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Star Trek, l’Enterprise e il fetish vulcaniano

by Germano on 12/08/2009
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L’unico sistema ghiandolare che i Vulcaniani non possono controllare completamente è quello della riproduzione.
Mentre la femmina Vulcaniana, come altre femmine umanoidi, è sempre capace di venir fecondata dal maschio, il maschio ciclicamente (circa ogni 7 anni) entra in ‘Pon-Farr’.
(da senatodellerazze.org)

Un vulcaniano entra in Pon-Farr ogni sette anni, io ogni sette minuti. Ragion per cui, per la pace di tutti, ma soprattutto mia devo eleggere il mio feticcio erotico ed elevarlo a oggetto di culto.
A mio parere ogni buon blogger dovrebbe averne uno, così da non avere altre distrazioni e concentrarsi, stimoli permettendo, sul proprio lavoro.
In questo periodo mi sono riscoperto ultraconservatore e oscurantista. Ultraconservatore per la mia costante opposizione ai nuovi, scadenti e stereotipati prodotti cinetelevisivi in favore di quelli stagionati, di qualche anno fa o del mitico decennio; oscurantista per la mia avversione verso il progresso e verso l’adozione di qualsiasi forma di nuova tecnologia, vedasi IMAX 3D. Buffo. E anche doloroso. E’ difficile ammettere di aver per tutta la vita sognato di essere Galileo Galilei, ma di essermi riscoperto Roberto Bellarmino. Ma è così che stanno le cose.
Se è vero che la tecnologia e il progresso sono un bene, è pur vero che il mestiere del cinema spesso ne è stato più danneggiato che altro. The Matrix (1999) e il suo Bullet Time hanno precipitato in un abisso il genere d’azione un tempo affidato a veri combattenti, tanto per dirne una. Ora persino Paolo Villaggio potrebbe sferrare il Colpo del Drago Nascente ed apparire credibile. Così, specie in questo periodo vacanziero, mi trovo a guardare film e telefilm cui, in tempi non sospetti, non avrei mai pensato, per protesta e per necessità. E’ il caso di Enterprise (2001-2005), moderno, ma alla vecchia maniera, fedele ad un cinquantennio di tradizione, che mostra i viaggi della nave stellare omonima NX-01 pochi anni prima della nascita della Federazione Unita dei Pianeti e circa un secolo prima le avventure di Kirk e compagni. Qualcuno potrebbe pensare che la mia trasformazione in trekker sia ormai completa, ma no, non è così, e vi spiego perché è probabile che non accada: detesto le “uniformi” color pastello, detesto il teletrasporto, detesto che sia stato un americano, Zefram Cochrane, e non un europeo, magari un italiano, ad inventare il motore a curvatura, detesto lo spirito pacifista della serie e i loro insulsi faser, mi piace la realtà parallela di “In a Mirror, darkly” in cui i terrestri appaiono guerrafondai e imperialisti e hanno schiavizzato la razza vulcaniana e il capitano Archer vuole diventare Imperatore e, infine, perché mi piace proprio “Enterprise” che, da quello che so, dal momento che in alcuni episodi ha avuto una deriva bellica intollerabile, è la serie meno apprezzata dagli appassionati. Potrei cedere e divenire un trekker solo se conoscessi una trekkie bellissima, vulcaniana ovviamente, in costumino sexy, e decisa chissà perché a convertirmi. Ma, ora come ora, è logico presumere che sia un evento altamente improbabile.
Siccome sono il tipo a cui piace conoscere il proprio nemico, sono andato in cerca di tutte le informazioni possibili riguardanti l’universo Star Trek e le razze che lo popolano, in particolare i vulcaniani e mi sono imbattuto in una foto di un vulcaniano celebre:

Barack Obama vulcaniano

Barack Obama vulcaniano (da doobybrain.com)

E, guardandola, ho capito molte cose, oltre a morire dalle risate. Ho capito che il fetish vulcaniano avanza inarrestabile, che il Presidente Obama non è l’unico ad esserne rimasto vittima,

Arnold il Vulcaniano

Arnold il Vulcaniano (da worth1000.com)

che altri vulcaniani si sono nascosti fra noi da più di un secolo, ma che, a parte un intervento chirurgico per arrotondare i padiglioni auricolari, l’essenza della loro etnia li ha smascherati,

H.P. Lovecraft da bambino - Era un vulcaniano?

H.P. Lovecraft da bambino - Era un vulcaniano?

che dovevo accettare il fatto che, fin dalla prima puntata, la vulcaniana della serie mi era entrata nel sangue, che questa serie la sto tuttora guardando perché c’è lei e che, se non ci fosse stata non mi sarei mai avvicinato a questo mondo fantascientifico, né avrei mai preso atto della realtà delle cose.
L’attrice in questione è Jolene Blalock:

Jolene Blalock e la lampadina

Jolene Blalock e la lampadina

Ora, a parte complimentarmi con l’ignoto realizzatore del servizio fotografico di cui questa istantanea è parte per la sistemazione della lampadina a incandescenza…, volevo aggiungere che giudico la suddetta Jolene un’attrice molto brava, perfetta per il ruolo che ricopre, che mi dispiace non avere la possibilità di vederla in altri titoli, e che non finirò mai di ringraziarla per aver dato parvenza di vita e spessore caratteriale al personaggio che interpreta, il subcomandante T’Pol, una sexy vulcaniana sessantenne:

Il Subcomandante TPol

Il Subcomandante T'Pol

Sì, decisamente Jolene la preferisco così, nei panni di T’Pol. Capelli a caschetto, stile Sbirulino, sopracciglia rigorosamente non arcuate, volto liscio e inespressivo tipico di chi si è sottoposto al Kolinahr, colorito ramato per via dell’emoglobina a base di rame del sangue verde vulcaniano. Mentre per alcuni individui di mia conoscenza, l’idea delle orecchie a punta è di per sé intollerabile, per il sottoscritto, invece…
D’altronde il vero interrogativo del passaggio della civiltà umana nello spazio, nei telefilm, nei videogiochi come nella realtà, è “la fecondazione aliena”. Cioè, saremo talmente curiosi e attratti da altri esseri senzienti da farci dei figli e, se sì, come ne verranno fuori? L’accoppiamento interspecie è, apparentemente, uno dei leit-motiv della serie, fin dai primissimi episodi. Nelle parole di T’Pol (mmmhh, come mi piace scrivere/pronunciare il suo nome…) gli umani sono esseri fin troppo “socievoli”, sempre pronti a saltare addosso all’aliena di turno; il Dottor Phlox, denobulano, medico di bordo dell’Enterprise è insidiato da un membro femminile dell’equipaggio che con lui vuole solo una storia senza impegno; il comandante Trip, capo-ingegnere, resta incinto dopo aver condiviso dei cristalli blu con un’aliena dalla pelle di rettile, e questo solo, se non vado errato, nei primi tredici episodi. L’altro leit-motiv è il fascino umano: siamo così fighi che persino un’intransigente vulcaniana come T’Pol (mmmhh…) è disposta a mettere in dubbio tutto ciò in cui crede per farsela con noi altri e rifiutare le noiose tradizioni del suo popolo. Dopo tutto siamo terrestri, no? E chi ci ferma? Terrestri, è vero, ma con un’insana e insopprimibile voglia di conoscere altri popoli, altre culture, perché la Terra ci sta stretta. Così insegnava Uruseyatsura di Rumiko Takahashi, Species (1995) di Roger Donaldson e Il Villaggio dei Dannati (Village of the Damned, 1995) di J. Carpenter, così insegna Battlestar Galactica (2004-2009) attraverso i reiterati tentativi di riproduzione spontanea dei Cyloni, golem degli umani, ai danni di questi ultimi, così, a quanto sembra, insegnerà Avatar, di James Cameron, così in Terminator: The Sarah Connor Chronicles nella variante che vede al posto dell’alieno il cyborg Summer Glau e via dicendo. La corsa alla copula aliena è la Prima Direttiva dell’industria cinematografica. Spock è stato il primo frutto di questa direttiva sotterranea, mezzo umano, mezzo vulcaniano. Sono chiamato a rappresentare, come lo Starfighter (Giochi Stellari – The Last Starfighter, 1984, N. Castle), l’onore e l’onere della razza umana nella sua espansione e colonizzazione nello spazio contro le armate di…
Dal momento che lei non lo dice mai, lo faccio io: Lunga vita e prosperità.

ehm… la logica fine di chi è stato cresciuto a pane e fantascienza.

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