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The Walking Dead – stagione 4 (finale) [recensione]

by Germano on 01/04/2014
Book and Negative
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Arrivati a questo punto, sono persuaso che gli sceMeggiatori di The Walking Dead siano convinti di aver sbagliato la puntata 14, l’unica decente in quattro anni.

No, vabbé, non è l’unica, ma le puntate decenti sono così rare in questa specie di ameba non morta chiamata serie televisiva che è difficile ricordarsene.

In ogni caso, mi dicono questo sia il finale di stagione!

E che finale, ragazzi!

Un finale che porta il gruppo dritto dritto nella pancia di un vagone merci, in trappola, com’era auspicabile pensare se, in piena apocalisse, ti metti a seguire la ferrovia per giungere in un “posto sicuro” che “promette la salvezza a tutti”.

Evviva!

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Il trionfo dell’idiozia dei personaggi. Non che prima fossero particolarmente brillanti (perché si sa, quelli che osano diventare interessanti vengono fatti fuori, in TWD, legge del contrappasso della figaggine imprevista acquisita), ma a questo punto si esagera.

Perché non solo sono gli zombie, adesso a rappresentare le pedine dei mostri (tipo goblin o coboldi) sulla scacchiera esagonale che è il fazzoletto di terra di TWD, in cui tutti incontrano tutti, basta allungare le braccia fuori della finestra, ma pure i protagonisti sono diventati sagome di cartone, da spostare, per l’appunto, come ci piace di più, fino a Terminus, che riecheggia inquietanti assonanze con Termini, rievocando immagini di sciopero dei mezzi e disservizi biblici.

E, proprio come Termini, che quando erano in vita rappresentava per i ritornanti un incubo dal quale fuggire, Terminus è infatti sprovvista, pur essendo al centro di non si sa quale rete ferroviaria immaginaria del Granducato di Karameikos (dev’essere tipo dalle parti di Kelvin, all’incrocio dei fiumi), di zombie. Infatti non ha alcuna difesa, recinzione, muraglia; chiunque, come fa quella sagoma di Rick, può entrare indisturbato dal retro, sparare a tutti quelli che ci sono dentro (ma non accade perché lui è Rick, non dimentichiamolo) e darsi al saccheggio sfrenato.

Ma no.

"Tu sarai Rick il Contadino"

“Tu sarai Rick il Contadino”

Perché in realtà questo finale è oscuro, almeno nella testa e nelle fantasia di chi l’ha scritto.

È una specie di psico-pippa che sta preparando lo spettatore dormiente da quattro anni alla metamorfosi di Rick & Co., è un finale che mostra tutta la disillusione e il fallimento della democrazia rickiana, seppellita sotto cataste di zombie putrefatti e di umani cinici e violenti (il Governatore; sì, certo, ma quando mai?), e la presa di coscienza che, ascoltatemi bene perché questa è una rivelazione che proprio uno si inginocchia e grida al miracolo, durante l’APOCALISSE, se si vuole sopravvivere si deve uccidere.

TA-DAAAAN!

Perché adesso no, Rick come Scalfaro, non ci sta. Non ci sta più.

E quindi affetta i nuovi amichetti di Daryl (quest’ultimo prima mazzuolato e poi su in piedi fresco come una rosa), che hanno osato minacciare la sua tranquillità.

Ma, siccome in TWD nessuna cattiveria è genuina e gratuita, ce la devono sciupare anche stavolta infarcendola di retorica, in due modi diversi:

intervallando la puntata con flashback inutili del Vet che inculca (tipo ipnotizzatore, infatti usa l’orologio che poi ha regalato a Glen), l’amore per maiali e cetrioli e per la nuda terra, facendone Rick il Contadino (un po’ come Massimo Decimo Meridio), e… lo sguardo del figlio Caaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaavvvvvvvvvvvvvvrrrrrrrllll! Che osserva stranito la furia omicida del padre, criticandola implicitamente e fornendo allo spettatore il necessario appiglio morale per salvarsi da tutta questa malvagggità.

Insomma: due coglioni.

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Aaaaaaaargh!

Quelli che si fa lo spettatore, come ogni anno, alle prese con questa sola, pardon, serie.

Quindi, riassumendo a beneficio di tutti, mai come quest’anno:

– gli zombie sono state comparse, inconsistenti e inutili.

– il problema zombie è stato scientemente ignorato, a scapito di tanti, tantissimi psico-drammi.

– abbiamo visto militari in guisa di pornostar.

– abbiamo sperimentato cosa vuol dire “pilotare” una trama, e farlo davvero in modo sporco, fino a convergere tutti nello stesso vagone. Col magone.

– abbiamo toccato con mano il moralismo stantio di chi c’è dietro la macchina da presa.

– abbiamo capito che il Vet era davvero Babbo Natale.

– abbiamo capito che Rick è bipolare. Oltre a essere un nullafacente buono a nulla.

Bene, credo sia tutto. Per fortuna.

All’anno prossimo. Adieu.

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