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Il Mio Nemico (1985)

by Germano on 24/09/2010
Book and Negative
Contents

Adoro i film che iniziano mostrando l’universo. Di solito si vedono composizioni ignote di corpi stellari, pianeti sconosciuti, nebulose. E poi inizia la voce fuoricampo, quella del narratore, o in questo caso affabulatore. Perché Il Mio Nemico racconta una favola.
La prima cosa che mi viene in mente, restando incantato come un bambino a vedere quella finestra di spazio profondo, è che la meraviglia non l’abbiamo persa, ce l’hanno rubata.
Non so come e quando sia successo, ma è successo.
Quello stupore, quel fascino che deriva dall’ascoltare, guardare storie ormai desuete ci è stato portato via.
Forse è l’influenza del periodo storico. La grande S, la storia, quella in cui siamo immersi e che ci accompagna giorno dopo giorno, quella che ci fa apparire buffe e obsolete le immagini televisive di appena dieci anni fa, quella che ci passa attraverso sussurrandoci storie di intolleranza.
Operazione nostalgia, in effetti. E questo film non poteva capitare in un momento peggiore per me…
E, ciò che mi spaventa di più, è che una storia come questa, fatta di rispetto, fratellanza, amore filiale e paterno, è talmente estranea a quella che è la percezione dell’intrattenimento oggi, da risultare straniante e da suscitare un certo stupore, sapete, quello che si prova quando si ritrova qualcosa che non si vedeva da tanto tempo, perché ritenuta estinta.
Questo film è come la tigre dai denti a sciabola. Non c’è più.

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L’intreccio

XXI secolo. Gli esseri umani hanno colonizzato lo spazio. Talmente avanti hanno portato l’esplorazione del cosmo che alcuni di essi non hanno mai visto o non avranno più occasione di vedere la Terra. Gigantesche stazioni militari orbitanti sono la nuova patria di molti di loro. Come c’era da aspettarsi, però, non sono soli. Un’altra specie senziente, i Drac, dalla cultura profonda e millenaria contendono, per incomprensione e perché a volte non c’è alternativa, ai terrestri il dominio su interi sistemi stellari. La guerra dura da qualche decade. Una guerra fatta di scontri feroci, ma anche di attesa e logoramento. Durante un’incursione di caccia Drac, Willis Davidge (Dennis Quaid), pilota dell’Alleanza Terrestre, precipita sul vicino pianeta vulcanico Fryine IV. Come scoprirà ben presto, non è solo. Nel corso del combattimento, infatti, anche un alieno è riuscito a paracadutarsi e a trarsi in salvo.

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[CONTIENE ANTICIPAZIONI]

La “miniera”

Non è un film perfetto. Questo no. Però ci sono due attoroni, anzi tre. Dennis Quaid che è tornato oggi con una buona fantascienza, per quanto risenta di cadute commerciali, Louis Gossett Jr. (Jeriba “Jerry” Shigan, il Drac), che sapete tutti cos’ha vinto, irriconoscibile dietro le scaglie da rettile, e Brion James, che alla storia è passato come uno dei nexus 6 di “Blade Runner”.
L’Oscar, per una buona volta, non fa differenza. E non credo che questo film lo meritasse, così come non credo sia un valore aggiunto per nessun film.
Forse troppo ambiziosa era la trama. Troppo elevato l’obiettivo e anche piuttosto complicato.
E il marketing, sì, proprio lui, che è peggio del diavolo, esisteva già a quel tempo.
Il problema era nel titolo inglese: Enemy Mine.
“Mine” è sia un aggettivo possessivo, “mio”, che un sostantivo, “miniera”. I produttori, temendo l’idiozia della gente, pretesero e ottennero che venisse creata e inserita nella storia una linea narrativa da ambientare in una miniera…
Ma vi rendete conto?
Certi geniacci pensano di avere a che fare con le capre. E come tali ci trattano, noi spettatori.
Ma, al di là dei sapienti ritocchi degli illuminati della produzione e distribuzione, mi chiedo com’era il film in origine e chissà se esiste ancora la versione girata interamente in Islanda, all’aperto, con un panorama naturale che è quasi preistorico.
Questa prima versione venne affidata a un altro regista, Richard Loncraine, che, manco a dirlo, litigò con gli illuminati su non ben definite scelte artistiche. Chi ha i soldi ha il potere, ora come allora, perciò la regia venne affidata a Wolfgang Petersen che rigirò tutto ex-novo, cambiando i set e inserendo le scene incriminate, per ovviare a eventuali mancanze grammaticali del pubblico.
Eh, sì, in effetti me li immagino proprio gli spettatori inferociti, all’uscita del cinema: “Allora? Dov’era quella fottuta miniera?!?”.
A parte l’assurdità della situazione, che però ha permesso a James di impersonare un ottimo cattivo, a vederli sembra incredibile, ma il panorama lavico eruttivo e il lago verde visibili durante le scene iniziali sul pianeta sono reali e situati nelle Isole Canarie, per la precisione al Parco Nazionale Montañas del Fuego. La restante parte della pellicola fu girata al coperto nei Bavaria Film Studios, in Germania.

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L’alieno

Girare un film che prevede solo due personaggi che interagiscono per la maggior parte del tempo è sempre un rischio. La noia e anche lo stereotipo sono sempre in agguato. Non è questo il caso, anche se, come ho detto all’inizio, sembra, ormai, di assistere a uno spettacolo atipico: la nascita di un’amicizia.
Trattasi della storia universale del reciproco scambio culturale, allorché due etnie differenti che non hanno avuto modo o voluto conoscersi sono costrette a cooperare per portare a casa la pelle.
La sopravvivenza è la base sulla quale costruire un rapporto di reciproca fiducia.
Al di là del valore della interpretazioni di Quaid e Gossett Jr., che non sembrano eccelse e in alcuni punti risentono di eccessivo manierismo, la storia offre notevoli spunti di riflessione.
La razza umana.
Mi sono sempre chiesto, ed evidentemente se lo sono chiesto da sempre anche tutti gli scrittori di fantascienza, come sarà percepita la nostra specie in occasione del primo incontro con una stirpe extraterrestre.
Ne “Il Mio Nemico” si propende per un ritratto degli uomini dinamico. Gli umani non riposano mai, riflettono poco e compiono salti evolutivi che, di contro, gli alieni, meditabondi come appaiono, non solo stentano a comprendere, ma temono, persino.
La paura degli esseri umani, non in quanto diversi e perciò percepiti innanzitutto come brutti esteticamente, ma in quanto veloci e imprevedibili è il motivo di conflitto dei Drac nei nostri confronti.
Noi, d’altro canto, ci rifiutamo di capire. A priori vediamo in ogni creatura vivente un possibile profitto e ci diamo subito da fare. I Drac, infatti, sono preda di alcuni umani definiti di classe inferiore, non molto ben tratteggiati, che li usano come forza lavoro per l’estrazione di minerali. Quando non preferiamo, come sempre, essere preda di odio indistinto verso quelli là, gli altri. Fatale anche per noi, e sottolineato dalla suggestiva immagine iniziale del cadavere di astronauta alla deriva nello spazio tra detriti di astronavi…
Allo stesso tempo, significativo appare il fatto che tra i due protagonisti sia proprio il Drac colui che si sforza, pazientemente, di far conoscere la propria cultura a Willis, che, per tutta risposta, per strafottenza o perché tipicamente ignorante della propria storia e dei propri costumi, identifica in Mickey Mouse uno dei grandi saggi della storia dell’umanità.
Ovviamente, trattasi di uno scherzo ai danni del Drac, il quale, inconsapevole, finisce addirittura per scusarsi di aver mancato di rispetto e aver definito stupido, in un momento d’ira, il nostro grande saggio Topolino.

***

L’uomo

L’uomo, Willis Davidge, è una creatura che ha del potenziale. Una volta superata la fase della competizione, assorbe come una spugna tutta la cultura aliena, ma non solo, finisce col rispettarla e onorarla, tanto che il nostro adotta il figlio che Jerry dà alla luce, essendo, come tutte le creature della sua specie, ermafrodito.
Tale e tanta la devozione che Willis dimostra e l’affetto che egli sviluppa, ricambiato, verso il piccolo Zammis che, pur ripescato dalla flotta dell’Alleanza, egli fuggirà per ritornare sul pianeta, dove nel frattempo Zammis è stato fatto schiavo, e non esiterà a scontrarsi con gli schiavisti, pur di onorare il giuramento fatto a Jerry di condurre, come da tradizione millenaria, suo figlio dinnanzi alla sua gente per pronunciare i nomi dei suoi antenati e sancire, così, la sua appartenenza alla sua famiglia.
E quest’ultimo costituisce anche il più grande rammarico per questo film. La scena che avrebbe dovuto sancire il primo passo verso una coesistenza pacifica delle due specie venne sì girata, ma nell’edizione originale e mostra, per l’appunto, Quaid recarsi insieme a Zammis davanti al Sacro Consiglio dei Drac.
Il nome di Willis Davidge sarà inserito negli annali Drac nell’albero genealogico della famiglia di Jerry e Zammis.
Un finale solo narrato, ma di grande effetto.

***

La meraviglia. Sempre quella

E infine, come da qualche tempo a questa parte sulle pagine di Book and Negative, rifletto sulla meraviglia.
E concludo che, in questo momento, solo i film del passato e i libri del passato riescono a suscitarla. In me, almeno.
Strana riflessione. E ancor più strana consapevolezza. E non credo sia solo questione di nostalgia.
E non penso sia un caso che i libri e i film che oggi troviamo gradevoli individuino le loro radici proprio nella tradizione e nel folklore popolare, vecchi di centinaia di anni.
Storie come questa, insieme a quelle dei fantasmi, sono adatte a essere narrate e a fare scuola intorno a un fuoco, anche se ormai solo virtuale.

Fonte per le curiosità:
IMDb
Altri articoli:
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