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The Walking Dead S05E10

by Germano on 17/02/2015
Book and Negative
Contents

The_Walking_Dead_titleLa pretesa di neo-realismo applicato agli zombie di The Walking Dead ha annientato qualunque volontà di intrattenimento, e tramutato lo show in un trionfo di individui mediocri che si trascinano stancamente da un posto all’altro e che non hanno alcun motivo per stare insieme, però ci restano.
Perché oltre che mediocri sono anche vigliacchi.
Quindi anziché il suicidio, restano lì a fare mandria.

Ma non solo.
Il vero problema è che mai come adesso si avverte la mancanza di un intreccio. Avete presente le sedute di gioco di ruolo quando ormai la verve del gruppo è finita, il divertimento è inesistente e l’entusiasmo langue?
Ecco, per TWD tutto ciò accadeva ben quattro stagioni fa, qui c’è proprio la palese volontà di fottersene degli spettatori proponendo e riproponendo, da cinque anni, le stesse tematiche.
È uno show che non si rinnova mai, accartocciandosi sempre su se stesso, e che a ciclo continuo propone:

thewalkingdead_s05e101) il rimorso del sopravvissuto, che lotta interiormente per trovare un senso alla sua vita
2) le paranoie morali di Rick
3) l’elaborazione del lutto

Non esistono stagioni, solo infiniti ettari di boschi attraversati da strade, come se gli Stati Uniti fossero l’Amazzonia. A turno si passa da un’estensione infinita di territorio agli esigui esagoni della mappa del Granducato di Karameikos, a seconda di quali incontri convenga far fare ai protagonisti.

E gli zombie?
Ce ne sono un numero minimo a episodio. Il minimo sindacale, ottenuto dopo strenua battaglia in parlamento dalla minoranza dei morti viventi. Più o meno una decina di zombie a episodio. Tutti più o meno strumentali, ovvero di contorno alle insopportabili seghe mentali degli umani.

La volta scorsa Tyreese è morto.
Beth invece è morta ben due puntate fa.
Secondo voi potevamo sfuggire all’elaborazione del lutto?

Ecco, giusto, finiamola di dire stronzate e passiamo al riassunto ragionato.

*

Basta con l'acquaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaa!!!

Basta con l’acquaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaa!!!

Com’era prevedibile, il gruppo ha finito la benzina, visto che ha pensato bene di sprecarla accazzo per accompagnare l’idiota emaciato a casa sua, 750 chilometri fa.
In più, si sono messi in testa, Rick avanti a tutti, di raggiungere Washington, grazie al ragionamento di Rick che sostiene che visto che l’ex-scienziato Cha Cha Cha/Pupazzo Gnappo/Eugene voleva, nella sua elaborata menzogna, andare a Washington, allora là ci deve comunque essere qualcosa di utile, visto che Eugene è il più intelligente di tutti.
Credici, Rick. Credici.

In più, non c’è un filo d’acqua nemmeno a pagarlo. Muoiono di sete pure le rane.
Per cui i nostri si trascinando a piedi, con le bolle, lungo le infinite arterie stradali.
Seguiti da un branco di zombie che vengono… gettati giù da un ponte.

Sasha, la sorella di Tyreese, è incazzata col mondo perché il fratello è morto, e nessuno vuole indurla a piangere e liberarsi. Così fa le tipiche stronzate che fanno gli adolescenti: è scontrosa, risponde male, si mette in pericolo, fa una cazzata dietro l’altra.

Michonne è regredita a babysitter, di Caaaaaaaaaaaaaaaaavrl! e di Sasha.

Maggie elabora il lutto a modo suo, più originale di Sasha: non parla, è scontrosa, risponde male (all’inutile prete che vuole farla piangere), ignora il marito Glen, che è sempre più simile a Spud di Trainspotting quando non scopa con la fidanzata da sei settimane (SEI SETTIMANE!?! cit.).

Daryl ogni tanto si allontana dal gruppo per fumarsi una cicca e spegnersela sulla mano. Perché è un duro. Ma anche per farsi un pianto liberatorio. Perché è sempre un duro. Ché lui a Beth ci voleva bene veramente, ci voleva.

E quindi… il gruppo continua: parlano e camminano.
Camminano e parlano.
Si siedono.
Parlano.
Camminano ancora.
Parlano.
Senza acqua.
Senza cibo.
Ma arriva una muta di cani inferociti.
Sasha scarica addosso alle bestie un caricatore del suo fucile, così da servire la cena.

Arriva anche l’acqua. Bottiglie lasciate per strada da “un amico”… Stupore! Colpo di scena! Plot twist!

Se vabbé.

TWD_carillonIl prete non riesce a sopportare l’idea di aver rinunciato ai fagioli in scatola per una bistecca di cane arrosto, e getta il suo colletto tra le fiamme. Scene ad alto pathos, di cui non ce ne può fregare di meno.
Arriva una pioggia torrenziale a dissetare gli assetati. Un po’ troppo, però, tanto da rischiare di affogarli. Ma ecco, c’è una baita in cui rifugiarsi, scoperta da Daryl mentre frignava da solo, spegnendosi le sigarette sulla mano, da buon emo postapocalittico.

Il tedio regna sovrano, specie perché dall’ingresso dei cani, è un florilegio di stolide metafore, tipo che vanno bene per bambini alle prese con la stesura dei complicatissimi pensierini.
Oltre la già citata del colletto del prete bruciato abbiamo:

– la metafora che i veri morti che camminano (walking dead) sono gli umani, non gli zombie
– la metafora del nonno di Rick che racconta, per bocca di Rick stesso, storie della Seconda Guerra Mondiale (che non è una metafora, ma mi divertiva troppo XD)
– la metafora dell’unione che fa la forza, col gruppo che sostiene la porta presa d’assalto dall’ennesimo gruppo di zombie che passava di lì per caso.

Ah, dimenticavo: la metafora del carillon.
Daryl ripara un carillon e lo dà a Maggie, che a sua volta lo dà a Sasha, dicendole che devono volersi bene e tenere duro, perché le cose andranno meglio.
Ma il carillon non funziona.
Poi però quando arriva uno sconosciuto che sa tutto di loro manco fosse un agente della CIA, allora funziona e si mette a suonare.

Sì, ok. Dopo eoni c’è una svolta nella trama.
Dobbiamo sperare?
Giammai.

Al prossimo tedio. Ciao a tutti.

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