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Attack the Block

by Germano on 22/01/2013
Book and Negative
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Attack the Block, scritto e diretto da Joe Cornish, mostra le conseguenze di un’invasione aliena in un quartiere a rischio della periferia londinese, e le reazioni di un gruppo di ragazzi, che formano una banda, che ritengono il Blocco (del titolo), loro territorio.
Il primo pensiero che ho avuto guardandolo è stato: immagina (sì, mi do del tu quando penso) se un film del genere fosse ambientato a Scampia…
Probabilmente, a giudicare dalle reazioni che ho letto in rete, il vespaio suscitato sarebbe stato simile. Questo film vanta infatti una media quasi perfetta tra chi lo adora e chi lo stronca senza pietà. I critici, guarda caso, sono nella quasi totalità inglesi, che non hanno digerito alcuni aspetti della pellicola, quali la satira verso la cecità della polizia e il fatto che i protagonisti siano giovani delinquenti irredenti.
Scampia, che è l’equivalente italiano dello Blocco, si divide tra un passato recente di delinquenza devastante e un presente di auspicabile rinascita sociale, almeno a quanto si sa. E leggevo che, recentemente, gli abitanti si sono opposti a che una fiction riguardante argomenti quali la criminalità organizzata, la violenza, il narcotraffico etc… fosse girata tra “le vele”.
Reazioni molto simili, dunque. Che trascendono dalla qualità o meno del girato, e che badano solo al messaggio indotto, quello subliminale, che vorrà quei territori storicamente legati a un certo tipo di svantaggio sociale.
A pensarci bene, non posso dar loro torto.

***

Il problema è ambivalente, guardando Attack the Block mi sono divertito, un film leggero che spoglia, riproponendolo, un gruppo di ragazzi sul modello dei “Goonies”, da ogni sfumatura d’innocenza, dal meraviglioso, dal sogno e dalle fantasticherie tipiche di quell’età, e li trasforma in giovani adulti, diretti, violenti, che in casa nascondono armi che vengono usate alla bisogna, che di fronte al diverso, all’alieno, non si pongono alcun problema esistenziale, ma lo ammazzano.
Va anche detto che questa risoluzione violenta del conflitto è applicabile dietro il velo del misunderstanding, i ragazzi scherzano, complice la loro cultura pop fatta di film sci-fi, Alien in primis, sul fatto che la creatura possa essere aliena, ritenendola solo una scimmia inferocita.
Non sono animalisti, questo no, ma la catarsi relativa alla scoperta della vita extraterrestre è castrata dall’effettiva scoperta della natura aggressiva di questa nuova specie. A quel punto, il combattimento taglia le gambe a qualsiasi velleità di ragionamento filosofico e di satira sociale.
E Attack the Block, come ho già detto, diverte, pur mettendo in scena personaggi e quartieri scomodi.

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È anche la prima volta, a dire il vero, che assisto al netto rifiuto, espresso tramite recensioni negative (tramite IMDb), di un film tutto sommato valido. Per fattori anche legati, come detto, alla questione del territorio.
Credevo fosse un fenomeno tipicamente italiano mettere i film fantastici all’indice perché rei di non approfondire la componente umana e sociale in essi sfiorata.
Attack the Block, per la cronaca, nasce da un evento vissuto di persona dal regista Joe Cornish, rapinato in quello stesso quartiere dove poi è tornato a girare, da una banda di ragazzini, a suo dire spaventati proprio come lui.
A questo piccolo fatto di cronaca Cornish ha aggiunto l’invasione aliena, e lo scontro senza quartiere.
E il film diverte, pur mancando, e non so se sia merito o demerito, di qualsiasi tentativo di redenzione dei protagonisti, che nascono e concludono il loro percorso come piccoli delinquenti, per quanto siano simpatici.
Redenzione che, in ogni caso, dal punto di vista narrativo, sarebbe apparsa comunque forzata. E staremmo ora, in quel caso, gridando allo stereotipo, anziché alla mancanza di esso.

***

Lo stupore nasce dal fatto che il rapporto diretto tra cinema e realtà, l’influenza che ciascuna delle parti esercita sull’altra e le conseguenze, che vengono sempre rimproverate a Tarantino e ai suoi film, qui sono evidenti, perché mai come altrove qui si nota questo interscambio.
Il regista voleva, probabilmente, esercitare il suo gusto del cinema e esorcizzare le proprie paure, facendolo al meglio delle sue possibilità artistiche, il pubblico voleva sì un film di fantascienza e commedia che ripercorresse i fasti di Shaun of the Dead e voleva probabilmente da esso un messaggio di speranza che riscattasse proprio quei giovani che nel Blocco ci vivono.
Attack the Block funziona al di fuori, ma non dall’interno, perché lì crea contrasti.
Noi continueremo a vederlo con occhio estraneo, divertendoci, quelli che ci vivono, a Londra o nel Blocco, s’incazzeranno.
Il fatto è che non c’è via d’uscita, e forse la colpa è di un film fantastico che non ha saputo e voluto rinunciare alla satira sociale, invadendo un territorio desueto, e limitandosi a dare una sbirciatina veloce.
O forse della gente, gli spettatori, che continuano ad attribuire a film e libri significati ulteriori, ad addobbarli di responsabilità che spesso non hanno e non hanno mai pensato di avere.
A pensarci, è così da sempre. E la cosa spaventa un po’. Un argomento sul quale torneremo.

Indice delle recensioni QUI

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