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CARGO

by Germano on 16/04/2010
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Dunque, questo film ve l’ho già segnalato. Meno di un mese fa. Per la precisione qui. Passato in sordina e sconosciuto ai più. D’altronde, ben più paradossale è venire a conoscenza di Cargo, produzione indipendente svizzera di Ivan Engler e Ralph Etter, da un sito di cinema statunitense.
È stato presentato lo scorso settembre, per la precisione il giorno 24, in Svizzera. Ha fatto il giro di qualche festival dedicato, com’è giusto che sia, e lo scorso 8 Marzo si è svolta la DVD premiere in Germania [da ieri è in vendita in dvd e blu-ray]. Fatto normale, perché il film è interpretato in lingua tedesca.
La cosa che trovo paradossale è che un film di qualità superiore, rispetto agli esili standard cui siamo abituati da queste parti, non riesca ad emergere come sarebbe giusto che fosse, preferendogli, come è evidente, tutto il resto, ovvero quella roba che affolla gli scaffali delle videoteche e che intasa l’etere.
E io mi sono rotto di scrivere: cose che capitano.
Queste cose non devono capitare, dannazione!

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Spazio Profondo

Ad ogni modo, che ci rimane da dire? Volete sapere cosa ne penso? Vedete, e lo scrivo a beneficio dei nuovi lettori, io adoro la fantascienza, specie se ambientata nello spazio profondo. Lo spazio è davvero il confine ultimo e estremo dell’animo umano. Mémore dei voli kubrickiani, ma non solo, ritengo che il silenzio siderale custodisca il segreto della nostra evoluzione. La consapevolezza universale e assoluta.
Questo è ciò che credo e che mi piace pensare. Datemi perciò corridoi metallici e stive di astronavi, datemi paesaggi così immensi da causare vertigine, datemi personaggi ai limiti, che ormai, non possono più tornare indietro. Datemi la filosofia applicata alle macchine e mi farete un uomo felice.
Cargo tutto questo te lo dà, in parte. Purtroppo.
Credo che, con qualche decina di milioni in più e qualche anno di esperienza cinematografica in più, i suoi registi avrebbero potuto dare vita a qualcosa di grandioso, invece che a un esordio brillante e dignitoso, qual è l’oggetto finale. Non che il film non abbia debolezze, per intenderci, ma le vedremo più in là.

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[ATTENZIONE, LUCE BLU! ALLARME ANTICIPAZIONI!]

Il Film

Laura Portmann (Anna-Katharina Schwabroh) è un medico nel 2237, quando l’umanità è ormai relegata a vivere su colonie orbitanti intorno alla Terra distrutta da una catastrofe ambientale che ha annientato per sempre l’ecosistema. Ella è uno delle migliaia di profughi e affamati che affollano la colonia lasciandosi vivere, nell’attesa di arraffare il primo lavoro utile venga loro offerto, anche il più rischioso. Laura ha, tuttavia, ancora una speranza, che è anche il sogno di tutti: Rhea. Un pianeta incontaminato, reso abitabile da pionieri terrestri e nuova dimora per la razza umana.
Rhea non è, però, alla portata di chiunque. I costi e le difficoltà del viaggio, rendono il nuovo pianeta una meta per pochi selezionatissimi privilegiati, per coloro [quasi nessuno] che possono pagare l’esoso biglietto e per quelli che, di tanto in tanto, vengono estratti a sorte, baciati dalla dea bendata.
Laura, pur di raggiungere Rhea e sua sorella che si trova già lì da qualche anno, accetta un pericoloso, ma ben retribuito incarico della durata di 8 anni a bordo di una nave mineraria, la Kassandra, in qualità di ufficiale medico. La nave è diretta con delle scorte di minerale verso la lontana Stazione orbitale 42, a quattro anni luce dalla Terra.
Quattro anni per andare, quattro per tornare e Laura disporrà finalmente della somma di denaro necessaria per pagarsi il viaggio di sola andata verso il nuovo Eden.
Dopo tre anni e otto mesi dall’inizio del viaggio, però, appare abbastanza chiaro che c’è qualcun altro a bordo della nave, forse un clandestino, forse imbarcato con la complicità di un membro dell’equipaggio. Quel che è certo è che chiunque esso sia, si rende colpevole dell’omicidio del capitano della nave.
Nella caccia all’uomo che ne deriva, si scopre che la gigantesca stiva della Kassandra, lungi dal contenere, come da manifesto di carico, scorte di minerale, è altresì colma di container criogenici e relativi ospiti umani in stasi. Centinaia, migliaia di esseri umani stipati nella nave spaziale per chissà quale scopo. Esaminatone uno, una bambina di circa dieci anni, Laura scopre che ad ella è stato impiantato chirurgicamente, all’altezza delle vertebre cervicali, un sofisticato apparato per le connessioni neurali.
Nel frattempo, l’intervallo di tempo per raggiungere Rhea impiegato solitamente dai videomessaggi che Laura regolarmente invia a sua sorella sembra assottigliarsi bruscamente, talmente tanto da suggerire che la Kassandra stia percorrendo una rotta di avvicinamento non già verso la Stazione 42, ma verso il pianeta nuovo.

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Riflessioni

Guardandolo, verrete investiti da un’immensa quantità di deja-vu, ma attenzione, non voglio dire che sia un male. Si sprecano i richiami a molti capolavori della fantascienza, nelle insistite sequenze a bordo dei corridoi male illuminati della Kassandra, la cui stiva è talmente grande da godere di un proprio clima, nelle panoramiche radenti del volo dell’astronave, nelle passeggiate spaziali degli astronauti.
Viviamo in un’epoca in cui la CG è miracolosa e costa poco. Creare panorami verosimili e allo stesso tempo profondi non è più un problema. Ciò che un tempo si faticava a costruire con pazienti riprese di modellini artigianali, oggi lo si ottiene con dozzinali elaborazioni informatiche. Per gli attori, appesi a dei cavi con fondali verdi tutt’intorno, dev’essere una palla, ma, è il risultato che conta?
Non lo so. Ma è comunque un territorio, quello virtuale, potenzialmente infinito.
I personaggi e, di conseguenza, gli attori, sono tesi e contenuti e non si concedono parentesi ridicole di sorta, così antipatiche [e tipiche] dei prodotti maistream d’oltreoceano. Difetti sono la storia non innovativa, una dittatura economica contro la quale si scaglia l’immancabile movimento ribelle;  e tuttavia, fortunatamente non si insiste troppo sul messaggio politico, e il colpo di scena finale, verso il quale si viene accompagnati un po’ troppo, tanto che si riesce a intuire quasi tutto passata la metà del film e lo stesso discorso sulla realtà virtuale che, purtroppo, giunge con dieci anni di ritardo. Resta in ogni caso argomento fascinoso, ma ormai sviscerato a più riprese, tanto da non suscitare più quello stupor che sarebbe lecito aspettarsi e pretendere.

Approfondimenti:
Sito Ufficiale
Scheda del Film su IMDb

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