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“Moon” di Duncan Jones

by Germano on 21/12/2009
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Innanzitutto tre curiosità. Di quelle che sì, ti lasciano veramente perplesso:

a) Moon è stato girato in trentatré (33) giorni, durante uno sciopero degli sceneggiatori, agli Shepperton Studios, gli stessi dove venne girato il sublime Alien (1979).

b) Il budget constava di soli 5 milioni di dollari.

c) Il suo regista, Duncan Jones, figlio di David Bowie, è al suo debutto in un lungometraggio.

Chiarite le precedenti, si può iniziare a parlare del film.
Ed è un buon film, non solo per un’opera prima. Sarebbe un buon film per qualunque regista, anche per i più smaliziati. Il fatto che sia il debutto, semmai, ha consentito a Duncan Jones di non crogiolarsi, di non strafare, cosa che ha contribuito alla compattezza del risultato finale.

L’astronauta Sam Bell (Sam Rockwell) si trova in una base mineraria lunare destinata all’estrazione di Elio-3, la fonte di combustibile ecocompatibile che ha permesso di risolvere la crisi energetica terrestre. Egli ha firmato un contratto triennale con la Lunar Industries, la Compagnia che detiene i diritti di estrazione, e si trova a due settimane dal congedo e dal ritorno a casa, da sua moglie e dalla sua figlioletta che egli ha visto crescere in videoconferenza. Ormai, egli è ridotto allo stremo dalla durissima esperienza, sia psicologicamente che fisicamente. Unico amico e assistente di Sam è GERTY, l’intelligenza artificiale che sopperisce a tutti i suoi bisogni e che controlla l’intera stazione mineraria.
Durante un’uscita di manutenzione ordinaria sul suolo lunare, Sam è vittima di un incidente e perde conoscenza.
Si risveglierà in infermeria, assistito da GERTY, solo per scoprire che c’è un altro sé stesso lì, con lui. Una sua copia esatta, un clone.

ATTENZIONE! LA PARTE SEGUENTE IN BLU POTREBBE CONTENERE SPOILERS (MA ANCHE NO…)

Questo è un film che non scorre mai noioso. D’altronde, durando solo 90 minuti, non potrebbe anche volendo.
Il regista ha optato per una narrazione a scaglie dal momento della scoperta del clone, a mio avviso unico punto debole del film. Debole perché non supportata da reazioni credibili, da parte di entrambi i personaggi. Voglio dire, è un avvenimento eccezionale, così come eccezionali sono le circostanze, no?
Fino a quel momento, Sam Bell, è stato, per tre lunghi anni, l’unico essere umano sulla luna. Sbaglio o ci sarebbe da perdere la testa nel caso in cui si venisse a sapere che c’è qualcun altro lì, insieme a lui? Per di più quando questo altro è la tua copia sputata?!
La cosa, invece, sembra quasi scivolare addosso a entrambi, i quali si mostrano solo un po’ confusi. L’unica differenza è che il primo Sam sembra più malandato del secondo e soffre di vuoti di memoria. Questa evidenza, insieme ad altri sospetti dispensati con efficacia, spingono entrambi i Sam ad indagare sulla loro natura, sulla verità che sembra essere celata ai loro occhi, prima che quelli della Compagnia li raggiungano e mettano tutto a tacere…

Scenografie ispirate a 2001: Odissea nello Spazio. Corridoi bianchi e lattiginosi, coperti da imbottiture e pannelli confortevoli. Tecnologia retro, pur essendo o volendo essere ultramoderna. Squarci di desolati oceani lunari e anelanti vedute spaziali della Terra, una delle quali riproduce una foto scattata dall’Apollo 17; il tutto accompagnato da una colonna sonora dolce e malinconica, forse troppo; avrei preferito qualcosa di più ipnotico. GERTY è la controparte buona di HAL 9000, la luce del primo è di un celeste confortante e pacifico corroborato dalle emoticon, laddove c’era il rosso della spietata lucidità del secondo; stessa voce suadente per entrambi i super-calcolatori, quella di GERTY è di Kevin Spacey.
In fin dei conti un film superiore alla media, ma senza esagerare…

approfondimenti:
Scheda di Moon su IMDb

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