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The Walking Dead – stagione 3 (ep. 4)

by Germano on 06/11/2012
Book and Negative
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Prima ci cominciare, lo devo ammettere, ho tirato i piedi a T-Dog.
Amen. Sto sviluppando capacità paranormali.
Poi, una seconda premessa, ai molti che nei giorni scorsi mi hanno chiesto: “Ma perché continui a vederlo?”
Non che la domanda abbia molto senso, ma la risposta è: “Perché arrivano episodi come questo”
Ovvero, questo quarto episodio che, posso dirlo senza problemi, è il migliore. Di tutte e tre le stagioni.
Non esente da qualche piccola ingenuità, questo no. Tipo il discorso di Andrea e del Governatore, su come sia cambiato il mondo dopo l’apocalisse, che alla terza stagione non si può più sentire.
O qualche luogo comune sui carcerati buoni che hanno pagato il loro debito e bla bla bla.
Ma tutto questo scompare, per fortuna, illuminato di rosso, la luce del quarto d’ora finale che mantiene tutte le promesse, centra tutte le aspettative che fino adesso erano rimaste un miraggio.
Ecco, in breve, come avrebbe dovuto essere il telefilm. Prendete esempio da quest’ultimo quarto d’ora, dannazione.
Avete aspettato tre anni per farmi vedere finalmente l’epicità insita nello scenario? Vabbé, meglio tardi che mai, solo che resta l’amaro in bocca.
Perché gli autori di questo episodio, Frank Darabont in primis, sono gli stessi dei precedenti. E a questo punto il mistero s’infittisce. Com’è possibile che chi è in grado di mettere in scena un mare di sangue disperato come questo, di ribaltare la felicità di un momento in tragedia in quello successivo, sia lo stesso che ci ha regalato perle di comicità involontaria? Non me lo spiego.
Ma mi godo il momento. Sperando che non sia l’ultimo.

***

Più di tutti ho gradito Rick. Che è un’ammissione, se mi seguite, a cui non crederete. E non parlo solo del personaggio, ma dell’attore, che finalmente ha tirato fuori i coglioni. E scusate il linguaggio. Finalmente recita al di là dello scazzo, si avverte la tensione scenica, le reazioni perfette.
E mi mantengo sul vago, perché non voglio fare alcuno spoiler.

Però persino Carl assume una dimensione. Incredibile. Davvero incredibile. Non sembra lo stesso telefilm.
Gruppi ancora separati, con la prigione e il villaggio del Governatore a fare da scenografia. Michonne rilassa il volto rivelandosi molto più carina del previsto, Andrea che flirta spudoratamente col Governatore e persino un accenno da parte di quest’ultimo al fatto che abbia ancora una figlia, sperando che per una volta si vada incontro al fumetto e ci vengano regalate cose talmente scioccanti da ridefinire i confini delle serie televisive.
Un prodotto come questo non può, non deve essere considerato “per famiglie” com’è stato finora.
Ma troppo entusiasmo, e ancora, raffrontato ai precedenti deludenti, che sono di più e pessimi, ingiustificato.
Per cui, nient’altro, eccetto una puntata da rivedere e un ottimo colpo messo a segno.
Aspettiamo.

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