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The Walking Dead – stagione 2 (ep. 3)

by Germano on 01/11/2011
Book and Negative
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Eccoci al terzo appuntamento con The Walking Dead. Avevo deciso di guardare tutta la parte restante prima di chiudere con la seconda stagione e, ancora una volta, sono costretto a cambiare i piani. Costretto è la parola giusta, specie dopo la stroncatura della scorsa settimana.
Nei commenti all’articolo precedente ho dichiarato di essere pronto a tutto, anche a smentire ciò che avevo scritto. Ebbene, non siamo arrivati a quel punto, né a un livello tale, con questo terzo episodio, da far gridare al miracolo. I difetti continuano a essere molti e gravi, ma ammetto che almeno una parte del telefilm sta assumendo finalmente contorni interessanti. Cinici finché volete, ma credibili. Rispetto al piattume del secondo episodio, diciamo che siamo tornati in carreggiata, anche se un forse grosso così è più che lecito metterlo in conto.
Ormai, l’aderenza al fumetto non interessa più neppure gli appassionati. Sembra evidente, infatti, che la serie vive di vita propria e improvvisa situazioni e intrecci, le conseguenze dei quali sono imprevedibili.
Shane (Jon Bernthal), a ogni puntata, sta lì a rammentarci che le cose stanno così. Questi zombie sono diversi, questi umani sono diversi. Le conseguenze saranno diverse.

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Immedesimazione nell’apocalisse. Ci ragionavo proprio oggi, su ‘sta cosa, dopo aver visto l’episodio. Aspetto sul quale anche un critico americano ha posto l’attenzione, indicandolo, guardate un po’, come uno dei punti di rottura, in grado di affossare la serie. Gli stereotipi abbondano tra i personaggi, non se ne salva mezzo, lo sappiamo. Gli sceMeggiatori, con la M, hanno deciso di renderne pregni anche i dialoghi, infarcendoli di retorica a più non posso, e, quel che è peggio e allo stesso tempo palese in questo terzo episodio, preso la decisione di spiegare l’ovvio, con l’unico risultato di rendere tali scene esplicative lunghe e insopportabili. Chiunque abbia un minimo di immaginazione, di solito quelli che non bollano automaticamente questi prodotti, le zombie apocalypse, come stronzate, riesce anche a ipotizzare una eventuale serie di reazioni, proprie o altrui, di fronte a una catastrofe di tale portata.
Al di là delle circostanze più elementari, niente comfort moderni, acqua, luce elettrica, medicine, si tenta e ci si riesce anche, a immaginarsi un mondo afflitto, senza speranza e, soprattutto, letale, perché popolato da predatori sistematici, gli zombie.
Che Rick e Lori (Vice Sceriffo Andrew Lincoln, nella foto sopra affiancato a Jgor Barbazza, attore di una soap opera tutta italiana, e Signora), alla seconda stagione, stiano ancora a discernere sul fatto che il mondo sia diventato inospitale e non sia più un posto per bambini neppure il colloca, ma li precipita nel classico cliché apocalittico, quello che amo detestare, in questa lista: a loro l’invidiabile posizione numero 7, i malinconici.

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Sorvolando su Glenn che proprio adesso decide di scoprire la fede e rivolgere a dio preghiere improvvisate, cosa non sbagliata in sé, dal momento che anch’io sono credente, ma fin troppo opportuna da parte degli stessi scemeggiatori per mettere a tacere le fazioni religiose, negli states particolarmente sensibili a essere degnamente rappresentate, come fosse un peccato mortale, che so, che all’apocalisse sopravviva un ateo fiero di esserlo, abbiamo un breve accenno di siparietto romantico tra Andrea (Laurie Holden) e Daryl Dixon, che la conquista parlandole dell’utilizzo alternativo di foglie di quercia e, dulcis in fundo, la parentesi Shane, al quale, nonostante l’espressione poco sveglia, si ascrive il merito di aver risollevato le sorti del telefilm.
Niente di eccezionale o che sarà ricordato negli annali della storia dei telefilm, ma… il fatto è che siamo talmente colmi di situazioni ovvie e stantie, rasenti il moralismo sciatto che vedere un po’ di genuina cattiveria, che va a braccetto con praticità e buon senso, sembra l’apoteosi. Tale non è, ma è comunque un buon inizio. E Shane, personaggio negativo, ma neanche tanto a dire il vero, diventa simpatico, perché è l’unico che si dà da fare, senza lamentarsi, forse per affetto, forse per opportunità, forse perché anche lui, nella fine del mondo, ha deciso che vale la pena vivere alla giornata, senza starci troppo a pensare. E il rimorso che egli prova, davanti allo specchio, sembra quasi il rimorso degli sceneggiatori, bello e fatale.
Spero che non sia un fuoco fatuo, e che Shane assurga a personaggio trainante, magari causando, con le nefandezze di cui può essere capace, un risveglio in tutti gli altri, Vice-Sceriffo in primis. Voglio dire, prima o poi la storia della corna verrà fuori, o no?

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Ultimo aspetto, gli zombie. Singolare, lo pensa anche Lucia, che in una serie incentrata sugli zombie, la prima uccisione di massa venga mostrata nella seconda stagione. Finora cosa sono stati, gli zombie? Siparietti di genere, aspettando la vera apocalisse?
Taccio sugli effetti di scena, sul trucco, sulla loro positività mi sono già soffermato. Gli zombie, quelli di TWD li sanno fare.
Ora non gli resta che tirar fuori le palle e stupirci o, quanto meno, tentare di non annoiarci. Gli spettatori sono meno scemi (o zombie) di quanto si dice in giro.

Puntate precedenti QUI (2) e QUI (1)

Recensioni telefilm QUI

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