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Zaffiro e Acciaio (1979-1982)

by Germano on 27/02/2012
Book and Negative
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Zaffiro e Acciaio (Sapphire and Steel), serie televisiva britannica di Peter Hammond prodotta dalla ATV (edit by elgraeco, ore 17:43, 27/02/2012), è la seconda piccola perla che voglio recuperare, dopo Firefly. A essa dedicherò il venerdì. Tuttavia, non ho resistito, oggi, a fornire una piccola preview.
Il difetto che in essa troverete, se siete puristi dell’immagine moderna, è la sua anzianità, per di più peggiorata dal fatto di essere una produzione televisiva, girata sui set e con mezzi appartenenti a una televisione. La resa qualitativa è identica a Survivors (1975), il che dovrebbe essere un punto a favore, perché laddove set e vestiti sono usciti dagli anni ’70, i colori sono sbiaditi, il formato è 1.33:1, la qualità delle storie è eccelsa.
Altro difetto, la complessità dell’impianto narrativo. E parlo con voi altri, che bisogna spiegarvi pure il finale di The Ward di Carpenter. La trama intricata, al contrario, è la bellezza di questo telefilm.
Tempi da sit-com, 25 minuti a episodio, per un totale di trentaquattro puntate suddivise su sei stagioni.
Quante volte avete sentito dire che il prologo deve catturare l’attenzione del lettore/spettatore? Ebbene, nel primo episodio, Escape through a Crack in Time (tradotto in italiano con “La Casa”) veniamo introdotti in una casa piena di orologi a carica, abitata da una famiglia serena, genitori, figlio e figlia piccola. Papà e mamma sono impegnati a cantare la ninna nanna alla loro bambina, quando, a poco a poco, tutti gli orologi si fermano, per essere sostituiti da un ronzio che prelude alla scomparsa di entrambi i genitori.

***

Cast fisso di due soli attori, Joanna Lumley (Zaffiro) e David McCallum (Acciaio), viaggiatori, all’apparenza, chiamati a sanare le voragini nel corridoio del Tempo. Corridoio che può essere aperto in determinate circostanze e da determinate parole, come una filastrocca per bambini, recitata in un dato modo. Case antiche, vite succedutesi una sull’altra, tempo infinito e costante e, quel che è peggio, compresente a sé stesso, sempre.
E tutto questo, ci viene offerto in 25 brevi minuti e poche linee di dialogo. Effetti speciali ottimi (o effetti “de-enfatizzati o non-effetti speciali, come Davide Mana e Michele Tetro tengono a precisare. Edit by elgraeco, ore 11:09, 27/02/12) per l’epoca, e una sottile inquietudine che pervade le descrizioni che i due agenti fanno del loro mestiere e di ciò che sono chiamati a sorvegliare. Il tempo, per una volta tanto, fa impressione.
Serie eletta, per pochi appassionati, e per gusti difficili, ma anche no, se volete sforzarvi di superare gli gnegnegne artistici che caratterizzano quest’epoca, ne varrà la pena, ve lo garantisco.

E ora, vi lascio con la sigla, QUI. E coi ritratti dei protagonisti. Noi ci vediamo più tardi.

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