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Predator (1987)

by Germano on 10/12/2009
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Le discussioni sulla scrittura sono sì interessanti, ma dopo un po’ divengono dialogo tra sordi, oltre ad avere la capacità intrinseca di mettermi di malumore. Meglio tornare al cinema, nella fattispecie al verde di foreste intricate, dove si celano mortali creature.

Il bello di questo film (credo al sesto posto di una mia lista ideale), Predator (1987, di John McTiernan), è che è nato per gioco, da una battuta fatta da chissà chi su Rocky Balboa. Proprio così, su qualche set, ad Hollywood, qualcuno disse che “L’unica persona che Rocky non ha mai affrontato è E.T., l’extraterrestre.”
Detto, fatto.
Nasce il predatore alieno per eccellenza, ruolo originariamente affidato a Jean Claude Van Damme che, secondo il regista, dovrebbe apparire in una delle sequenze iniziali in cui l’alieno è mimetizzato tra gli alberi. Van Damme abbandonò la parte dopo soli due giorni dall’inizio delle riprese perché non soddisfatto della resa degli effetti speciali; a lui subentrò il gigantesco Kevin Peter Hall che compare, oltre che come alieno, anche nei panni del pilota dell’elicottero che trae in salvo Arnold Schwarzenegger nelle scene finali. Hall morì nel 1991, pochi anni dopo, dopo aver contratto il virus dell’A.I.D.S, a causa di una trasfusione infetta.
Ma andiamo con ordine.
Il film. Le scene iniziali ricordano vagamente “The Thing” (Carpenter, 1982), esse mostrano un’astronave aliena che sgancia qualcosa sulla superficie terrestre. Quel qualcosa è un alieno ipercorazzato e dotato di armi sofisticatissime che caccia qualsiasi essere vivente in grado di offendere, e perciò potenzialmente ostile. La creatura si annida nelle giungle del centro America, dando ben presto inizio a macabre leggende su di uno spirito cacciatore di uomini che agisce durante le estati più calde.
Arnold Schwarzenegger è il Maggiore Dutch, a capo di una squadra speciale incaricata di recuperare un ministro statunitense precipitato, mentre era a bordo di un elicottero, in territorio nemico e rapito da ribelli armati. Al suo fianco un gruppo di personaggi con le palle quadrate, uno più bello dell’altro, a loro modo inimitabili: Bill Duke (Mac), Jesse Ventura (Blain, il “Tirannosauro Superdotato” masticatore di tabacco, armato con la Minigun, la mitragliatrice rotante a multicanna che è stato il sogno di tutti i bambini compreso me), Sonny Landham (il pellerossa esploratore con la faccia di cuoio), Richard Chaves (Poncho), Shane Black (Hawkins, quello delle barzellette ridicole). A questo gruppo variegato si aggiungono Carl Weathers (Dillon, vecchio compagno d’armi di Dutch in Vietnam) e la bella Elpidia Carrillo (Anna, una dei ribelli fatta prigioniera).
Le sequenze del viaggio in elicottero sono accompagnate dalle fantastiche note di Long Tall Sally di Little Richard (1956):

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La foresta è soffocante e impenetrabile, tale da far sembrare, nelle parole di Blain, “la Cambogia un orticello”.
Il gruppo si muove alla ricerca del ministro e dei probabili superstiti scoprendo, nel frattempo, una serie di orrori, cadaveri scuoiati e appesi a testa in giù tra i rami degli alberi, che fanno pensare che ci sia ben altro a vantare diritti di dominio su quelle lande sperdute e intricate, ferite dalla guerra civile.

Forse il più bel film di Schwarzenegger, fatto di azione pura, senza pause e senza che il nostro -dimagrito e in forma per l’occasione- si lasci andare a battutine da macho per spezzare la tensione (eccetto un’unica volta, sigh!). Il Predatore è efficacissimo. Con il suo apparato mimetico si mostra pian piano, svelato anche dal crescere della tensione dei protagonisti e dai racconti inquietanti elargiti al momento giusto dalla Carrillo con un’enfasi eccezionale.
C’è un predatore in agguato che, per qualche oscura ragione, vuole uccidere tutto il gruppo, ma, come dice lo stesso Dutch: “Se può essere ferito, può essere ucciso”.
La giungla e la maggior parte dei set sono reali. Il film fu girato in Messico, in località tuttora visitabili e mete di turismo, tra Palenque e Puerto Vallarta. La giungla, la vera protagonista del film sembra viva, sembra una creatura a sé, simile alle paludi magistralmente ritratte da Walter Hill.
Vere camere a visione termica, non effetti speciali, questi ultimi affidati a Stan Winston, anche se l’idea della particolare mascella del mostruoso Predator fu di James Cameron.

La Minigun di Jesse Ventura in realtà non è trasportabile da un essere umano, essa è montata di norma sugli elicotteri; per il film si decise di alleggerirla in modo da farla impugnare a Blain che necessitò, tuttavia, dell’aiuto di cavi di nylon, coperti in fase di post-produzione dalla CG.
Un film d’azione mista a fantascienza che assolve in pieno al suo scopo, intrattenere, ricco di trovate e sequenze memorabili. Da ricordare il duello suggerito tra Billy, a torso nudo armato di pugnale, e la Creatura e la sfida lanciata alla stessa da Schwarzenegger, completamente ricoperto di fango, attraverso un urlo che squarcia il buio e l’apparente tranquillità della notte nella giungla.
Il film ebbe un seguito nel 1990, ambientato a Los Angeles, sempre con Kevin Peter Hall nel ruolo del Predator. In quest’episodio, un fotogramma mostra il teschio di uno xenomorfo tra i trofei della creatura. Da tale invenzione sono scaturiti i successivi cross-over Alien Vs Predator (2004) e Alien Vs Predator – Requiem (2007).
Ma un terzo episodio è in arrivo per la saga originale. Si intitolerà Predators, in evidente omaggio al secondo capitolo Aliens di James Cameron, prodotto da Robert Rodriguez.

Approfondimenti:
Predator (IMDb)

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