Antologia del Cinema

Il Mostro della Laguna Nera (1954)

Su questo blog solo un’altra volta mi sono cimentato con gli anni ’50. È successo con “Il Pianeta Proibito” del 1956. Anche quello un bel film.
Immagino cosa state pensando: adesso verrà a dirci che Il Mostro della Laguna Nera (Creature from the Black Lagoon) è un fottuto capolavoro.
Perché sapete, io quella parola lì, la c-word, la uso, senza troppe remore.
Be’, per farla breve, per certi versi lo è. “Il Mostro della Laguna Nera” è proprio un fottuto capolavoro. Per altri no.
È un film che è leggenda. E questo è sicuro.
Non sto qui con la pretesa di raccontarvi cose che non possiate trovare su decine di altri blog o siti dedicati. Uno in particolare, che ha chiuso due settimane fa, ma ricchissimo di immagini d’epoca, mi sono permesso di segnalarvelo in chiusura dell’articolo. Ma sto qui perché l’ho rivisto l’altra sera e sono rimasto estasiato, da Julie Adams, tanto per cominciare, dall’unità del racconto, semplice e netto, senza sbavature e dalla mancanza di pietà e di senso di pietà che film come questi, di solito, si divertono a suscitare.
Il mostro è il mostro. Uccide, rapisce, difende sé stesso e il suo habitat. Fa, in definitiva, ciò che è nella sua natura fare.
L’uomo è l’essere umano. Arrivista, arrogante, forte, molesto, ingannatore grazie alla sua superiore intelligenza.
I due si scontrano. È ineluttabile. Perché entrambi si sono accorti della presenza dell’altro. E la convivenza pacifica non è un’opzione prevista.

***

Il Paradiso Perduto

Dicevo dell’unità e compattezza della narrazione. Essa procede in blocchi. Di breve durata, ma efficacissimi nell’esporre i fatti. Cosa che più conta in un prodotto come questo, di solida fantascienza.
Magie del prologo, o forse della tecnica mista alla fotografia: il pianeta terra ci viene mostrato come una massa magmatica caratterizzata da enormi esplosioni. La creazione è scaturigine dei motivi della storia che ci si accinge a vivere.
L’ignoto incarnato dal mostro della laguna che ancora sfugge allla sedicente onniscienza dell’uomo. Costui crede di aver conquistato tutto, pagando la propria superbia con il proprio sangue.
La Laguna Nera, all’interno del Rio delle Amazzoni, è l’ultimo Paradiso Perduto. Là, dove gli animali assomigliano per forma e dimensioni gigantesche ai loro fratelli nel tempo delle origini, si nasconde la Creatura: metà uomo, metà anfibio, coperto di scaglie e dotato di una forza sovrumana.
Secondo un tema carissimo alla fantascienza, e a me stesso, la scoperta dell’altro da sé, il film affronta il momento della sorpresa, la susseguente sospensione dell’incredulità e la lotta per la sopravvivenza, sia scontro fisico che d’ingegno.
Istinto e praticità contro raziocinio. Forse, ma non solo. “Il Mostro della Laguna Nera” è anche tecnica sopraffina, trovate sceniche non indifferenti ed è, soprattutto, tremendamente anni ’50.

***

Curiosità

# Ricou Browning, il nuotatore professionista che prestò le movenze alla creatura, era costretto a trattenere il respiro, durante le riprese subacquee, fino a quattro minuti. Questo perché il regista non voleva che comparissero bolle d’aria vicino al naso e alla bocca della creatura, dal momento che si presupponeva respirasse tramite le branchie. Per la stessa ragione il costume non fu dotato di una camera d’aria interna. Nel seguito del film questo dettaglio fu ignorato sicché le bolle d’aria della “respirazione” furono ben visibili sul volto del mostro.

# Gli occhi della creatura erano composti della stessa gomma del costume, rendendo così quasi nulla la visuale da parte dell’attore all’interno del costume.

# Gabriel Figueroa, regista messicano, a una cena avvenuta durante le riprese di “Citizen Kane”, narrò la storia di una creatura umanoide anfibia che si diceva vivesse nel Rio delle Amazzoni. Da questa leggenda, il produttore William Alland trasse ispirazione per sceneggiare il film.

# L’aspetto della creatura è stato concepito prendendo come base la statuetta degli Oscar e aggiungendovi dettagli desunti da due intagli lignei del diciassettesimo secolo denominati “Sea Monk” e “Sea Bishop” che raffiguravano esseri umanoidi anfibi.

# Due attori/stuntman interpretarono la creatura: il già citato Ricou Browning, durante le riprese subacquee e Ben Chapman in quelle sulla terra ferma.

[fonte: sezione “trivia” della scheda del film su IMDb]

***

Julie e la Creatura

Al di là dell’uomo di scienza David Reed (Richard Carlson) e del suo collega/datore di lavoro/rivale Mark Williams (Richard Denning) che paga il suo essere ottocentesco nello spirito e nell’ambizione, i due eroi sempre padroni della situazione, è il duo costituito dalla creatura (Ben Chapman e Ricou Browning) e da Julie Adams la vera icona vintage di un’epoca.
È il mito de la bella e la bestia che rivive? Può darsi. Anche se alla fine sfuggono le motivazioni che inducono il mostro, già ferito e sconfitto, a rapire la donna per condurla nel suo rifugio. Si è lasciato spazio alle interpretazioni. Vizio nel quale non indulgo così spesso.
È il loro essere simbolo la loro vera forza, a mio avviso. Il potere dell’immagine.
Basta guardare le splendide fotografie del periodo. Su internet ne troverete centinaia.
Julie Adams è la perfetta damsel in distress. Poco più che un oggetto. Sostegno, letteralmente, del suo compagno David, che si appoggia a lei per togliersi le pinne dopo le sue immersioni eroiche, ostacolo, come ho detto, all’esplorazione dell’ignoto, perché ritenuta un magnete per il pericolo insito in ogni luogo ancestrale e scaturigine della curiosità della creatura che, a differenza che con gli uomini, non solo non l’attacca, vanificando l’opinione oggettivante che di lei essi hanno quando vuole assomigliarle, nuotando accanto a lei, ma la vuole anche possedere, stringendola tra le sue forti braccia, divenendo immortale.
Non sa neppure il perché la voglia, ma la vuole.
Julie Adams è bellissima. A guardarla vengono in mente quei diner polverosi al sapor di metallo cromato, quelle acconciature piene di lacca, quei vestiti dai colori pastello, la famiglia nucleare…
Ogni mossa del suo collo, delle sue gambe, seppellisce qualsiasi starlette contemporanea. In questo senso è un’icona, tanto quanto il costume di gomma del mostro. Uno scafandro caldo e soffocante dall’interno del quale, però, si poteva contribuire alla storia del cinema.

***

Fascinazione

Riprese subacquee e una coppia di attori che s’è divisa l’anonimato. La creatura s’è mangiata la loro gloria sopravvivendo a entrambi e rubando loro l’immortalità accanto a Julie.
Forse la classe di questo film è anche nel suo bianco e nero. Girato in 3D,  poi svilito nella riedizione con tecnica in anaglifi; rivoluzione e ambizione in atto. Attori catapultati in acqua e sequenze, come l’ingresso nella laguna e la nuotata di Kay (Julie Adams) nelle acque incontaminate della stessa, mentre il mostro la spia e danza sotto di lei quasi giocando, che sanno di onirico.
B-movie, fantascienza, monster horror, sono solo nomi. Quel che resta, a distanza di così tanti anni è puro fascino.
Noi possiamo solo restare ammirati a osservarne siffatta eleganza.

Link utili:

Scheda del Film su IMDb
Creature from the Black Lagoon su Wikipedia ENG
The Blog of the Creature!

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Kick-ass writer, terrific editor, short-tempered human being. Please, DO hesitate to contact me by phone.
  • […] Tre tipi, tre “scimmiette” in vacanza lungo un fiume cinto da magrovie, che solo a pensarci ti si riempiono le gambe di graffi grossi così. Le barche hanno lo scafo metallico, perché il crocco, di solito, quelle di legno o di vetroresina le spezza come stuzzicadenti e se cadi in acqua ti afferra e ti ruzzola, finché non ti dimeni più. Dopo di ché ti seppellisce sul fondo, nella sua “dispensa”, a frollare… Tre attori, una coppia e la sorella di lei. Nessuna situazione stupida, nessuna idiozia spettacolosa da video clip e un cinismo non da poco. In più, il coraggio di far andare tutto sempre peggio, evitando pietosi sentimentalismi. Non so se mi piace la conclusione, sono sincero. A un certo punto, dopo averne viste tante, non ci si aspetta più che debba finire come finisce. Però… ci sono due scene che restano impresse. Entrambe più profonde, a percepirle, di come lo stesso regista deve averle concepite. Lo scambio di sguardi tra donna (Maeve Dermody) e rettile: insistito, tinto di rosso, evocativo, che dice tutto. O me o te, senza alcuna ragione. Con le pupille della ragazza che sono tanto piccole, circondate da iridi dorate, che sembrano avere forma di goccia… E il fatto che si chiami Maeve, l’attrice, rende il circo delle coincidenze sempre più divertente (ok, questa la capiranno in pochi). E la seconda, la panoramica del fiume che scorre placido, fiancheggiato dalle piante che, personalmente, mi ha ricordato Il Mostro della Laguna Nera. […]

  • Intanto ringrazio tutti per gli interventi. 😉

    Che dire…
    Qui piace, o almeno piace a me, discutere animatamente, spesso indulgendo in atteggiamenti da “fandom”.
    Ma credo l’abbiate compreso. 😀
    Molti dei concetti da voi espressi li ho enunciati sopra e anche qui tra i commenti.
    Non per niente, infatti, insisto sull’estetica del film più che sul contenuto.
    Non per niente ho definito “Il Mostro della Laguna Nera” come “tremendamente anni ’50”.
    Non è un film universale, questo è certo. Non travalica i confini del suo tempo, eccetto che per la sua iconografia che, d’altro canto, resta caratteristica proprio dell’epoca.

    A maggior ragione, stabilita la sua natura anni ’50, mi chiedo quale senso possa avere rifatto oggi, dove magari ci metteranno la solita badass girl, il solito bamboccio nerd/geek, il solito figo mercenario e compagnia bella…

    E per finire: nel mio caso almeno non è neanche nostalgia.
    Vedete, il paradosso del cinema “sempre disponibile” è una sovrapposizione caotica di età cinematografiche.
    Tutti i film sono presenti, adesso. L’unica cosa che li distingue è la data che si può leggere nei titoli di coda.
    Statisticamente, le date “vecchie” corrispondono ai film che mi piacciono di più e sono in numero maggiore rispetto alle date “recenti”. Chiamiamola pure casualità. O metodo.

    😆

    • 12 anni ago

    Mi inserisco nella conversazione un po’ in ritardo.Vorrei dire solo una piccola cosa sulla “sindrome dei vecchi tempi”, chiamiamola così.

    Il Mostro della Laguna resta ancora oggi un film molto seduttivo, ma è anche un lavoro altamente riconoscibile come prodotto del proprio tempo. Questo non vale per tutti i vecchi film: pensiamo a Murnau, a Dreyer, o anche a certe cose di Browning, di Whale: non sembrano affatto “ingenue”, nemmeno viste oggi.

    Voglio dire: trattandosi sia di un film affascinante che di un lavoro su cui il trascorrere del tempo ha lasciato un segno, è naturale che susciti nello spettatore contemporaneo un misto sentimento di attrazione e distanza.
    Questo si traduce in un sentire nostalgico, letteralmente, nella “dolorosa” accezione etimologica. (Volendo possiamo pure mettere il sentimento in relazione con il senso di “Caduta”)

    La logica del remake, d’altra parte, contiene – per costituzione – una tensione al passato e un rapporto con il sentire nostalgico. Vuole rivisitare il trascorso e desidera un ritorno.
    In modo sbagliato, in modo depravato dalle contingenze economiche, in modo goffo, temo che la coazione a rifare cerchi di saziare il nostro insaziabile desiderio di ritorno.

    L’accoppiata “film che ispira nostalgia” + “follower del buon Book and Negative che vive nell’era del remake compulsivo” sembra fatta apposta per dare alle fiamme il desiderio di ritorno, anche attraverso quell’atteggiamento caustico che si addice alla frustrazione nostalgica.
    Forse è un atteggiamento poco produttivo, però è anche molto, molto naturale. Oserei dire sano.:P

    A parte il discorso sulla nostalgia, e fermo restando che secondo di me di cose belle se ne girano ancora, credo pure che l’astinenza da sense of wonder si debba al fatto che l’horror moderno l’abbia, almeno in molti luoghi, surrogato con lo shock. Non lo dico in modo moralista eh: io, in quanto figlia perfetta del mio tempo, dello shock riconosco la necessità culturale e sento ancora il bisogno. Questo però non significa che sia tutto quello che mi serve.

    • 12 anni ago

    Amaramente devo dare ragione ad Alex forse viviamo in un tempo che è amaro di creatività,anche se di tanto in tanto esce ancora qualche film come DISTRICT NINE che mi fa sperare.Riguardo ai vari remake,reboot e compagnia cantando,sapete già tutti come la penso cioè che andrebbero quasi tutti fucilati ancora prima della loro uscita.
    Galactica,forse l’unica od una delle poche eccezioni di reboot superiore all’originale è appena finito e già è in cantiere un ulteriore versione alternativa;
    in pratica un remake del remake.E non è finita:voci,che spero siano inesatte ,mi avevano parlato di un possibile remake dello SPIDERMAN di Raimi(e quì spero vivamente di essere io ad aver capito male e che non sia vero).
    Riesco a giustificare uno come RoY thomas che ama tanto il racconto di Conan LA TORRE DELL’ELEFANTE e che lo ogni tot di anni lo risceneggia per il piacere di vederlo disegnato da un artista diverso ma tutto il resto mi puzza di sfruttamento del business e di mancanza di creatività.
    Julie Adams è e sarà sempre bellissima ma dovremo ricordarci di quel genio dimenticato di Jack Arnold.Pensateci bene:la maggior parte dei registi della generazione anni 70-80 hanno cominciato a lavorare nel cinema spinti da quel regista ed anche DA questo film.

  • Bella discussione e ottimi contributi, signori miei 😉
    Cercherò di aggiungere un paio di cosette e di rispondere al dibattito.

    Dunque, nello specifico dissento in parte dalla provocazione di Matteo. Nel senso che trovo naturale e propedeutico fare dei paragoni tra presente e passato. Perché, piaccia o meno, questo mondo funzione in modo metrico.
    Maradona era il migliore, Pelè viene subito dopo etc etc.

    Il punto è che viviamo in tempi oscuri. Come nei giorni precedenti alla caduta di Roma, l’arte e la letteratura testimoniano la discesa verso il baratro. Quello che accade ai giorni nostri, con la mancanza di creatività e la fine della meraviglia, è molto simile a quel che accadde allora.

    Credo fortemente nella forza della testimonianza storica. Essa ci permette di migliorarci, di non ricadere nei medesimi sbagli e al contempo di copiare, migliorare quanto di buono è già stato fatto.
    La frase che più mi rappresenta è quella di Merlino in Excalibur: “La maledizione dell’uomo è che esso dimentica”. Poco prima lo stesso Merlino esortava i cavalieri a ricordare quei giorni gloriosi e, implicitamente, a paragonarli con quelli scuri che inevitabilmente arriveranno.
    E ricordare per me vuol dire anche paragonare. Il bello col brutto, il buono col cattivo etc etc.

    La Meraviglia c’è ancora ma in qualche modo la stanno facendo tacere. Magari scientemente, magari per entropia casualità, ma è così. Quando la Meraviglia viene banalizzata, muore. Vedi i vampiri. Oramai sono spremuti, ridicolizzati, ordinari.

    Nel mio post di oggi cito di un periodo in cui la letteratura veniva considerata “più elevata”, e infatti era a disposizione di pochi. Ora, è un bene assoluto che libri e romanzi si siano diffusi esponenzialmente, ma in un certo senso la letteratura è anche diventata prodotto, ovvero assai più povera di significati, meraviglia o anche di puro e semplice valore artistico.

    Discorso confuso, spero ci abbiate capito qualcosa 😉

    • Ho capito, ho capito… 😉 ed è più che evidente che concordo con te.
      Trovo azzeccato anche se iperbolico il paragone con la Caduta. Magari stiamo assistendo all’implosione della cultura occidentale e non solo non ce ne stiamo accorgendo, ma ci stiamo anche ballando e cantando sopra, come tanti pazzoidi wagneriani o seguaci di Dioniso, già che siamo in vena classicista…

      Devo aggiungere che io in questo frangente mi diverto un mondo. Ma, si sa, le mie sono risa amare.

  • La mia intendeva appunto essere una piccola provocazione.

    Uno degli aspetti positivi di articoli come quelli che scrivete ad esempio tu e il buon McNab, è che sono ricolmi della meraviglia provata dinanzi a certi spettacoli. E tale è la forza di quel che si prova da spingere Alex a crearci attorno storie, spingere te a creare dossier e articoli e sondaggi.

    Il meraviglioso, c’è, è sempre lì.
    Nessuno ha cambiato il mondo (okay, in senso lato, ovviamente abbiamo fatto qualche danno) siamo noi a volerne sempre di più.
    Cappuccetto rosso è una favola, ma venite con me quando vado a fare i bivacchi, e la notte, nel bosco, ditemi che effetto vi fa sentire i lupi. Il pauroso e il meraviglioso non sono cambiati.

    Sono d’accordo che certi film vecchi non sono facili da guardare, ma perché? Perché li paragoniamo con il presente. A me succede ancora di vedere gli Argonauti e pensare a quante mani ci han perso mesi dietro per far muovere gli scheletri in stop motion.

    La Adams è bella, la foto in b/n che la ritrae terrorizzata dal mostro si potrebbe guardare per minuti interi, provando a pensare a cos’era quella scena, a cos’è ora. A quell’incontro.
    Ma servirebbe tempo.
    E non ne abbiamo.

    Tu dici che la meraviglia non tira.

    Io non credo sia quello il problema.

    Ma che la meraviglia non basta. Siamo come i graboidi 😉 scaviamo nella terra alla ricerca di cibo e una volta finito ci giriamo e ricominciamo. La nostra vita ci sembra sempre più corta e l’unica cosa che possiamo fare è ingozzarci. Ovvio che quando ingoi di tutto non percepisci più alcuna meraviglia.

    Quindi bisogna produrne, ancora, ancora. Film, horror, fantascienza, fantasy, a decine, a centinaia, ovunque, comunque. Accontentare tutti, nutrire le masse. TV, cibo, letto, lavoro, cinema, sesso, famiglia, in loop.
    E per fare questo servono sempre più soldi.

    Un esempio di “calma meravigliosa”? Moon, non so se l’hai visto (magari lo hai pure recensito e non lo ricordo eheh). Ha avuto successo, è piaciuto (okay in Italia non penso sia manco passato al cinema, sigh).

    Un altro paragone azzeccato?
    I cartelli autostradali in Fahrenheit 451.
    Ogni anno più grandi, perché ogni anno le auto andavano più veloci e, altrimenti, nessuno li avrebbe visti.

    Non siamo forse così?

    • Provocazione o no, mi piace la piega inattesa che stanno prendendo i miei ultimi articoli… 😉
      Io i vecchi film li guardo. Non che siano facili o difficili. Li guardo. Ridendo magari degli effetti speciali artigianali, ma del resto non troppo, se consideriamo che il primo Terminator utilizzava lo stesso principio che stava dietro l’animazione degli scheletri dei film su Sinbad il Marinaio.
      La differenza, se c’è, è che li guardo con rispetto.
      E, sì, la meraviglia c’è ancora. Ma è la massificazione di questa che la distrugge. È come il colonnato del Bernini a San Pietro dopo che fu “aperto” per affacciarsi su Via della Conciliazione. In origine era chiuso, raccolto, intimo per assurdo. La meraviglia era una cosa che andava scoperta pian piano. Poi l’hanno abbattuto perché doveva essere MAGNIFICO e UNIVERSALE. E ne hanno carpito l’unicità. Rovinandolo per sempre.

      E concordo. Il bosco notturno, se si è abbastanza fortunati a trovarne uno, è ancora com’era nel buio medioevo. Ricco di spiriti e suggestioni.

  • eh, l’arte e il vil denaro… ci si potrebbe spendere una vita a parlarne…

    io credo che a discutere di cosa sia o meno un capolavoro, di cosa sia giusto e sbagliato nel cinema, di dov’è finita la fantasia… sia esattamente quello che NON si dovrebbe fare, in quanto proietta in una specie di tunnel dal quale, NON si esce

    e qual’è, guardate, la cosa strana… e premetto che non è una critica a nessuno, è l’atteggiamento DOMINANTE di questo mondo, è il sussurro sinistro del vero Grande Fratello che è la dimensione scura del nostro essere umani, che continua a dirci quanto fa schifo tutto, critica, giudica,…

    prendete i commenti a questi post, e fate un calcolo statistico su quante righe parlano della bellezza di quello che c’era SENZA paragonarlo a ora, portando ricordi o sensazioni, condividendo ciò che ci piace

    io credo che la scoperta sarebbe davvero triste

    cos’era il cinema, la pittura, la narrativa, l’arte? la meraviglia

    qual’è la cosa di cui noi parliamo sempre di meno? la meraviglia

    anche non volendolo fare, anche parlando di ciò che piace, cazzo, si finisce sempre per parlare di ciò che non va, di ciò che è brutto, fare paragoni…

    fai un esperimento, un post su qualcosa che nel cinema e nei libri per te sia meraviglioso e proviamo, come tanti hippie drogati e vestiti di fiori a parlare solo del nostro rapporto con la meraviglia suscitata da quel certo spettacolo

    magari farebbe bene a tutti 😉

    sapete con cosa saziamo noi il bisogno di sensazioni, coperto un tempo (da bambini e quando c’erano meno cose effimere di cui preoccuparsi)? con lo scontro, non il confronto ovviamente, lo scontro, il gusto del sangue (virtuale, emotivo e anche spesso reale) di un avversario qualsiasi che, al contrario di quella figura marcescente, putrida e affascinante, che spuntava da una laguna nera per catturarci e portarci via non ha nulla di meraviglioso.

    • Per carità, io assecondo solo la discussione in corso. Se qualcuno mi tira fuori un paragone col cinema attuale, perché non parlarne?
      Se noti, però, io cerco sempre [non è detto che ci riesca] negli articoli di non confrontare l’originale con l’eventuale remake, perché voglio parlare dell’originale, non certo del remake e, nella fattispecie, di quanto sia bello a livello estetico.
      Poi se nei commenti si tira fuori puntualmente il marcio che c’è in giro, io non mi tiro certo indietro. Perché, in effetti, è quello che penso ci sia attualmente, il marcio, salvo rari casi. E quando un film attuale è bello, cosa rara, ormai, lo dico eccome.

      Per me il problema sta là, nei soldi a tutti i costi.

      Non posso credere, in tutta sincerità, che al mondo non sia rimasto nessuno in grado di suscitare la meraviglia di cui parli.
      È che la meraviglia non tira… o non tira quanto dovrebbe, con cifre a sei, sette, otto zeri.

      Julie Adams è bella. Uso il presente perché schiacchiando il tasto PLAY, lei è sempre giovane e contemporanea.
      Ma Julie Adams è una signora del 1926. Non del 1986.
      Io, al contrario, ho a che fare con ragazze non così “mature” perché sto qui, in questo presente. Ebbene, voglio dire che la scena della nuotata di Julie Adams è spettacolare, quella di Megan Fox in “Jennifer’s Body” non è all’altezza.
      Come posso non fare paragoni? Non credo neppure che sia giusto non farne. È giocoforza. E più il passato si allarga e più se ne devono fare, secondo me. Ma non per cercare lo scontro a tutti i costi.
      Per quanto mi riguarda è per cercare una risposta pronta al mio criterio estetico.
      Possibile che non ci sia un fesso qualunque capace oggi di girare una scena come quella di questo film? E non mi sto riferendo a una meraviglia che provai anni fa e che ora non provo più. La meraviglia per quella scena è attuale, così come la freddezza per quell’altra di Megan. Salvando Megan, s’intende… 😛

      Fermo restando che trovo più che giusta, a livello personale, la tua riflessione sul meraviglioso che non c’è più, o che non riusciamo più a vedere. E, perché no?, un articolo in tal senso mi piacerebbe eccome.

      • Mi permetto, poi, di far notare un cosa. Senza malizia. Perché tra amici, come vi considero, non ce n’è o non dovrebbe esserci:
        La discussione su “Rollerball” che, non so spiegarmi il motivo, ma sembra aver fatto da spartiacque.

        Nell’articolo e nei commenti non ho nominato neppure una volta il remake del 2002. E ho sempre condotto la conversazione sul film del 1975 e sulle sue inesattezze, o almeno su quelle che io, adesso, reputo tali, senza alcun paragone.
        Ed è stata una discussione davvero bella quanto sentita.

        😉

    • 12 anni ago

    Sono d’accordo sull’estetica anni ’50 anche se io con una pettinatura così non mi ci vedrei proprio! 😛
    Sull’altro discorso, credo i mostri stiano perdendo la loro “mostruosità”.
    Il vampiro, ormai, è una creatura angelica, un incompreso.
    Lo zombie è un infetto.
    E bè hanno provato anche a demonizzare internet coi mostri delle chat, il diavolo e via dicendo.

  • Il punto è che ogni generazione cinematografica ha cercato di creare i suoi mostri. Con o senza significati reconditi.
    Gli anni ’30 e ’40 con le creature della Universal, quasi inventate di sana pianta, vista la poca attinenza coi romanzi a cui i film si ispiravano.
    Gli anni ’50 e ’60 coi mostri spaziali di tutti i tipi, ma anche con Godzilla e gli Ultracorpi.
    I 70’coi mutanti cannibali, gli zombie etc etc.
    Gli ’80 con i terminator, gli aliens, i predators e via dicendo.
    Già nei ’90 la fantasia è andata esaurendosi, ma qualcosa di buono si trova ancora.
    Ma da lì in poi i meccanismi creativi sembrano essersi inceppati. E allora abbiamo solo varianti minime di roba vecchia: il vampiro innamorato al posto di quello transilvano, lo zombie veloce al posto di quello lento.

    Ma siamo poi sicuri che sia colpa solo dei remake? O forse è questa società, che a colpi di videogiochi e di Internet si è oramai immunizzata da ogni genere di fantasia e paura?
    Boh…

    • Infatti la colpa non è dei remake. Essi sono solo il sintomo più evidente della carenza creativa.
      Io la colpa continuo a darla al marketing.
      L’arte non è fare soldi a tutti i costi.
      Infatti, di arte non ne vediamo da un pezzo. Di soldi, con internet, dicono di non vederne neanche loro, i tizi dell’industria cinematografica. Del resto, Blockbuster è fallita qualche giorno fa. Ma la logica resta sempre quella: ammucchiare denaro dando alla gente ciò che la gente vuole.
      Se piacciono vampiri, zombie, piagnistei assortiti e trame ridicole, ecco, vi diamo solo quelle. E a me ‘sta logica da call center e motivator vari mi ha proprio rotto.

      Il cinema era rottura e anticipazione. Ora è solo onanismo.
      E i remake… be’, io li vedo come squallidi tentativi. Del tipo: “Bah, se è piaciuto all’epoca, nel ’54, forse, cambiando qualcosina qua e là, piacerà di nuovo!”.

      🙄

    • 12 anni ago

    Lo sapete che stanno a pensà al remake no? 😀
    😎

    • Per chi mi hai preso? 😉

      E a questo punto [del remake] vorrei chiedere:
      Che cazzo di film stanno a fa?

      Cioè, ma come si fa a pensare seriamente di girare un remake di questo film? Non tanto per la presunta violenza ai danni dell’opera originale, quanto piuttosto per gli innumerevoli film a base di scoperte e creature scoosciute. Non è mica una novità, in quanto a motivi del racconto…
      Dopo quel grande capolavoro [stavolta sì] che è “La Cosa” (1982), a sua volta uno pseudo-remake, direi che può bastare!

      E invece niente.
      La creatura anfibia della laguna che rapisce le donne, oohhh che paura!!!
      Tanto per ritornare al mutamento della percezione e al tempo che scorre…

      🙄

  • Guarda, se provo a immedesimarmi in uno spettatore dell’epoca, devo ammettere che il film è davvero ben fatto e quindi di sicuro merita il successo popolare che ebbe e che ha.

    Ora la Creatura passa su Striscia per presentarci i Nuovi Mostri.
    Dal punto di vista simbolico, ha travalicato gli stretti limiti del suo vissuto storico, come Dracula, Frankenstein e tutti questi mostri che sono ormai anche archetipi.

    A me questi film continuano a piacere proprio per la grandissima forza visiva che hanno. Furono momenti irripetibili per classe e stile. Basta confrontare queste foto con quelle degli anni ’80, quando andava di moda l’acconciatura “a panettone”. Non c’è storia.

    🙂

  • Capolavoro, non capolavoro… fai bene a non abusare della definizione e a sostituirla con “eleganza”, che è poi sinonimo di fascino.

    Questi vecchi film sono tremendamente belli ma, ammettiamolo, vedendoli oggi ci sono ingenuità che fanno sorridere. Però vanno presi nel loro contesto. Per quei tempi erano avveniristici, coraggiosi.
    Il mostro della laguna nera denota poi una trama semplice ma non stupida. Ossia che non prende per il culo gli spettatori, passatempo in voga oggi tra molti registi.

    Non è un capolavoro ma fa parte della storia del cinema. Per buona pace di chi ritiene horror e fantascienza dei corollari secondari del cinema “serio”.