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Hannibal (2013) – Stagione 1 (ep. da 8 a 13) Finale di Stagione

by Giuda on 14/10/2013
Book and Negative
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Questo post avrà due argomenti principali, anzi tre.

  • Uno, la mia pessima memoria (intuibile dalla frase precedente).
  • Due, quanto detesti Italia1 (nello specifico, la sua programmazione degli episodi).
  • Tre, tiriamo ultime somme su Hannibal (che non sono quelle che avevo pronosticato all’inizio).

hannibalGiovedì mi sono dimenticato di Hannibal (e questo sistema il primo punto, relativo alla memoria), me ne sono accorto un’ora dopo l’inizio, così ho visto il resto della messa in onda e in questi giorni ho recuperato la parte mancante. Nel frattempo ho scoperto che grazie alla programmazione di Italia1 – che unisce gli episodio tra loro senza sigla, piazzando giusto il titolo (se te ne accorgi, se no ti attacchi) – ho sballato la lista. Non di tanto, solo un po’, perché se ti abitui a vedere due episodi per serata, poi quando te ne capitano tre – e hai la palpebra in discesa (questo anticipa il punto tre) – non noti subito la differenza. Te la fa notare invece l’andare a recuperare gli stessi episodi online per avere un’idea di quel che hai visto ma soprattutto che ti manca ancora. Tutto questo mi ha ricordato perché di solito mi affido ad altre vie, certamente non quelle di Mediaset.

tumblr_moxkxv9r1Q1qgx21do2_250Okay, ma dopo questo preambolo parliamo di Hannibal.
Va bene, gente. Ho già detto che è una serie profondamente estetica, ricercata nelle immagini e nei simbolismi, una combinazione di personaggi, trame e immagini pensate per sedurre lo spettatore. Sì, l’ho detto e lo credo ancora. Ma (the big MA is coming) alla lunga, tra assassinii artistici, coreografie infernali, gente che suona le corde vocali delle sue vittime con l’archetto, altri che erigono totem di cadaveri, chi piazza cervi in giro più che a Casa Baratheon e dialoghi pieni di sottintesi, partite a scacchi mentali più simili a un minuetto o scivolate nella follia molto cool – perché, per l’amor d’Iddio, TUTTO deve essere cool – ti stufi di tutta questa morte patinata e sbadigli come una piovra prima di fare inchiostro.

Non so come la pensiate voi, ma c’è un limite a tutto, e il mio è colmo. Dico e chiedo a voi: possibile che tutti i serial killer della zona siano artisti dell’esecuzione e scenografi della messa in posa?

Neanche se avessero frequentato tutti lo stesso corso da vetrinista giustificherei quest’uniformità scenica. Perciò ecco, mi è caduto il cosiddetto sense of wonder, la sospensione d’incredulità o il vattelappesca logico, come vi pare. Lo portavo sugli occhi da qualche episodio, ma lo lasciavo lì perché mi stava bene, tuttavia dopo un po’ – dai che ti ridai – mi sono reso conto che tutti gli omicidi portano la medesima firma, che non è quella di Hannibal (perché gli assassini sono diversi) ma dello scenografo della serie. Perciò – vi prego – arrestate lui, e facciamola finita.

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Strike a pose. Vogue!

Il doppio fil rouge, la discesa nella follia di Graham e la sorte di Abigail con Will & Grace Hannibal nelle vesti dei due papà, si annoda al collo come una cravatta stretta. È scomoda, ha un nodo inutilmente complesso, cade bene solo in apparenza ma se guardi meglio scopri che non gli dona granché. L’intero balletto è pensato per confondere lo spettatore, ammaliarlo con qualche gioco di prestigio e dare a intendere – più che dimostrare – quanto siano fighi e degni di ammirazione, quando in realtà stiamo parlando di un cannibale che sfrutta la fiducia degli altri e di un tizio che dovrebbe essere un profiler coi contro fiocchi ma che si lascia manipolare come una pallina di creta (non solo dal suo psichiatra e dal suo capo, ma da tutti quanti).

Hannibal

Specchio, specchio delle mie brame. Chi è il più fico del reame?

Will è interessante nella misura in cui gli viene permesso di esserlo, ossia solo fino a un certo punto, dopodiché diventa il cliché del matto geniale ma tormentato e soprattutto uno strumento per far vedere quanto sono bravi nel descrivere un’alienazione mentale, ma sempre patinata come tutto il resto.

Hannibal è posto su un piedistallo intoccabile così voluto dagli autori, ma non è meno soggetto alla noia diventando ben presto la caricatura di se stesso. Il suo tono sempre sommesso, inutilmente oscuro e fin troppo ambiguo per essere rassicurante, risulta invece accidentalmente minaccioso (eppure mai evidente agli altri personaggi).

In modo altrettanto accidentale, Will e Hannibal sono diventati davvero simili, al di là degli intenti registici. Hanno entrambi subìto un trattamento fashion che li ha spogliati di ogni sincero disagio e morbosità facendone dei soggetti di posa, modelli per turbe mentali chic e falsi idoli. Per questo, lungo la metamorfosi che vi ho descritto, mi sono venuti a noia. Colpevoli, vostro onore.

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