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The Walking Dead – stagione 4 (ep. 4) [recensione]

by Germano on 05/11/2013
Book and Negative
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E sono di nuovo qui, dopo essere stato sostituito da Giordano che con l’episodio 3 ha fatto un lavoro grandioso.
Concedetemi però, prima di passare alla disamina (seee, vabbé) del quarto capitolo della Soap Opera con gli zombie intorno, una piccola soddisfazione personale, cagionatami dall’aver letto le seguenti parole, pronunciate da George Romero:

Basically it’s just a soap opera with a zombie occasionally.

Il che mi porta poi a dire: A’ Romè, pagame!
Ché è dal 28 Febbraio del 2012 che ho descritto The Walking Dead con le tue stesse parole. M’hai plagiato.

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Per cui, mo me paghi. Intesi?

A parte la mia personale querelle con Zio George, a cui voglio un bene gigantesco, quel che ci resta è TWD.
Ci pensavo l’altro giorno discutendone con Lucy.
Intorno agli anni Duemila, le serie televisive hanno subito un processo di maturazione, non più composte da episodi singoli più o meno slegati tra loro, ma costituite da un arco narrativo che si dipana lungo tutta la stagione.
Ebbene, al 2013, nella quarta stagione di TWD, l’arco narrativo non c’è.

Quindi si è tornati a un telefilm vecchio stampo, tipo Baywatch.
Che funziona esattamente per la medesima componente voyeuristica. In Baywatch c’erano le bagnine con costume rosso e tette modello aerostato. Qui ci sono gli zombie. E noi spettatori li guardiamo avidi.
E ogni episodio è un mondo a sé, che stancamente vede i protagonisti trascinarsi seguendo un filo logico che s’assottiglia sempre più per condurli al nulla. Un nulla condito di zombie.

***

Anche perché, non mi verrete certo a dire che l’alcolismo del figlio di Hulk che poggiando una bottiglia di vino demolisce un ipermercato (cosa tra l’altro ribadita in quest’episodio in un momento lollosissimo), costituisca davvero uno sviluppo interessante degno di più di mezza puntata, vero?
Se è così stiamo alla frutta.

No ok, è vero: alla frutta ci siamo già. Inutile ribadire l’ovvio.

TWD è il quotidiano, la gitarella domenicale in posti abbandonati.
È Rick, che finalmente s’è lavato la faccia e cambiato la maglietta con la quale ha decimato la popolazione del carcere.
È Carol, che è passata da essere fondale di scena, un personaggio sostanzialmente muto, da tre anni, a sobbarcare su di sé l’unico focolaio di interesse di un intreccio fatto di stanca morale apocalittica misto a nulla. Per di più, e qui sono profeta due volte, nello scorso articolo dicevo:

carol

E infatti: quanto è durata Carol?
Subito allontanata dalla prigione mentale di Rick perché troppo adatta al contesto apocalittico. E quindi spietata, decisa, sicura di sé.
In breve, il personaggio perfetto, destinato a sopravvivere.
Ma a Rick piace il cazzeggio mentale. E quindi, via Carol. Meglio tornare a fare Rick il contadino.

Nel frattempo, però, mi omaggiano con tali visioni, e quindi una parte del mio cuore apparterrà sempre a questa produzione:

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Sono sia diesel, che senza piombo. Come se bastasse questo a addolcirmi… tzé.

Il cuore dicevo, quello che sta improvvisamente vibrando, sempre a base di grugniti (cit.), tra Daryl e Michonne, che si sono ridotti a fare i badanti di Tyreese (che in un mondo di morti viventi cerca la morte, cosa che lo rende uno stereotipo ambulante) e del figlio di Hulk, che invece cerca la bottiglia, non pago del terremoto di 8° Richter provocato la scorsa volta.

***

Per cui, che succede? Succede che come in ogni buona comunità, dopo la gita domenicale si torna tutti a casa, con lunghe sequenze finali dedicate al gioco di sguardi passeggero-autista, tramite lo specchietto retrovisore. Tutti stanchi e annoiati, amareggiati da una gita partita tanto bene e finita con lo scoprire gli altarini che ciascuno custodisce dentro di sé, finché non li tira fuori e rovina la festa a tutti.

Inutile stare ad affannarsi a cercare i momenti nemmeno belli, diciamo meno brutti. Non se ne può più di riflessioni sulla vita, la morte e la non-morte, sulla natura mutata degli zombie, che guai a chiamarli zombie, meglio erranti, mangiapelle, mamme etc…, ma che sono sempre persone, non sono mica cambiate in fondo. Non se ne può più.

Tutti a guardarsi dallo specchietto tranne Rick, che guarda il vuoto dietro di sé, causato dalla propria inettitudine. Se non altro, almeno questa sembra essere giustizia poetica. Fino alla prossima puntata, in cui, in un modo o nell’altro, manderanno in vacca pure questo.

Alla prossima.

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