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Peter Weir

by Germano on 21/08/2009
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Dunque, ci siamo. Di Peter Weir avrei voluto parlarne già il mese scorso, quando le analogie della mente mi avevano fatto ricollegare il caldo spietato di luglio con quello che, si evince, debba soffocare i personaggi delle giovani ragazze che intraprendono l’esplorazione di Hanging Rock. Poi, vedendo che nasceva il 21 di Agosto, mi sono imposto di aspettare.

Peter Weir

Peter Weir

Regista australiano, classe 1944. Il suo ultimo film, tra l’altro non riuscitissimo, – ma forse l’antipatia che nutro per Russell Crowe mi influenza non poco – è Master and Commander: Sfida ai Confini del Mare (Master and Commander: the Far Side of the World, 2003) che, nonostante le remore, mi è piaciuto.
E, sì, sì, Weir ha anche diretto il celebratissimo – non da me – L’Attimo Fuggente (Dead Poets Society, 1989) con Robin Williams – già lo sapete cosa penso di lui – e un allora giovane bamboccetto adolescente di nome Ethan Hawk che forse è stato rapito dagli alieni, vista la frequenza con la quale, in Italia, si sente parlare di lui…
La trama di questo film è bla bla bla, setta dei poeti estinti, bla bla bla, bravo insegnante fuori dai canoni, bla bla bla, ragazzo aspirante attore, bla bla bla, padre padrone che vessa il figlio con imposizioni idiote e, ah sì, dimenticavo, ancora bla bla bla
Che c’è? Non ho nulla contro i sostenitori di questo film e del carpe diem. Ma davvero credevate che questa roba qua potesse smuovere uno come me? Andiamo, io che ho a che fare con una vulcaniana tutti i giorni… Il fatto è che, a quel tempo, il 1989, avevo anche l’età adatta per immedesimarmi nei bambocci poeti estinti, ma nisba; per cui, se non ho ceduto allora, figuratevi se posso commuovermi adesso che ho vent’anni in più…
Con Picnic ad Hanging Rock (1975), d’altro canto, è stato amore a prima vista. Ed è difficile che accada, trattandosi di un mistery. Di questo film, un anno più vecchio di me, ne avevo sempre sentito parlare, ma siccome passa in televisione una volta ogni venticinque anni, stile cometa, com’era prevedibile non l’ho visto che recentemente, procurandomi una preziosa copia in saldo, pescata in uno di quegli squallidi vasconi contententi scempiaggini di fantascienza e arti marziali alla Cynthia Rothrock.
San Valentino, Australia, inizi del 1900. Un gruppo di studentesse di un prestigioso collegio inglese effettua un’escursione ai piedi di un massiccio roccioso chiamato Hanging Rock. Nel pomeriggio assolato quattro ragazze decidono di esplorare più da vicino il gruppo di rocce, inerpicandosi lungo stretti passaggi, intente a raggiungere la cima del complesso. In un crescendo sottile, ma costante, di tensione e di interrogativi, accompagnati da una suadente e inquietante melodia al flauto di Pan, le quattro, forse stordite a causa della calura, forse prede della malìa del luogo ancestrale, si lasciano cullare dalle rocce. Tre di loro scompaiono, insieme ad una delle insegnanti sopraggiunta per cercarle. L’unica testimone è Edith, una di loro, che, tuttavia, non ricorda nulla dell’accaduto. Iniziano così le indagini da parte della polizia locale e di volontari che, nei giorni successivi, battono le colline in cerca di indizi, non trovandone alcuno. Il film a questo punto sostiene brillantemente tutte quelle che possono essere le varie ipotesi sulla sparizione delle ragazze: che siano morte precipitando in una scarpata? Che siano state rapite da qualcuno? Che siano fuggite volontariamente?
La suspense e la curiosità crescono insieme al dramma morale di coloro che sperano di rivedere le scomparse e che, giorno dopo giorno, vedono infranta ogni loro aspettativa. Fino a quando un giovane che non si è minimamente rassegnato all’accaduto non decide di esplorare per l’ennesima volta Hanging Rock rischiando anch’egli di venire attratto dall’arcana essenza del luogo e riuscendo a trovare una delle ragazze scomparse… Ma c’è qualcosa di strano. Irma, la fanciulla ritrovata, non solo non ricorda nulla di ciò che le è successo nelle ultime settimane, ma non sembra neppure troppo debilitata fisicamente rispetto alle dure condizioni climatiche del luogo dove, si presume, abbia trascorso tutto questo tempo. Il mistero, dunque, si infittisce…
In un buon thriller è meglio non svelare ogni cosa e lasciare lo spettatore libero di scegliere i motivi che più gli piacciono. In ciò Peter Weir è maestro. E, quello che, a mistero svelato, poteva risultare un pessimo film, risulta, poprio a causa dell’inespresso e della sua carica allusiva, un capolavoro. L’ambientazione degli inizi del secolo scorso, poi, non deve assolutamente spaventare, anzi aumenta, in qualche modo, la bellezza della storia narrata.
Nel 2010, Weir tornerà al cinema con The Way Back, con Colin Farrell, film drammatico ambientato nel 1940 e incentrato sulla fuga di alcuni soldati da un gulag sovietico.
Nel video seguente, parte dell’escursione delle ragazze su Hanging Rock e la struggente melodia al flauto di Pan, di accompagnamento.

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