Cinema

El rey de la montaña (2007)

Uno di questi giorni scriverò un post in cui vi chiederò quali film recenti valga la pena recensire, visto che i sondaggi si sono dimostrati inutili.
Ora, nel parlarvi di questo film, che ho visto mesi fa su consiglio di Alex McNab, sono vittima di un senso di straniamento, per cominciare, e poi di un’incazzatura enorme; una di quelle robe che, al lunedì mattina, non fa proprio bene.
Lo straniamento è dato dai nomi degli attori protagonisti: Leonardo Sbaraglia e Maria Valverde.
Nomi italiani. Ok, il primo è nato in Argentina, la seconda in Spagna. Però, la matrice è quella dello stivale. Non c’è dubbio. Questi nomi, italiani, risuonano raramente su questo blog, insieme ai film italiani dove essi dovrebbero figurare.
Questo è un film che noi altri avremmo potuto tranquillamente girare, con mestiere, ma che non abbiamo girato. Ci hanno pensato i nostri amichetti, ai quali va tanto di cappello per questo e per tutti i buoni prodotti horror e sci-fi che stanno mettendo in cantiere.
E, non so come, ma ho questa sgradevole sensazione che, anche nel caso in cui, per miracolo, qualcuno dei geniacci di casa nostra avesse voluto rischiare e investire denaro sonante per quella che è una riedizione dell’ennesima variante dell’Anabasi, non foss’altro che la meta non è la propria casa, il risultato sarebbe stato sciocco, in primis, e scadente, in secondo luogo. Infarcito di retorica stantia, per concludere.
Non ce l’ho con nessuno in particolare. Non faccio nomi appartenenti al nostro cinema perché, per la maggior parte, li ignoro.
Questo è, in tutta franchezza, lo stato di disillusione in cui sono rispetto al modo di fare cinema in Italia, e al quale sono stato portato da decenni di fuffa sistematica. A tutti i livelli. E, beninteso che esistono le eccezioni, chi le conosce, affossate come sono?

***

Uno qualunque

Polemica a parte, El rey de la montaña è, guarda caso, correggetemi se sbaglio, inedito in Italia. Ho smesso di domandarmi il perché. E sinceramente non me ne frega più un cazzo. Sogno, in ogni caso, di andarmene a lavorare e a scrivere all’estero.
Cosa che sorprende, guardando il film, è la qualità della fotografia. Filtrato o no, non importa, il panorama montano, ricoperto di fitta boscaglia e attraversato da strade isolate che si addentrano nel nulla, è evocativo.
Quim (Leonardo Sbaraglia) è in una fase della vita che, a meno di non essere estremamente fortunati, capita a tutti. È sulla via del fallimento. Annaspa in una serie di problemi, finanziari, sentimentali, un incasinamento fin troppo familiare per non sembrare realistico e persino opportuno.
Bea (Maria Valverde) è anche lei una che tira a campare, seducendo, non si sa se per mestiere o opportunità, i bei tizi che incontra nelle stazioni di benzina, e fregando loro il portafogli.
Quim si accorge di essere stato derubato, ma in cambio lei gli ha dato un bel regalo. Ragion per cui, lui pretende solo indietro i documenti, probabilmente è anche disposto a parlarle, a capire, a essere disponibile solo come certi tizi ingenui e feriti sanno essere.

***

Territorio

La strada porta nell’entroterra, dove entrambi i versanti sono soffocati da fitta vegetazione.
Paesaggio che ci hanno anituato a credere esista solo negli Stati Uniti, ma che in realtà è facilissimo trovare, e perdersi dentro, anche nella nostra cara Europa.
La zona in cui si smarriscono e si ritrovano, Quim e Bea, è territorio di caccia di un gruppo di locali.
Nessun motivo apparente, nessuna provocazione da parte dei dispersi, tranne, forse, una violazione implicita di un dominio considerato privato. Ma non è importante.
È piacevole, invece, notare come la sorda normalità venga infranta a poco a poco, da una situazione aberrante.
Ho definito sorda la quotidianità, per richiamarmi alla sequenza di grande effetto durante la quale l’auto guidata da Quim viene colpita da una proiettile e lui, per nulla avvezzo alla situazione (e chi lo sarebbe, in fondo?), non comprende l’accaduto e, anziché fuggire, finisce per infognarsi ancor di più nel pantano.

***

Ritardo

Credibili, tutto sommato, le interazioni tra i protagonisti, braccati e che a mala pena hanno condiviso quei momenti di intimità, necessari all’intreccio per giustificare un minimo di attrazione reciproca, ma non vincolanti, tali da far commettere loro iperboli romantiche del tutto inopportune.
Ovvi richiami a Deliverance e I Guerrieri della Palude silenziosa, per quella che resta una storia sempre avvincente e che guardo con invidia per le ragioni esposte nell’introduzione di questo articolo.
Unica pecca, ed è un errore pesante, è proprio da ravvisare nel preteso colpo di scena finale.
Sul quale taccio, com’è giusto che sia. Quelli che tra voi hanno visto il film sanno bene a cosa mi riferisco, per cui, mi limito a dire che tale svolta narrativa arriva con almeno un quindicennio di ritardo, quando, con l’avvento di certi giochi per PC, si scatenarono note polemiche, rafforzate poi da determinati episodi di cronaca, che portarono a riflettere sulla presunta, nefasta influenza di certi modelli di intrattenimento responsabili di alterare, nelle menti suscettibili, la percezione della realtà.
Tutto questo, corroborato da alcune sequenze allusive in prima persona, avrebbe potuto risultare spiazzante a suo tempo. Dopo tanti anni e tante discussioni scorse sulla carta e non, non suscita altro che una lieve delusione.
Per fortuna, El rey de la montaña si dimostra spietato e cinico in più occasioni, ragion per cui riesce a restare a galla e a conservare una certa dignità.

Link utili:

La recensione di Alex McNab

Altre recensioni QUI

Kick-ass writer, terrific editor, short-tempered human being. Please, DO hesitate to contact me by phone.
  • […] 18 di Gonzalo López-Gallego, già incontrato su queste pagine quando affrontai il suo gioiellino El rey de la montaña, Apollo 18 che si rivela per ciò che è: una sorta di materia organica anfibia. Nemmeno occasione […]

  • Ciao, lo vedo questa sera, è troppo disturbo chiederti di inviarmi un messaggio col link da scaricare o in streaming? 🙂

    luciabrunni @ gmail.com

    La casetta è nel Culo del Mundo, proprio lì in basso a destra 😉

  • Sono rimasta incuriosita da questo film soprattutto perché da piccola, quando ero emigrata al Culo del Mondo, guardavo le telenovelas con Leo Sbaraglia che era il mio amore platonico (sigh!), ma adesso vedendo quanto è invecchiato sono delusa, gli uomini invecchiano male 🙂

    “Sogno, in ogni caso, di andarmene a lavorare e a scrivere all’estero”

    Ti consiglio Brasile, potenza emergente. Europa ha già avuto i suoi quindici minuti di fama. Se ti serve ho una casetta nel Culo del Mondo che posso prestarti 😉

    Non ho letto tutta la recensione perché talvolta ci sono troppe anticipazioni (ma va bene, io faccio la stessa cosa). Dimmi che il film è stato recitato in spagnolo e me lo scarico questa sera, mi manca tanto il “rio platense” di Sbaraglia.

    • Ciao!

      Ahia, le anticipazioni sono un brutto vizio… 😀
      Sì, è recitato in spagnolo, of course. Credo ti piacerà.

      Grazie per il consiglio e per l’offerta. Non avevo pensato alla possibilità di andare in Brasile. È anche una buona occasione per imparare un’altra lingua straniera, che male non fa.
      Terra del Fuoco? Dov’è la casetta?

      😉

  • Un circolo vizioso dal quale non si uscirà mai, e in fondo ormai chissenefrega. Ci sono tante di quelle cose, là fuori, basta solo sapere l’inglese, non è un ostacolo così tremendo, in fondo. 🙂

  • Un appunto, che spero sia preso come stimolo alla discussione e non come polemica 😉

    Guardate che i film e i racconti, che ne so, di zombie, fantasmi, di Conan il barbaro o di steampunk non è che siano culturalmente tanto più elevanti di “Baciami ancora” o “Don Matteo”.
    Sempre d’intrattenimento si tratta. Poi, certo, la narrativa e il cinema di genere fanno ingranare la fantasia (questa sconosciuta) ed è una cosa che non fa mai male, a 10 anni come a 70.
    La vita reale io preferisco viverla, non vederla in un film, per questo da sempre preferisco i nostri amati generi e non, che ne so, Muccino o Ozpetek.

    Il punto semmai è che qui in Italia c’è una disparita totale di offerta e di trattamento.
    Sull’offerta ho già detto, quindi non mi ripeto.
    Sul trattamento, ne accennavo oggi sul blog.
    In Italia una merdina come Moccia o un qualsiasi ballerino finocchio di “Amici” ha piena dignità professionale. E soldi. Idem per un calciatore analfabeta o per chi scrive articoli per un rivista di gossip e tette.
    Un thrillerista o un autore di racconti horror è invece un tizio che “scrive per passione”. Ossia, leggendo tra le righe, uno che lo fa a tempo perso, nei ritagli di tempo dalle presunte cose serie.
    A meno che non ti chiami Faletti. Che, guardacaso, era un comico noto per comparire in TV.

    Tutto qui.

    • Ma guarda che se vai a riprendere i miei vecchi post sul Regime di Realtà io sostengo l’esatto tuo concetto. Quindi nessuna polemica. Anzi, siamo in perfetta sintonia, tanto per cambiare… 😀

      C’è una strana tendenza a considerare idiota e puerile l’intrattenimento che piace a noi altri: sci-fi, horror e quant’altro. Mentre l’intrattenimento serio e perfettamente istituzionale deve provvedere ammaestramento morale, neanche fossimo tutte capre.
      Però, come dice Matteo, sono in molti a voler essere capre…

      È un circolo vizioso. 🙄

  • [OT]

    Tu non lo sai ma sono un patito del blues e del rock. Da buon arteriosclerotico non ricordo nomi e canzoni a parte i pochi noterrimi, ma per dirti di Ritorno al futuro baratterei macchina, flusso canalizzatore e pure le poppe della Thompson (okay magari su questo ci penso con calma) per quell’assolo di Johnny B. Goode sul palco.
    E mandai a suo tempo a fanculo tutti i balli caraibici struscia struscia per un sano corso di r’n’r, porca cunegonda se non era divertente!

    [IT]

    E’ tutto lì il punto. NON tanto nel prodotto ma nella sua fruibilità. NON solo ti propongo cultura ma te la ficco pure nel c…o e alla fine se attorno a te hai dispenser di libri invece di monitor con la grande sorella, ci provi a leggere.
    Che poi riescano anche a fare film interessanti e qualche migliaio di spanne sopra i nostri, insomma, non c’è da meravigliarsi.
    Sai che, sempre a proposito di sincronicità e cultura in un senso più ampio, oggi John Kovalic, l’autore di Dork Tower, twittava (hihi):

    Once, people waited for leaders, to reassure them in times of tragedy. Now? Waiting for tonight’s Daily Show…

    Non è così anche da noi? Quando torniamo a casa quanti non senti dire/pensare “non vedo l’ora di sbattermi sul divano e dimenticare la giornata di merda spegnendo il cervello”?

    Si potrebbe scriverci un racconto, che li accontenta davvero. E quella parte della popolazione, il giorno dopo, viene ritrovata sbavante sui loro divani IKEA, col cervello spento e lo sguardo fisso. Che poi a pensare queste cose mi viene tristezza, perché alla fine è davvero colpa “loro”?

    Mah…

    [semiOT]
    PS curioso: ma in che senso OpenID qua non funziona? A me logga sempre senza problemi…

    • E mi torni anche IT! Grandioso!

      Allora, ti rispondo punto per punto:

      a) cazzo, il Ballo Incanto sotto il Mare… che mi hai ricordato! QUI

      b) Sì, in effetti è un punto di vista molto interessante. Il cazzeggio mentale come causa disfunzionale della cultura italiana. Non potrei essere più d’accordo. Diciamo che è un concorso di colpa tra fruitori della cultura e istituzioni che dovrebbero diffonderla (di qualunque colore e senza voler fare polemiche politiche, of course). 😉

      c) Il tuo OpenID funziona ancora, come del resto il mio che utilizzo per fare i test, perché risulta nel nostro database già da prima che effettuassimo l’ultimo aggiornamento del plug-in. Dopo, chiunque provi a loggare, non essendo già presente nel nostro elenco utenti, viene respinto da un messaggio di errore…
      Questo è ciò che so e che risulta dai vari forum wordpress.

      😉

      • Ritornando sull’argomento diffusione della cultura… ciò non toglie, però, che il problema sta anche nella scelta dei contenuti. E qui mi riallaccio alla polemica senza fine di inizio post: com’è possibile che qui si deve fare solo fiction (scadente) all’italiana?

        Ma tanto la risposta non c’è… 🙄

  • Giusto, non sia mai che B&N divenga un posto serio! 😀

    Mettiu, il mio rispetto per te, già elevato, aumenta a dismisura dopo la storia del Re.

    Ecco, la storia della metro è interessante. Sembra fantascienza qui da noi. Quindi ho detto una cazzata: la sci-fi da noi c’è, eccome!

    È che io sono ancora in fase Las Vegas. Mi sa che è meglio se non ci vado. Sennò parto come Elgraeco e torno come Paolo Limiti, sposato a una sosia della Monroe. Che non sarebbe neanche tanto brutto…

    😈

  • AAHAHAHH!
    Sincronia, proprio ieri ho scaricato il best di Elvis, 4 CD, che era un sacco che non ascoltavo Il Re! Mi ricorda di quando, da giovane, facevo gare di boogie woogie 😉
    Ah, ma quanto cavolo sappiamo andare OT?

    Spe, ora recupero…

    Si potrebbe parlare dello sforzo creativo cinematografico spagnolo e vedere come è pari a quello profuso in ogni altro campo della loro cultura.
    Basta pensare che nelle stazioni della metro ora è possibile affittare libri da restituire negli appositi dispenser una volta conclusi.
    Vi immaginate una cosa del genere da noi? AHAHAHAHAHAHAH…

  • Ieri mi hanno stressato per telefono riguardo alle giornate di oggie domani: due sere di fila ingabolate per lavoro e in più avrò a che fare con gente “stronza”:-(

    • @ KM
      Il post sulla meraviglia arriverà.

      @ Ferru
      Comunque il film è buono, se ti va di guardarlo. Così magari l’umore migliora.

      😉

      Un po’ di musica, va… QUI

    • 11 anni ago

    Vestito da Elvis? Ah Ah Ah 😀
    Quest’articolo però ce l’hai promesso da settimane! uff…

    • 11 anni ago

    Mi piace quando sei incazzato. 😀 A occhio e croce anche il film. Non mi meraviglia che non si sia mai visto in Italia o che non producano cose del genere. non mi stupisce più.

    • Ah, allora per la questione anelli restiamo come d’accordo… bene, bene. 😈

      Assenza di stupore…
      Qui urge, oltre trovare chiesa e sacerdote, magari vestito da Elvis, l’articolo sulla meraviglia.
      Così faccio anche contento Ferruccio che, ovviamente, ci farà da testimone.

      ahahahahahah 😆

  • Il film non l’ho visto. Anch’io lo aveva colto nel blog di Alex e mi aveva colpito.
    la recensione come al solito è accattivante e propositiva e ora sono colpito due volte.
    Polemiche?
    Oddio, oggi è lunedì non lavoravo da qualche giorno. mi hanno già incasinato oggi e anche domani…

    • Grazie Ferruccio! 😉

      A quanto pare è stato un lunedì di merda per molti.
      Per quanto mi riguarda, ieri, ho avuto la cattiva idea di guardare un po’ la tv: una fogna.
      E oggi sono tutto bello incazzato.

      😈

  • Uno dei motivi per cui vengo a leggere questo blog è il senso di speranza del quale è ferocemente intriso 😉

    Oggi guardavo il cielo nuvoloso dopo due giorni di nebbia dilagante e un collega ha detto “ecco guarda, il bel tempo”. Ho pensato, bel tempo un cazzo, NON si vede manco il cielo! Però poi ho capito, alla fine funziona tutto uguale.
    Ti livellano talmente tanto alla superficie densa della vasca di merda che quando sbuchi poco poco ne sei già felice.
    E il cielo nuvoloso ti sembra un sole accecante.

    Cazzo di off topic è questo?
    Cancellami dai.

    Tanto il film non l’ho nemmeno visto 😉

    • AHAHAHAH! 😆

      Dai, che almeno ci facciamo quattro risate.
      Stamattina quaggiù c’era la nebbia. Roba che credevo di stare nelle paludi della Louisiana. in più, visto che s’è messo a scirocco, si suda pure! A Gennaio…

      😉

  • Non resta che dare inizio alle esequie…

    😉

  • Lieto che ti sia piaciuto!

    Non è un film trascendentale, ma svolge pienamente il suo compito.
    E, sì: poteva essere girato tranquillamente in Italia. Sugli Appennini, sulla Sila, perfino sui monti della Valtellina.
    Mi sarebbe piaciuto un casino.
    Invece siamo qui a stripparci con le crisi dei ventenni, poi quelle dei trentenni, poi… insomma, si è capito, no?

    In Italia lo stato del cinema e della narrativa di genere è alla putrefazione.
    Se per quel che concerne i libri qualcosina (-ina -ina) è possibile fare, per il cinema la situazione è drammatica. Senza soldi e distribuzione non si va da nessuna parte!

  • >>Sogno, in ogni caso, di andarmene a lavorare e a scrivere all’estero.

    Sogno ricorrente e condiviso da tanta, tantissima gente. Il giorno che tale sogno si avvererà, questo paese non avrà più niente nemmeno per chi non ha mai sognato un cazzo.

    ps: Cronenberg mi piace, e le voci talvolta le sento davvero 😉

    • Il giorno che tale sogno si avvererà, questo paese non avrà più niente nemmeno per chi non ha mai sognato un cazzo.

      Quoto. Anche perché le cose stanno così. Un tempo ero tra coloro che sbraitavano contro quelli che fuggivano. Ora, visto che l’intero sistema è infetto e condannato, io mi sono rotto. E scappo.
      Vogliono continuare a pascere nel cinema marcescente? Cazzi loro.
      Io ho chiuso.

      E non sto scherzando poi tanto, quando dico che me ne voglio andare. Mi sono rotto i coglioni di essere trattato come un pazzo solo perché mi piace la fantascienza.

      😉