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[Recensione] Under the Dome 2013 (ep. 4)

by Germano on 26/07/2013
Book and Negative
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Giustamente, a Chester’s Mill si scatena un’epidemia meno di quarantott’ore dopo la calata della cupola.
Un eccesso di situazioni limite, sempre nell’ordine stabilito dalla manualistica. Perché alla teoria dell’acquario è strettamente legato il test successivo, la malattia in un ambiente chiuso.

Quindi, va tutto secondo i piani.

[spoileeeeeeeeeeeeeeeeeeeeer!]

L’esercito, là fuori, abbandona le postazioni di guardia, lasciando gli abitanti all’interno inferociti e desiderosi di fare graffiti e gettare uova marce sulla cupola. Una protesta così selvaggia che la vicesceriffa Linda Esquivel (Natalie Martinez) sente davvero il bisogno di estrarre la pistola di ordinanza e minacciare i manifestanti.
La follia.

UNDER THE DOME

In ogni caso, l’epidemia di cui sopra si fa sentire subito, e colpisce proprio Linda: nausea, febbre, vertigini. Viene condotta all’ospedale, e lì si scopre che nelle sue stesse condizioni c’è parecchia altra gente.

Contemporaneamente, la giornalista d’assalto Julia Shumway comincia a sospettare che il suo nuovo amichetto Barbie nasconda qualcosa, nel momento in cui ha rinvenuto (puntata precedente), frugando nella valigia del militare, una cartina stradale con sopra scritto un indirizzo, l’indirizzo del DJ della stazione radio locale. Per cui decide di indagare.

Angie, nel frattempo, pugnala Junior alla schiena, in alto, dove non procurerebbe danni letali nemmeno se volesse, anziché ai reni, punto più alla portata, dal momento che Junior è tipo mezzo metro più alto di lei…
Risultato, Junior finisce di incatenarla a dovere.

Come da copione, a parte Angie che è incatenata, ma che tra poco ci riserverà il momento migliore di questa quarta puntata, tutto il resto della truppa, compreso il meraviglioso Big Jim, nuovo leader indiscusso di questa comunità allo sbando, si ritrova all’ospedale perché tutti, più o meno, con l’eccezione dei più fessi (Big Jim, Junior e il prete) sono infettati dalla malattia.

Momento Rachelle di questa settimana

Momento Rachelle di questa settimana

Si cercano gli antibiotici, ma il prete (che come tutti i preti cinematografici crede in Dio, ma nella maniera più sciocca e retorica e superstiziosa che nemmeno nel medioevo possibile) ha deciso che Dio, oltre alla cupola, ha mandato anche la piaga, e che gli uomini non devono interferire, così è impegnato a fare un falò dei farmaci restanti, nel suo giardino.
Ma viene prontamente raggiunto e mazzuolato da Big Jim. Così tutti possono essere curati.

Junior nel frattempo, rimasto di guardia all’ospedale, impedisce a quelli che si sono recati all’ospedale, il gruppo di ciondolatori omofobici che era solito cazzeggiare al bar, di uscire e infettare gli altri.

Julia, febbricitante, scopre parte degli affari sporchi del marito. Ma siccome qua siamo nel paese delle fiabe, pur scoprendo che lui era rovinato di debiti, e che Barbie nient’altro è che uno del recupero-crediti, non collega la scomparsa del marito a lui, non direttamente almeno. Forse perché non pensa che uno che si chiama Barbie possa davvero uccidere un uomo.
Però Rachelle Lefevre recita bene, in questo contesto, soprattutto la scena in cui caccia Barbie di casa (e non sto scherzando), oltre a essere bella da star male.

Angie

Angie

Ma torniamo a Angie che, oltre a non saper accoltellare, dà vita alle comiche dell’evasione, aggrappandosi a un tubo del rifugio, staccandolo e procurando un allagamento apocalittico nel bunker.
Immagino l’attrice, Britt Robertson, scritturata fondamentalmente per stare su un solo set, incatenata, maltrattata, e adesso inzuppata d’acqua dalla testa ai piedi. Spero la paghino profumatamente.

Il fratello di Angie, mosso da un rimorso di coscienza degli sceneggiatori, si ricorda che la sorella è sparita, e guarda caso chiede notizie al suo carceriere Junior.
A volte, la singolarità dei casi della vita…
Stessa singolarità che vuole, per volontà divina, sempre Junior promosso dalla vicesceriffa più sveglia del west a vicesceriffo pure lui.
Ora Chester’s Mill è conciata per le feste. Un po’ come cominciamo a essere noi, allibiti del fatto che la storia della cupola non faccia alcun progresso, perché per la quarta volta in quattro episodi l’unico riferimento a essa è il solito attacco epilettico che prende i ragazzi, che subito balbettano di stelle cadenti rosa.

Tutto molto bello. Ma anche no.
Alla prossima.

Puntate precedenti QUI

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