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Giochi Stellari (1984)

by Germano on 14/09/2010
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Pessimo inizio di settimana. Per me, almeno. Conseguenza è che mi va di giocare. E questo film, Giochi Stellari (“The Last Starfighter”, 1984) di Nick Castle, è un gioco lungo una vita.
Crescendo avrei imparato a detestare, per ragioni tutte personali, l’archetipo dell’average man, il ragazzo qualunque che ce la fa. Ma all’epoca due di questi ragazzi erano i miei modelli, Charley Brewster di “Ammazzavampiri” e Alex Rogan, l’ultimo Starfighter.
Alex, per giunta, aveva Maggie, una fidanzata molto, molto più bella di quella di Charley. E per lei, per Maggie, se l’ATARI me ne avesse data l’opportunità, sarei finito più che volentieri a combatterle io, le armate di Ko-Dan.
So per certo che alcuni di voi lettori non l’hanno mai visto questo film. Alcuni irrecuperabili non hanno neppure visto “I Goonies”. Per questi ultimi non c’è più nulla da fare. Per i primi, invece, pur mancanti di un pezzo di infanzia, forse, vedendolo, ci si potrebbe accontentare di un retrogusto agrodolce, dei tempi che furono. Ma si è quasi fuori tempo massimo.
Per tutti gli altri, invece, è uno spettacolare tuffo nel passato, di quelli che ritemprano.
Ve lo ricordate l’incipit? Ve lo ricordate, non è così?

“Congratulazioni Starfighter! Sei stato reclutato dalla Lega Stellare per difendere la frontiera contro Xur e l’armata di Ko-dan!”

A questo punto, avete già inserito il gettone e state già impugnando le leve di comando, movimento e armi. E tutto il campeggio sta per fare il tifo per voi.
Uno di quei trionfi nerdeggianti ante litteram. Prima che il mondo imparasse, in ritardo, ad amare il nerd/geek, con un po’ di ipocrisia.
Questo film contiene ogni elemento di esaltazione possibile per quel particolare tipo d’uomo, o di ragazzo aspirante tale.

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Starlite Starbrite

Lo “Starlite Starbrite”, il camping dove vivete con vostra mamma, vostro padre assente per lavoro e vostro fratello più piccolo che vi frega le copie di Playboy, soprattutto il numero di giugno. Nel microcosmo di Starlite Starbrite voi, l’Alex Rogan di turno, siete una celebrità, studente, meccanico-elettricista all’occorrenza, divo dei videogames. Perché sì, c’è un videogioco ultramoderno, per l’epoca, col quale ogni giorno vi misurate. È un roba difficile, che richiede coordinazione e riflessi pronti. E voi siete il migliore.
La ragazza della porta accanto, Maggie. La vostra quasi-ragazza. Perché si pomicia e ci si corteggia, è vero. Ma finisce lì, in una pozza di sogni e romanticheria sfrenata.
Lo svago più grande, quando non siete impegnati a correre in aiuto delle signore di mezz’età del camping alla prese con gli impianti elettrici difettosi, è andare a passare una serata in sacco a pelo, sotto le stelle, al Silver Lake, che vi ricorda così tanto il Crystal Lake, dove Jason attende sotto l’acqua, ma che è invece, l’unico modo per restare avvinghiati con Maggie, scambiarsi carezze e battibeccare un po’.
Poi capita che vinciate, in una partita di sfogo, a quel dannato videogioco, e allora piomba giù un alieno su una Delorean modificata [Ah! La Delorean!] che vi dice che tocca proprio a voi, dovete andare con lui, mentre un’Unità Beta prenderà il vostro posto quaggiù, accanto a Maggie, rendendo gli onori di casa, a combattere contro quel tipo, Xur e le sue fottute armate di Ko-Dan. Rischiate di lasciarci la pelle, certo. Perché di combattimenti veri, si tratta. Ma volete mettere la chance di diventare un eroe?

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The Last Starfighter

Ok, la storia del videogioco. Esiste o non esiste?
Oggi, nel 2010, esiste persino la Delorean-macchina del tempo. Quella modificata di Centauri, il reclutatore, è esistita e la si può vedere anche, in un cameo, in “Ritorno al Futuro – parte II”, tra quelle parcheggiate. Ora si troverà in un museo o in casa di qualche collezionista.
A giudicare dalle foto che ho reperito in rete, esiste anche il videogioco, quello da sala. Non c’è da stupirsi. I collezionisti gli oggetti culto finiscono per costruirseli da soli. Ma voci di corridoio vogliono che alcuni esemplari di The Last Starfighter, i prototipi, esistano realmente.
Chi può dirlo?
La versione da sala-giochi non venne mai commercializzata a causa del costo elevatissimo del pezzo. Si parla di circa 10.000 dollari dell’epoca, mica bruscolini. Perché lo Starfigher era un videogioco rivoluzionario che utilizzava, o avrebbe dovuto utilizzare la grafica poligonale.
Pare che le intenzioni dell’Atari fossero di produrlo realmente, anche in versione da console, come appare da alcune scritte contenute nei titoli di coda del film, ma anche qui, un nulla di fatto. Nel frattempo, sempre l’Atari, ma anche case minori, si sono affannate a produrre copie sbiadite, giochi vagamente ispirati al film.
Fino al 2007. Quando è comparsa in rete una versione freeware di un gioco basato su ciò che si vede nel film. Forse conviene cercarla, ma state molto attenti a dove cliccate.

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Supercomputer

Il videogioco che, tra alieni puzzolenti e incubi, o sogni, a seconda di come li si vede, che ti catapultano in Guerre Stellari o Star Trek, il videogioco, dicevo, è tra gli espedienti narrativi più belli che abbia mai visto.
Prodotto da Centauri (Robert Preston) è insieme addestramento e base di reclutamento per gli inconsapevoli aspiranti starfighter. Colui che vince è istantaneamente reclutato, con un pizzico di disonestà, ammettiamolo.
E poi la CGI. Per la prima volta, in luogo dei modellini di plastica, si vollero usare creazioni renderizzate in grafica 3D. Un uso massiccio che spinse a ricreare anche lo spazio in cui tali modelli dovevano muoversi.
Design della Gunstar, ma anche delle altre navi stellari affidato a Ron Cobb, un tipo che, tanto per dirne una, aveva messo mano anche sul set di un certo “Alien” (1979) e “Conan The Barbarian” (1982).
Si utilizzò un Cray X-MP, il supercomputer, per circa 300 scene in CGI, per una durata complessiva di 27 minuti.

[fonte: wikipedia eng]

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Mitologia

Lance Guest nel ruolo di Alex Rogan, il tipo che sarebbe finito, tra le altre cose, a combattere insieme a Mario Van Peebles e Michael Caine, il mediocre Squalo numero 4. Dan O’Herlihy nel ruolo di Grig, co-pilota alieno della Gunstar, affetto da un discutibile umorismo, che se ne va in guerra con le foto dei suoi familiari rettiloidi. Norman Snow è Xur, il cattivone con scettro del potere a scatto, risatona da imbecille e un’insana voglia, tipica del cattivo, di distruggere tutto e dominare ogni cosa. Robert Preston nel ruolo di Centauri, un affarista, uno che ha le mani in pasta dappertutto e che se ne va in giro su una Delorean truccata che viaggia pure nello spazio. Quasi meglio della Gunstar. Ha tutto il mio rispetto. Sempre Lance Guest è l’Unità Beta, il suo succedaneo clone che non sopporta che Maggie gli morda i lobi delle orecchie. E poi c’è lei, Catherine Mary Stewart, Maggie, che questo film ha consegnato all’eternità nel ruolo della fidanzata della porta accanto. Bellissima e caratterizzata da “strani impulsi sessuali”. Leggendaria. O forse sono solo vecchi bollori. I miei per lei…
Ognuno di loro fa parte di una personale mitologia della quale un giorno mi deciderò a scrivere.
Come sempre è la nostalgia a parlare, ma non solo. L’ho rivisto proprio l’altra sera, “Giochi Stellari”. Un film che passava spesso in tv, in estate, ma soprattutto durante le vancaze di natale. Così da ricollegarlo, inconsciamente, a un periodo magico che ogni anno perde il suo incantesimo, sempre di più.
E invece l’ultimo starfighter è sempre lì, a difendere la frontiera. E magari un giorno, in qualche stabilimento balneare abbandonato, ve lo troverete di fronte. Inserirete 200 Lire (sì, funzionerà con le vecchie lire) e, se sarete in gamba…

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