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The Walking Dead – stagione 2 (ep. 1)

by Germano on 20/10/2011
Book and Negative
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Pensiamo agli zombie, a quanto debbano essere orrendi, puzzolenti e putrefatti. Un telefilm che ti offre un panorama così è più che appetibile, è il numero uno. Ma io questo telefilm non lo venero. Tutt’altro. E non mi piacciono neanche le arrampicate sugli specchi: eh, ma la prima stagione era stata concepita come stagione unica! eh, ma il fumetto è diverso, più bello! eh, ma, gli zombie sono sexy, e fighi! No, questo è un altro discorso. Ma ci siamo, la seconda stagione è iniziata. Ho visto il primo episodio perché sono un uomo libero, un libero blogger e perché mi piacciono le apocalissi, lo sapete. La zombie apocalypse è al secondo posto della classifica di gradimento delle catastrofi. Quindi guardo The Walking Dead, perché spero di trovarci la scintilla vitale. Sì, proprio dai non morti. E lo guardo, è bene ribadirlo, NON AVENDO MAI LETTO IL FUMETTO. I fumetti li ho lasciati perdere da un po’. Non li reggo più. Chiamatela evoluzione o involuzione, non mi importa. Quello che importa è che la visione di TWD non è in alcun modo affetta da pregiudizi. Quindi posso vedere le cose per ciò che appaiono. Lungo e doveroso preambolo per dire che, com’è stato per i primi sei episodi, neanche questo secondo esordio mi ha impressionato. Giudizio breve: l’ho trovato piuttosto moscio. In lento decadimento. In putrefazione, insomma. Ehi, forse forse siamo in tema!

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[spoiler a valanga da qui in poi]

Dopo l’esplosione in CGI della fortezza della scienza, il nostro gruppetto di sopravvissuti si ritrova lungo le arterie stradali intasate di auto abbandonate. Luce e ombra: la luce è rifornirsi di benzina dalle auto abbandonate. Gli zombie se ne fregano del carburante. L’ombra è che il motore del camper del vecchiaccio-paternalista-col cappello-doppiato da Tony Soprano decide (per volontà suprema degli sceneggiatori) di schiattare proprio nel bel mezzo di un ingorgo.
Domanda: cosa mai può accadere in un luogo così, essendo il mondo infestato dagli zombie? Che arrivino gli zombie. Una mandria.
Quella della mandria, lo ammetto, è stata una buona scusa per giustificare la presenza di una cinquantina di zombie sbucati dal nulla, lontani dai centri abitati e da ogni fonte di cibo.
Ok, ci può stare che si spostino come dinosauri. È persino bello.
Poco credibile, invece, che l’avvistamento della suddetta mandria giunga così in ritardo, quando ormai gli zombie sono prossimi, talmente tanto che i nostri sono costretti a rifugiarsi sotto le auto. Ancor meno credibile se si considera che il vecchiaccio trovasi in posizione elevata sul tetto del suo camper, munito di binocolo. Cosa stava guardando, le farfalle o le chiappe della figlioccia?
Stesso vecchio che si dimentica di avvertire del pericolo la bionda protetta (che ama come una figlia), intenta a gingillarsi con la pistola, giù in cabina, con la porta aperta, ignorando che lì fuori ci sono almeno una trentina di cannibali che gironzolano indisturbati. L’attrice (Laurie Holden), però, è una delle ragioni che mi spingerà a guardare gli altri episodi, devo dire…

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Momento comico: T-Dog, protagonista di colore, colto da terrore dopo aver scorto la mandria, decide di tagliarsi le vene del braccio contro un finestrino rotto. Sangue a ettolitri per terra. Non voleva suicidarsi, mi dicono. D’altronde, se avesse voluto farlo, non avrebbe ottenuto un risultato così epico. Schizzi che nemmeno nei capolavori splatter. Un’emorragia che avrebbe dovuto ammazzarlo nel giro di due minuti. L’ultima volta che lo vediamo, steso per terra e immerso nel suo stesso sangue, è anche l’ultima volta che tutti gli altri personaggi si ricordano che esiste. È ancora vivo, si suppone, se non se lo sono dimenticato gli sceneggiatori. Che altro? Ah, la bambina. Bambina che fa del suo meglio per perdersi e così creare scene di panico. Com’è ovvio, l’unico stronzo che tenta di salvarla andandola a recuperare è anche quello che si becca “l’occhio della madre”, quello della genitrice che lo guarda storto: è colpa tua se mia figlia non si trova più! e bla bla bla. Non mi meraviglia molto, dal momento che tutti i personaggi della serie hanno più e più volte dimostrato di essere stereotipi. Le maledizioni della madre, il rimorso dello Sceriffo e compagnia bella, fanno parte del pacchetto. Persino la bambina che scompare è quella a cui si dice: “aspetta qui!”, già sapendo che non lo farà mai. E che si perderà. Il lato umano, quindi, è noioso tanto se non di più rispetto alla roba già vista. E il vecchio non perde mai il suo orrido cappello.

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Gli zombie. Gli zombie di TWD mi piacciono. Oltre a rasentare la perfezione “estetica”, danno l’impressione di essere tostissimi e cazzuti. Mi piace molto la loro natura di sprinter, che non vuol dire che siano velocisti, ma che, in presenza di prede, si muovano più velocemente, diventando incontenibili, specie se in gruppo.
La mandria è un bel vedere, al di là della plausibilità o meno della scena.
Assistiamo inoltre a un’autopsia di uno zombie, fatta in mezzo al bosco, senza andare tanto per il sottile circa le essenziali norme igieniche o il possibile rischio d’infezione. Tale scena si pone in netto contrasto con i protocolli iper-sicuri del CDC. Lì un campione di tessuto scoperto causava l’incendio programmatico del laboratorio in cui il test era stato effettuato, nel bosco invece si mettono le mani negli intestini zombeschi e dopo ci si può pure asciugare il sudore della fronte. Chi avrà ragione?
Tra l’altro, autopsia che non insiste troppo nei dettagli truculenti, forse per ragioni di messa in onda. Dico solo che Nip/Tuck ci ha mostrato di peggio.
Ultimo dubbio riguardo la scena bucolica finale. In particolare la forza di penetrazione del proiettile… mi sembra eccessiva.
Per il resto, s’è avverato quello che ho scritto in uno dei commenti al post di ieri. Gli zombie si comportano come meglio possono a seconda del posto che hanno deciso di occupare. Gli zombie in chiesa, richiamati dalla campana, che aspettano il parroco per la funzione (non sono sicuro fosse un matrimonio, però la zombie col velo c’era), sono l’essenza di queste creature: raffigurazione del limbo. Una realtà di assenza totale di pensiero, in luogo dell’istinto.
Staremo a vedere le prossime puntate. Per ora, la chiudo qui.

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