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Il Senso del Remake

by Germano on 02/03/2011
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Dovevo vederlo, prima o poi. E così, l’ho fatto. Mi riferisco a Let Me In, rifacimento, botta e risposta, di Lasciami Entrare.
Ero anche prontissimo a sputtanarlo ben bene su queste pagine, in maniera aprioristica e tutto incazzato come non mi capitava da un bel po’; le polemiche fanno sempre bene, a me e al blog. E già stavo sfregandomi le mani avido e assetato di sangue facile facile…
Ma sapete che c’è? Non posso farlo.
Perché Let Me In non è un brutto film. Proprio no. Tutt’altro.

La storia è identica. Non poteva essere altrimenti. Ed è una bella storia, se si eccettua il montaggio analogico, stile fantozziano, che vuole anticipata una scena che meglio sarebbe stata dove la ragione e l’unità di tempo avrebbe voluto collocarla, ovvero intorno alla metà del film. Mi riferisco al suicidio del “padre” di Abby/Eli.
E se ci dimentichiamo che la protagonista ha un nome da massaia statunitense, Abby appunto, in luogo del più evocativo Eli, che possiede un ché di biblico, ma in senso maledetto.
Bella storia, quindi. Fila tutto liscio. E finisce in piscina, vista da sotto il pelo dell’acqua.

La fotografia è bella, nonostante una propensione per le luci calde, che fanno tutto arancione, in luogo di quelle fredde svedesi, che facevano tutto bianco, risaltando di più i contorni degli attori e i contrasti cromatici, soprattutto sangue-neve.

Gli attori sono pure bravi, anche se io continuo a preferire la straordinaria interpretazione di Lina Leandersson a quella di Chloe Moretz.

***

Quindi, Let Me In è un buon film. Appena sotto l’originale, anche e soprattutto perché in questo manca quella tensione morbosa e inquietante di cui è ottimamente saturo Lasciami Entrare. E questo fa la differenza.
Stesse scene, stesse angolature, stessa ambizione.
Ma per fortuna è arrivato dopo.
Il guaio è che non ha senso, fatto così com’è e adesso. Non ha proprio senso riproporre tutto in copia carbone.
Voglio dire, è come se io mi mettessi a riscrivere Prometeo e La Guerra, così, di punto in bianco.

Che scusa potrei mai avere?

Ora, mi resta una domanda, giusto per evitare di scrivere duemila parole e gettarmi in un’invettiva al mercoledì, verso l’ora di pranzo; una cosa che non si deve mai fare. Mai di mercoledì.

Qual è il senso di tutto ciò?

Perché rifare un film perfetto? Dopo solo due anni?

Devo veramente credere alla favoletta che, non essendoci il doppiaggio negli states, o essendo pessimo e non volendo vedere film sottotitolati, gli americani preferiscano rifare le cose piuttosto che tradurle?

Ok, le domande sono tre. Ma voi fate finta di niente.

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