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La solita, vecchia storia

by Germano on 01/12/2010
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Fiuuu. Sembra passata una settimana e invece sono solo un paio di giorni. Non trovate anche voi?
E giuro che ci provo sempre a guardare qualcos’altro di cui valga la pena discutere: l’unico problema è che rischio di trasformare il blog in un canale in bianco e nero.
E, in mancanza di segnali precisi da parte vostra, è una cosa che non mi azzardo a fare. Con dispiacere, aggiungo.
Restando, perciò, in tema di zombie apocalypse, ho provato a sorbirmi tre film sull’argomento: Mutants (2009), Devil’s Playground (2010) e Day of the Dead (2008).
Sapevate, a proposito, che nel 2008 avevano fatto ‘sto Day of the Dead con zombie voraci e, guarda un po’, militari? Io l’ho scoperto stamattina. Sempre con dispiacere, aggiungo.
Il primo l’ho visto per intero, gli altri due con brusche e definitive interruzioni. La Palma d’Oro del film interrotto dopo neanche sette minuti va a Day of the Dead. Applausi.
Sapete che vuol dire vedere ogni possibile cliché nel giro di sette minuti? Non è bella come cosa.
Devil’s Playground… che dire, c’è quel tipo, Colin Salmon, una roba che così, su due piedi, ti ricorda colite e salmonella, ma non è questo il punto. Il vero problema è che non solo il cinema moderno sugli zombie ricicla intrecci e situazioni a strafottere, ma anche gli attori. Già visto, e fatto a cubetti, in Resident Evil, una fine ingiusta, ma spettacolare, se me lo domandate. Già visto, quindi. È mai possibile che esista solo quest’attore per fare zombie-film minori? Tra parentesi Salmon non è invecchiato di un solo capello da Residenti Evil. Beato lui.
Ora che ci penso non sono invecchiate né la Jovovich, né la Rodriguez. Che sta succedendo?
E così si scopre che in Devil’s Playground gli zombie fanno parkour. Proprio così: parkour. Saltano qua e là, utilizzando le infrastrutture come appoggi. Vi basta?
Non è neanche fatto male, ma… è anonimo, ecco. È sempre quel film che conoscete tutti. Si salvano sempre gli stessi idioti. Si salvano, per poi essere decimati lungo i novanta minuti. Tanto valeva morire subito e togliersi il pensiero.
E gli zombie-infetti-mutanti-sovrumani. Non so, ci manca qualcosa? Probabilmente nel prossimo futuro riusciranno anche a procreare… Ma che dico? Forse è già successo.

***

D’Autore

Eh, ma c’è il cinema francese a salvarci. Cinema d’autore. Come lo sanno fare loro.
Ho smesso da tempo di credere a queste stronzate.
Però… in confronto al nostro cinema fantastico, che non c’è, e in confronto al cinema teenagers pomicianti in cantina, il cinema francese fa il culo a tutti.
Mutants inizia in piccolo e in piccolo prosegue, come piace a me. Film di pandemia. Una malattia che infetta, stravolge e fa impazzire gli uomini che si mettono a uccidere altri uomini.
Qui c’è un’ambientazione alpina. Un piccolo inseguimento sanguinoso di alcuni ai danni di altri. Poi una bellissima donna un po’ mutata raggiunge la statale…
Ora, questa è un’altra di quelle scene che mi fanno sclerare: quella del tizio che avanza sulla carreggiata e viene investito.
Hanno imparato come si fa. Gliene do atto. Ma ne stanno abusando.
Tra parentesi, non si spiega come mai il tizio che attraversa, insieme allo spettatore, non senta mai il rumore della vettura che si sta avvicinando, tranne quando fa capolino dal lato, solitamente il sinistro, del vostro televisore, sempre dalla stessa parte.
È irrealistica e non sorprende più almeno da quando capitò a Brad Pitt, che impersonava la Morte, di essere preso in pieno.

***

Intimistica

I francesi, film d’autore, e l’ambientazione alpina innevata. Neve e sangue è sempre un bel contrasto cromatico, ma non inedito. È comunque piacevole da guardare, insieme ai volti illividiti, quasi certamente a causa della desaturazione della pellicola, degli attori.
Mutants mi piace proprio per quel suo essere discreto nell’approccio. Mi riferisco al fatto che l’apocalisse è chiaro fin da subito che c’è, ma che non si viene mai aggrediti dall’infodump del perché e percome le cose sono andate a finire così.
Personalmente la trovo una scelta adatta, che va a braccetto col realismo. Ho sempre pensato, infatti, che un tizio qualunque, che viene a trovarsi nei guai, non ha molto tempo per informarsi su cosa stia succedendo nei minimi dettagli. Quanta gente guarda regolarmente il tg, o legge i giornali? La risposta ve la siete data voi stessi.
Dopo un MacGuffin mica da ridere, che avviene dopo circa un quarto d’ora, un momento di follia collettiva in cui tutti vogliono ammazzare tutti, la trama vira bruscamente verso un rifugio di montagna abbandonato.
Chiamarlo rifugio è inappropriato dato che trattasi di una struttura enorme.
Qui il resto del film, che prende una piega ancora più intimista tentando, in maniera più estesa rispetto alle volte precedenti, di sezionare la personalità del futuro mostro. Uno dei due protagonisti rimasti è infetto e sta lentamente trasformandosi in un mutante.

***

Spud

[contiene spoilers]

Tentativo non inedito, e lo so che sono ripetitivo, ma che in nuce è già contenuto in Io sono Leggenda di Matheson.
La personalità dell’infetto è un lato tuttora inesplorato di questa cinematografia e ricchissimo di potenzialità.
Ora, in Mutants si indugia sull’ammalato, reso discretamente sia dal trucco che dall’interpretazione. In alcuni momenti si tende a dimenticare che si tratta di un mostro potenziale e sembra di avere a che fare con un malato terminale. Ma è un’illusione di breve durata.
Il volto spigoloso dell’attore, poi, rammenta a chi ha visto troppo cinema come me, lo Spud di Trainspotting, suscitando anche umorismo involontario allorché si assiste all’inseguimento da parte di “Spud”, nudo e coperto di sangue, della sua bella infermiera.
Poi arrivano gli sciacalli cattivi. Nel frattempo la bella infermiera ha già deciso tutto lei, plenipotenziaria della vita, è incinta oltre che essere immune alla malattia, e della morte, rifiuta di praticare eutanasia sul fidanzato, lasciandolo trasformare.
Il punto è che lei è incinta. Ed è stata morsa più volte. Sta suonando il vostro campanello d’allarme? Non fosse bastato il trasporto romantico del cowboy verso la bella e putrefatta Jane…

***

La stagione

Qualcuno sostiene che il cinema vada avanti a stagioni, a cicli periodici che, una volta esauriti, vengono messi al maggese, nell’attesa di essere seminati di nuovo. Ma da un bel po’ di tempo, ormai, subiamo overdose di periodi cinematografici, con conseguente disgustorama al solo sentirne pronunciare il genere.
E badate che io mi ritenevo immune a queste idiosincrasie. Credevo di essere capace di sorbirmi decine di film tutti uguali con un sorriso.
E invece non ce la faccio più.
Se vedo teenager americani che pomiciano in uno scantinato con musica rocchettara in sottofondo comincio a dare di matto. O zombie che fanno parkour. O attori che fanno sempre film sugli zombie. Tutto uguale.
Eppure, non solo l’esperimento di Alex, il survival blog, ma anche il mio straccio di Diario dalla Zombie Apocalypse, a giudicare dagli ingressi, sta avendo un discreto ritorno. Se a questo si aggiunge che anche io mi sto divertendo come un matto a scriverlo, tutto ciò mi fa capire che non siamo stufi del genere in sé, ma piuttosto di come ci viene servito oggi.
A questo punto è ora di mostrare il cambiamento che un po’ tutti si aspettano.
Non girerò un film. Non ho i mezzi, né la conoscenza tecnica. Però, ho intenzione di continuare a scrivere la mia versione della storia.
Voi fatemi sapere la vostra. Prometto che sarò gentile.

[la foto di Zooey Deschanel zombie version è tratta da Jimboeth]

Approfondimenti:
Mutants (2009)
Devil’s Playground (2010)
Day of the Dead (2008)

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