Crea sito

L’Uomo nell’Ombra (2010)

by Germano on 05/05/2011
Book and Negative
Contents

Che Polanski regista mi piaccia, credo, non è un segreto. Eppure mi ero perso L’Uomo nell’Ombra. O meglio, l’avevo messo a riposo, nell’attesa di godermelo.
Proprio così, un pregiudizio bello e buono, pensare che mi sarebbe piaciuto. Perché il budget può variare, perché Roman si ostina a voler ambientare storie negli Stati Uniti, cosa che lo costringe a ricrearne piccoli scorci in terra europea, dato che laggiù non può mettervi piede; e può variare anche la sceneggiatura, ma lui riesce a essere costante nel mostrare la tensione, quella sana, genuina. E lo fa da decenni, sempre nello stesso modo, attraverso inquadrature lontane, magari di gente che, apparsa all’improvviso nello specchietto retrovisore dell’auto, si mette all’inseguimento. A quel punto, quel che resta è un gioco di intuito e intelligenza condotto, come fu per Dean Corso, in camere d’albergo, con una discreta ossessione per i frigo-bar e la sicurezza violata da sconosciuti alla ricerca di non si sa bene cosa.
Ancora una volta si ha a che fare con un libro, innocuo all’apparenza, ma che sembra interessare gente pericolosa. Protagonista è un ghost writer, uno scrittore fantasma chiamato a collaborare alla stesura di una pallosa autobiografia dell’ex Primo Ministro inglese.
La sceneggiatura è di Robert Harris, col tarlo dei complotti, la regia è di Roman Polanki, di prim’ordine.

***

Pierce Brosnan fa il Primo Ministro, personaggio che dicono somigli a Tony Blair, mentre a Ewan McGregor spetta il ruolo dell’Ombra.
Ora, diversamente dal solito, non ho intenzione di soffermarmi sulla trama. Svelare dettagli sull’intreccio significa rovinare il film. Per cui mi limiterò a parlare di atmosfera.
Perché, in definitiva, è proprio questo un film: atmosfera. O affresco, se preferite la versione romantica. Immagini che accompagnano una storia, o che la narrano.
E allora qui abbiamo la Germania, truccata da isola statunitense. Ed è bellissima. L’idea è quella di un’isola sabbiosa, perennemente sotto un cielo grigio, gravido di pioggia, dove, in una casa sulla spiaggia, l’Ombra possa aiutare l’ex-ministro a scrivere un’autobiografia che riesca a vendere, a renderla interessante, coinvolgente, perché il Primo Ministro non è uno scrittore.
Si parte così, scoprendo che l’Ombra, com’è giusto che sia, non ha un nome, nel senso che non viene mai nominato nell’arco del film. Resta un personaggio anonimo. Si scopre che le biografie dei politici sono i libri più noiosi del mondo, ma se ci si piazza accanto un bello scandalo internazionale, come l’accusa di crimini di guerra ai danni dell’autore, be’, allora diventano best-seller annunciati.
E si scoprono, soprattutto, a sbirciare tra le curiosità che accompagnano la realizzazione del film, due cose.

***

Che Roman Polanski ha terminato di lavorare al film in galera. E che quei panorami visti dalle finestre della villa sulla spiaggia sono finti.
Il primo motivo, senza addentrarsi nelle circostanze e nelle cause, sembra addirittura aver giovato al risultato finale. Il film è secco, semplice, teso e diretto. E dietro ogni personaggio si attende il colpo di scena. Peccato per il calo sul finale, che fa prevedere purtroppo una svolta fin troppo palese.
Il secondo motivo è più intrigante. La casa è stata costruita in studio e sulle finestre, costituite da pannelli verdi, è stato disegnato un mare incantevole. Il ché mi mette anche un po’ di nostalgia. A guardare i video su YouTube, sembra che la maggior parte degli scenari che ci hanno fatto sognare, perché incantevoli, negli ultimi anni, siano frutto della mente umana e dei numeri. E basta.
Ci siamo già, nel futuro cyberpunk che tanti, io compreso, vagheggiamo.
E ci voleva Polanski per svelarcelo? Pare di sì, perché i paesaggi rarefatti che qui si vedono sono rari. Ancor di più perché non esistono.

***

I personaggi sono credibili. Reagiscono bene a ogni situazione. Non sono marionette. Persino Brosnan, a cui con piacere è stato evitato il ruolo carismatico che la situazione imponeva di dare. Alla fin fine, la sensazione è che non ci sia un solo protagonista in questa vicenda che risulti simpatico, o virtuoso.
Trattasi di gente normale, opportunista se serve e quando serve. Ognuno a badare ai propri piccoli segreti. L’Ombra (McGregor) agisce per soldi, perché la moglie del Ministro è una bellissima donna, e perché chiunque, di fronte a 250.000 dollari di stipendio, è pronto ad accantonare gli ideali, a guardare altrove e ad aiutare un sospetto criminale di guerra a imparare a scrivere.
C’è un cinismo notevole, in tutta questa storia, per non parlare, poi, dei fantastici minuti, iniziali e finali de L’Uomo nell’Ombra.
I primi che, se ancora ce ne fosse bisogno, gettano luce sugli intrallazzi del mondo editoriale: su libri progettati a tavolino perché debbano vendere, non importa la merda che possano contenere; finché c’è un ghost writer che li renda leggibili; fra piccole invidie e meschinità tra colleghi.
Il secondo, con un finale tra fogli di carta svolazzanti e l’inquadratura che resta fissa guardando dalla parte opposta rispetto a dove si svolge la presunta azione, che esprime meglio di tutto il resto, il senso e l’agire del protagonista, quell’Ombra la cui fine, qualunque sia, non si riesce a scorgere.
Insomma, il film di un maestro. Non il film perfetto. Ma ne è mai esistito uno?

Altre recensioni QUI

Fonts by Google Fonts. Icons by Fontello. Full Credits here »