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Speciale: 30 Giorni di Buio

by Germano on 10/02/2010
Contents

Il Luogo

Barrow, Alaska. La città più a nord degli Stati Uniti. Talmente a nord che il sole, da quelle parti, scende per trenta giorni sotto l’orizzonte, lasciando che il buio domini incontrastato queste lande ricoperte di ghiaccio e i poveri mortali che le abitano.
Queste le premesse del noto film 30 Giorni di Buio (30 Days of Night, 2007). Quello che molti non sanno è che Barrow esiste sul serio, si trova in Alaska, ed è proprio così tanto a nord quanto si afferma nel film.
Il sole tramonta ogni anno il 18-19 di Novembre e se ne sta giù non già per 30, ma per ben 65 giorni (!) tornando a sorgere il 22-23 Gennaio dell’anno successivo. Come se non bastasse, la latitudine così estrema le garantisce temperature inferiori allo zero per una media di 109 giorni l’anno. Davvero un bel posticino, dove risiedono in media circa 4000 persone. La meta ideale per le vacanze differenti e io, a parte gli scherzi, se potessi, ci andrei anche subito. Lo sapete, no, come questi luoghi siano capaci di attrarmi. Non so se ci rimarrei per trenta o sessanta giorni, ma per un weekend sì, cavolo…

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Link:

La cittadina di Barrow su Wikipedia

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30 Days of Night – la miniserie a fumetti (2002)

Il film è tratto da una miniserie a fumetti omonima del 2002, scritta da Steve Niles, che ha curato anche la sceneggiatura dell’adattamento cinematografico, e illustrata da Ben Templesmith. Essa è caratterizzata da una grafica volutamente sporca, estremamente colorata, con i bagliori di luce quasi soffocati da tenebre sbavate, e con personaggi fortemente stilizzati.
Un scelta stilistica che personalmente non apprezzo in un fumetto, ma che non posso fare a meno di giudicare affascinante dal punto di vista dell’effetto d’insieme. Il risultato è che è maggiore la voglia di ammirare l’opera grafica, tavola dopo tavola, piuttosto che badare al contenuto della storia. Inoltre, dialoghi e intreccio sono ridotti all’osso, tanto che l’intero sviluppo della trama trova spazio su 3 numeri di una trentina di pagine ciascuno. Unica differenza rispetto al film è che questo fumetto riesce, lì dove il film fallisce, a fornire una spiegazione all’interrogativo che tutti gli spettatori si sono posti dopo la visione di quest’ultimo. Indipendentemente dal fatto che sia piaciuto o meno, la domanda è: “Ma che ca**o ci fanno dei vampiri bulgari vestiti Armani in mezzo al ghiaccio?”.
La risposta è che essi vestono esattamente così nel fumetto -quindi prendetevela col disegnatore, non col regista- e sono lì perché hanno scoperto, come me e come molti altri, l’esistenza di questa cittadina e soprattutto del fenomeno ad essa legata, ovvero la lunghissima notte e, essendo vampiri vecchio stampo, di quelli che bruciano alla luce del sole, non vogliono farsi sfuggire l’occasione di banchettare indisturbati in questo paradiso (per loro). Come motivazione questa mi pare elementare, ma almeno sensata; e la stessa lo è ancor di più quando si scopre che quel gruppo di vampiri è lì senza aver ottenuto l’autorizzazione delle alte sfere e che il loro atto può costituire, se si venisse a sapere dell’accaduto, una seria minaccia alle regole di segretezza vigenti presso la “società” degli immortali…
Un po’ di Masquerade, dal noto gdr, e comunità di vampiri non-bestiali strutturate secondo regole gerarchiche precise: che è l’ambientazione -bellissima- perfetta per ciò che concerne i vampiri e che, inspiegabilmente, viene ignorata da tutti i cineasti del mondo in luogo di scopiazzature e riadattamenti che perdono, chi più chi meno, tutta la poetica dell’originale della White Wolf. Valli a capire…

Link:

Wikipedia – per approfondimenti sulla serie a fumetti e per l’elenco delle pubblicazioni.
Magic Press – per gli albi a fumetti pubblicati in Italia

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30 Giorni di Buio – il film

Ciò che non sapevo è che il film di David Slade, prodotto dalla Ghost House di Sam Raimi, complice anche la diretta partecipazione dell’autore della sceneggiatura del fumetto, è estremamente fedele sia alla storia che allo stile della miniserie. Vedendo o rivedendo il film dopo aver letto la miniserie, sembra di assistere, una volta tanto, ad una vera e propria trasposizione. Non siamo ai livelli di perfetta riproduzione in stile Sin City, non credo fosse nelle intenzioni dei suoi artefici, ma il risultato è decisamente apprezzabile. Devo dire, anzi, che la fotografia, molto curata, è un fattore di pregio.
Piuttosto incredibile è venire a sapere che il film è stato girato in Nuova Zelanda e che alcune delle scene che appaiono ambientate di notte sono, in effetti, state filmate in pieno giorno e successivamente filtrate…
Piccola curiosità, il linguaggio parlato dai vampiri è stato “creato” per l’occasione ed è caratteristica propria del film, dal momento che nella versione a fumetti essi si esprimono in inglese. Tralasciando il valore effettivo della sceneggiatura, anche questa molto aderente alla versione cartacea già striminzita, questo film presenta quel tipo di intreccio per me irresistibile che consta di pochi individui/superstiti accerchiati e braccati da forze soverchianti, in questo caso specifico, sovrannaturali. E’ un canovaccio già sufficiente per attirare la mia attenzione.

Se poi ci aggiungete un’ambientazione quanto meno accattivante, gelida e monocromatica quanto quel bianco lattiginoso della neve in una cornice nera come la pece interrotta a sprazzi dalle chiazze di sangue della battaglia che infuria per le strade, allora avete la mia attenzione. Aggiungeteci un cast azzeccato con due protagonisti, Josh Hartnett e Melissa George, piacevoli -soprattutto la seconda-, un make-up vampiresco davvero efficace, corroborato anche da ottimi attori dai volti davvero particolari. Occorre altro? Per un film che non vuole essere un capolavoro e per il sottoscritto, decisamente no. Ritengo, anzi, esso non abbia mai avuto ambizioni diverse o più elevate di quelle alla sua portata, ovvero il semplice intrattenimento.
Il lieto fine a metà, che è tale anche nella miniserie, non mi ha soddisfatto, ma non posso non ricordare con piacere le sequenze ambientate nella soffitta in cui il gruppo si è rifugiato per cercare scampo e riparo dai vampiri; la tensione suscitata dai rumori e dalle urla di richiamo dei mostri provenienti dall’esterno, dalla consapevolezza che, nel caso fossero entrati, non ci sarebbe stato scampo alcuno. Se si è capaci di immedesimarsi in queste situazioni, il piacere è assicurato.

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I webisodes

Si tratta di due miniserie trasmesse dal sito FEARnet.com, visibili, per quanto ne so, dai soli telespettatori statunitensi.
La prima è intitolata 30 Days of Night: Blood Trails, in sette episodi da circa 4 minuti ciascuno, ed è un prequel, ambientato a New Orleans, degli eventi del film. In particolare, la trama è incentrata sulla scoperta, da parte di alcuni esseri umani, dell’intenzione dei vampiri di raggiungere la cittadina di Barrow e sul cover-up messo in atto da questi ultimi per poter agire indisturbati.
La seconda si intitola 30 Days of Night: Dust to Dust, composta da 6 episodi, ed è cronologicamente ambientata dopo gli eventi di Barrow. E’ la storia di un’infermiera che si trasforma lentamente in un vampiro in seguito ad un morso e deve sopravvivere ad una caccia spietata posta in essere da un manipolo di personaggi più o meno legati a lei, tra i quali suo fratello.
Tempo fa, alcuni di questi webisodes erano reperibili su youtube, ora non saprei. In ogni caso, essi confermano la mia impressione di totale inutilità. In quattro minuti scarsi non si può proprio riuscire a costruire una storia degna di questo nome. Per fortuna, questa moda dei webisodes non sembra incontrare il favore del pubblico, per cui non è ancora un fenomeno diffuso e spero fortemente che mai lo diventi.

Link:

Wikipedia:
30 Days of Night: Blood Trails
30 Days of Night: Dust to Dust

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30 Days of Night: Dark Days (2010)

[ATTENZIONE! ALLARME ANTICIPAZIONI!] Come il primo capitolo, anche questo futuro film, oramai in post-produzione, che vedremo auspicabilmente entro la fine del 2010, è tratto dalla seconda miniserie, pubblicata nel 2003, dal titolo omonimo.
In questa, sceneggiata e disegnata dagli stessi autori della precedente (vedi sopra), la protagonista, Stella Olemaun (Stella Oleson, nel film), la superstite del massacro di Barrow, giunta a Los Angeles decisa a vendicare ill marito che, per salvarla, si è tramutato in un vampiro finendo poi incenerito dal sole, ha scritto un libro intitolato per l’appunto “30 Days of Night” che fornisce un resoconto dettagliato degli eventi folli che hanno portato alla distruzione del suo paese, con l’unico scopo di attirare su di sé l’attenzione dei vampiri in modo da poter attuare la sua vendetta. Il dettaglio che ella ignora, e che, una volta scoperto, la porterà alla fine a scendere a patti con i non-morti, è che è possibile far risorgere il suo defunto marito dalle proprie ceneri. Questa consapevolezza, però, non le impedirà di stringere un legame sentimentale -e sessuale- con un esponente della razza che ella odia con tutte le sue forze, un vampiro (per i dettagli vedi sopra il link relativo alla serie a fumetti)…
La prima brutta notizia riguardo questo film, se esso si manterrà, come sembra, fedele al fumetto, è la trama: non so a voi, ma a me non convince… AFFATTO.
E poi… CHE PALLE! La solita, stupida, inutile, idiota e pallosa storia d’amore con un VAMPIRO (?!?). Ma si può? Vabbé…
La seconda è che a interpretare Stella non ci sarà la mia bellissima Melissa George, sostituita da Kiele Sanchez. Ma, col senno di poi, questo rivela che Melissa, oltre che bella, è anche intelligente perché, rinunciando, ha evitato di coprirsi di ridicolo prestandosi a questa che ha tutta l’aria di essere l’ennesima buffonata in salsa vampiresca. Ancora nessun poster, né trailer in vista per questo secondo capitolo e neppure date di uscita. Non resta che aspettare, se ci tenete davvero…

Link:

Scheda del film su IMdb

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