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Hunger Games (2012)

by Germano on 13/04/2012
Book and Negative
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In Italia uscirà il primo Maggio, l’ultimo paese al mondo in cui sarà proiettato. Mi risparmio ogni ulteriore commento in merito.
Ma basta farsi un weekend a Londra, dove già si può vedere dal 23 Marzo scorso.
Hunger Games sta andando fortissimo, tanto che è auspicabile una trilogia dalla trilogia cartacea di Suzanne Collins, la quale, dal suo canto, s’è limitata a scoprire l’acqua calda. Mai sentito parlare, che so, di Battle Royale o di un certo L’Implacabile?
Massì, i ragazzini no di sicuro. Comunque, prendete mezzo Battle Royale e mezzo Implacabile, al posto di Damon Killian ci piazzate Stanley Tucci (chiedendovi per tutto il tempo, dove diavolo ho visto quella faccia?), e come protagonista, anziché Schwarzenegger, una bellissima fanciulla armata di arco, ed ecco Hunger Games.
La gente che rideva in sala, be’… quello è un altro discorso. Però c’era.
Le riviste (anche online) già si riempiono la bocca coi centocinquantadue mmmmmmilioni di dollari incassati nel weekend d’esordio. Ooooohh di meraviglia, come se i soldi buttati facessero la differenza tra un buon film e una cagata. Be’, sì, oggigiorno pare che vada di moda questo discriminante, assieme alla puttanata galattica del cervello spento. Roba da accogliere col lanciafiamme chiunque lo scriva, altro che Hunger Games.
Hunger Games che, d’altro canto, è diretto male e fotografato peggio. Optando per riprese dinamiche che non fanno capire nulla, nelle scene d’azione, di ciò che accade. E causano un certo disagio addominale.

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[contiene anticipazioni, ma ne vale la pena]

Allora, nell’immaginaria nazione di Panem (non ci credo), si svolgono, da ben 74 anni a questa parte, gli Hunger Games, la cosiddetta mietitura; ognuno dei dodici distretti esterni è costretto a inviare, come pegno per l’antica ribellione, un ragazzo e una ragazza tra i dodici e i diciotto anni, per partecipare al gioco al massacro. I concorrenti, infatti, una volta inseriti in un quadro di gioco, devono ammazzarsi a vicenda davanti alle telecamere, fino a che non ne resterà solo uno che, riscattandosi, vivrà una vita di ricchezze e celebrità.
Il probabile scandalo sta nella memoria storica pari a quella di un criceto del pubblico odierno. I ragazzini che si massacrano non sono tutta ‘sta gran novità. E quindi? Come spiegare il fatto che ‘sto film genererà, con tutta probabilità, due seguiti?
Boh…
Certe cose non me le spiego più. Vi dico solo che c’è Woody Harrelson e che, ogni volta che entra in scena, scatta la risata del pubblico, un po’ per il ruolo macchietta che gli è stato affidato, un po’ per come è vestito.
Ecco, parliamo di vestiti. Le province sono decadenti, di una decadenza di primo Novecento, ma cinese, a parte gli abiti. La Città dove si svolgono i giochi, invece, è il trionfo del design, non foss’altro che i ricchi dominatori di questa realtà, vestono letteralmente come si può vedere in qualsiasi sfilata di qualsiasi sarto italiano o francese, ossia in modo ridicolo.
Tra dolcetti e frutta candita, secondo l’impietosa logica del Grande Fratello, quello della società di distribuzione televisiva olandese, con tanto di interfaccia grafica per votare per ogni singolo concorrente a questo reality, Katniss Everdeen (Jennifer Lawrence) si ritaglia il suo angolo di celebrità esordendo sulla scena avvolta da fiamme…

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Poi ricordatevi che c’è Stanley Tucci con una parrucca blu e che hanno scongelato anche per questo film il buon Donald Sutherland, ormai impiegato per fare il vecchio potente e intrallazzatore.
I giovani virgulti vengono allenati alla lotta per tre giorni tre, senza alcuno scopo perché in tre giorni non si impara nulla, ma i tempi televisivi sono stretti si sa, e vengono mandati al massacro nella zona predisposta, un set che appare una foresta, ma che è in realtà gestito in toto da quelli del network, che possono a piacimento abbattere alberi, scagliare palle di fuoco e generare animali feroci tanto virtuali quanto letali, il tutto dietro ordine del tipico presentatore fighetto e imbecille.
Ora, tutto questo show si svolge davanti alle telecamere, abbiamo detto. Le alleanze momentanee, i legami che si creano tra i partecipanti, etc… su tutto, però, l’ombra tragica della fine (almeno sulla carta), in quanto si sa che dal quadrante di gioco ne deve uscire solo uno. Ma, ehi, arriva il colpo di genio, non so se del presentatore suddetto, della regia o dell’autrice del libro, cambiamo le regole in corso d’opera, stavolta si vince in due! Se si è dello stesso distretto. Questo per favorire la love story potenziale tra Katniss e Peeta (Josh Hutcherson), cosa che, infatti, accade.
E il corteggiamento, non mentirò, in un film che si trascina da una scena di violenza risibile e ipocrita alla successiva, è ben fatto, credibile e mai esagerato o stucchevole. Ma, occhio, che adesso arriva il secondo colpo di genio. Dato che la cosa viene trasmessa in TV, perché non mostrare lo spasimante di Katniss, il nuovo cornuto multi-mediale, rimasto nel Distretto 12 a guardare la sua bella che lo cornifica sul maxi-schermo? Lui fa le faccette, e la platea esplode dalle matte risate… ahahahahahah XD

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Sarà questo, oppure la pretesa di tagliare un ramo d’albero con un coltello… o l’ipocrisia che porta a inserire tra i partecipanti una dodicenne per poi farla eliminare dai cattivi, che sennò era troppo traumatico farlo fare alla protagonista buona e bella dagli occhioni blu. Sì ok, è bellissima, ma anche un po’ antipatica.
Ecco, protagonisti antipatici a livelli di guardia. Un cattivo, Cato, che doveva far tremare la terra, ma che a stento ci si accorge che c’è. ‘Ndo sta? Boh, s’è nascosto dietro qualche cespuglio.
E infine, un finale che è tra i più idioti della storia del cinema.
Restano vivi, indovinate un po’, Katniss e Peeta, quand’ecco che il presentatore scemo interviene dicendo che, TA-DAAN, la regola del duo vincitore è stata appena revocata e che quindi devono affrontarsi fino alla morte.
Prevedibile eh? Ma no, perché è in arrivo il terzo colpo di genio, quello che vi tramortirà dalle risate. Nessuno, infatti, può costringere il duo a uccidersi; non il network, che altrimenti apparirebbe spietato e dittatoriale, ne scaturirebbero rivolte di tutti i distretti. I due concorrenti, d’altro canto, minacciano di suicidarsi entrambi. E così, dopo nemmeno dieci secondi di trattative, il presentatore si cala le braghe e li proclama vincitori, salvo poi ritrovarsi, a cose fatte, le bacche velenose con le quali i ragazzi volevano ammazzarsi, nel portagioie della sua stanza, regalo del vecchio Sutherland che lo sta invitando a suicidarsi…
E questo, più o meno, è quanto. Centocinquantadue milioni di dollari in un weekend, attoroni, bellissima protagonista (cui domani dedicherò una gallery) e un cinema che non riesco a capire più. Rovinato in nome dei soldi. Perché di potenzialità, in questo show, ce ne erano parecchie.

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