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Forbidden Planet

by Germano on 23/01/2010
Book and Negative
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Erano gli anni cinquanta. Per la precisione il 1956.
Isaac Asimov, sei anni prima, aveva promulgato le leggi della robotica, attraverso la sua antologia di racconti intitolata Io, Robot.
Per la fantascienza, ma non solo, fu un decennio febbrile.
Il mondo brillava dei lampi accecanti delle esplosioni atomiche. Gli Stati Uniti erano la superpotenza garante della pace che esportava quello stile vintage, così colorato, così caratteristico, che ancora profuma di fette di torta al limone consumate nei diner sulle autostrade a ritmo di rock and roll, accanto a pompe di benzina rosse sgargianti, oldsmobile, plymouth e cadillac uscite da tele iperrealiste.
Forbidden Planet (1956) può essere considerato un esempio dell’ottimismo, ma anche della paura che serpeggiava nella società di allora. L’ottimismo derivato dalla fiducia nel potere della scienza che aveva posto nelle piccole mani dell’uomo la capacità di sprigionare l’energia dell’atomo e, allo stesso tempo, l’inquietudine che derivava dal dubbio, dalla consapevolezza che, per la prima volta, lo stesso uomo aveva la capacità di autodistruggersi, in una sorta di beffarda parodia dell’autodeterminazione.
Vedere oggi questo film, abituati come siamo all’effetto realtà, specialmente dopo le acrobazie in tre dimensioni regalateci da James Cameron, può essere spiazzante. Certe scene possono risultare involontariamente comiche, persino ridicole e, inoltre, la povertà di mezzi e l’ingenuità della morale dell’epoca, disarmanti per la loro inattualità.
Eppure, evitando la superficialità con la quale questa pellicola si può affrontare, Forbidden Planet resta un solido film di fantascienza classica, basato su un intreccio tutt’altro che stupido o ingenuo, ma che, al contrario, se rapportato a certe perle che ci vengono oggi servite su vassoi di silver plate come fossero capolavori, si eleva in tutta la sua qualità e bellezza e ancora spicca più in alto di moltissimi altri.

[ATTENZIONE! ALLARME ANTICIPAZIONI!]

Forbidden Planet (1956)

Su Altair-4 il Dott. Morbius (Walter Pidgeon) e sua figlia Altaira (Anne Francis) sono gli unici superstiti di un equipaggio di scienziati e intellettuali giunti dalla Terra a bordo della Bellerofonte (l’astronave prende il nome dall’eroe greco che uccise la chimera…) per studiare quel pianeta abitabile dai cieli color smeraldo. Essi vivono un esilio dorato, quasi paradisiaco, attorniati come sono da bellezze del creato e meraviglie della scienza e della tecnica quali Robby il Robot, un androide factotum creato da Morbius per servirlo che asseconda e dà forma ad ogni richiesta gli venga sottoposta. I due, padre e figlia, sono sopravvissuti al massacro che una misteriosa forza invisibile, emanata a dire di Morbius dal pianeta stesso, ha compiuto ai danni della restante parte dei coloni. Tutto procede placidamente, il dottore di dedica ai suoi studi, mentre Altaira, da creatura innocente qual è, essendo vissuta e cresciuta del tutto ingnara delle relazioni umane se non quella filiale verso il proprio padre, passa il tempo fraternizzando con le meraviglie naturali di Altair-4, quasi fosse una novella Eva in un giardino dell’Eden.

- Anne Francis e Leslie Nielsen -

- Anne Francis e Leslie Nielsen -

Giunge, però, dalla Terra un’altra astronave in missione di salvataggio, comandata dal Capitano J. J. Adams (Leslie Nielsen) che ha ordine di far luce sulla scomparsa dei coloni.
Poco dopo l’arrivo dei militari, quella stessa forza invisibile da cui Morbius li ha messi in guardia chiedendo loro di non atterrare e tornare indietro torna a manifestarsi in tutta la sua violenza, seminando morte e distruzione.
Mentre si cerca di comprendere la verità, si scopre che i coloni, del cui gruppo Morbius è l’unico supersite, avevano rinvenuto sotto la superficie del pianeta un gigantesco complesso industriale, una macchina autonoma, autoriparante, in grado di generare una fonte di energia infinita e di dare forma ai pensieri di coloro che si collegano ad essa. Questa macchina meravigliosa è l’apice della civilizzazione dei Krell, una stirpe aliena estintasi migliaia di anni prima al culmine del loro splendore, proprio a causa di questa loro creazione che, imprevedibilmente, aveva dato materia e forza al loro inconscio, l’es (o id), la “voce della natura nell’animo dell’uomo”.
La forza invisibile altro non è che l’es del dott. Morbius che tenta di difendere i propri bisogni primordiali e di preservare gli istinti del dottore contro qualunque ostacolo si frapponga tra egli e il conseguimento degli stessi, giungendo a minacciare, pur di sopravvivere, anche la figlia di Morbius, Altaira, e il dottore stesso, del tutto incapace di controllare la “creatura” scaturita dai recessi del proprio inconscio.

Una trama impegnativa che mescola sapientemente psicologia, psicanalisi, scienza ed etica in un connubio antiquato, ma ancora decisamente affascinante. Come infatti dimenticare l’egoismo di Morbius, unico custode e interprete di una conoscenza arcana, che si erge a giudice della sua stessa razza e ad arbitro dell’evoluzione di quest’ultima quasi fosse un dio?

Il design particolare delle astronavi, dei set, e di Robby il Robot riscossero un enorme consenso. Alcuni di essi, infatti, furono reimpiegati -il riciclo dei set e delle scenografie, infatti, era pratica abbastanza comune- in pellicole successive.
Robby il Robot, in particolare, divenne una vera e propria star, tant’è che risulta accreditato sull’Internet Movie Database con una scheda personale, quasi fosse un attore in carne e ossa; e può vantare una serie di apparizioni cine-televisive che vanno dal 1956 al 2005 (data della sua ultima comparsata in un episodio di Nightmare NASA Robot)
Questo androide dal disegno così particolare fu creato da Robert Kinoshita, un ingegnere americano-giapponese, e la sua costruzione costò circa 125.000 dollari dell’epoca e rappresenta, a tutti gli effetti, la prima applicazione cinematografica delle tre leggi della robotica di Asimov.

1. Un robot non può recar danno a un essere umano né può permettere che, a causa del proprio mancato intervento, un essere umano riceva danno.

2. Un robot deve obbedire agli ordini impartiti dagli esseri umani, purché tali ordini non contravvengano alla Prima Legge.

3. Un robot deve proteggere la propria esistenza, purché questa autodifesa non contrasti con la Prima e con la Seconda Legge.

Egli è, infatti, ubbidiente e servizievole e dotato di un meccanismo di sicurezza che gli impedisce di danneggiare gli esseri umani.
In questo film fu mosso da Frankie Darro che sostituì Glen Robinson, un tecnico degli effetti speciali della MGM cui solitamente spettava la sua animazione, e doppiato dall’attore Marvin Miller; entrambi, “voce” e “anima” di Robby il Robot non risultano accreditati.

- Robby il Robot insieme ad Anne Francis -

- Robby il Robot insieme ad Anne Francis -

All’epoca Forbidden Planet costituì una piccola rivoluzione. Fu un film non privo di difetti tecnici e ingenuità morali, ma anche estremamente curato, a partire dalla bellissima locandina, ancora oggi considerata tra le migliori di sempre, che aprì la strada a una fantascienza matura e consapevole;

fu un film

interattivo, fu infatti uno dei primissimi che prevedeva la distribuzione nelle sale di proiezione di speciali occhiali di carta a lenti rosse che, se indossati nei tempi indicati da segnali luminosi, permettevano agli spettatori di vedere la creatura invisibile sovrimpressa sulla pellicola;

un film dove ci fu un massiccio impiego di effetti speciali che, com’è ovvio, prevedevano tecniche oramai arcaiche quali la sovrapposizione e sovrimpressione delle immagini, ma che risultavano essere sorprendentemente efficaci per l’epoca;

verso il quale diversi prodotti successivi, tra i quali Star Trek, sono grandemente debitori.

Forbidden Planet oggi

E oggi, cosa rimane di questo film storico, a parte le ricorrenti citazioni cinematografiche?
E’ in arrivo un nuovo, moderno progetto. Trattasi di un prequel. Ma il tutto potrebbe trasformarsi nell’inizio di un nuovo ciclo di film dedicati a questo particolare universo della fantascienza.
Affidato a J. Michael Straczynski, con la collaborazione di James Cameron, il nuovo film dovrebbe narrare l’antefatto, ovvero la storia della Bellerofonte, l’arrivo su Altair-4 e la scoperta dei resti della civiltà aliena fino allo scatenarsi del terribile potere dell’inconscio.
Ora, se seguite il blog sapete bene cosa ne penso dei remake. Se c’è una cosa peggiore di un rifacimento, quella è un antefatto, un prequel.
L’antefatto è privo di suspense per il semplice e non trascurabile dettaglio che si sa già come va a finire.
Vi pare poco?
Ecco, tornando all’articolo precedente e al discorso sull’opportunità dei remake, in questo caso, per un film del 1956, un remake potrebbe essere davvero opportuno; più mezzi, più tecnica, maggiori conoscenze scientifiche a disposizione, effetti speciali avveniristici; maggiori elucubrazioni metafisico-filosofiche sulle quali discorrere con voluttà. Potrebbe essere un bellissimo film, se solo si affrontasse il tutto con la giusta professionalità. Già dalle prime notizie, però, è molto più forte il presentimento personale che l’intera operazione sia stata presa sotto gamba, come tante altre, e che il risultato finale possa essere, alla resa dei conti, del tutto inferiore alle aspettative.

approfondimenti:
Scheda del film su IMDb
Scheda di Robby the Robot su IMDb
Forbidden Planet prequel su io9

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