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Ghost Rider: Spirito di Vendetta (e anche il precedente)

by Germano on 26/03/2012
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Per cominciare, parliamo di motivi. Il motivo che mi ha spinto a guardare Ghost Rider: Spirito di Vendetta è che alla regia ci sono Mark Neveldine e Brian Taylor, ovvero il dynamic-duo dietro Crank e Crank: High Voltage. Ho rischiato persino di vederlo al cinema. A farmi forza gli assunti arbitrari: 1) dai, ci sono loro e Ghost Rider piscia fuoco come il cane in Nightmare 4. Sarà una figata! e 2) peggio del primo non può essere. Solo che il primo non l’avevo ancora visto. L’ho fatto stasera, il che ci porta al secondo motivo, quello per cui ho visto Ghost Rider (2007): Cristiano Pugno.
Ecco, non ne ho altri. Per qualche ragione, Cristiano detto Beppe, mi ha persuaso a comparare le due “opere”.
Saggio consiglio, sebbene per qualche tempo non vorrò più avere a che fare con lui :D. Saggio perché, mi fossi limitato al secondo, a quest’ora la mia invettiva sarebbe stata molto più crudele contro Neveldine e Taylor. L’ignoranza si paga, ma a volte è un bene.
Dunque, iniziamo parlando di parrucche. E di Nicolas Cage.
Cage che, un tempo, consideravo persino un bravo attore. Di più, un ottimo attore. Poi non so, ha cominciato a fare il suo ghigno psicopuccioso, a cambiare parrucche a ogni piè sospinto, sempre più incredibili e vistose, a rattoppare (dicono) i buchi che ha col fisco ammericano, accettando qualunque ruolo gli venga proposto.
E infatti in questi anni l’abbiamo visto dovunque, persino nelle chiazze di petrolio, come testimoniato da questo reportage (thanks to Luca Frìsoli).
A tutt’oggi, credo che la parrucca più pregna di sottotesti sia quella coi colpi di sole sfoggiata ne L’Ultimo dei Templari. Capolavoro imprescindibile (la parrucca, non il film), per chiunque voglia capire di che stiamo a parlare.
Nei due Ghost Rider fa prima il giovincello, poi l’eroe tormentato; la capigliatura varia di lunghezza a seconda del dramma vissuto. Le rughe che non ci sono, boh, in tempi di CGI ogni miracolo è possibile.

***

Impossibile, invece, comparare le storie dei due film, non avrebbe senso. Si basano su intrecci che fanno della loffiaggine e della lentezza vessilli da battaglia che garriscono nel vento. In più, persino il dynamic-duo, che pare abbia dovuto sottostare a più limitazioni, budget ridicolo e manette ai polsi, legati e tenuti stretti dalla produzione, non è stato in grado di opporsi all’orrido spiegone mortale carpiato, per chiarire una delle poche scene già chiare del film, ovvero che Ghost Rider trasforma ogni veicolo sul quale si siede col proprio potere, persino una gru (sì, una gru).
Si spiega finanche l’ovvio, com’è di moda oggi, ragion per cui, perché parlare di trama? Che, in ogni caso, in Spirit of Vengeance non si discosta, tenuto conto delle dovute sfumature, da quella de Il Bambino d’Oro, ce l’avete presente? Con Eddie Murphy che le suona a Satana in persona. Altri tempi. Eoni fa. E altro carisma.
Parliamo invece dell’attrattiva principale, il Ghost Rider.
Dal teschio bianco fatto con tre poligoni e messo in mezzo al fuoco, s’è passati a un teschio nero, bruciacchiato, più realistico. Il Rider ha perso la vocina da soprano e ha smesso di dire ovvietà a base di giustizia & vendetta. Il veicolo e gli effetti sonori, una sorta di risata in rallenty, ma meccanica, lo rendono più accattivante. Le catene hanno un senso e, in generale, il personaggio ritratto dal dynamic-duo, pur trattandosi sempre di Cage, quando è fiammeggiante (e quindi Cage non si vede), ha il suo perché, considerato comunque il grado di sfida dell’intera impresa: pensate che mission impossible sia, in fondo, mettere in scena un personaggio come Ghost Rider.

***

Sfida difficile, quindi, e persa. Sia da Johnson (2007) sia da Neveldine e Taylor (2011). Non che mi aspettassi una cosa folle, iperadrenalinica e scanzonata come Crank, no, ma qualcosa che risultasse solo meno vagamente noioso, qualche battuta in più, qualche personaggio d’antologia, e non un limitarsi al villain il cui tocco fa putrefare ogni cosa che si spazzola una merendina, un film di intrattenimento. Cosa che non credo sia, perché tanto per cominciare, sempre il solito Nic Cage si prende sul serio: cioè, ci crede veramente di essere una specie di dono di dio per il cinema e che il suo ruolo sia il giustiziere senza macchia.
Il dynamic-duo, d’altra parte, le prova tutte per sdrammatizzare, e qui si arriva alla celeberrima sequenza della pisciata di fiamme. Ma niente, nun fa ride. Laddove almeno il primo capitolo riusciva nella risata involontaria. Non so chi dei due sta peggio, la seconda d’altra parte tiene ben desti.

***

Ma ecco, non dimentichiamo una cosa che fa propendere l’ago della bilancia per Spirit of Vengeance, c’è Violante Placido, nel ruolo di mamma coraggio che fa la figura della tipica attrice italiana in un film straniero ridoppiato: pare n’aliena. E c’è Christopher Lambert.
Cioè.
Qua siamo al delirio.
Nicolas Cage.
E.
Christopher Lambert (per la cronaca conciato come Conan quando è tutto dipinto per evitare di essere rapito dagli spiriti maligni).
Quei due.
Nello stesso film.
Pensate, immaginate che apocalisse può essere.
Non ci riuscite, vero? Infatti, inutile insistere.
In fin dei conti, non posso nemmeno dire di essere deluso. Come ho detto Ghost Rider è personaggio impossibile da rappresentare, non se le briglie le tengono i fan degli spiegoni e del cinema facile, non se assoldi due creativi come Neveldine e Taylor e li tieni al guinzaglio corto con la museruola e non pago, li tieni a bada con l’elettropungolo, permettendo a Cage di fare… Cage.
Insomma, che cavolo pretendete, se non questo, poi?

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