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Arma non convenzionale (1990)

by Germano on 31/08/2011
Book and Negative
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Ho cambiato il decoder per il digitale terrestre. Ora ho un antenato dei cyloni, che mi scruta col suo occhio rosso e indagatore. Si accende anche da solo, di tanto in tanto, cosa che non mi fa dormire sereno… il bello del Digitale Terrestre, se ce n’è uno, è che trasmettono tutta una serie di filmacci ormai inadatti alla televisione “per gli adulti” (quella del regime moralistico odierno), ma perfetta per noi altri a cui piacciono robe strambe come la fantascienza, le apocalissi e persino, e qui entrano in gioco i palati forti, i rape & revenge. Film di un’era dimenticata, che non c’è più e mai tornerà, che ci ha visto crescere fieri ed ebbri di alieni incursori di orifizi umani (bocche), screamqueen seni al vento e mostri cyberpunk, coi capelli tinti alla Billy Idol.
Con Dolph Lundgren, Arma non convenzionale vanta un titolo evocativo come Dark Angel, e un sottotitolo, che poi è anche il tormentone del film, quale I come in peace, che ti fa scompisciare ogni volta che lo senti pronunciare. Comicità involontaria, di solito, che dopo una ventina d’anni, qualche critico pazzo bolla come satira. Forse anche io…
Ma la miglior frase per presentarvi questo eccelso esempio di b-movie all’ultimo stadio la prendo da IMDb, da una delle recensioni a fondo pagina: “Fun, stupid, hilarious 80’s Sci-Fi at its best.”
Precisamente: è divertente, stupido, spassoso. Non so se sia anche “fantascienza anni ’80 al suo meglio”, perché per me la fantascienza è altro, esistenzialismo e stile, inannzitutto, ma di sicuro valgono i primi tre aggettivi. Di stupidità, divertimento e spasso ce n’è a iosa.

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Dolph Lundgren me lo vedo ancora tipo una betoniera che si muove sul ring, pugno alzato, pronto ad ammazzare Apollo Creed, ma era uno che si concedeva il lusso anche di sferrare calci rotanti di una certa forza, a dispetto della mole. Qui fa il poliziotto, allergico ai superiori, invischiato nella classica storia più grande di lui, che lo vuole alla caccia di un alieno predatore di uomini.
Ok, e fin qui il minestrone è noto, un alieno predatore, per di più in ambiente metropolitano, Los Angeles, non è una novità. E forse avreste ragione, se non ché anche Predator 2 è del 1990. Dark Angel vuol fargli il verso. Molto, molto probabile.
Quest’alieno ha un fine ben preciso, però, che si discosta dalla caccia pura e semplice. Il suo obiettivo è estrarre dagli esseri umani le endorfine, secrezioni prodotte dal nostro cervello, che hanno proprietà analgesiche simili a quelle della morfina. Infatti il suo scopo è spacciare tali sostanze nel pianeta, o sistema di pianeti, da cui proviene. Per ottenere l’endorfina, il bad alien, Talec (così accreditato), inietta, tramite speciale cavo telescopico, estraibile dal suo braccio, dosi letali di eroina nelle sue vittime (rubata a dei gangster, LOL), successivamente privandole, tramite apposita pompa cerebrale, del siero secreto dal loro cervello morente.

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Ogni volta che Talec avvicina una futura vittima pronuncia la fatidica frase “Vengo in pace”. Frase che divenne già all’epoca un tormentone, tanto che, in certi paesi dove il film venne distribuito, come la Russia, essa venne adoperata in luogo del titolo vero e proprio.
E devo dire che Talec, intepretato da Matthias Hues, con le sue incursioni rapide e letali, tanto quanto inspiegabili, ruba la scena al duo protagonista, Dolph Lundgren, che scompare come i suoi capelli biondi, qui neri, e Brian Benben, un nome che non abbiamo più sentito.
È vero che Arma non convenzionale è del 1990, ma la sua anima è radicata nel decennio precedente, che consentiva estetismi del tipo capelli lunghi ossigenati e cappottone nero di pelle con spallacci, il look del bad alien e anche della sua nemesi, il good alien Azeck; dettagli che forniscono umorismo e immedesimazione, come una capsula del tempo andata a male. RoboCop e i suoi spettri dominano incontrastati il cinema sci-fi fin dal 1987, e infatti qui, a imperituro omaggio, le armi dei due alieni sono il non plus ultra della fanta-tecnologia cazzara, ma, per lo stesso motivo, imprescindibile, oltre che sogno di onnipotenza. Pistole-mitragliatrici, come quella dell’agente Murphy, ma con la potenza distruttiva dei fucili d’assalto di Clarence Boddicker: una raffica, e si vede saltare in aria la terra, tra nuvoloni di fuoco che all’epoca ancora intaccavano pesantemente i budget di tali produzioni. Le esplosioni erano roba seria, e venivano chiamati veri maestri per orchestrarle.

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Satira nei cd rotanti, contro la tecnologia, o l’eccessiva fiducia in essa. I cd sono in realtà lame affilate scagliate dall’alieno e tarate sulla emissione elettromagnetica dei corpi umani, in modo da essere traccianti e da non fallire mai li bersaglio una volta lanciate. Lucenti come cd, come quei cd non funzionanti che causano la fine del primo personaggio, giustiziato da Talec. Il cd, che era simbolo di progresso tecnologico, doveva restare ingabbiato, perché era sfuggente e letale; di fronte alla tecnologia si doveva restare guardinghi, così come di fronte alle profferte di pace, fatte dall’alieno, ma da chissà quanti altri, politici compresi. Forse questi sono veri messaggi, forse a parlare è il critico del dopo-vent’anni. Oppure trattasi solo di lame rotanti, che inseguono e che sgozzano, e di un gigante ossigenato che le lanciava con lenti a contatto bianche sugli occhi e un’aria vagamente stitica. Certo è che, come nei messaggi pubblicitari, sono i concetti più elementari a fare breccia, a restare nella memoria, proprio come quella frase.

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