Cinema

I sell the Dead (2008)

I sell the Dead, commedia horror del 2008 per la regia di Glenn McQuaid. Ve l’ho segnalata, insieme al trailer, qui. Così come già vi ho espresso i miei dubbi riguardo la sua possibile riuscita col sottoscritto. Questo della commedia condita di morti viventi è un sottogenere che non mi ha mai entusiasmato.
In più, il film in questione prende spunto da un’ambientazione  accattivante che meglio si presta a un affresco storico e drammatico di sorta, di quelli allo stesso tempo morbosi e affascinanti, ovvero l’Inghilterra del XIX secolo al tempo dei body snatchers, i ladri di cadaveri. Ovvero gli addetti a quella particolare branca lavorativa che prevedeva il trafugare i corpi dei morti recenti per poi rivenderli a medici e studiosi che li avrebbero utilizzati, ufficialmente, per migliorare la propria conoscenza dell’anatomia umana.
In più il regista, McQuaid, oltre che la mia stessa passione, mai esercitata più di tanto per ciò che concerne il sottoscritto, per quel determinato arco temporale, ne mostra una seconda, molto più viscerale, per il cinema horror classico. Quello dei fondali illuminati dalla luna piena tagliata dai rami secchi di alberi spettrali, dei cimiteri avvolti e sedotti da sudari di nebbia, delle scenografie gotiche riscaldate dalla calda luce dei ceri.
“I sell the Dead” appare subito per quello che è: un film il cui gradimento è legato soprattutto alla cultura horror personale dello spettatore. Nel caso particolare, più classica è, meglio è. Altrimenti, quel che resta è una commedia che fa sorridere [più o meno], condita con elementi sovrannaturali, che intrattiene dignitosamente, ma sempre fino a un certo punto. Va detto che, se non altro, siamo decisamente e fortunatamente lontani dalla demenzialità insostenibile degli ultimi lavori di Mel Brooks.

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Bello il motto che accompagna il poster: “Never trust a corpse”. Mai fidarsi di un cadavere. Ed è con questo motto che, incredibilmente, l’irrealtà si palesa di fronte agli spettatori.
La storia inizia nel più classico dei modi, Arthur Blake (Dominic Monaghan), un ladro di cadaveri imprigionato in attesa di andare al patibolo, narra la sua storia ad un frate, padre Duffy (Ron Perlman – in saio, che pare di rivedere quel Salvatore). Blake, insieme al suo socio e mentore Willie Grimes (Larry Fessenden), ha messo su un’attività come ladro di cadaveri su commissione. Con questo sporco lavoro ci è letteralmente cresciuto. Egli ha trascorso anni a dissotterrare e a rubare cadaveri, persino dalle veglie funebri, pur di soddisfare le richieste sempre più pressanti del dottor Vernon Quint (Angus Scrimm). E così, di corpo rubato in corpo rubato, una notte, durante l’ennesimo lavoretto, Grimes e Blake, mentre si spartiscono una nuova invenzione culinaria, un sandwich (!), si imbattono nel corpo di un vampiro, trafitto da un paletto e cinto di una collana d’aglio.
Questo evento fortuito dà loro l’opportunità di entrare in un mondo sotterraneo, perché occulto al resto dei mortali, ma stranamente noto ai cosiddetti scienziati e studiosi che di quei corpi diciamo pure singolari non solo ne fanno una grandissima richiesta, ma li pagano anche a peso d’oro, dieci volte tanto un cadavere ordinario.
Per Blake e Grimes inizia un periodo particolarmente fecondo, se non che, come in ogni attività che si rispetti, una ditta concorrente, la famiglia Murphy, dà loro del filo da torcere. Lo scontro inevitabile che ne seguirà sarà causa della loro disgrazia che, come abbiamo visto all’inizio del film, condurrà entrambi in galera.

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Come ho detto prima, “I sell the Dead” è per gli appassionati. Per coloro che, vista un’inquadratura, sanno immediatamente cogliere il rimando o la citazione sempre piacevolmente in agguato.
Da parte mia, non sono d’accordo con questo modo di intendere e realizzare i film, se esso diviene esclusività o ragione di esclusione per gli spettatori. Ragion per cui, nell’accingermi a vederlo, non mi sono documentato, né ho deciso di tentare di colmare le mie lacune per quanto riguarda l’horror classico o gotico che dir si voglia.
Un buon film, e questo è un concetto in cui credo fermamente, deve essere fruibile e, soprattutto, godibile, anche ai non addetti ai lavori.

“I sell the Dead” si preannunciava una visione difficile. Non mi piace il genere. Non ci trovo nulla di comico o divertente, così come non ho trovato divertente “Shaun of the Dead”. Nulla contro chi lo porta in palmo di mano, sia chiaro, ma a me non è piaciuto. Certe tematiche, quali il furto di cadaveri, e certe ambientazioni, l’inghilterra vittoriana, le trovo infinitamente più adatte ad un certo tipo di racconti a tinte fosche, sempre più difficili da realizzare, perché a loro volta abusati. Così, è da spettatore “incontaminato” che ho guardato questo film. E, laddove esso non brilla per comicità, almeno per me, devo ammettere che, in certi frangenti [non vi dirò quali] ti lascia davvero sorpreso. Così come l’introduzione di alcuni personaggi, Fanny Bryers (Brenda Cooney) e la famiglia Murphy, presentata con una carrellata di ritratti fumettistici accompagnata dalla voce narrante di Blake. Personaggi, questi ultimi, pittoreschi e improbabili per quanto affascinanti. E, ultimo punto di forza, da non sottovalutare, è la già vantata scenografia. Apprezzabile a livello estetico anche senza essere un cinefilo horror di sorta, barocca e gotica, del tutto irreale, ma godibile nelle sue sfumature cromatiche dal sapore di vecchio cinema. Un cinema d’epoca polveroso, ma sentito. Ottimo cast per un notevole, nonostante a me tuttora imperscrutabile nel suo lato comico, esercizio di cinema. Ma, attenzione, “I sell the Dead” è sì un film particolare, interessante e godibile, ma solo se si scende a patti col proprio gusto. In caso contrario, vi trovereste tra le mani un film piuttosto noioso.

Link utili:

La bella recensione di AgonyAunt

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  • Visto ieri sera senza particolari aspettative.
    Innanzitutto c’è da dire che di cinema horror gotico e “antiquato” in genere ne ho visto parecchio… ma è difficile che riconosca una citazione, a meno che non abbia visto il film citato almeno un paio di volte. Quindi, mi sono evidentemente persa gran parte del divertimento.
    Detto questo, l’ho recuperato dopo aver visto Burke ed Hare che non mi è piaciuto uguale (e avevo grandi aspettative, vista la presenza di Pegg e l’ambientazione) ma che salvo per la fotografia. In questo caso qui, invece, non ho potuto apprezzare nemmeno quella, visto che sono riuscita a recuperare una qualità rasente il pessimo… Ho intuito la nebbia e il freddo ma non sono riuscita a calarmici. Certe sequenze (come il primo corpo estratto dal ragazzino, in quel cimitero con una sola croce, la nebbia pesante sul terreno, la notte buia e impietosa) sono state pesantemente penalizzate.
    In più, la storia ad un certo punto cade nella noia spinta. Dopo la sequenza della lapide congelata (non aggiungo altro per non spoilerare ad eventuali lettori) e l’introduzione del personaggio femminile, ho perso interesse per la vicenda. Mi è sembrata stiracchiata e con tempi dilatati, senza ritmo.

    Riassumendo, un’occasione mancata.

    Su Shaun non dico nulla, già mi sono pronunciata (e poi sono una specie di fangirl per quel film lì). 😀

  • @ Agony
    Larry Fessenden, eh?

    ***soffio di vento e cespuglio secco che rotola***


    Grazie per essere intervenuta! 😀 Ecco, mi hai tolto le parole dalla tastiera. Non è memorabile, ma in ogni caso l’ho trovato ben fatto. Il ché non è poco.

    😉

    • 12 anni ago

    è sicuramente vero che le possibilità di amare questo film sono direttamente proporzionali al livello di fascino esercitato sullo spettatore dalle atmosfere a cui si ispira. E anche al desiderio di sposare Larry (sospiro) Fessenden, naturalmente!

    @Nosferatu: io ho adorato Shaun of the Dead, a differenza del nostro ottimo ospite, ma concordo con lui sul fatto che il paragone ci può stare solo a livello di “strillo” pubblicitario.
    Shaun of the Dead, per chi apprezza la horror comedy, è sicuramente più divertente. Qui non si ride così tanto… è più sul genere di commedia delicata, soffusa, che ti lascia sempre il sorriso sulle labbra ma non ti regala la risatona esplosiva. è un film “affettuoso” e godibile, ma non memorabile.

  • Finalmente ad un orario decente!
    Bah, non credo si possano paragonare efficacemente.
    I sell the Dead mi è piaciuto di più per via dell’ambientazione vittoriana. A livello di comicità, parlo per me, entrambi non li trovo irresistibili. Secondo me può piacerti.

    • 12 anni ago

    Stavolta sono in perfetto orario a discutere allegramente di un film che mi riguarda da vicino, nevvero?
    Neanch’io vado matto per questo particolare filone, però Shaun of the Dead mi è piaciuto tanto. Da un certo punto di vista è più serio di molti horrorucoli che si vedono oggi.
    Tanto per capire, questo com’è per te rispetto a Shaun of the dead?

    arrivederci 🙂

    • 12 anni ago

    Questo film mi ha sempre incuriosita. E’ un’ambientazione intrigante. Mah, chi lo sa?
    Curiosità, chi è “quel Salvatore”??

    • Sì è un’ambientazione niente male, ma, come ho detto, a certe condizioni. Non ti aspettare un film dove si ride a crepapelle. Non è quel tipo di commedia.
      Salvatore è il nome del monaco interpretato da Ron Perlman ne “Il Nome della Rosa”.

      😉