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Firefly (ep. 2 – Il Sopravvissuto)

by Germano on 07/03/2012
Book and Negative
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[Contiene Anticipazioni]

Ecco, qualità contro cazzate alla The Walking Dead. Per una volta tanto concordo con la valutazione di IMDb, su Firefly non ci possono essere dubbi: è un 9.3.
Qualità media degli episodi elevatissima, un universo futuristico costruito pian piano, sprazzi di umorismo dissacrante. Quello che Whedon fa, stavolta ne Il sopravvissuto (titolo originale Bushwacked), affiancato nella sceneggiatura da Tim Minear, che cura la regia, è ridisegnare i confini del genere fantascientifico, della space opera o della Slice of Life, se mi permettete l’accostamento.
Si evince subito, inizio semi-serio, con l’equipaggio impegnato in un’attività ludica, interrotta dall’allarme di prossimità. La Serenity è entrata nello spazio di una nave alla deriva.
Il cadavere che passa improvviso davanti allo schermo della cabina di pilotaggio ci porta in un istante nel dramma. Il silenzio e l’astronave che rotea su se stessa fanno il resto.
Si tratta di ispezionare la nave, alla “ricerca di superstiti”, per tenere buono Sheperd Book, il prete, ma in realtà per arraffare eventuali beni che ormai non interessano più a nessuno.

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Ecco, il momento dissacrante cui accenno prima è lo sbarco del Dott. Simon Tam sulla nave abbandonata, per raggiungere il resto del gruppo. Ricorda moltissimi film Sci-fi, Alien il più evidente, ma anche Sfera e tantissimi altri episodi di serie televisive. Il tema dell’ingresso nel vascello abbandonato è non solo ricorrente, ma classico nella sua efficacia, affascinante. Camera fissa sul viso dentro al casco di Simon, respiro regolare ma intenso, tensivo, corridoio metallico percorso nel silenzio più assoluto. Ed ecco la risata liberatoria. Dentro la nave abbandonata c’è ancora atmosfera, il Dottor Tam è stato solo preso in giro da Jayne perché entrasse bardato a quel modo, in preda all’agitazione, per poi essere mira di sberleffi.
Eppure, l’alternarsi di emozioni, caratteristica della scrittura di Whedon, è lungi dal deluderci.

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Cominciamo a innamorarci dei personaggi. A me capita con River. Ancora una volta messa in secondo piano, nulla rivela, nonostante sia il personaggio principale, che su di essa debba essere incentrata la serie. Whedon la fa stare ben nascosta, in cabina, preda di allucinazioni. Eppure la vediamo aggirarsi negli stessi corridoi metallici, scalza, fatto incidentale, o forse simbolico, che focalizza il personaggio come appartenente ad altra dimensione. Non è proprio così, chi conosce il telefilm lo sa, ma ricordate Paul McCartney che attraversa la strada, scalzo pure lui? Ecco… io credo sia un messaggio ben preciso dell’autore, non solo caratterizzazione del personaggio River, sopra le righe.
Baccarin, d’altronde, ancora una volta ottima. Inara è un personaggio serafico e passionale. Sono cose evidenti.

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La nave abbandonata nasconde la sua verità attaccata al soffitto con delle catene. Il momento della scoperta, affidato al punto di vista di Mal, è perfetto, col la torcia che oscilla tra Zoe, River, che in quel momento rivela la sua presenza sulla nave guardando verso l’alto e, per l’appunto, il soffitto, dove una decina di corpi in decomposizione mostrano i segni del passaggio dei Reavers.
Di lì a poco, i nostri incontrano l’unico superstite. Altra parentesi comica, dal momento che il sopravvissuto è minuto, ma sembra aver fatto sudare l’enorme Jayne. Eppure… c’è sempre Whedon, dietro.
La Serenity viene a sua volta abbordata da una nave dell’Alleanza. Enorme, come le navi dell’Impero. Al suo interno uomini in uniforme grigio-nera svolgono il ruolo di sovrani dello spazio, rappresentano alla perfezione, secondo stereotipo, il colosso addormentato ora dominante, fregato da piccoli contrabbandieri ai limiti estremi della galassia.

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Carrellata di interrogatori per ogni singolo membro della Serenity, valorizzata da un montaggio eccellente. Sì, è una cosa che si nota. Inevitabile.
Ma, ecco, nei minuti finali c’è ancora spazio per l’ultimo colpo di scena, scritto col sangue.
I Reavers ricordano i Fantasmi da Marte, nella loro follia omicida e nel modo che hanno di addobbarsi. Stesso stile, cause diverse, livello di pericolo elevatissimo, con il quarto d’ora di chiusura che asseconda i ritmi dell’horror-thriller.
Ecco, giusto per dire come deve essere una serie televisiva.
Tutto qua, Firefly torna mercoledì prossimo.

Ah, colgo l’occasione per segnalare uno dei tanti nuovi header che mi sono stati regalati dai lettori in queste settimane (per visualizzarli tutti è sufficiente cambiare pagina o ricaricarla). L’autore è Max (vi consiglio di visitare il suo blog, se siete amanti del Metal) e il tema mi sembra più che appropriato.

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