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I Mercenari – The Expendables (2010)

by Germano on 08/09/2010
Book and Negative
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Parliamone, mi sono detto.
E già, perché la metà del pubblico è impegnata a masturbarsi, mentre l’altra metà è impegnata a elargire stroncature ingiuste e vuote come le loro teste piene solo di ragni che figliano (cit.). E io? Io a riguardo ero molto scettico e forse anche un po’ stronzo. Ma sì, togliete pure quell’ un po’.
Mentre I Mercenari, sorpresa delle sorprese, è un bel film. Solo un bel film. Niente capolavori, niente resurrezioni fuori tempo massimo di un cinema bello che andato e niente, e questa è la cosa che stupisce di più, museo delle cere in movimento. Mi rimangio tutto quello che ho scritto prima senza aver visto e temendo il peggio. Il peggio non è arrivato.
Sì, d’accordo, ci sono loro, i vecchi.
Come ho detto tempo addietro, ci sono QUASI TUTTI, quei vecchi bastardi.
Quel QUASI ha impedito il corretto orgasmo di parecchi.
C’è persino chi ha gridato alla becera operazione di marketing dietro alla sbandierata partecipazione di Bruce e Arnold. A questi ultimi faccio notare che fin dall’inizio si è parlato di cameo.
Il cameo è, per antonomasia, di breve durata. Ed è stato meglio così, perché Arnold, a differenza degli altri, è invecchiato proprio male, sul suo cammino per diventare Presidente. Ed è un dolore vederlo con le rughe in faccia.
I vecchi dovrebbero essere come i personaggi dei fumetti. Andare in giro vestiti sempre uguale e non imbiancare mai. Non dovrebbero cambiare un solo capello del loro aspetto fisico. Altrimenti ci si ricorda, a meno che non ci si chiami Clint Eastwood, che più invecchia e più diventa simile al vino, di pregio, che il tempo passa e che il suo scorrere è una brutta bestia per tutti.

***

È arrivato

Marketing, dicevo. “I Mercenari” è forse una squallida rimpatriata messa su alla meglio per incassare i dollaroni?
No. Decisamente.
Di sicuro Sly ci ha guadagnato, visto come sta andando. Ma voi l’avreste fatto gratis?
È, piuttosto, come un atto dovuto. Che ha cavalcato l’onda del cinema idiota degli ultimi quindici anni. Se quest’ultimo fosse mancato, se il cinema d’azione fosse stato buono, Stallone non avrebbe potuto mettere le ali al teschio e venire a fare il liberatore, venire a ricordarci che lui e gli altri sono stati i signori di quel cinema e che di loro eredi, a tutt’oggi, non ce n’è neppure l’ombra.
Si può dire, quindi, che a favorire “I Mercenari” e quel senso di vendetta/rivalsa nei confronti dei polpettoni neo-romantici sia stata la contingenza.
Meglio così, perché il film arriva proprio là dove vuole arrivare.
Nessuna esaltazione della violenza, come affermano sedicenti illuminati della critica. Nessun rispolvero.
E, contrariamente a tutto ciò che avrei potuto aspettarmi, c’è persino un bel po’ di autocritica con tanto di passaggio di testimone alla nuova/vecchia generazione: Jason Statham.

***

Schizzi

La trama è semplice, ma non accessoria come è stato detto. Semmai, a essere accessorio è il Dittatore Generale Garza (David Zayas), davvero un manichino inutile. Metterci al suo posto una sagoma avrebbe dato gli stessi risultati, o forse migliori, dal momento che non avremmo udito le sue farneticazioni.
Insieme a Charisma Carpenter, anche lei vecchia scuola, che forse avrebbe dovuto lasciare il passo a qualche nuova aspirante, data l’inconsistenza del suo ruolo.
Tutti gli altri stanno al loro posto. Lo sanno fare da sempre.
Stallone che si fa tatuare da Mickey Rourke, che dal suo canto è un biker nato, altro che attore. Dolph Lundgren che gli avrei fatto fare tutta la vita il russo cattivo, non il mercenario schizzato. Jet Li che fa il cinese con le gambe corte ed è doppiato da, ma che cazzo di voce gli hanno dato, a proposito?
Sangue in CG, sangue non in CG. Ovvove!
Sì, ma anche no. A volte i veri duri fanno le checche isteriche.
Gli schizzi sono adeguati. È solo che non ci si inzacchera a dovere.
E tutti gli spettatori della mia età sanno che senza inzaccheramento rossastro non c’è cinema. O c’è un cinema a metà. Ma può andare, dai. L’unico problema è che rispetto a una enorme quantità di schizzi volanti, là intorno di sangue non ce ne è traccia. Realismo, Sly, realismo… non ti ho detto altro.

***

Diamogli una Lezione

Eppure ci sono anche scene che non vedevo più da un pezzo, forse da quando ho comprato il mio primo rasoio: Jason Statham che le suona a dovere a un branco di idioti che giocano a basket pronti a spalleggiare il più belloccio tra di loro che si è permesso di alzare le mani su una donna.
Abituati come siamo stati a vedere le donne iper-cazzute stile Doomsday menare calci e pugni e difendersi da sole, ci hanno fatto quasi dimenticare quanto è bello e opportuno per un uomo fare giustizia e mettere a posto le cose. Quanto riempie di soddisfazione suonarle a degli stronzi bastardi.
Cinema d’epoca, in questo e in tutte le altre scene d’azione, sì spettacolari, sì mozzafiato e sì, assolutamente esagerate. Ma loro le sanno fare, o si sono ricordati come si fanno.
Jet Li che perde colpi, che viene legnato e sventolato come una bandiera, Stallone, quello vero, che si rompe l’osso del collo, sul set, combattendo con Steve Austin e che, sul set, quello finto, riesce a non vincere.
Questa è l’autocritica alla quale mi riferisco. Stallone non ha mai perso, eppure qui non vince. Jet Li, che è un nano, forse la metà di Dolph Lundgren, non solo ammette di esserlo, ma si permette anche l’affanno dopo gli scontri.
Jason Statham, che lavora coi pugnali, be’, lui è l’erede designato: i suoi coltelli sono veloci quanto i proiettili di Sly. Se non è un’investitura questa…

***

La Corona di Aquilonia. Forse.

Che altro serve? Forse ammettere che “I Mercenari” diverte e intrattiene, che è un buon film, che è piacevole guardarlo anche se non siete tra i seguaci del decennio aureo.
Impagabile, poi, l’ennesimo sfottò di Stallone a Schwarzenegger. Come due amici che non crescono mai. Arnold vuole fare il Presidente degli Stati Uniti, nella testa di Stallone lo è già da anni. Gli ha concesso persino biblioteche a suo nome, insomma, Conan diviene Re di Aquilonia, lo sanno tutti. E lo sa anche Sly.
Ma questi scherzi, queste battute sono uniche come la loro parentesi cinematografica. A nessuno dopo di loro sarà concesso questo tipo di potere, quale quello concesso a due immigrati, uno austriaco, l’altro delle mie parti.
Abbiamo mangiato le stesse mozzarelle, ma io presidente non lo diventerò mai. Probabilmente, caro Arnold, non ci riuscirai nemmeno tu, ma al contrario di me, sei così grande, tu e i tuoi amichetti, che ci potete scherzare sopra. Pochi al mondo possono permetterselo.
E sono gli stessi che si possono permettere un film così e ricevere complimenti dalle platee di mezzo mondo, ma, quel che più conta, non essere presi per il culo.

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