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Europa Report [recensione]

by Germano on 26/08/2013
Book and Negative
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Sì, è la recensione di Europa Report (ciao, gugle). Con qualche punta polemica.
Sebastián Cordero alla regia, per un piccola produzione che usando il found footage riassesta la qualità speculativa e immaginifica della fantascienza.
Proprio ieri mi imbattevo in una citazione splendida. Ve la riporto:

“The future cannot be predicted, but futures can be invented. It was man’s ability to invent which has made human society what it is.”
— Dennis Gabor, electrical engineer, physicist and the inventor of holography

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La capacità di inventare ci ha reso quello che siamo oggi. Immaginare, studiare, ipotizzare e cercare conferme attraverso la ricerca scientifica, l’esplorazione, anche spaziale.
E lo so, il found footage sta antipatico a molti, ma qui viene usato per esigenze di realismo. Voglio dire, se esistesse davvero una missione Europa, ciò che sulla Terra vedremmo sarebbero due tipi di inquadrature, quelle fisse delle camere all’interno dell’astronave, e quelle dei caschi delle tute degli astronauti.
Il found footage è il male. Sì, no, forse, non lo so. Tranne quando DEVE essere usato. E questo è il caso.

So, stop complaining about that. Please.

Film che, diversamente da alcuni suoi pari più famosi, tipo quella roba di Danny Boyle, imposta lo sviluppo sulla coerenza scientifica, per assomigliare il più possibile a un vero documentario su una vera missione spaziale. Un montaggio furbetto ci inganna all’inizio, facendoci supporre un finale completamente diverso: cosa ottima, una volta arrivati ai titoli di coda.

***

Europa, il satellite di Giove, è dotato di una atmosfera rarefatta a base d’ossigeno, ricoperto di spessi ghiacciai e, a ulteriori analisi scientifiche, sembra sia altamente probabile che sotto il ghiaccio possa esserci l’acqua. Interi oceani.

europa-report-exterior-space-2Se c’è acqua, c’è vita. Ipotesi più accreditata è che si tratti di organismi unicellulari. In ogni caso, sarebbe la conferma, al di là del semplice calcolo delle probabilità, che la vita possa svilupparsi, a parità di condizioni ambientali, o comunque in condizioni simili, su qualunque pezzo di roccia in orbita intorno a qualunque stella. Miliardi di pianeti potenzialmente abitabili, intorno a miliardi di stelle.
In questo film non si va tanto lontano. Basta l’orbita di Giove a comunicare quel senso di vuoto assoluto, di distanza siderale, di silenzio, che poi sono le sfumature che adoro di ogni space opera.
Cordero è molto abile a creare la sensazione di salto evolutivo, di angoscia che si deve provare alla consapevolezza di essere i primi uomini a compiere una nuova impresa, di essere lasciati a se stessi, perché impossibile soccorrerli, quindi il senso di abbandono, e in più la meraviglia del viaggio in sé, la responsabilità di stare per confermare o smentire una teoria scientifica destinata a cambiare la percezione del cosmo.
Niente male.
E si parla solo del viaggio.

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***

Uguali sensazioni di straniamento, anche migliori se vogliamo, si hanno allorché il modulo atterra sul satellite: un luogo sconosciuto, virginale, mai toccato dalla specie umana.
Immaginate, se ci riuscite, cosa voglia dire atterrare sopra una lastra di ghiaccio, e avere la certezza, dopo aver adoperato una trivella e inserito una sonda subacquea con telecamera, di trovarvi al di sopra di un oceano sconfinato che, teoricamente, può ospitare forme di vita.
Ecco, la sonda nel film inquadra poco o nulla, perché la ripresa s’interrompe dopo pochi minuti, si intravede solo la calotta di ghiaccio, pure, e il blu profondo.
Il blu profondo di una regione ignota. L’angoscia lovecraftiana. Che aumenta quando appaiono le prime luci.
E basta, non mi va di dirvi cosa siano quelle luci. Se alla fine sono creature o solo immaginazione degli astronauti.
Per me Europa Report centra la missione intrattenimento già con quelle poche inquadrature, che suggeriscono sentimenti estremi, pur senza dire nulla.
Ammesso, certo, di avere la sensibilità per apprezzarle. Roba che non si trova in fondo a un barattolo di pop-corn, mentre si sgranocchia rumorosamente.
Ma certi film non sono fatti per chiassose sale cinematografiche, ma per proiezioni private. È la loro dimensione naturale.

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E infine, Europa Report si regge sulle morti. Cosa che può apparire paradossale, ma non lo è: la morte è elemento spettacolare (in ambito cinematografico), e come tale deve essere impiegata e felicemente costruita.
Qui sono egregie. Dovute. Perfette nell’esecuzione. La migliore è quella che protende al meraviglioso, coniugando la fine con la scoperta. E con una dose notevole di terrore, rabbia, impotenza e… angoscia.
Europa Report è un gioiello. Quasi non mi stupisce che su IMDb vanti, si fa per dire, solo un 6.5 su 10.
De che stamo a parlà?
Ah già, il pubblico. Quello che dispensa stelline.

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