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I Guerrieri della Palude Silenziosa

by Germano on 06/12/2009
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I Guerrieri della Palude Silenziosa (titolo originale Southern Comfort, 1981, nome anche di una nota marca di liquore) di Walter Hill viene trasmesso in televisione più o meno ogni miliardo di anni, cosa che l’ha reso poco conosciuto, in primis, e un film culto per coloro che sono riusciti a vederlo.
Lo schema del film è quello dell’Anabasi di Senofonte, già adattato dal regista per la sua pellicola precedente, I Guerrieri della Notte (The Warriors, 1979), bellissimo film al cui titolo si deve certamente la pittoresca traduzione italiana di questo, gli italiani, si sa, essendo poco inclini ai giochi di parole.
In questo caso si fa riferimento proprio a quel conforto che viene a mancare ai protagonisti; tra questi spiccano gli ottimi Keith Carradine, Powers Boothe e Fred Ward, soldati della Guardia Nazionale impegnati in una esercitazione nelle Paludi della Louisiana, territorio della minoranza francofona cajun, estremamente arretrata e gelosa della propria indipendenza e della propria privacy.
Una serie di incomprensioni tra i soldati e i cajun scatena una caccia all’uomo da parte dei secondi.
Il piccolo drappello della Guardia Nazionale, dotato per esigenze tattiche di munizioni a salve e di un solo pacco di proiettili (portato con sé da uno tra i più previdenti), è costretto a scappare attraverso gli acquitrini, tentando di raggiungere il punto di rendez-vous. Nel frattempo, l’inesperienza palese dei soldati, il crollo nervoso di uno di questi e la familiarità dei cajun con il loro territorio, cosa che li rende i veri padroni della palude, trasformano una semplice resa dei conti in un viaggio allucinante che consuma pian piano i protagonisti.
Magistrali le inquadrature e gli scorci palustri, sommersi da un velo di acqua torbida, da cui spuntano radici e tronchi spezzati, e resi soffocanti dai grovigli di vegetazione e dai fusti dei numerosissimi alberi.
Tesissime le inquadrature finali, accompagnate da musica ossessiva che accompagna scene di combattimento molto realistiche. Profetica la sequenza del maiale squartato che sembra alludere al probabile destino dei superstiti.
Brion James, il replicante in Blade Runner, è uno dei cajun.
Un ottimo film di conflitto, più che di guerra, di conflitto stupido, di pregiudizio e di odio cieco e irrazionale e perciò spontaneo, che non necessita di presunte giustificazioni morali.
Alla fin fine, la meschinità dei gruppi emerge reciprocamente, accanto all’onestà dei singoli. Personaggi credibili nei comportamenti e nelle motivazioni e, soprattutto, nell’incapacità di adattamento alla realtà comune a chiunque non sia addestrato e si trovi catapultato in situazioni estreme.

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