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Sul finale della seconda stagione di Utopia

by Germano on 10/10/2014
Book and Negative
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blast-from-the-past-the-utopia-s02e01-review-spoilers2E quindi ho visto anche la seconda stagione di Utopia, e ne volevo parlare.

Seguiranno spoiler

Chiariamoci, la considero ancora sopra la media, ma…
Se prima Utopia contendeva e addirittura minacciava il primato di Black Mirror nella mia personale classifica di gradimento, adesso è calata di brutto.
Il perché è presto detto.

Primi due episodi da paura. In senso buono.
Il primo in particolare, ambientato negli anni di piombo, con alcune sequenze a Roma. Rose Leslie nei panni di Milner, che è bravissima, e sprecata, io le avrei assegnato un ruolo contemporaneo, ma… sia come sia, geniale l’idea di allacciare in qualche modo la megacospirazione globale mirante alla sterilizzazione della razza umana all’omicidio del giornalista italiano Mino Pecorelli.
Una di quelle svolte, o anche solo omaggi storici, che fanno bene. E basta.
Tra l’altro, ricostruzione degli anni Settanta, complice anche il formato video scelto, che ormai è allo stato dell’arte, e poi volete mettere quanto può essere spiazzante vedere il faccione di Bruno Vespa, prima dei titoli di testa, che annuncia la morte di Aldo Moro?

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Poi però, diventa un crescendo di supercazzole.
Mi spiego meglio, si tramuta, da cospirazione globale, in teatro dell’assurdo, in cui una cospirazione mondiale viene combattuta a botte di culo da gente capitata lì, ricordiamolo, solo perché ha letto un fumetto.
Che, ok, come motivo portante, visto che è identico a quello della prima stagione, ci può stare all’inizio. Poi che tutto si regga e continui a reggersi, testardamente, su questo ristretto numero di persone che svolgono, a turno, tutti i ruoli possibili nel complotto diventa tanto sistematico, quanto poco credibile.

Così come poco credibile è l’assoluta fiducia che Milner, la vecchia, pone all’improvviso in Wilson Wilson, ex-hacker che si è scoperto entusiasta sostenitore del piano di sterilizzazione della specie ed è quindi passato al “nemico”.
Il punto è, voi davvero afffidereste un ruolo di responsabilità a un ex-hacker, fino a farlo diventare il nuovo Mister Rabbit (sì, ok, non è Milner a farlo diventare Mister Rabbit, ma ci siamo capiti… ovvero, la restante parte dell’organizzazione accetta questa presa di potere così come viene? Mah…)

E poi…

UTOPIA IIAnton, il creatore di Giano, la proteina sterilizzante, nonché padre di Jessica Hyde e di Pietre (ex-killer al soldo dell’organizzazione). Costui aveva fatto una modifica alla proteina, annunciandolo, prima di scomparire. Che poi è il motivo per il quale da trent’anni danno la caccia a Jessica.
Si scopre che la modifica tanto temuta è: il virus/proteina è settato sui rom, ovvero sterilizza tutti gli esseri umani tranne i rom.
Perché?
Perché, indifferente agli scrupoli di coscienza, lo scienziato fa una scelta romantica (dopo aver annullato la sua prima scelta scientifica), solo per salvare (?) sua figlia. Perché lui è un rom, e di conseguenza anche lei. Salvarla probabilmente dall’influenza che l’organizzazione vuole scatenare per spingere la popolazione mondiale a vaccinarsi e così sterilizzarsi, ma… andiamo.

Ecco, qua è mancato il manico, secondo me.
Una serie cinica come Utopia, che si prefigge la risoluzione finale del problema del sovrappopolamento, non può permettersi di fare una scelta del genere. Specie se fatta da uno scienziato, anzi, da un genio.
Per una semplice ragione:

ammettendo che l’etnia superstite sia quella rom, questo crea un grandissimo problema… di sopravvivenza dell’intera specie.
Giano all’origine era stato concepito per fare in modo da far assestare, nell’arco di una trentina d’anni, la popolazione terrestre sui cinquecento milioni di unità, rendendo sterili gran parte degli attuali 8 miliardi.
Il punto è che quella dei rom è una comunità ristretta: fra i 12 e i 15 milioni di persone.

Ecco, non ho dati statistici alla mano, ma io credo che ridurre così tanto il numero di esseri umani fertili metta a rischio la sopravvivenza stessa della specie umana. Troppo pochi perché si possa ricostituire un numero sufficiente di individui in breve tempo. Troppo fragile, la vita, troppe incognite dalle quali è minacciata.

UTOPIA IIQuindi, non credo proprio che uno scienziato avrebbe fatto questa scelta pittoresca.

In secondo luogo, il fatto di ambientare le sequenze finali nel nulla della campagna inglese, che mi ha ricordato tanto i “grandi spazi” di Trainspotting. Il destino del mondo si gioca tra sei persone nel nulla dei prati (all’inglese), che è quasi un palcoscenico teatrale. Minimalismo allo stato puro, ma… anche no, viste le vette raggiunte dal telefilm.

E poi…

– perché lo scienziato sbrocca all’improvviso sparando a Pietre (suo figlio)?
– perché il ragazzino, Grant, divenuto da simpaticone un adolescente sboccato e odioso, sbrocca all’improvviso sparando a Millner?
-Com’è possibile, visto che solo Millner sa l’identità dell’agente dormiente che diffonderà il virus, che l’organizzazione lo trovi in pochi giorni? Sì, ok, hanno fornito delle spiegazioni, ma mi sembrano le classicissime arrampicate sugli specchi.

Che poi, riguardo il terzo punto, è chiaro che volessero fare una terza stagione, quindi si tratta del prevedibile svarione finale che riassesta gli equilibri sostanzialmente in un nulla di fatto.
Ma il punto è che, per una volta, sarebbe stata apprezzabile una scelta cinica, far vincere i cattivi, andare fino in fondo.
Statisticamente, è più credibile che un servizio segreto altamente addestrato e con risorse virtualmente infinite causi la fine del mondo diffondendo un virus letale?
O che un gruppo composto da un impiegato informatico, un adolescente, una donna sboccata (Becky) e un ex-hacker riescano a salvare il mondo impendendo alla suddetta organizzazione di riuscirvi, con mezzi ridicoli?

Non sempre, gli elementi della classica fiction funzionano a dovere.

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