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Captain America: Il Primo Vendicatore (2011)

by Germano on 24/07/2011
Book and Negative
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Mai stato così “a stelle e strisce”, questo blog, come adesso. Capitan America è un eroe dei fumetti che ha la sua storia, la sua tradizione, un mostro sacro, che si porta dietro e addosso, sulla divisa, valori che oggi stridono con la sociologia d’accatto imperante.
Ma lungi da me fare un post sul significato della bandiera. Voglio parlare solo del film, Captain America: Il Primo Vendicatore.
Il fatto è che Capitan America, in teoria, avrebbe potuto essere un nuovo Superman. Ovvero uno di quei personaggi che, per la loro stessa natura obsoleta, stentano (quando non falliscono del tutto) a trovare una giusta collocazione nell’ambito del fantastico moderno, fatto di antieroi e gente coi cappucci calati sul volto, nell’ombra. Nati per nascondersi. Che poi, nascondere cosa?
Steve Rogers è biondo, sorriso smagliante, sentinella della Libertà, questa sconosciuta. E infatti, come Atena, dea della guerra in senso difensivo, indossa uno scudo.
Insomma, è anacronistico come il mantello rosso e la “S” di Superman, non trovate?
Riconosco che portarlo al cinema, seguendo l’ambiziosissimo progetto della Marvel, di fronte al quale continuo a essere scettico, ovvero quello di trasporre la continuity dell’universo a fumetti sul grande schermo, era impresa epica dal risultato scontato, ovvero una schifezza annunciata.
E, invece, da questo punto di vista, il film sorprende. Perché, al contrario, intrattiene.
Alex arriva a dire che è ai livelli di Iron Man, ma non sono d’accordo. Lì non è solo Tony Stark, il figo, a fare la differenza. Probabilmente è Favreau, non un dio del cinema, ma un modo diverso di intendere il cinema. E, se non altro, Favreau dà l’idea di essersi divertito di più, a girarlo, il suo film.
Joe Johnston è il regista, quello che ci ha regalato Jumanji. Insomma, qualche gocciolina di sudore freddo, nell’attesa, era più che lecita.

***

Ora, comincerei a parlare di Chris Evans, l’attore protagonista. E invece mi trovo costretto a parlare di Capitan America, anzi, di Captein America, con la e. Perché nel film, doppiato, continuano a chiamarlo così. Mi spiace davvero, ma su tali scelte illogiche del doppiaggio italico non si può tacere.
Sono un fan dei titoli originali, e della lingua originale dei film, non l’ho mai nascosto. Specie se ci si trova di fronte a certi capolavori dell’adattamento, tipo Season of the Witch/L’Ultimo dei Templari. Roba da invocare le maledizioni divine. Tutte e sette.
Però, vorrei proprio che qualcuno mi spiegasse cosa c’era di così sbagliato nel tradurre quel cazzo di Captain America con un più italico Capitan America.
Questo è ipercorrettismo. O, peggio, volontà di seguire stupidissime mode fricchettone, come quelle di chi usa il “k” anziché il “ch”. Parliamo inglese, ché fa figo!
E, allora, siccome di fronte a tale scelta non c’è giustificazione, né scusa che tenga, io la bollo come imperizia. CaptEin America, maccaroni, marmllata, mostarrrda. Perché si sa, noi semo ammericani, ao’.

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***

Chris Evans, dicevo. Ottimo, antipatico al punto giusto. Reso piccolo e magro dagli effetti speciali e poi pompato ad arte. Insomma, non sappiamo quale sia il suo vero aspetto, grazie alla CGI, e a questo punto è lecito chiedersi quale sia il vero aspetto di tutti gli attori che vediamo ogni giorno, ma non ci importa.
Il personaggio Steve Rogers che, personalmente, mi sarei ritrovato a picchiare nel vicolo fuori del cinema come fa l’energumeno di turno, è proprio perfetto anacronismo. Io sono dalla parte del tipo che se ne frega delle pubblicità patriottiche sparate nei cinema prima del film, lui è tutto onore e patria.
Difficile ritrarre un personaggio così antipatico e costruirci sopra un film.
Siamo d’accordo.
Infatti, l’unico modo per godersi il film è guardarlo senza appronfondire. Storia, dettagli, credibilità non dovrebbero essere presi in considerazione. Dovrebbe esserci solo spettacolo e divertimento, se possibile.
Film rispettoso del fumetto. Ma la storia del fumetto ci parla di un intreccio classico, il più classico dei classici, un piccolo uomo, grande di virtù, viene potenziato geneticamente per divenire il supersoldato contro Hitler.
Ora, siamo seri, volendo seguire questa strada, chi di voi avrebbe potuto fare meglio?

***

Il film diverte, pur essendo un polpettone action annunciato? Sì, fino a un certo punto.
Dal momento che Johnston pare essersi concentrato molto di più a descrivere la fase creazione del personaggio che la successiva, battesimo del fuoco. A questo punto si assiste a un’iniziazione lunga e laboriosa, con uno Steve Rogers magro che cinguetta, neanche tanto a dire il vero, con Peggy Carter (Hayley Atwell), al suo sfruttamento come bandiera della propaganda, che sa tanto de L’Ultimo Samurai (per come è inscenato), quando CaptEin è costretto a fare il bambolotto in spettacolini creati su misura dal ministero degli interni statunitense e poi al suo sbarco nel teatro di guerra europeo, dove Hitler, e la divisione del Teschio Rosso (Hugo Weaving) stanno facendo sfracelli, se solo qualcuno li avesse visti.
Ecco, caro Johnston, non mi puoi dedicare un’ora e mezzo di film alla propaganda e solo mezz’ora all’azione, monca, riassunta e appena abbozzata.
Cioè, uno va al cinema per vedere il Cap, le sue acrobazie, la sua forza e agilità, (altri per vedere anche un’ambientazione steampunk ben inscenata) non per vedere come ci è arrivato. Cioè, interessa, ma interessa anche di più l’altra fase, quella delle mazzate.
Non mi puoi ridurre il conflitto a cinque minuti di corse in motocicletta in vari scenari europei! Come fa CaptEin a saper usare così bene lo scudo? Come fa a pilotare gli aerei, neppure aerei americani, ma sperimentali, costruiti dall’Hydra (la fazione nazista capeggiata dal Teschio Rosso)? Come fa a passare dagli spettacolini propagandistici, durante i quali viene preso per il culo (giustamente) dalla platea, alla guerra? E non una guerra qualunque, ma la Seconda Guerra Mondiale? E prima di obiettare, ricordate Tony Stark che inizia a utilizzare la sua armatura, ricordate quando va a sbattere sul muro o quando sfonda il pavimento della sua stessa casa perché non la sa pilotare…
Ecco, se mi avesse dato, il buon Johnston, una risposta, il film me lo sarei goduto molto di più.
Poteva andare meglio? Sì. Ma poteva anche andare peggio, come Thor. Quello, almeno, ce lo siamo risparmiati.
Aspettando i Vendicatori (con un po’ d’ansia). ^^”

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