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Mad Max (1979)

by Germano on 12/03/2010
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A quanto pare Codice Genesi a.k.a. The Book of Eli è da considerarsi riuscito in qualcosa. Nella fattispecie, giudicato pessimo, è stato uno spartiacque per questo blog. Da quando, tre giorni fa, ne ho parlato, è cambiata la percezione delle cose. Una sorta di Epifania. Per noi trentenni è impossibile non guardarlo e vedere contemporaneamente, quasi fossero proiettati nello stesso momento, uno sull’altro, Mad Max. A tutt’oggi, credo, il miglior ciclo pre e post-apocalisse cinematografica mai realizzato. Con alti e bassi, certo. È innegabile.
Eppure, a distanza di trentun’anni, quelle strade, quelle auto e quegli inseguimenti mozzafiato sono ancora vividi nei miei ricordi. Mentre Eli e la sua Bibbia iniziano già a svanire.
L’ho ripreso l’altra sera, dopo l’ennesimo spettacolo deludente. Successivamente, una breve ricerca su internet. E ho scoperto che, oltre tutto, questo primo film della serie, Mad Max, è una miniera di curiosità, di aneddoti, di beghe di realizzazione. Quelle che, insomma, col senno di poi si trasformano per divenire da enormi difficoltà, piena soddisfazione per il  difficile lavoro svolto.
Solitamente non sono il tipo che guarda al passato con nostalgia, rimuginando i bei tempi andati in un loop senza fine: “Eh, non ci sono più i bei film di una volta!”. No. Questo non sono io.
Però, è innegabile che, oggigiorno, ci sia più pattume del solito e che non si riesca, in nome [anche] del profitto, a uscire da determinati clichè concepiti dal marketting per assicurare il massimo gradimento medio possibile, ma che altro non fanno che ammazzare lo spirito e la creatività.
Detto questo, nell’attesa delle future modifiche che vedranno protagonista questo blog, e della sua efficiente riorganizzazione, tempo e volontà permettendo, torniamo a Max e al suo futuro decadente e pessimista, scoprendolo, ahimé, per certi versi, sempre più simile al nostro presente. Il primo, ovviamente, di tre articoli dedicati al ciclo.
Un consiglio spassionato, se non l’avete ancora visto e se credete che, visto Eli avete visto tutto, ripensateci e schiacciate il tasto PLAY.

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Mad Max (1979)

In un futuro distopico, il mondo è in ginocchio per la carenza energetica. L’Australia, come le altre nazioni, è impegnata a tentare di risolvere la crisi internazionale che ne è derivata, combattendo alla meglio contro il continuo e inarrestabile degrado sociale che imperversa sulle sue strade e nelle sue città. Il tasso di criminalità, soprattutto i crimini violenti, è in continua ascesa, e sono sempre più numerose figure criminali di stampo messianico, che si abbandonano, insieme alle loro bande, al saccheggio e orge di violenza verso la cittadinanza impotente. A tentare di arginare la spirale di autodistruzione c’è la MFP, acronimo di Main Force Patrol, un’istituzione di polizia e sorveglianza, privatizzata e in costante carenza di fondi, che vede negli Interceptor, gli agenti intercettatori, il suo fiore all’occhiello. Tra questi, spicca per efficienza e sangue freddo, Max Rockatansky (Mel Gibson). Le droghe, sempre più potenti e sempre più diffuse, rendono personaggi come il Nightrider (Vincent Gil) sempre più spericolati e assetati di violenza, in un delirio di onnipotenza spesso fatale per sé stessi e per altri innocenti. Costui si lancia in folli corse lungo le statali australiane, sfidando la polizia ad inseguirlo e a bloccarlo e, allo stesso tempo, predicando la sua particolare visione del mondo, fatta di religiosa violenza, alla radio. La polizia è autorizzata ad uccidere. Gli inseguimenti si concludono, infatti, quasi sempre, non con l’arresto, ma con la distruzione del veicolo fuorilegge. Probabilmente a causa del fatto che la Legge, con i suoi cavilli, viene costantemente distorta e applicata ormai per difendere i criminali che vengono al contrario arrestati, di fronte al senso di frustrazione degli agenti, sempre più impotenti che si vedono costretti a rilasciarli anche di fronte alla loro palese colpevolezza. La fine del Nightrider, ad opera di Max, espone quest’ultimo alla vendetta della sua gang di motociclisti. Max reagirà abbandonando ogni residuo proposito di legalità e di coscienza morale, per sfogare il suo odio e la collera derivante dal lutto subito, tramutandosi in un antieroe, vero simbolo dell’epoca in cui vive.

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Curiosità

# Mad Max fu girato in 12 settimane a Melbourne e nei suoi dintorni. Fu il primo film australiano ad utilizzare per le riprese lenti anamorfiche grandangolari.

# George Miller, il regista, era un medico e lavorava in un Pronto Soccorso. Appassionato di cinema, fu anche grazie a questo lavoro che egli riuscì a mettere da parte la somma di 350.000 dollari per poter girare Mad Max.

# Il budget di produzione, però, finì per rivelarsi insufficiente. Tanto che George Miller fu costretto a “sacrificare” il proprio furgone blu per filmare uno degli spettacolari incidenti visibili nel film.

# Un camionista ricevette 50 dollari da George Miller per investire con il suo camion la moto del capo della banda di motociclisti nella scena finale del film.

# Nella scena in cui Johnny (Tim Burns) rompe la catena del telefono sull’autostrada l’attore appare realmente scosso. Il motivo era che la troupe stava girando senza le necessarie autorizzazioni. La classica scena “rubata”.

# L’incidente più spettacolare, quello del Nightrider è il risultato di un razzo, di produzione militare, montato sul retro della Holden Monaro. Originariamente, lo script prevedeva l’impatto della vettura contro un camion ribaltato, ma la propulsione del razzo fece sbandare il veicolo che, di fatto, mancò il bersaglio. Successivamente venne aggiunta la scena dell’urto della Monaro contro un’altra macchina ribaltata posizionata, idealmente, al di là del camion.

# La gang di Bikers del film era una vera gang di bikers chiamata “The Vigilantes”. A ciascuno dei componenti venne consegnato un documento che attestava il ruolo che essi ricoprivano nella pellicola, per evitare il sorgere di problemi con le autorità di Melbourne.

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Un’apocalisse silenziosa

In questo film non c’è l’apocalisse come siamo abituati a considerarla. La follia nucleare verrà dopo, nel secondo capitolo, dove il mondo è divenuto una landa deserta, percorsa dalla ferocia e bestialità dei superstiti. Qui la fine viene percepita attraverso la radio, attraverso le voci degli speaker alla televisione, attraverso la colonna sonora di Brian May (questo Brian May, non quello dei Queen), a dire il vero in questo film troppo invadente, e attraverso l’estrema e insensata violenza che si insinua nel vivere quotidiano diventandone parte integrante, normalità. La gente continua a vivere le proprie vite, quasi non rendendosi conto che l’inferno si è spalancato tutt’intorno a loro. Chiaccherando inutilmente, frequentando locali, diner, night club, mentre al di fuori, sulle strade, si sta combattendo una guerra locale per il carburante che è lo specchio della crisi che sta avvolgendo il mondo. La mancanza di carburante alla fin fine, sembra una scusa, la scusa che i criminali hanno per imporre il loro distorto esercizio di libertà. La libertà, valore di ogni società civile, diventa manifestazione di forza e indipendenza, a scapito dei deboli. Essa si trasforma in selezione naturale, nella sua forma più bieca. I criminali divengono predatori cui tutto è concesso. I rappresentanti dell’ordine carnefici che, a poco a poco, si trasformano in ciò che combattono. Max non diviene simbolo di speranza e rinascita, ma di supina accettazione, presa di coscienza della fine di tutto, e di fuga. La fuga, infatti, è la qualità che lo contraddistingue, una fuga infinita, interrotta solo momentaneamente dai suoi rimorsi e dalla vendetta. Film da scoprire per coloro che ancora non l’hanno visto. E da ricordare e preservare per tutti gli altri.

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La V8 Interceptor (e le altre)

Da bambino, più che l’atmosfera cupa del film, erano i veicoli a restare impressi nella memoria. Bellissimi, dalla linea aggressiva e, soprattutto, ultraveloci.

# La V8 Interceptor di Max, così veloce da volare sulla terra, “alimentata a nitro, dotata di due carburatori, 600 cavalli e turbina”. Essa è in realtà una versione modificata, la GT351 della Ford XB Falcon Hardtop, venduta in Australia tra il 1973 il 1976, con motore V8 da 351 pc.

La V8 Interceptor di Max

# Il veicolo del Nightrider è una HQ Holden LS Monaro, prodotta dalla GM Holden Ltd, sussidiaria della General Motors. Il modello era venduto in Australia nei primi anni settanta e montava, cosa abbastanza comune, anch’essa un motore V8 da 351 pc.

- HQ Holden Monaro -

- HQ Holden Monaro -

# Le Interceptor gialle, d’ordinanza, sono Ford di due modelli. Una Ford Falcon XA GCI e una Ford Falcon XB Sedan, quest’ultima con motore V8.

# Jim Goose (Steve Bisley) guida una Kawasaki Z1000 del 1977. Insieme alle altre moto che appaiono nel film, fu regalata alla produzione dalla Kawasaki.

Approfondimenti:
Scheda del Film su IMDb

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