faccio, mi rivedo tutto facebook, pagine e pagine, per trovare i link? Follia, soprattutto se ho millemila amici. Però nemmeno io clicco su tutti i blog amici per vedere se c’è roba nuova, sarebbe come telefonare ogni giorno a tutti quelli che conosco chiedendo “ciao come va?”.
        Uso google reader e ogni tanto lo apro, vedo i siti aggiornati e me li vado a leggere. Perché inoltre, per i blog che esportano l’RSS completo (grrrr non come il tuo!), i post me li posso leggere se sono in giro pure sul cellulare (perché l’RSS è solo testo e viene gestito bene dal cel, non come aprire un sito come book and negative su un lcd da 2 pollici).

        Mi rimane la domanda. Tu vuoi scrivere per appassionare i lettori, scrivere perché ti piace,… o combattere il malcostume imperante? Non che ci sia una risposta giusta, ma determinare la tua mission potrebbe essere utile anche a te stesso per determinare le tue prossime mosse.

  • Quante cose mi verrebbero da dire… è che sarebbe difficile riuscire a esprimere ciò che penso perché do ragione sia ad Alex, sia a te. Ciò che credo, in realtà, è che ognuno debba seguire il proprio percorso. Che non ci sono regole. Alex usa i social network per diffondere il suo verbo… non è un male, tutt’altro. Tu preferisci affidarti al blog, ai semplici motori di ricerca, e vuoi solo gli “affezionati clienti” e non la massa che “tocca e fugge”. E’ una filosofia differente. Così come differente può essere la filosofia di un altro esordiente che conosco, che pubblica i suoi lavori facendo una sorta di fanzine che diffonde per posta elettronica (vuoi leggere i miei ebook, mandami il tuo indirizzo mail e li avrai comodamente a casa tua… chissà se chiede pure una piccola cifra di abbonamento… io non mi sono iscritto perché, lo ammetto, non mi piace come scrive).
    E magari là fuori c’è chi si mette in piazza e regala i propri scritti in forma stampata ai passanti… Ognuno segue la sua strada in base al proprio modo di pensare, di presentarsi, di essere.

    Io ho scelto un percorso a metà tra il tuo e quello di Alex. Ho chiuso il blog che “tirava gli ascolti”. Ma l’ho chiuso perché era diventato un lavoro, non più una passione. E mi annoiava. Del resto adoro Twitter. E con un piccolo link tra questo SN e FB, mi basta poco per diffondere il link del mio nuovo blog su entrambi i SN. Però ho tagliato drasticamente le amicizie di FB… e non ho ancora finito con i tagli… perché erano troppe, e quando vado su FB voglio essere in contatto solo con le persone che contano, e non con emeriti sconosciuti, che magari hanno chiesto la mia amicizia solo perché “collezionato” tutti i nomi che son seguiti dal loro stesso cognome (mi è capitato davvero!).

    Per cui… a ognuno la sua strada.

    Quanto alla quantità di lavori da pubblicare… perché porsi dei limiti? Se io ho due idee le sviluppo entrambe. Però non ho mai proposto al pubblico un racconto a cui non abbia dato sangue in cambio. L’editing non è un’opinione… e io son disposto a tagliare completamente (e riscrivere parecchie volte) una storia finché non la ritengo accettabile (questo termine nasce dal fatto che, nel tempo, mi capita di rivedere e correggere i miei lavori). E’ sufficiente che tu vada sul mio sito per scoprire che molti miei racconti hanno avuto parecchie riedizioni… anche tre o quattro. E pure vado avanti con i miei racconti.
    Ecco… se ho un’idea, la realizzo. Poi… la distribuzione in rete o meno è un’altra faccenda. Difatti, ultimamente, ho molti dubbi al riguardo… son discorsi vecchi, che ho già accennato su altri blog e sul mio. Scrivo per comunicare col mondo, è vero. Ma scrivo anche perché mi aiuta a scaricare i nervi dopo una giornata banale e stressante. Io scrivo per evadere dal mondo. Il fatto che poi qualcun’altro possa apprezzare i miei racconti è sì importante e piacevole, ma non fondamentale. E ultimamente scrivo meno… perché ho riscoperto una vecchia passione. Ma ciò non significa che la penna, e il plettro non possano coesistere. Più che altro per il mio benessere mentale.

    A ogni modo… io non la vedo come una battaglia. Scrivere, un blog, un ebook, una poesia, non ha importanza cosa, è un modo per esprimere sé stessi. Per cui credo che uno lo debba fare secondo la propria indole, e non seguendo la corrente, o la massa… perché se lo facesse, non esprimerebbe più sé stesso, bensì un’abitudine comune e di massa… e alla fine si perderebbe la soddisfazione, la voglia, il desiderio di continuare a farlo.

    • Grazie per essere intervenuto. Capisco il tuo ragionamento. Come dici, in alcuni punti lo trovo molto simile al mio.
      Il passo importante, a mio avviso, è proprio dove citi il percorso che ognuno di noi si sceglie. Decidiamo il modo in cui porci coi lettori, e al limite anche i lettori che vorremmo ci seguissero.
      Be’, non è una questione così superficiale, ma importante. Perché questo posto ha un senso se chi mi segue sa, tanto per cominciare, come mi chiamo e come si chiama il blog.
      Certi livelli di superficialità riscontrati in giro io li trovo intollerabili. Stessa superficialità che imputo a chi non riesce a evadere dalla schermata bianca e blu di fb,
      Come dicevo sopra, questione di principi. E come tutte le “battaglie” combattute sui principi, anche questa, soprattutto questa, può apparire insensata. Ma a me va di combatterla, o assecondarla. Tutto qua. D’altronde, senza questa cosa qua, il bloggare non avrebbe più alcun motivo, per me.
      😉

    • 10 anni ago

    Scriverò poco a causa della mia stanchezza, comprendo pienamente la strada che stai prendendo. Io scrivo perchè mi fa piacere essere apprezzato (mentirei se lo negassi), però c’è un limite a tutto: e quel limite sta nel divertimento. Il giorno che mi renderò conto che sto scrivendo un post non perchè piace a me, ma solo per il “ritorno”, per le visite o per un ridicolo fraintedimento del senso del dovere…beh, allora quello sarà il giorno che chiuderò il mio blog.

    • Spero non debba mai accadere, dico sul serio. O al limite, se te ne rendi conto in tempo, come ho fatto io, puoi sempre correre ai ripari.
      Grazie, Nick. 😉

  • Sul fattore lettori/contenuti mi sono espresso qualche settimana fa. Non m’interessa il numero delle visite, anche se lo guardo e sarei ipocrita a non dirlo, ma confido molto in chi ha deciso di leggermi anche se non parlo di cose attuali, dell’ultimo libro che riempie gli scaffali o chissà che altro.
    Come dicevo nell’articolo di Alex, credo che la cosa importante sia metterci passione, cuore. Chi legge deve sentirle queste cose, altrimenti è come trovarsi davanti una piatta e inespressiva serie di parole incollate l’una all’altra.
    Sono blogger (e dire una roba del genere è già fuori dai miei parametri) da poco meno di un anno. Un anno in cui, a dispetto di tutte le mie più assurde immaginazioni, ho avuto modo di scoprire che ci sono persone a cui piace leggermi. Ho tanta strada davanti, ma già così sono più che contento.
    Questo mese ho avuto meno visite? Echissene, mi viene da dire. Basta che mi sia divertito a scrivere e questo basta.
    Il resto del tuo discorso, invece, preoccupa: ci si affida troppo alla rete per tutto quello che riguarda le informazioni. Non si cerca più di trovare una sorta di conoscenza personale, di farsi un bagaglio che possa servire anche in altri ambiti. Si passa, si cerca con gugle, e si supera la cosa senza troppi problemi.
    Questo è triste, com’è triste vedere che se un giorno la rete dovesse sparire, molte persone diventerebbero ignoranti tutto d’un colpo.
    Ma questo, si sa, è un discorso lungo, profondo, e che probabilmente non porterebbe a nulla. Ormai certe pratiche sono talmente radicate che mi sembra molto difficile poterle sradicare senza provocare ulteriori danni.

    • Però ricordo un tuo post in particolare, in cui ti lamentavi delle critiche ricevute perché non parlavi di libri attuali, o sbaglio? Come se “l’antiquariato” essendo obsoleto, fosse automaticamente sbagliato.
      Il discorso è proprio la pigrizia con la quale si accetta tutto ciò che viene proposto, nella fattispecie, proposto dal social network.
      Questo post è, anche, una provocazione, perché si cominci, di nuovo, a ragionare. Non so se ci sono riuscito, ma di sicuro ora mi sento più tranquillo e in pace con me stesso.

      • 😀
        Pensa a quanti lettori perderò io. La scorsa volta persi un’amicizia su fb a causa di un post. O almeno, lo scarto fra la pubblicazione dell’articolo e la perdita era troppo irrisorio da non sembrare concatenato.
        Non che mi interessi, poi.
        Sì, ho notato anche io la stronzata che se non hai 1000 amici non sei nessuno etc.
        Io posso dire che ne ho trovati tanti, di veri amici, su fb. Non m’è andata male. Certo, il mio numero di amicizie non è quello dei vips, ma che mi frega?
        Adesso vedremo che conseguenze mi porterà questo sfogo.
        😉

      • Non sbagli, mi riferivo proprio a quello.
        Scriverlo è stato utile, mi ha fatto capire che il blog va vissuto da dentro, con il cuore. Parlare di cose solo perché portano visite, non è una questione di cuore, quindi che ben vengano i cali se io ho goduto nello scrivere i miei articoli.
        Di Fb ho una percezione strana: prima del blog lo evitavo come la peste, quasi si trattasse di una forma di stregoneria ancestrale. Ora, dopo qualche mese, posso dire che se usato nella maniera giusta è un ottimo mezzo. Il problema è che è invaso da assurde ideologie per cui se non hai amici non conti, se non metti un mipiace ovunque sei uno stronzo. Questo mi fa ribrezzo (infatti per me fb è sinonimo di moonbase, punto), per non parlare di twitter che lo trovo di un freddo polare e assolutamente incoerente.
        Certo, i link ai miei post li metto, ma è solo una sorta di divulgazione che, peraltro, non mi ha portato poi così tanta visibilità.
        Io è una vita che dico che bisogna tornare a pensare con la propria testa e non attraverso un server che si trova chissà dove, ma pare che il mondo abbia le orecchie incerate! 🙂

  • Magnifico articolo 😉
    Credo che chiunque scriva su un blog o su qualsiasi altra piattaforma comunicativa ( U.U xD) e dica di non interessarsi ai lettori menta. Menta spudoratamente. Non ci si mette a perdere del tempo e scrivere se almeno un po’ non c’è la voglia di farsi leggere.

    Anche se, almeno per me, l’idea di blog è diversa. Nel senso che, è si un posto in cui tu scrivi per farti leggere (in special modo quando parliamo di racconti, ebook ecc.), ma penso ai post più come spunto di riflessione su cui poi i lettori potrebbero intavolare una discussione (si, sono lontano ancora da renderlo un posto del genere, ma l’intento è quello ;)).

    Riguardo all’uso dei Social Network non sono d’accordo con te u.u
    Sono uno strumento come un altro per rendere più accessibile al potenziale lettore il tuo blog. Nel marasma che è il web mi sembra difficile, almeno se non si è in attività da anni o forse nemmeno in quel caso, essere raggiunti facilmente.
    Tuttavia, come qualcuno a già detto, trovo inutili i “mipiacizzatori” seriali, che mettono il mi piace tanto per senza leggere il post. Oltre che essere una cosa inutile di per se, mi sa tanto di presa in giro xD.

    Proprio oggi parlavo con due compagni di università del blog e mi avevo chiesto perchè non avevo fatto una fanpage su facebook. In questo caso…non ho saputo cosa rispondere. Nel senso che non ne vedo l’utilità o la serietà, ho già un blog che mi fa da blog e (cosa che come ho detto non aborro xD) uso i social network come mezzi di visualizzazione (condivisione link) non trovo logico farla.
    Sarà un mio limite, ci certo lo è in quanto non riesco nemmeno a spiegare il perchè non mi convince farla. Forse è perchè i lettori non sono ancora a 8-9 centinaia al giorno e forse in futuro cambierò idea, ma per ora è così.

    Articolo stimolante e noto che ha prodotto molte discussioni interne ai commenti, ecco così dovrebbero essere tutti i blog 😉

    • Chi blogga, lo fa per essere letto e, possibilmente, apprezzato. Diffida di chiunque dica il contrario. La tua idea di blog è simile alla mia, ed è fantastica, sempre che si riesca a trovare lettori coi quali intavolare discussioni interessanti, che nono sfocino nell’insulto. Difficile altresì, conoscere gente interessante, ma non impossibile. 😉

      L’utilizzo dei social network è sacrosanto, ma non quando diviene l’unica via perché lettori che già ti conoscono vengano a leggere il blog che già sanno essere aggiornato con regolarità. Ovvero, se non diffondo il link, loro non se ne accorgono che c’è un articolo nuovo. Cos’è, gli pesa il culo aggiornare il reader? 😀
      Che poi, io vado sui vostri blog solo dal mio blogroll. Ovvero, li visito ogni giorno, con o senza aggiornamenti. Quindi predico bene e razzolo benissimo.
      A me infastidisce l’indolenza.
      Però non ho mai negato che il social network (cacchio, l’ho scritto anche in quest’articolo) sia un mezzo imprescindibile per la diffusione e crescita dei siti.

      Grazie per essere intervenuto. 😉

  • In tutta sincerità, mi sembra che manco valga la pena di partecipare a una discussione o di scrivere un articolo io stesso, a volte. Non ho mai avuto la pretesa di essere un blogger di quelli che sanno sfornare contenuti a ripetizione, è una via che porta alla nevrosi e penso che chi ci prova se ne sia ben accorto. Però questa corsa in cui tutto quello che è più vecchio di qualche ora finisce inevitabilmente nel dimenticatoio fa anche passare la voglia.
    Senza contare che mi intristisce, con gli anni, il passaggio dal sito web grosso e ponderoso, al blog dove tutto scorre via verso il nulla del passato, al post su fb dalla vita breve, al cinguettìo di tweet… un inseguimento a forme espressive sempre più compresse, da rinnovare freneticamente.
    La prossima novità sarà un social network in cui ci si dovrà esprimere solo a grugniti?

    • Uh, credo di essermene accorto, sì. Credo se ne siano accorti molti altri. E la cosa che dice Alex, a proposito della caducità dei contenuti in internet, se vogliamo definirla così, è terribile.
      E inspiegabile, tra l’altro. Nella nostra vita, se badiamo a ciò che dicono quelle dieci persone che reputiamo nostri amici è già tanti. Qui si ha la pretesa di ascoltare mille persone.
      Mmmhh…

  • Io l’ho fatto per far lievitare le visite, ma non ha dato molti benefici devo ammetterlo…le tengo ugualmente però 😉

    • Sì, ma come ho detto a Alex, non ce l’ho con voi che sfruttate fb senza ritegno. 😀

  • Posso essere d’accordo, ma io ho creato addirittura le fan page su FB ed anche su G+…sarei incoerente.Aggiungici anche che la mia platea è già abbastanza ristretta 😀

    La cosa che mi da fastidio della condivisione via FB è il “mipiace” che non si tramuta in lettura vera del post, figuriamoci spunto di discussione e commenti. So di per certo di “mipiacizzatori seriali” che non hanno letto una riga di quanto ho scritto.

    • Mipiacizzatori seriali. Bellissimo. E non ti sembra una cosa da distruggere? A me sì. 😀
      Ecco, a creare la pagina ci avevo pensato pure io, ma a che pro? Va contro la natura stessa del mio blog. 😉

  • Ho letto con interesse l’ articolo, premesso che sono problemi che affliggono voi blogger uber-fighi e non noi paria della blogsfera, ritengo di condividere il pensiero di Alex sulla diffusione dei link.

    Se vuoi che la gente ti legga devi farti conoscere, non ci sono speranze.
    Nello spazio della rete nessuno ti può sentire urlare!
    I social Network sono delle casse di amplificazione straordinaria, praticamente è la stessa differenza che c’è tra l’ attaccare un post-it sulla bacheca del circolo delle bocce e comprare la pagina di un quotidiano nazionale.
    Rispetto alla moltiplicazione degli e-book ho un parere piuttosto particolare, leggo molto velocemente e quindi sono sempre affamato di nuove storie. Quindi più ce ne sono meglio è. Questo non toglie che se il lavoro non è di qualità lo posso gettare dopo 10 pagine senza nessun rimorso.
    Poi lo sai che io ti seguirei ovunque, purchè ovunque sia l’ inferno! [cit.]

    • 😀
      Sì, questo non vuole essere un post per mettere in discussione voi lettori della vecchia guardia. Gli altri sì.
      Ma non è neanche questo il punto: laddove ravviso dipendenza, io ci vedo il male.
      Allora in questi mesi ho percepito netta la sensazione che, senza i social network, per alcuni lettori il blog non esiste.
      Inutile dire che non è così.
      Del resto, siccome non vengo pagato, posso permettermi di fare quel cavolo che voglio no? Compreso darmi la zappa sui piedi da solo.
      😉

      Thanks!

  • Io non ho “bisogno” di fare salti: il mio blog è sempre vissuto alla “come viene, viene” e “così è, se vi pare; se non vi pare, ‘zzi vostri”. Statistiche e visite le guardo più per gioco e conferma che è un triste mondo malato, che per altra qualsivoglia ragione. E sai cosa? Mi ci trovo bene! Quindi, se non si fosse capito, vivi e scrivi il tuo blog come più ti aggrada, la gente è strana, a volte ignorante, vivere per appagarla è una fatica senza senso 😉 E poi ‘sti post riflessivo-programmatici mi piacciono un mondo! 🙂

    • tu rientri a proposito di quelle amicizie citate nel post.
      (tronfio-mode: on) Ma dai, non l’avrei mai detto 😛 (tronfio-mode: off) ^_^
      I dubbi credo siano fisiologici, tre anni sono un buon tempo per farsi delle domande… Io mi ero posta le domande opposte, tempo fa, e la risposta che mi ero data era: ma chi me lo fa fare? 😛

      • E mi pare perfetto. 😉

      • No, il “ma chi me lo fa fare?” era in risposta alla proposta interiore “Perché non sbattersi di più per fare del blog qualcosa di più… più… cioè… più… ci siamo capite, no?” 😛 Il mio angolino di caos mi soddisfa così, cazzaro quanto serve, a mia immagine e somiglianza, e qui si torna al “così è, se vi pare; se non vi pare, ‘zzi vostri!” 🙂

      • Ma quello è un altro discorso, il chi me lo fa fare, da parte mia si risolve solo in un modo: lo faccio perché sono un fottuto narcisista.
        😀

    • Grazie! 🙂
      Be’, nascono dalla consapevolezza di chi ormai è in rete da un po’ e stenta a capirne le ragioni. Insomma, il dubbio atavico del blogger.
      Ecco, tu rientri a proposito di quelle amicizie citate nel post. 😉

  • Uhm, questo è un articolo interessante, anche se non posso far altro che ribadire il mio pensiero difforme al tuo su ben due dei punti in questione 🙂

    La questione del non utilizzare i social network per fare promozione agli articoli continuo a non percepirla (più che a non capirla, perché l’ho capita!) come faccenda etica, ma forse è un mio limite (e, lo specifico, non lo dicono con ironia!).
    Per me i social network sono solo strumenti, così come il blog è uno strumento. Come una volta lo erano i giornali e altri media. A me interessa farmi leggere, ma senz’altro molti miei attuali lettori mi hanno trovato prima grazie a Facebook che non capitando per caso sui miei blog. Purtroppo un blog/sito in sé ha la visibilità che ha, e non si può sperare di farsi trovare col solo passaparola.

    Devo dire che è una cosa che ho sempre imputato a un caro amico scrittore, che è tanto bravo quanto restio a farsi promozione, come se fosse una cosa “sporca” o disonorevole. Forse non è ancora filtrato il fatto che lo scrittore, il giornalista e il blogger di questo nostro (triste) presente deve prima di tutto farsi conoscere da solo, perché tutti quelli che gli stanno attorno sono potenziali concorrenti, o al limite colleghi che pensano ai fatti loro. Io non ho mai creduto a quelli che dicono “ma a me non interessa attirare lettori”, perché do per scontato che chi comunica vuole – consciamente o meno – avere un pubblico.

    Anche sulla faccenda degli ebook parificati ai blog temo/credo di avere ragione… Percepisco questa cosa da tempo e la vedo come un’evoluzione della scrittura stessa, piaccia o meno. Non è un caso che oramai quasi tutti gli scrittori dedicano quasi più spazio a parlare di ciò che stanno scrivendo (sui social network, sui blog etc) che non a scrivere e basta. Perché altrimenti le storie in sé non le calcolerebbe nessuno… Oppure verrebbero lette e, belle o brutte che siano, riposte in un cassettino della memoria. Ma proprio in fondo, eh!

    Alcuni ebook possono sembrare più “resistenti” perché di qualità più bella, ma anche perché sono gli autori stessi a parlarne a lungo, anche per mesi dopo la pubblicazione, perpetrando così un allungamento della memoria dell’opera in questione. Ma se smettessero di parlarne così tanto, verrebbero dimenticati (che non è la parola giusta, ma non mi viene in mente altro) da tutti quei lettori “casuali” che non sono in altro modo legati allo scrittore (per amicizia – reale o virtuale -, per collaborazione, per social network etc).

    Non sto dicendo che questa cosa sia bella, anzi, a me fa un po’ senso, ma sono proprio convinto che sia così, anche perché la vivo sulla mia pelle come scrittore e – ahimé – come lettore (nel senso che sono il primo a dimenticare un romanzo/racconto, anche se mi è piaciuto, né più né meno come succede per articoli su blog, giornali etc, per canzoni, film o altro). Infatti a me sta passando proprio la voglia di scrivere cose extrablog, perché la passione è OK, ma la fatica è tanta, e i risultati sono sempre inferiori a quelli che faccio bloggando. O almeno: come appagamento personale direi che bloggare ha già superato il semplice “scrivere”. Ma qui si tratta proprio di sensazioni personali.

    A ogni modo son speculazioni, io ti seguirò comunque, quindi che cacchio mi cambia? 🙂

    Concludo dicendo che io è da mo’ che scrivo solo cose che mi piacciono, che non sono schiavo delle stastiche (ho chiuso un blog che macinava numeri da paura, per Dio!), ma allo stesso tempo non ho alcuna remora di sorta a pubblicizzare altrove ciò che scrivo. Dove per “altrove” vuol dire comunque spazi miei, tra l’altro 😉

    • Be’, a me quello che spaventa di più è proprio l’incapacità di concepire altro al di fuori del social network. E non solo mi spaventa, ma mi ci incazzo di brutto.
      Io la percepisco come accidia, l’indolenza di cliccare su due link anziché uno. E l’accidia è una cosa che aborro da sempre.
      Quindi provo a far sentire che esisto anche senza social network.
      E la mia ha tutta l’aria di una Crociata. Inutile, dal momento che i motori di ricerca mi penalizzano.
      Resterò solo con la mia battaglia.
      Sulla questione eBook, ecco, quella è un’altra cosa sulla quale non transigo, che è sta ‘storia che devo parlarne perché non venga dimenticato. Cosa ne è stato del cervello? È uno strumento così sottovalutato?
      Oh, se poi il mio futuro di blogger sarà quello di diventare ancor più di nicchia e di lottare per essere letto, almeno avrò uno scopo.
      Diversamente, trovo che assecondare il flusso sia un male di gran lunga peggiore, specie quando si va controcorrente.
      😉

      • Ma anch’io, ovviamente, anch’io! 🙂

      • E allora se è raro teniamocelo stretto. 😉
        Sempre più onorato di conoscerti.

      • Esistono ancora gli adulti? :-O
        No, perché io vedo tanti bambinoni di 20-60 anni che si credono superstar, e guai a esprimere un’idea non conforme. Oppure, viceversa, vedo dei vandali preadolescenti, sempre dai 20 ai 60 anni, che per atteggiarsi a ribelli insultano e spaccano i marroni a destra e a manca.
        Tutto quel che sta nel mezzo è sempre più raro, come l’adamantio, il vibranio, l’argento mithril e i cervelli di cui parlavi qualche commento più sopra 😛

      • Ma no, devi darmi torto, se lo pensi. Tanto io faccio lo stesso. 😀 Tra adulti si usa così, o almeno, si dovrebbe.
        Sì, è una cosa mia, mi incazzo perché ho questo carattere che mi impone, laddove intraveda accidia di costumi, di incazzarmi.
        Tutto qua.
        E allora ci provo, oppure affondo nel tentativo. Così bloggare ha ancora uno scopo, per me. Diversamente, non resta che smettere.
        😉

      • Beh, guarda, a me spiace averti dato torto a casa tua, ma l’alternativa era tacere, leggere e basta… cosa che tu odi, giusto? Anzi: giusto. Lo affermo pure io.
        Peggio ancora sarebbe stato darti ragione per contentino, perché “siamo tutti amici e tra amici non ci si pesta i piedi”. Questo meccanismo da circolino, da fan club, mi ha sempre irritato, anche quando percepisco che qualcuno dà ragione a me senza crederci veramente 🙂

        Grazie per aver specificato che la tua non è una critica ai link li diffonde. Era di certo una cosa implicita, ma averne la conferma mi toglie un piccolo peso 🙂

      • Questo per rispondere a certa altra gente. Sì apprezzo molto questo tuo commento, non sai quanto.
        Almeno mi dici che non condividi. E io sono nella posizione di non condividere ciò che hai scritto tu. Facebook 8 ore al giorno??
        E allora, mi devo impietosire per questo? Se vogliono leggermi, sanno dove trovarmi.
        Ok, che poi è la cosa che dicevo più su, voglio mettere una diga, o un filtro. Basta qualunquismo. Tanto lo so che la nostra amicizia nasce in tempi non sospetti, quando ancora non bazzicavo i social. Ragion per cui, un link in meno sul facciacoso non cambierà nulla.
        Almeno in questo modo mi diverto di più.
        Però, voglio che sia chiara una cosa, che forse è implicita o forse no, la mia non è una critica a chi, come te, invece li diffonde.
        È una cosa solo mia.
        😉

      • Come ho detto, è questione di percezione, e io non posso dire di condividere questo tuo punto di vista, pur rispettandolo profondamente 🙂 Ma per fortuna è così! Se tu disprezzi l’accidia io disprezzo l’accodarsi al pensiero altrui solo perché “è carino farlo”. Meglio esprimere un’idea anche fortemente contraria salvo poi ragionarci su.

        Per esempio io non mi ritengo uno che va controcorrente, perché ho notato che alcuni di quelli che lo fanno diventano poi tipo i tizi inquietanti di cui discutiamo spesso e volentieri nella Cricca. Io vado per la mia corrente e cerco di non investire altre imbarcazioni, ma per il resto, boh, sono piuttosto incline ad andare incontro a certe cose che considero dati di fatto.
        Esempio banale (tra l’altro già fatto): molti lettori trovano comodo seguire i miei aggiornamenti via FB, vuoi perché dall’ufficio sono sul facciacoso 8 ore su 8, vuoi perché ricevono le notifiche via cellulare etc etc. Non vedo nulla di male nel venire incontro a questa loro piccola esigenza.
        Mi scoccia molto di più chi mi si rivolge brutalmente per chiedere articoli, ebook o altro. Non scrivo a comando, non sono un burattino, né mi piace prestarmi a una causa o all’altra. Infatti scrivo solo ciò che mi piace, al limite prendendo in considerazione suggerimenti educati e sensati.

        Cosa ne è stato del cervello? Io non ne trovo molto in giro.
        Non credo che potrò cambiare questa situazione, quindi cerco di stare bene almeno col mio (di cervello).
        Che poi è quello che stai facendo tu, no?
        Hai notato alcune cose che ti indispongono e le stai modificando. Il perché e il come può essere criticabile oppure opinabile, ma in fondo avere delle idee forti e chiare ti pone intellettualmente sopra alla massa indistinta di ebeti che va riempiendo la Rete di marchette, sperando pure di risultare figo.

        Per quel che mi riguarda preferisco seguire una persona che esprime concetti che non sempre riesco a sposare (come spesso mi succede con Elvezio, per dire), ma che sono argomentati e pensati, che non altri che non ci mettono né anima né cervello.

  • Beh, innanzitutto: *O*

    Poi, parto da tre-quarti: ovvero dalla questione libro/eBook: come ti ho già detto sul mio blog, secondo me quello che dici è vero solo per i libri/eBook che ci sono piaciuti DAVVERO, ovvero come dici tu per le storie che ci hanno appassionato. Il problema è che esiste un’intera sfumatura di grigi tra questi casi di eccellenza e le schifezze che si faticano a finire o addirittura di lasciano stare. Sfumatura in cui ricadono anche buoni lavori, ma che potenzialmente verranno dimenticati come tante altre opere.
    E sul fatto di scriverne meno ti stavo quasi per rispondere sul mio blog ma mi sono bloccato, quindi ne approfitto e rispondo qui: hai ragione. Infatti, riflettendo, sono contento di aver congelato tutti gli eBook che avevo in cantiere. Erano tanti, troppi, impossibile scriverli bene tutti. E anzi, ti dirò, ho pure pensato di far diventare quel “congelato” un più pragmatico “cancellato”. Ci penserò. Per ora meglio dedicarsi alla revisione di un mio vecchio lavoro, metterci passione e impegno per farlo diventare qualcosa di decente e diffondibile. 😉

    Sull’altra questione, quella dei blog/blogger dimenticati in fretta, ci stavo riflettendo proprio ieri notte in conseguenza alla stesura del post che ho pubblicato oggi. Se facessi, alla laurea magistrale, una tesi di cooperazione internazionale all’estero, starei via per dei mesi. Mesi in cui è altamente probabile non ci sia Internet. Mesi in cui il blog verrebbe abbandonato dalla gran parte dei lettori, probabilmente. Agghiacciante, piuttosto e anzichenò.

    Ciao,
    Gianluca

    • Ecco, sono felice di non essere il solo a rendersi conto del problema. Perché di problema si tratta. E investe tutti.
      E l’unico modo che ho per rispondere è quello che ho scritto: il filtro.
      Sono io che curo questo posto, sono io che ne gestisco i ritmi. Almeno fino a quando lo faccio gratis.
      È una decisione dura che so già, mi punirà. Ma non vedo alternative. Così non può andare avanti.
      😉