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Da Vinci’s Demons – 5° episodio [recensione]

by Giuda on 21/05/2013
Book and Negative
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Da Vinci's DemonsCari blogspettatori, ben tornati! Qui ci vorrebbe il solito preambolo nel quale vi anticipo la puntata senza spoilerarne i dettagli, per passare poi alla selvaggia descrizione dei fatti e fattacci occorsi questa settimana. Eh già, ci vorrebbe, ma in tutta onestà non so cosa dirvi a parte che se mi leggete ancora è probabilmente perché seguite la serie (o i miei riassunti) e quindi, insomma… che ve lo dico a fare? Bene, sfangato il preambolo a questa maniera cialtrona, lanciamoci con entusiasmo (e con un paracadute di legno e pergamena) nel Da Vinci’s Post di questa settimana.

 Al solito, SPOILERS!

Nell’episodio precedente abbiamo lasciato Leonardo con un’accusa di sodomia sulla testa, perciò preparatevi a una bella puntata di Da Vinci’s Law & Order nella quale il ruolo del suo avvocato sarà svolto nientemeno che dal padre di Leo, quello che lo ha sempre disprezzato e misconosciuto, ma che lavora per i Medici e quindi deve tirarlo fuori dalle grane senza mettere Lorenzo in prima linea.

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In tribunale con papà.

La situazione si è fatta delicata perché il Vaticano ha spostato le sue somme dalla banca dei Medici a quella dei Pazzi, esattamente come promesso da Papa Sisto IV a Francesco la settimana scorsa. Per ovviare a questo salasso di pecunia, i Medici ospitano nientepopodimeno che i Reali di Spagna, Ferdinando d’Aragona e Isabella di Castiglia. Olè! Con loro c’è anche frate Torquemada, con la classica arietta simpatica e di ampie vedute che si addice al personaggio. Infatti, come primo segno della sua presenza, fa coprire le vergogne del David di Donatello, almeno finché loro saranno in città e acciocché le sue minuscole e bronzee gonadi non turbino la bigottissima Isabella, anche lei simpatica come la sabbia nel letto. In ragione di ciò, Lorenzo non può esporsi troppo nello scandalo  nel processo al suo Artista, anche se tutto sommato pare più preoccupato per le sue casse che per la pelle di Leo.

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No, purtroppo non diventa Batman, anche se sarebbe stato bello.

Leonardo deve quindi cavarsela da solo, ma eccolo lì che sembra impazzire, parlando dei pipistrelli nella cella d’isolamento, scrivendo strani appunti anche durante il processo e facendo impazzire il suo avvocato col rifiuto di dichiararsi colpevole – prevedibile, visto il personaggio e i legal-drama in genere – ma pretendendo di essere prosciolto da tutte le accuse. Per fare questo dà un foglio scarabocchiato al padre, chiedendogli di farlo arrivare nelle mani di Zoroastro. Si tratta di una lista della spesa e di istruzioni per costruire qualcosa. Ci infila anche un suggerimento per Giuliano, che deve mettere in scena uno spettacolo per gli ospiti, invitandolo a optare per il Decamerone, in particolare una storia nella quale figura un maiale. Tranquilli, che ci arriviamo.

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Francesco Pazzi e il Giudice (in evidente toga rossa!) complottano per mandare Leonardo al gabbio o al patibolo.

Nel frattempo, il processo s’inasprisce. Pazzi e Torquemada (con la connivenza del Giudice corrotto da Roma), non paghi dell’accusa di sodomia che pare debole – avendo come unico “testimone” il bel giovine che, nel primo episodio, il nostro Leo degnò di uno sguardo di ammirazione (e che si rivela qui un modello/prostituto) – aggiungono quella di eresia e idolatria, visto che trovano nel suo studio illustrazioni di minotauri, statue pagane e anche di quella del culto di Mitra di casa Medici.

Veniamo anche a sapere che l’accusa anonima non è partita dalla famiglia Pazzi, ma da Lucrezia Donati, sempre su insistenza di Roma, anche se in tutta onestà non si capisce cosa c’entrasse lei, visto che l’accusa anonima poteva essere fatta dallo stesso Pazzi – come pensavo la settimana scorsa – o da un qualsiasi ceffo al servizio del Papa, ma anche questo misterioso inghippo cigolante della trama ci si rivelerà più avanti.

Da Vinci's Demons 2013

Un primo piano di Clarice Orsini (interpretata da Lara Pulver). Anche se in questo episodio appare solo marginalmente per aiutare il marito Lorenzo nelle trattative coi Reali di Spagna, è il mio personaggio preferito della serie e andava finalmente presentato ai blogspettatori e degnamente omaggiato (e poi non ho trovato immagini della fuga dal carcere).

Siamo in fine alla scena del salvataggio rocambolesco ad opera di amici fidati, ossia Zoroastro e Nico. Al primo tocca fare uscire Leonardo dalla cella, ma deve sostituirlo indossando la sua veste sporca di guano di pipistrello e una barba di peli di topo creata ad arte dallo stesso Leo che per l’occasione s’improvvisa coiffeur (o toelettatore di animali, tanto in questo caso il confine è labile), dopodiché Da Vinci se la fila nel baccano da lui provocato creando mortaretti di cacca di pipistrello che ha composto in palline con altra roba e legato alle zampe dei chirotteri medesimi perché creassero un baccano pirotecnico. Sì, on manca mai la trovata assurda, di questo dobbiamo rendergli merito, ma vi assicuro che non è la sola. Tutt’altro! Infatti, mentre tutta Firenze, insieme ai suoi nobili ospiti, assiste al Decamerone, Vanessa conduce fuori il maiale finalmente scopriamo il piano delirante del Maestro, e appena una scena dopo troviamo il giudice – già corrotto dal Papa e quindi pronto a condannarlo anche per furto di peli del culo a una rana – che è incollato per le gonadi a un maiale col quale si sta accoppiando proprio nell’aula di tribunale, dove Leo minaccia di trasmettere la sua vergogna in Firenze-visione grazie alla macchina che ha stenografato ai suoi amici, ossia un rudimentale proiettore cinematografico che scatta anche “foto” su lastra col metodo – dice lui – di Alberto Magno!

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Il Giudice e il maiale, come appaiono su Novella 1400 «quasi mille e cinque!» (cit. “Non ci resta che piangere”, 1984)

Ora, qui si pone un bivio per molti di noi: da una parte possiamo inchinarci alla follia, dall’altra lamentare la vaccata. Io sono stato in bilico per un po’ – diciamo “attonito e barcollante” – ma la situazione è talmente delirante che alla fine ti viene da ridere – o sorridere – e dire: «Sì, questo è lo show caciarone e assurdo che volevo vedere stasera! Quindi, perché mi lamento?»

Naturalmente, dopo una dimostrazione che proietta nel cielo di Firenze la copula suina, Leonardo minaccia un primo piano se il Giudice non gli garantirà quanto segue: la sua immunità presente e futura, la cancellazione delle accuse, una dichiarazione del Giudice di essere un vile tromba maiali – che Leo si premurerà di mettere sotto chiave, nel caso in cui il Magistrato pensasse di fare il furbo in futuro – e la copia dell’accusa anonima. Obviously, l’infame accetta.

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La nostra gatta morta del Vaticano, e speriamo che tutto questo abbia un senso perché inizia a ricordarmi la prosti-spia papalina interpretata dalla Bellucci in quella gran vaccata de Il Patto dei Lupi (2001).

Ecco quindi perché scegliere Lucrezia come accusatrice; in questo modo, quando Leonardo risalirà all’autore della missiva, scoprirà che è proprio lei, la sua amata e intoccabile! Una trovata da soap-opera degli sceneggiatori, non c’è che dire. Decisamente opportunistica e non proprio sensata nella trama, ma di chiaro effetto sugli eventi futuri o comunque messa lì per creare l’aspettativa bla bla bla. Tanto per gradire e sottolineare la precarietà della loro relazione, Lucrezia – amoreggiando in una vasca di schiuma profumata mentre lo sbarba e si trastullano – gli regala uno dei suoi anelli “appartenuto a una persona a lei molto cara”, ma che non dovrà mai mostrare di fronte a Lorenzo, altrimenti capirà d’essere becco.

Tutti questi indizi generosi preannunciano un po’ troppo gli aventi, ma forse verranno disattesi da un’altra potente regola dello show-biz: “Sempre aggiustare e cambiare la trama man mano che si procede, perché non è detto che rinnovino i contratti e a noi ci piace la pagnotta”, perciò si fa tempo a fare e disfare di tutto. Quasi dimenticavo che, a fine processo, ci scappa anche uno sguardo di affetto tra Leo e il padre, che pur sapendo di avere il giudice contro ed essere stato minacciato di sottomettersi alla farsa, non ha desistito. Magari più per fedeltà ai Medici che al figlio, ma gli abbiamo comunque attaccato la targhetta del buono ma ancora ambiguo.

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Lorenzo e Ferdinando siglano il loro accordo mentre il Re di Spagna si sfoga col banchiere fiorentino.

Intanto il contratto tra Spagna e Medici viene siglato, la famiglia fiorentina sarà la banca della Nuova Spagna. Motivo? Ferdinando non sopporta la sua noiosa cugina/consorte e il fanatico Torquemada. Ha invece apprezzato lo spettacolo scollacciato, l’approccio di Lorenzo alla vita e il suo spirito in generale, quindi se ne fida e accetta.

La puntata sembra chiudersi qui, ma anche Leo ha il suo doppio epilogo, nella cui prima parte scopriamo che ha veramente avuto una relazione col giovane imputato, ma che si è trattato di un flirt e che qui deve chiudersi, anche se il giovane, ancora infatuato ma ferito al punto di volerlo screditare – ma non condurre al patibolo – è pentito, quindi si salutano con un bacio e adieu.

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MAMMA LI TURCHI!

La seconda parte è invece un filo più mistica, visto che torna in scena il misterioso Turco, che nel primo episodio gli aveva preannunciato che sarebbe tornato solo quando Leo “si sarebbe abbeverato alla fontana della memoria”, e così pare sia stato perché in galera ha sognato di nuovo la caverna di quand’era bambino. Nel sogno, un uomo stava appeso al soffitto della grotta a testa in giù e quell’uomo… era lui, Leonardo Da Vinci himself!

No, davvero, ci hanno lasciato così. Con quest’espediente che boh, vedremo. Intanto, non si sa come, Da Vinci ha capito o pensa di sapere che la madre si trovi nella terra sconosciuta al di là dell’oceano, magari in quel Sud America illustrato nel libro scovato qualche episodio fa. Un bel pastrocchio, eh? E non avete idea della fatica di mettere in fila tutta ‘sta roba dopo averla vista! Beh, comunque questo è tutto e alla prossima puntata, che mi dicono scomoderà personaggi imprevedibili. Staremo a vedere.

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