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The Walking Dead – stagione 2 (ep. 2)

by Germano on 26/10/2011
Book and Negative
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Quest’articolo non avrebbe avuto ragione di esistere. Poi, però, ho deciso di scriverlo, e, come sempre accade, s’è arricchito di altri significati del tutto inattesi.
La foto qui a lato l’ho fatta io, con le mie manine e photoshop. Lo so, lo so, non è necessario che vi congratuliate con me per il bellissimo disegno.
Ho pensato, piuttosto all’aria che tira in rete negli ultimi tempi e, quindi, anziché usare le solite locandine, per protesta ne voglio usare una indipendente, sulla quale nessuno possa vantare alcun diritto.
Credetemi, se le cose continuano così, il futuro della rete è qui a lato, più o meno bello a seconda delle capacità grafiche del singolo.
Altro motivo per il quale ho deciso di scrivere il qui presente è il telefilm in esame. Normalmente, dopo l’esordio, avrei aspettato di vedere tutta la stagione per parlarne.
Eppure, va bene l’arbitrarietà del gusto, quella stessa che fa attribuire un 8.8 a The Walking Dead su un sito come IMDb, ma qui si esagera.
Il secondo episodio è pura fuffa e arte del riciclo di situazioni e dialoghi. Non l’avete ancora visto, ma fidatevi, l’avete visto tutti, decine e decine di volte, in altrettanti film e telefilm. Non una situazione una che sia un minimo originale e, di più, avvincente.
Ragione per cui, c’è qualcosa che non va. È giusto pensare che certo pubblico guarda tali prodotti solo per gli zombie e che è disinteressata a tutto il resto, leggasi intreccio. Ma non è giusto spacciarlo come un capolavoro. Non lo è. Siamo a eoni di distanza dal capolavoro. Il livello è Baywatch, con più zombie (quando si vedono) e meno carisma. Volete davvero mettere a paragone Mitch col vecchiaccio col cappello? Il primo è icona. Non si sa di cosa, ma ce lo ricordiamo ancora. Il secondo e i suoi amichetti, cosa sono?

***

[contiene anticipazioni, ma non è vero]

Ora, finalmente, è visibile a tutti il danno epocale che il politically correct è riuscito a fare al cinema (questa è televisione, avete ragione, ma non cambia nulla). Calcolo delle probabilità, giusto, ma davvero davvero minima appare la percentuale che, in un’apocalisse, si riescano a salvare proprio quei tipi (stereotipi) e proprio quelle etnie, per far vedere che la società è bella perché cosmopolita e che vanno tutti d’amore e d’accordo. Fandonie.
Già questo, condito da buonismo, finto cinismo e scazzo globale, basterebbe a condannare un telefilm: abbiamo il triangolo amoroso (che, mi dicono, è praticamente assente nel fumetto; profetico Renato Zero, ascoltate il testo e capirete), tra lo Sceriffetto, l’amico che gli ha messo le corna e la moglie/madre. Il negro, che tale si definisce da solo, che sopravvissuto allo squarcio sul braccio dell’episodio precedente, ora è afflitto da febbra e infezioni del sangue assortite, e che passa il suo tempo a cazzeggiare e seminare astio. Il cinese che, come fanno i cinesi, è stato relegato al ruolo di garzone della bottega, quello che porta le pizze, insomma. Il vecchio bavoso (e su di lui taccio), e la bionda che, lungi dal rappresentare alcunché, è diventata la parodia di una scream-queen, messa in piedi con poco gusto, come tutto il resto.

***

Arte del riciclo. Ci sono modi e modi per far incontrare personaggi, per quanto strani possano essere. S’è preferito l’incontro forzoso, tramite il figlio dello sceriffetto preso a fucilate nello scorso episodio. Ovviamente, la ferita è più grave del previsto, ovviamente non ci sono cure disponibili e ovviamente, per avere queste benedette cure, si deve andare in un luogo infestato dagli zombie.
Perché è un telefilm di zombie, ricordate? Ora, quanto detto nel primo episodio, è stato annichilito da questo secondo. Fermo restando il trucco, anche se stavolta la regia ha paura di inquadrarli, gli zombie, scompare la poetica (seppur labile), gli zombie non hanno più logica. Sono assolutamente illogici, nel loro restare a occupare un ospedale abbandonato, per di più non all’interno delle strutture, ma nel parcheggio, come mucche impazzite, dato che lì, a dire dei locali (viventi) non ci va nessuno da mesi. E allora, prima abbiamo la mandria di zombie, anch’essa presenza obbligata (è sempre un telefilm di zombie), ora abbiamo una mandria scema, che fa il giro del cortile. Capisco se si fosse trattato di una prigione, ma un ospedale, non ha proprio alcun senso, quest’ultimo è un luogo dal quale si fugge. Non c’è istinto nel restare laggiù, quando si ha fame. Per cui, zombie gratuiti, e per di più infinocchiati alla maniera di Romero, coi “fuochi d’artificio”, giusto per non farsi mancare proprio nulla, rispetto ai passaggi obbligati del già visto.

***

C’erano uno Sceriffo, la moglie, un cinese, un ebreo e un negro (che di nome fa “cane”, ricordiamocelo), proprio come le barzellette (vero, Giordano?). E fa ridere sul serio: siparietti comici nello sguardo allucinato del vecchio, nell’agnizione del medico/veterinario e nel malore del padre a tale sconcertante verità: classica situation comedy alla Stanlio e Ollio.
Apparizione nel bosco per uno zombie e momento scream, con tanto di biondazza concupita, neanche troppo. E, proprio sul più bello, salvataggio a cavallo, da parte di una tipa: zorro in gonnella.
Sapete quella tipica sensazione di non avere nulla da dire, nonostante le decine di albi a fumetti, sceneggiature già scritte e per di più testate (e gradite dal pubblico), e di dover dire qualcosa comunque? Ecco, quaranta minuti di episodio messi insieme alla bene e meglio, con dialoghi che rasentano neanche lo stereotipo, ma la pura idiozia.
Rassegnamoci, l’apocalisse è arrivata e i migliori, quelli sono sempre i primi che se ne vanno. Restano questi tipi qui, che non si lavano mai, non si cambiano mai d’abito, e non ne fanno una giusta che sia una.
Tristezza epica. Solo questo. E qualche sghignazzo, tanto che me la vedrò tutta, questa seconda stagione, per godermi la vista del precipizio.

Quest’articolo è frutto di una chiacchierata fatta su faccialibro coi ragazzi di Moon Base. Ringrazio perciò Marco, Lucia, Giordano. Visitate i loro blog.

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