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The Abyss [Recensione]

by Lucia on 18/04/2013
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Regia – James Cameron (1989)

Prima volta per me in qualità di autrice su B&N, il blog di Hell. È un’occasione speciale e va celebrata nel migliore dei modi. E allora ho pensato di trasferire qui la rubrica che tengo su Ilgiornodeglizombi e parlare di quello che è forse il più ambizioso e importante film subacqueo della storia del cinema, nonché il capolavoro di un regista, James Cameron, che ha da sempre un rapporto privilegiato col mare e che in quegli stessi abissi ci sarebbe tornato spesso, sia con la macchina da presa (Titanic, e prima o poi, non qui che Hell potrebbe uccidermi, ma vi tocca), sia in qualità di esploratore, arrivando a toccare il fondo della Fossa delle Marianne.

Dovete sapere che Cameron va sott’acqua da quando aveva 17 anni. Insomma, è un sub professionista e il mare è il suo elemento. Per lui il diving è la “chiave per un altro mondo”. Vi posso assicurare per esperienza diretta che ha ragione. Lo è davvero, un altro mondo, e scendere lì sotto è un privilegio e un dono.
La passione di Cameron per la subacquea si unisce a un’altra passione, quella per la tecnologia applicata al cinema, che lo ha sempre reso un regista in grado di intraprendere nuove sfide, considerate spesso impossibili. Con Cameron, i film raggiungono vette di innovazione mai viste prima. Pensate al secondo Terminator, pensate ad Avatar e, soprattutto, pensate a The Abyss, che è stato realizzato nel 1989, una data quasi preistorica, in cui gli effetti visivi erano praticamente agli albori. Infatti, la famosa scena col serpentone d’acqua fu girata avulsa dal resto della storia, così da poterla tagliare se l’effetto non fosse stato efficace. Oggi non ci si starebbe neanche a pensare. All’epoca era un rischio: ore e ore di riprese buttate, più circa sei mesi di lavoro da parte della Industrial Light & Magic. Per una sequenza che dura poco più di un minuto.

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Ma non fu solo la post produzione il problema di The Abyss, che ne ritardò l’uscita programmata per luglio ad agosto. L’intera lavorazione del film fu complessa e travagliata.
Il progetto nasce durante le riprese di Aliens: Cameron comunica alla produttrice (nonché sua moglie) Gale Anne Hurd una storia che ha in mente da un po’ di tempo. Ottiene il benestare della produzione e comincia a scrivere una sceneggiatura, pronta alla fine del 1987.
Nessuno sa con esattezza quanto sia costato The Abyss. La cifra ipotizzata va dai 47 ai 70 milioni di dollari. Sicuramente molto oltre il budget stanziato all’inizio.

A differenza degli altri due film ambientati in stazioni sottomarine usciti nello stesso anno, The Abyss può vantare un primato importantissimo. Il 40% delle riprese è effettuato sott’acqua. Il set venne costruito nella dismessa centrale nucleare di Gaffney, in South Carolina. Cameron avrebbe voluto girare il film alle Bahamas, dove si svolge effettivamente la vicenda, ma le frequenti tempeste cui era soggetta la zona lo fecero ripiegare su una costruzione artificiale. La centrale nucleare aveva due enormi contenitori per i reattori nucleari. Lì dentro, a 14 metri di profondità, vennero girate quasi tutte le scene subacquee. Gli attori furono tutti costretti a prendere il brevetto da divers, anche perché in The Abyss l’uso delle controfigure è limitatissimo. Quando Ed Harris trasporta Mary Elizabeth Mastrantonio in ipotermia, è davvero lei, per esempio e non un manichino o uno stunt. E il liquido ossigenato che usa Harris per scendere a disinnescare la bomba, è realmente uno dei fluidi sperimentali esistenti all’epoca. Anche la scena col topolino immerso nel fluido è vera. E no, nessuno dei cinque topi usati ci rimise la pelle, anche se gli animalisti britannici ruppero parecchio le palle per quella sequenza in particolare.

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Plausibilità totale, oserei dire realismo, applicati alla fantascienza. Perché Cameron ci teneva particolarmente a dare una patina verosimile alla sua storia di alieni che vivono a migliaia di metri di profondità. E quindi mischia il cinema fantastico a suggestioni contemporanee, come lo spettro della guerra nucleare, e si avvale di tutta una serie di tecnici e consulenti per dare un’impressione di assoluta aderenza a come sarebbe davvero vivere e lavorare in una piattaforma petrolifera situata in un elemento che non ci appartiene.
Con ovvie concessioni alla spettacolarità, questo è scontato: le facce degli attori dovevano sempre essere visibili dietro i caschi degli scafandri; l’acqua aveva bisogno di un’illuminazione maggiore rispetto alla realtà, quindi trasparente, ma con una patina scura, data da migliaia di palline di plastica lasciate galleggiare nei condotti dei reattori.
Cameron sul set è un dittatore, molti attori si lamentarono e rifiutarono di partecipare alla promozione del film. Ma per mettere in piedi un colosso del genere, per avere la forza di portarlo a termine, per sopportare quasi tre anni di lavoro in condizioni ai limiti dell’esaurimento nervoso, devi essere un po’ matto e un po’ accentratore. E Cameron non ha mai spinto nessun attore a fare nulla che non facesse anche lui. Stava a mollo con loro, ore e ore, e con loro si sottoponeva a lunghe sedute di decompressione, durante le quali guardava i giornalieri. Preparava ogni scena con cura maniacale. L’allagamento parziale della piattaforma, durante l’uragano, con il crollo della gru, richiese quattro ore e mezza solo per capire come girarla in sicurezza.
The Abyss fu un’impresa epica. E un’impresa perfettamente riuscita. Ancora oggi, è il film sottomarino per eccellenza.

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La versione presa in esame in questo post è quella estesa da due ore e quarantasei minuti. Non differisce molto dal montato uscito nelle sale, tranne che per il finale, splendido e poetico, in cui finalmente le due razze, quella umana e quella che vive negli abissi, comunicano tra loro e da questa comunicazione scaturisce la salvezza del mondo.
Il mare, contenitore di paure, sogni e speranze, sconfinato abisso in cui si nascondono esseri intelligenti che con un solo, piccolo gesto, potrebbero distruggerci e scelgono di non farlo, per donare un’ultima speranza a questa umanità così perduta e fragile, ma anche capace di atti di eroismo, coraggio e amore.
L’immensa solitudine dell’Oceano e la magia degli incontri con gli alieni, il terrore dell’ignoto che diventa il fascino della scoperta. E una spinta costante a progredire, a voler conoscere, contro la volontà distruttiva rappresentata dal militare (Michael Biehn).
The Abyss non è solo una storia che parla di civiltà aliene sottomarine. È una storia che parla dell’uomo e del suo rapporto con il nuovo e lo sconosciuto. E il mare è la culla di tutto questo, luogo privilegiato dove conoscere se stessi e sperimentare i propri limiti.
E si può anche accettare di prendere un biglietto di sola andata per quelle profondità così lontane. E restare seduti contro una parete di roccia aspettando che l’ossigeno finisca. Guardando quelle luci viola. Fino a che un angelo non viene a salvarti e ti dona una nuova vita.

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