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True Detective – l’infanzia del mondo

by Germano on 18/03/2015
Book and Negative
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True Detective fan art by artinbalik (DeviantArt)

True Detective fan art by artinbalik (DeviantArt)

Il sovrannaturale in True Detective non esiste.
O almeno non esiste per come siamo abituati a immaginarlo.
C’è invece la presa di coscienza che il mondo non è come siamo soliti vederlo. Occorre uno sguardo più attento, o semplicemente altro, per arrivare a cogliere i dettagli.
Dettagli che sono naturali, ma alieni, e quindi si ammantano di una natura paranormale.

Siamo in presenza, fino al secondo episodio, di un’introduzione universale: alla coppia di protagonisti, al mistero insoluto (che è duplice), alla natura intrinseca del mondo e della psicosfera.

Il Segno Giallo e il suo Re fanno capolino, portandosi dietro gustose citazioni Chambersiane. Il che si sposa pienamente con la teoria del Segno stesso; ovvero un simbolo, che viaggia nel tempo e nello spazio, unico motivo comune di altrettanti racconti che nulla hanno in comune eccetto, dopo la visione del Segno, il cambiamento di percezione del visionario.
Sembra che Nic Pizzolatto abbia dato il proprio contributo alla teoria del Segno Giallo, iniziata da Chambers anni prima, cambiando il mezzo di narrazione. Quasi fosse un’ambientazione condivisa.

td_21 (Mobile)La coppia di detective è un dynamic duo, e si costruisce attraverso una metamorfosi passivo-aggressiva.
La passività per ora sta tutta dalla parte di Marty Hart (Woody Harrelson), che assorbe le azioni e considerazioni di Rust Cohle (Matthew McConaughey), impegnato a influenzare il territorio che lo circonda col suo sguardo analitico, e a cambiarlo comunicando le sue teorie esistenzialiste, o a corromperlo sfogando dolori repressi.
Rust è, di fatto, quello dotato casualmente di una seconda vista: quei danni al cervello causatigli dal suo passato alla narcotici che, non sappiamo quanto incidentalmente lo conducono da un indizio al successivo, sulle tracce del killer.

td_22 (Mobile)Si affaccia in questi primi episodi quell’eterno ritorno che, oltre a Segno Giallo e a Carcosa, ci accompagnerà fino alla conclusione: la spirale storica cui noi esseri viventi siamo destinati, condannati in epoche diverse a indagare sulle stesse azioni, a percorrere determinati sentieri.
Trattasi, infatti, di indagine poliziesca, come miliardi di altre.

Differiscono i suoi agenti.
E mentre Marty è impegnato a biasimare se stesso distruggendo il rapporto con sua moglie tramite un’amante, Cohle mostra, oltre alla visione altra, una estrema capacità di empatizzare col creato, che lui definisce: smell the psychosphere.
Annusare la psicosfera, dunque, quasi potesse assaggiare con la lingua il sapore degli eventi passati.
Altri riferimenti, infatti, vanno a costruire la storia atavica di quei luoghi, le paludi della Louisiana, che, dice Rust stesso: “sembrano non aver ospitato altro che giungla”.
L’infanzia del mondo.

Oltre all’alternarsi continuo dei piani temporali, la sensazione di eterno ritorno è data anche dal fatto che, trascorsi una dozzina d’anni dalla prima indagine, i nostri, cambiati pur restando gli stessi, hanno a che fare con una nuova indagine, che presenta una vittima identica alla precedente, addobbata nello stesso modo, e che suggerisce medesimo assassino. Anche se, all’origine, l’assassino sembra essere già stato catturato.

l'infanzia di ivan

L’infanzia di Ivan

L’ambiguità quindi che caratterizza non soltanto uno dei protagonisti, a meno di non considerare anche la doppia vita di Marty come l’altra faccia della medaglia, quella strettamente ancorata al reale, dell’ambiguità stessa, dato che pur sempre di doppia vita si tratta, è caratteristica intrinseca non solo dell’indagine che essi seguono, ma dei luoghi stessi che occupano.
Il mistero è palese, in piena luce, si cela soltanto in luoghi che non siamo abituati a percorrere.
Secoli e secoli di giungla portano a considerare che l’assassino debba essere in stretto contatto con l’ambiente stesso, coi suoi sapori, coi suoi odori, col suo simbolismo ancestrale: piramidi di legnetti e fronde, corna di cervo, strani segni occulti.
Si tratta, come sempre di plasmare la visione del mondo.

Il gufo

Il gufo

Eppure, il simbolismo gioca un ruolo fondamentale. Perché Pizzolatto non solo mostra familiarità con la letteratura di genere, facendosi carico della tradizione del Re in Giallo, ma si permette omaggi cinematografici che, a ben vedere, comunicano più di quanto vogliano apparire:

La chiesa bruciata che chiude il secondo episodio richiama l’immagine di un fotogramma de L’infanzia di Ivan, di Andrej Tarkovskij.
Essa è simbolo della rovina del Cristianesimo, e della manipolazione della realtà, dato che il killer, lo sappiamo dalle primissime considerazioni di Rust, vuole “imporci la sua visione”.
È, come le cattedrali gotiche, custode di segreti. Così come L’infanzia di Ivan mostra il carattere innaturale della Guerra, la chiesa distrutta ci mostra il carattere innaturale degli eventi: lo fa tramite il gufo, che appare sulla trave, sopra la testa di Marty; è il sussurratore di misteri.

Adesso abbiamo scientemente fatto il primo passo nei vicoli di Carcosa…

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