Antologia del Cinema

Essi vivono (1988)

Siamo sempre in compagnia di Carpenter, il miglior regista e i migliori film, quando si cerca puro intrattenimento. Oggi tocca a They Live.
Che poi, sono anche le cose che oggi gli rimproveriamo, a John, ché si vede che non si diverte più a dirigere. Ma qui siamo nel 1988, Roddy Piper era un campione della WWF, quella World Wrestling Federation, prima dei dissidi e dei vari raggruppamenti in stile Uomo Tigre.
Roddy Piper se ne andava in giro in kilt e a recitare la parte del duro extra-figo, nelle interviste a bordo ring, quelle piene di adrenalina, con gente che si azzuffava e il povero commentatore pelato con baffetti ci andava di mezzo puntualmente.
Proprio per una di quelle, ancora sulla carta, Roddy Piper aveva preparato la battuta:

“I have come here to chew bubble gum and kick ass, and I’m all out of bubble gum”

Ed è così che ce la ritroviamo nel film, marchio di fabbrica e di figaggine di un personaggio senza nome, accreditato come Nada (niente in spagnolo), per il solito western di John Carpenter, che western non è. Sbagliati sono infatti il tempo e la messinscena, o forse no. John, con questa scusa, ha dato vita a un genere tutto suo, marchio di fabbrica. L’anti-eroe, perché sempre di anti-eroe si tratta, scazzato, costretto da una serie di vicissitudini a schierarsi, che uccide in un soffio, perché persuaso della bontà della propria causa e di ciò che ha visto.
Ecco, Carpenter era persino capace di prendere un wrestler di professione, in questo caso Piper, ma avrebbe potuto essere Hulk Hogan o chiunque altro, e di farlo sembrare credibile nei panni del giustiziere.

***

Il segreto è restare concentrato sulla trama, senza concedersi deviazioni di sorta, riflessioni scialbe. Regia al servizio dell’intreccio, insieme agli attori.
Accanto a Roddy Piper troviamo Keith David (reduce da La Cosa) e Meg Foster, quella con gli occhi di ghiaccio, che a guardarla più di due minuti si rischiava un colpo. Sconvolgente.
La trama è ambiziosissima, tanto che per varietà di ipotesi e situazioni, meglio si sarebbe prestata a una serie televisiva, o a una trilogia. Eppure, eppure, a parte le necessarie ingenuità, arrivati alla fine si ha la sensazione di aver assistito a uno spettacolo completo, maturo, supportato, come sempre, da una solida mano che mai perde il controllo.
E che regia, cavolo. Quella che arriva a concedersi ben cinque minuti e venti secondi su 93 in totale di rissa furibonda tra Piper e David. Una delle scene di lotta allo stesso tempo più cazzona, epica e divertente che si siano mai viste: oggetto del contendere, un paio di occhiali neri che Nada vuole far indossare a Frank (David). Se le suonano con lena e testardaggine. Si riducono in pezzi, sporchi di fango e merda del vicolo della grande città. Ma alla fine, facce gonfie e tumefatte, Frank li indossa quei benedetti occhiali, e vede il mondo con altri occhi…

***

Essi vivono, una stirpe di alieni dal volto scheletrico che, tramite un sofisticato congegno di controllo mentale, s’è mimetizzata tra gli esseri umani, schiavizzandoli nel modo più brillante possibile, operando infatti per garantirne il successo economico, il benessere, in modo tale da avere l’opportunità di testare sul nostro pianeta, tutti quei prodotti potenzialmente nocivi che, solo dopo, saranno utilizzati sul loro mondo natale. In una parola: geniale.
Gli occhiali sono stati creati da un movimento sotterraneo di resistenza e, se indossati, interferiscono con le frequenze dell’apparecchiatura aliena, permettendo di distinguere gli esseri umani dagli extraterrestri.
Non solo, gli alieni controllano le nostre menti e, tramite la suggestione, ottenuta mediante messaggi subliminali, controllano il nostro modo di vivere a lungo termine, impedendoci di ribellarci, di covare nuove idee, di essere indipendenti da questo stolido modo di vivere.
Sequenza magnifica, quella della rivelazione. Roddy Piper, figlio disperato e senza lavoro dell’ennesima crisi economica, si muove in un mondo nuovo, quel mondo reale. E si guarda intorno intontito e confuso. E tutto questo senza la pillola rossa di Morpheus.
Gli esseri umani sono schiavi, e qualcosa dentro di lui gli fa accettare subito la verità. Lui non è nessuno, un niente, ma è ancora un uomo.

***

Guizzi di regia, da vero maestro, che arrivano inattesi. Due in particolare, il volo dalla finestra e l’esplosione della bomba. Bellissimi, perché del tutto imprevedibili, giungono proprio nei momenti di maggiore rilassatezza, catturando l’attenzione, in netto contrasto con le situazioni. Nella seconda sequenza, ad esempio, la deflagrazione arriva a interrompere una scena in cui si discerne di sentimenti. Quasi a rottura degli schemi, un richiamo all’azione, alla praticità, al cinismo. Scelta, quest’ultima, mantenuta fino alla fine, quando si tratta di premere il grilletto contro ogni previsione, per prendere una decisione difficile e estrema.
Colonna sonora come sempre fornita da Carpenter stesso, ricca di bassi e fisarmoniche; contaminazioni western a partire dalla musica. Qualche inside joke da paura, arte del riciclo e omaggio insieme (le guardie utilizzano come radar il rilevatore di spettri di Egon Spengler in Ghostbusters), o i riferimenti a Carpenter o a Romero, quali cineasti amanti della rappresentazione violenta fine a sé stessa, secondo la critica del periodo (sono gli alieni a pronunciare tali osservazioni, ndr).
Armi, tantissime e usate senza paura. Critica sociale implicita, stavolta troppo evidente per non essere intenzionale.
Singolare la scelta del colore, o dell’assenza di esso, il bianco e nero, per mostrare la vera realtà, al di là della maschera. Un po’ come a dire che il mondo vero è un postaccio, grigio e senz’anima. E noi ci siamo dentro, come tante pecore, incapaci di vedere.
Essi vivono. Da sempre. Converrebbe svegliarsi.

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Autore e editor di giorno, talvolta podcaster. /|\( ;,;)/|\ #followthefennec
    • 13 anni ago

    […] I set in CGI pure. La megalopoli subisce l’influsso pesantissimo di Blade Runner e Essi vivono, cultura orientale negli ombrellini di carta con cui ci si ripara dalla pioggia; maxischermi in […]

    • 13 anni ago

    @ elgraeco: be’ nel caso sarebbe certamente un film “indie,” fatto da qualche artista impegnato. Inutile sperare? In un periodo decisamente scioccante come questo, qualcosa “di rottura” non è impossibile che prima o poi venga fuori. Aspettiamo che altri 20 mln di americani siano ridotti a nutrirsi di cortecce…

    Certo, finche si studia tutto a priori con le regole del marketing, cinema, musica ecc… saranno sempre prevedibili, o se non altro impostati in un certo modo.

    • 13 anni ago

    @Bruno
    Il vero problema è che all’epoca i film si facevano dando a Carpenter un tot di soldi e dicendogli di tirare fuori qualcosa di buono. Perchè lui ci sapeva fare.
    Ora, legittimo o no ormai è una questione che non mi interessa, ci sono in ballo troppi interessi. E per non pestare i piedi a nessuno, il film diventa una merda. Esempio illustre, Clash of the Titans, a sentire gli addetti ai lavori imbruttito apposta per essere il più possibile popolare.

    Di fronte a tale prospettiva è inutile anche sperare.

    @Max
    Thanks! E quoto su Roddy.

    😉

    • 13 anni ago

    Visto con molti anni di ritardo, me lo sono goduto alla grande! “Hot Rod” poi offre una prova attoriale che mai mi sarei aspettato, nonostante la forte personalità che ha sempre dimostrato negli spettacoli della WWF/WWE.

    Ottima recensione!

    • 13 anni ago

    […] Visita il sito bookandnegative oppure iscriviti al feed Leggi l'articolo completo su AlterVista […]

    • 13 anni ago

    Più che un remake, qualcosa di nuovo (e fatto con mezzi decenti) più o meno sul medesimo argomento.

    • 13 anni ago

    Un remake… uhm, mi lascia perplesso. Quindi a istinto direi di no.

    Eh, non si fanno più i film di una volta, degna candidatura ai Maurizzi d’Oro.
    😀

    • 13 anni ago

    Uno dei miei film preferiti di Carpenter,una bella storia ben diretta.E quella scazzottata che quando la vidi la prima volta mi sembrava interminabile…Lucia ha ragione,questo modo di fare film è estinto ormai.

    • 13 anni ago

    Grandissimo film, nonostante il budget da lavacessi e la premessa un po’ risibile degli occhiali, va a coccolare amorevolmente tutte le mie idiosincrasie e paranoie. Oggi ci sarebbe bisogno di un remake (occupate Wall Street!)
    Purtroppo dopo l’inizio non sviluppa molto bene le premesse, comunque l’idea è potente.

    • 13 anni ago

    Splendido film, che oggi luccicherebbe come una perla nel panorama desolante in cui versiamo da anni a questa parte.
    Peccato che Carpenter non sia più riuscito a produrre niente di decente dai tempi de Il Seme della Follia.

      • 13 anni ago

      @Gianluca
      Thanks!

      @Lucia
      Mica male la birrozza (magari più di una) con John! 😀
      Boh, manca anche la volontà di farli e di rischiare. Però, all’epoca, era tutto guadagno, pur con un budget ridicolo. Oggi la sola prospettiva di mettere un wrestler e fargli fare un film dove non appaia ridicolo è fantascienza.

      @Luca
      Peccato sì. Ma l’ha detto lui stesso, che non si diverte più. Cosa seria. 😉

    • 13 anni ago

    Tu e Carpenter…dovreste conoscervi, sul serio. Diventereste amiconi, litrate di birra insieme e grandi risate alle spalle del cinema impegnato.
    😀
    Non so come altro commentare, perché non voglio scadere nella solita constatazione che certi film non li fanno più.
    Però è vero che non li fanno più e forse mai più li faranno. Perché mancano registi e sceneggiatori, manca chi ti arrangia un’ epopea di fantascienza sbalorditiva con un budget ridicolo.

    • 13 anni ago

    Io adoro questo film e adoro quella scena di lotta così lunga. 🙂

    Bella recensione, come sempre. 😉

    Ciao,
    Gianluca

    • 13 anni ago

    Carpenter in un’intervista affermò di aver scelto un wrestler come protagonista proprio perchè gli serviva qualcuno con la prestanza fisica necessaria per la scazzottata con Keith.

    • 13 anni ago

    Film memorabile, impossibile dimenticarlo.
    Per anni ho però odiato gli ultimi venti minuti, che mettono in mostra un budget non esattamente faraonico. Poi però ho maturato la convinzione che, se lo avessero girato con gran dispendio di soldi, sarebbe forse venuta fuori una mezza tamarrata, come è stato per i due seguiti di Matrix (saga che ha qualche piccolo debito con “Essi vivono”).

      • 13 anni ago

      @Alex
      Molto probabile. D’altronde sono proprio quelle ingenuità di cui parlavo nell’articolo, tipiche del low budget. 😉

    • 13 anni ago

    gran filmone!

    • 13 anni ago

    si, Hell davvero bello