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Vampires (1998)

by Germano on 17/01/2011
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È lunedì. E sono cotto. E dovete avere un po’ di pietà, voi lettori, se volete bene al vostro blogger preferito.
Motivi per i quali me ne esco con un argomento in cui so destreggiarmi. Allo stesso tempo noto a tutti, ma con diverse curiosità ancora da sviscerare, sulle quali si può costruire una discussione interessante: Vampires (1998) di John Carpenter.
Ancora vampiri, ancora su questo blog. Vampiri vecchi di tredici anni, quando, sul finire degli anni novanta, la gallina dalle uova d’oro doveva ancora nascere.
Tempi difficili in cui, nonostante il successone raccolto dal Dracula di Coppola, si diffidava della capacità commerciale [e distorta] di queste creature sovrannaturali. Le si considerava ancora, e giustamente, degli archetipi dell’orrore, coi film sull’argomento relativamente taggati come horror.
Il vampiro è un predatore che sveste i panni del, citando James Woods, transessuale che se ne va in giro a sedurre chiunque gli capiti a tiro con un falso accento europeo, per assumere quelli della creatura selvaggia quasi sopraffatta dall’istinto e che ha in spregio il genere umano, utile soltanto al sostentamento.
Due estremi coi quali, se ve lo chiedete, non sono d’accordo.
Il film è uno di quelli che andrebbe considerato in violazione della Legge del Paletto vigente su questo blog.
Certamente non un capolavoro. Ma, forse perché c’è Carpenter dietro la macchina da presa, diverte, nonostante le puttanate ben visibili.
Poi, come sempre, sembra che John volesse girare il western che non ha mai girato. Lo mimetizza al giorno d’oggi e coi vampiri.
In gamba, John. Confidando, ovvio, nel tuo ritorno imminente.

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Vampiri, questi morti di fame

Si intuisce la diffidenza generale da parte di chi doveva investire i soldi in un progetto vampirico nei Novanta venendo a conoscenza del fatto che il budget destinato al film sia stato tagliato di due terzi poco prima dell’inizio della produzione. A disposizione, quindi, la risicata cifra di venti milioni di dollari, contro uno stanziamento iniziale di sessanta.
Il romanzo da cui è tratta la sceneggiatura è Vampire$ di John Steakley, che dal suo canto, oltre che bestemmiare per la drastica e immotivata riduzione dei fondi, si lamentò che il film, a riprese ultimate, fosse troppo dialogato.
Originariamente la regia doveva ricadere su Russell “Highlander” Mulcahy e il ruolo del crociato James Woods doveva essere di Dolph Lundgren.
Ci siete? Riuscite a immaginare lo scarto, la differenza tra le due pellicole?
Avremmo assistito, che so, a una sorta di Red Scorpion in salsa non morta, col superfisico dell’ingegnere Dolph che avrebbe piantato paletti a più non posso, con armi più ridicole di quelle, seppure divertentissime, di Dal Tramonto all’Alba; mi riferisco in particolare all’impalettatrice automatica di Clooney e al superliquidator pieno di acqua santa…

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In the Woods

Carpenter invece ci mette Woods, dal fisico snello, ma credibile del ruolo di cacciatore di vampiri. Gli affianca un imbolsito Daniel Baldwin, che non so quale dei quattrocento fratelli sia, una Sheryl Lee che non ha mai smesso i panni di Laura Palmer, infatti è nuda e nonmorta anche da queste parti e poi, per tutti i nostalgici, un attore, secondo me sprecato in più occasioni, ma che è impossibile dimenticare, Thomas Ian Griffith, ovvero lo stronzone miliardario karateka in Karate Kid III. Un cattivo con la faccia da stronzo insuperabile. Che ho colpevolmente lasciato fuori da tutte le mie classifiche: kill me.
Qui veste i panni vellutati e scuri di Jan Valek, il più antico vampiro esistente, il capo di tutti i vampiri, che se ne sta in Nuovo Messico a cercare la Croce Nera di Bercier, quella stessa croce con la quale, secoli prima, nella ridente Europa, i preti cattolici lo sottoposero all’ennesima variante ridicola [e ignorante] del Rito dell’Esorcismo.
Woods ha fama di essere un tipo difficile con cui lavorare. Carpenter stipulò con lui un accordo che prevedeva la reciproca autonomia gestionale di altrettante scene da girare. Alcune vennero filmate secondo la volontà del regista, altre dell’attore.
Forse, questo spiega le lacune.
Tra tutte, quelle più evidenti, o folli, fate voi:

a) Valek (Griffith) ha trucidato tutta la squadra di cacciatori, ma stranamente si addormenta [insieme allo sceneggiatore] per consentire a Jack Crow (Woods) e Montoya (Baldwin) di uscire, cazzeggiare nel parcheggio del motel per decidere se portarsi appresso la ragazza (Lee), scoprendo nel frattempo che è stata morsa, e infine salire in auto facendo persino manovra per uscire dal parcheggio…

b) A quanto sembra, in Nuovo Messico c’è stata un’apocalisse. Non solo, questa è passata pure inosservata. Solo così si spiega come diavolo ha fatto Jack Crow a lavorare tutto il giorno indisturbato nel motel distrutto da Valek per sbarazzarsi dei corpi dei suoi amici morti e dare fuoco a tutto e non essere notato da anima viva.

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Costante Logaritmica

E poi, parliamoci chiaro, qualcuno di voi sa spiegarmi il perché i vampiri cerchino la croce nera secondo una costante logaritmica in continua ascesa?
Al di là di quello, appurato che non di horror si tratta ma di film western con tanto di villaggio desolato, nel finale, e un pugno di avventurieri costretti a vedersela con un numero soverchiante di nemici, il film, chissà come, riesce godibile.
Non solo per il trucco, non eccelso, ma accettabile. Di sicuro non per la trama risicatissima, ché uno se ne accorge dopo dieci secondi che l’ha visto, che il vescovo è un bastardo traditore. E neppure per il fatto di vedere Sheryl Lee nuda, legata e imbavagliata sul letto. Che poi, ok, sta per trasformarsi in un vampiro, ma perché spogliarla?
Il bello sta in alcune sequenze: la caccia iniziale, il sopralluogo nel casolare abbandonato dove poi scoppia il casino. Nel breve accenno alle usanze dei vampiri, che te li rendono persino credibili, a nascondersi nelle vecchie case di campagna, a non fare altro che nutrirsi e stare insieme, come pipistrelli di forma umana. E, soprattutto, nell’assalto finale alla prigione del paese,  dove Valek e i suoi vampiri si sono asserragliati.
Non so voi, ma nel momento in cui Padre Adam (Tim Guinee) si addentra da solo nel sotterraneo e si vede sbucare il vampiro dalla parte opposta del corridoio, be’… un po’ di sana tensione la si prova. Cosa ormai desueta, visto il tema trattato.
Vampires è un sempre verde. Lo vedo ogni volta che passa in tv. È la costante logaritmica di Carpenter.

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