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WASABI (2001)

by Germano on 11/04/2010
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Mai assaggiato il wasabi? Io no. Dicono che sia davvero terribile. Ma ci sono anche quelli che minimizzano. Come sempre: “Sì, ma… io l’ho assaggiato, non è granché piccante!”. Sì, vabbé. Ma lasciamoli stare. Quelli sono i tipi che minimizzano qualunque cosa. È nella loro natura, non fanno testo. Cominciando, piuttosto, a parlare del film, Wasabi è una commedia del 2001 diretta da Gérard Krawczyk, regista più che altro legato alla saga cinematografica “Taxi” della quale ha curato il secondo, il terzo e il quarto capitolo, quest’ultimo datato 2007.

Pare che Wasabi sia un film anomalo. O almeno questa è la prima impressione che se ne ricava. E, oggi, mi va di andare dietro alle impressioni. Quelle, almeno, nessuno te le può portare via.
Ebbene, l’impressione che ne ricavai, guardando il trailer fu: “Ecco, un altro poliziesco con Jean Reno!”. E questo è quanto. Oggi, l’ho rivisto [il trailer] tra i contenuti speciali del dvd e sì, è come assistere che so, al ritorno di Léon, in versione upgradata e meno Little Italy, da bevitore assatanato di latte. La voce vellutata in chiusura di trailer (durata 1:21 contro gli oltre 2 minuti francesi) lo conferma: “LUI è tornato per questo”. Capito, no? LUI. Degli ALTRI [bravissimi] neanche l’ombra. Addirittura in Sud Africa fu spacciato con l’assurdo titolo di “The Professional II”! The Professional è il titolo inglese per Léon.
Capisco anche chi ci è rimasto sotto. Cazzo, voleva vedere Léon e invece… Cose che capitano, troppo spesso.

Ma c’è qualcuno che grazie a questo film, pare strano e riduttivo, è riuscito a “far pace” coi francesi, con il loro cinema, soprattutto. Ricordo con piacere sul nostro forum gente che dichiarava “questo è l’unico film francese che ho visto più di 7 volte!”. Resta sempre un film francese, ma ci si convive.
Ebbene, anche io. Forse sono arrivato a dieci, chissà. L’ho rivisto anche di recente quando è passato in RAI in terza serata.
Superato il falso spettro di Léon, evocato anche dal fatto che Luc Besson sia in veste di produttore, ti resta in mano un film divertente. Molto. Soprattutto per tre motivi: il cast, il Giappone e perché ha il raro dono di non prendersi sul serio. Quest’ultimo, in particolare, merito dell’ottimo regista.
Voglio chiarire che non ho nulla contro Léon che, anzi, è un film che ho amato. La mia osservazione si riferiva solo alla paventata possibilità di trovarmi di fronte ad un suo clone mal riuscito, cosa che, in effetti, Wasabi non è.
Non è neppure un capolavoro assoluto come forse state iniziando a sospettare vista la recensione chilometrica che ne sta venendo fuori.
Come sempre, non ho una definizione pronta per classificarlo, né è mia intenzione farlo. È un film. Esiste. È distribuito e, spesso, trattato con severa e inutile spocchia. È divertente. Ed io gli ci sono affezionatissimo.
E ce l’ho in dvd. Ed è proprio dai ricchissimi contenuti speciali del mio dvd che derivano le curiosità e gli aneddoti vari che più in là leggerete. Per una volta, girovagando su internet, ho trovato tante, troppe pagine bianche.

***

L’intreccio

Hubert Fiorentini (Jean Reno) è un poliziotto parigino dai metodi drastici, il tipo che non va troppo per il sottile e che mena le mani. E, mentre la sua vita professionale, nonostante problemi comportamentali, è fulgida, la sua vita privata va a rotoli: Hubert, pur coltivando una relazione sentimentale con Sofia (Carol Bouquet) non riesce a dimenticare Miko, una ragazza giapponese che ha amato quando era di stanza in Giappone al tempo in cui lavorava per i Servizi Segreti francesi. Una mattina, proprio nel momento in cui ha deciso di mettere da parte definitivamente il passato, Hubert riceve una telefonata da Tokyo. All’altro capo del mondo, un notaio lo informa dell’avvenuto decesso di Miko e che il suo nome compare nel testamento della stessa, invitandolo così a raggiungerlo in Giappone per assistere alla cremazione della sua amata. Lì, Hubert scoprirà di aver “ereditato” Yumi (Ryoko Hirosue), figlia sua e di Miko. Si scoprirà ben presto che la ragazza è nelle mire della Yakuza, a causa del lavoro di Miko per i servizi segreti e perché quest’ultima ha indebitamente sottratto ad uno dei capi mafia più potenti, Takanawa detto “La Zebra” (Yoshi Oida), la colossale somma di duecento milioni di dollari. Al Commissario Fiorentini il compito di mettere le cose a posto.

***

[Tante] Curiosità

# Wasabi venne girato a Tokyo e a Parigi.

# In Giappone ogni proprietario di immobile possiede anche il tratto di marciapiede ad esso antistante. Ne consegue che per effettuare una ripresa lungo un tratto di strada di cento metri, occorreva chiedere  l’autorizzazione a tutti i proprietari, di solito più di una trentina.

# Gli attori, causa eccessiva notorietà, durante la realizzazione delle scene nel centro di Tokyo, venivano tenuti nascosti in appositi furgoni dai vetri scuri per evitare colossali assembramenti di curiosi e relative grane con la polizia, e letteralmente catapultati in strada a recitare quando era il momento.

# Jean Reno confermò in un’intervista che tutti i giapponesi possiedono una fotocamera e che la usano in continuazione, tanto che il caratteristico “clic” era divenuto un rumore di fondo costante e caratteristico.

# Molto spesso la troupe non ottenne le necessarie autorizzazioni per girare, così, per non tagliare alcune scene, si trovarono costretti ad agire in velocità, rubando le riprese, nascondendo la videocamera in una valigia, come all’aeroporto di Narita, oppure fermandosi in strada il tempo necessario, di solito non più di cinque minuti, per filmare brevi sequenze, spesso recitate, prima di essere cacciati via dalla polizia locale.

# Le riprese, pur se rubate, appaiono magistralmente orchestrate, con, ad esempio, il passaggio sincronico della metropolitana e di ondate di gente che attraversa la strada. Gérard Krawczyk dichiarò che aveva avuto a disposizione migliaia di comparse inconsapevoli.

# Gérard Krawczyk firma il suo cameo nella scena dell’arrivo all’aeroporto di Narita, girata parzialmente in Francia a Roissy. È visibile alle spalle di Jean Reno quando questi cammina tra decine di altri viaggiatori.

# La discoteca/sala giochi nella quale Fiorentini dà vita alla sparatoria stile videogioco è un tipico locale ibrido giapponese. Questi locali possono contenere ogni tipo di intrattenimento, dai giochi più arcaici a quelli ipertecnologici.

# Il videogioco dei cowboy al quale Fiorentini viene sfidato dal ragazzo giapponese non esiste. È un filmato creato appositamente per la ripresa.

# Haruhiko Hirata, l’attore che impersona l’avvocato Hishibashi fa, in realtà, la guida turistica a Parigi. Non è un attore di professione.

# Le riprese al Grande Magazzino sono state quasi tutte filmate da Luc Besson.

# Il wasabi mangiato da Jean Reno è, in realtà, semplice pasta di mandorle.

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Affettività

Sul valore effettivo di Wasabi non sto qui a discutere. In ogni caso non credo sia il tipo di film che si presta a un certo tipo di analisi o approfondimenti. Posso però far giustamente notare il cast, davvero bene assortito. A cominciare dallo spassoso duo composto da Jean Reno e Michel Muller, attore di teatro, spalla comica, che qui interpreta “Momo”, collega di Hubert Fiorentini e, soprattutto Ryoko Hirosue, all’epoca ventenne, cantante e attrice famosissima in patria, che non conosceva una parola di francese, ma che ha recitato pagine e pagine di dialogo con Reno proprio in francese, semplicemente riproducendone il suono. Fantastica. Lo stesso Muller ha dichiarato che lui, per imparare tre parole in giapponese e pronunciarle correttamente sul set, ci ha impiegato appena tre giorni. Il paragone mi sembra chiaro.
Vabbé, lo sapete come sono i giapponesi: mangiano le balene, i delfini, le cavallette caramellate e si rendono adorabili recitando in lingue sconosciute, come se le avessero sempre parlate, ascoltare per credere.
Jean Reno, be’, è lui. È sempre lui. Ti aspetti sempre che da un momento all’altro tiri fuori una pistola e ti faccia un buco in testa. Però, è anche piuttosto piacevole vederlo in un ruolo leggero e disimpegnato.
Cosa rimane? Probabilmente, di Wasabi adoro, strano a dirsi, il dietro le quinte quanto il film. Non c’è una ragione particolare. È affetto, come ho già detto. Insieme al fatto che si può vedere Jean Reno prendere simpaticamente in giro sé stesso. Le improvvisazioni sul set di Muller.  Quell’essere alieno  e incredibilmente bravo che è Ryoko Hirosue. E il desiderio per una terra esotica che devo, prima o poi, raggiungere.
Quel che resta sono splendidi scorci di una megalopoli, visioni di antichi templi e, soprattutto, le strade notturne di Tokyo illuminate da gigantesche e coloratissime insegne al neon che ti catapultano magicamente su set di ben altri capolavori della fantascienza sul filo del rasoio. Wasabi è il mio raccomandato speciale, rassegnatevi.

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