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The Walking Dead – stagione 2 (ep. 7)

by Germano on 29/11/2011
Book and Negative
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Giunti a metà strada, sette episodi su tredici, gli scemeggiatori sembrano essersi svegliati. Di più, persino regia e fotografia si concedono il lusso, sperato, di fare il loro mestiere. Se proprio devo trovare un difetto in quest’episodio, è il lirismo col quale sono state rappresentate le sequenze finali, forti, è vero, ma ci stanno tutte. Melodramma sottolineato dallo score insistente e stucchevole. Inutile, a mio avviso. Parte lenta, questa settima puntata, che sembra, come al solito, non voglia arrivare da nessuna parte. Si dibatte sulla natura degli zombie, ancora, e ancora, e ancora. Se siano vivi e malati, oppure morti, resuscitati e cannibali. Sembra, però, che siano tutti d’accordo nel giudicarli pericolosi. E qui subentra la mia critica a tutti i prodotti come The Walking Dead, che sfruttano l’archetipo zombie e che patiscono del realismo presunto sul quale viene innestata la trama. TWD mette in scena una realtà che è come la nostra, giusto? Si presume, quindi, che tutti i personaggi siano cresciuti in un mondo in cui, dato che è il nostro, siano stati trasmessi film sugli zombie. È mai possibile che a nessuno sceneggiatore venga in mente di far pronunciare a uno dei protagonisti, Glenn, direi, nerd a sufficienza, un richiamo a così tanta cinematografia? Insomma, esiste Romero, in questo mondo? O no?

 ***

[contiene anticipazioni]

E lo capisco, pure, il problema di fondo. E non è nei diritti d’autore, dal momento che La Notte dei Morti Viventi è libera da copyright. Il punto è che, se si ammette che gli zombie, da finzione cinematografica, si sono riversati per davvero nelle strade, i suddetti scemeggiatori avrebbero dovuto rinunciare ad almeno metà delle tredici puntate di questa stagione, basantesi sulla percezione opposta di Rick, lo Sceriffo e del Veterinario. Il primo sa che sono persone morte, gli zombie, il secondo crede ancora alla favoletta che possano essere salvati. Aver visto i film di Romero, avere familiarità con la cultura zombie, cinematografica e non, libererebbe istantaneamente da questo problema, ponendo il tutto sotto un’altra luce, più pratica. In sostanza, sarebbe molto più facile accettare la versione di Rick, per chiunque, rispetto a quella del veterinario. Ma veniamo al punto, musica a parte, gli ultimi dieci minuti sono esaltanti, grazie a Shane che, grazie a non so chi, ha assunto spessore e leadership. Tipo pratico, fa quello che si deve fare, sbarazzandosi di tutti gli zombie nel fienile, sotto lo sguardo impotente del veterinario. E si risolve, infine, il mistero della scomparsa della ragazzina.

***

Nel nuovo mondo si parla attraverso la forza delle armi. E, sebbene non passi episodio, senza che mi domandi di quanti caricatori dispongano, dato che ne fanno fuori almeno uno alla volta, per pistola, finalmente la praticità legata all’apocalisse viene accolta in pieno, con tutto il suo carico di crudele giustizia: mors tua, vita mea. E tanto basta.
Certo, non vorrei che questo trampolino di lancio esaltante fornisse lo spunto per tradire ogni buon proposito, magari propinandoci un episodio, il prossimo, che faccia del rimorso e dei discorsi inutili la propria bandiera. Ma non credo finirà così. O, almeno, lo spero.
Per il momento, risaliamo la china. Ma è presto per esultare, siamo ancora al secondo decente su sette, che splende di credibilità, di realismo (anche parlando di zombie, perché no?) e scevro di momenti lollosi.
Aspettiamo.

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