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Spettatori paganti

by Germano on 28/11/2017

Senza andare a scomodare saggi universitari e indagini a tappeto, chi tra di noi pubblica ebook se n’è accorto da più di un anno, ormai: un nuovo titolo non “dura” più di una quindicina di giorni.
Con durata s’intende l’arco di tempo in cui esso riesce a catturare l’attenzione del pubblico.
In che modo la cattura?
Mettendo da parte i requisiti fondamentali riguardanti qualità, estetica, appetibilità del prodotto libro, è la novità che calamita le attenzioni.

Ovvero, quel periodo di tempo sempre più ristretto in cui l’ebook rappresenta il nuovo, l’indedito, la sorpresa.

Ho scritto quindici giorni, perché tale era quest’intervallo di tempo, un anno fa. Ora esso è calato a circa una settimana, e sta andando sempre peggio.
S’accorcia insieme alla memoria “storica” del pubblico che, in questo caso, è solo usufruttuario di un sistema.

Superata la percezione della novità, il prodotto viene archiviato dalla maggior parte degli utenti, facendo descrescere drasticamente il ventaglio dei possibili acquirenti, già distratti da qualche altra novità.

Ma questo non è un articolo nostalgico – nostalgia di cosa, poi? – sul si stava bene quando si stava peggio e c’era tempo per annusare i fiori, è solo una presa d’atto, seguendo il leit motiv di questo blog nelle ultime settimane, che la velocità di fruizione, altrimenti detta binge watching – unita alla sovrabbondanza di contenuti ci stanno seppellendo sotto una valanga immane di dati di cui non riusciremo a godere, se non in minima parte.

D’altronde, siamo all’apice della politica di Netflix, che per Brian Wright, vicepresidente dei “contenuti originali Netflix”, è fonte d’orgoglio.
Il fatto che il binge racer (lo stadio evolutivo successivo al binge watcher) “bruci” un’intera stagione della sua serie preferita in sole 24 ore è un vanto.
A spalleggiare Wright ci sono fior fiori di studi settoriali. Colui che si guarda dodici episodi da tre quarti d’ora l’uno in un giorno solo apprezza, dicono, le sfumature della storia, i rimandi, le citazioni, i misteri nascosti.

– Piccolo excursus: non dico che questo comportamento sia innaturale, non lo sto giudicando. Come detto prima, sto solo prendendo atto del cambiamento sociale a cui siamo di fronte.

Contenuti originali Netflix, abbiamo detto, che, nella mia esperienza personale si traduce, oggi, nel proporre almeno un paio di contenuti nuovi di zecca ogni settimana.
Ogni due o tre giorni verifico il catalogo a disposizione su Netflix e mi accorgo che sono stati aggiunti svariati titoli, di cui almeno un paio prodotti dalla piattaforma digitale.
D’altronde, se consideriamo, per l’appunto, che l’ammontare dei binge racer si aggira tra gli otto e i nove milioni in tutto il mondo, e che questo numero è in crescita costante, e che costoro divorano intere stagioni delle loro serie preferite in manciate di ore, capite bene che il gioco, per poter continuare, costringe Netflix a produrre altro materiale, sempre nuovo, sempre inedito.

Perché quello cui accennavo riguardo l’intervallo di appetibilità di un ebook contagia ovviamente in primis i prodotti d’intrattenimento di massa, primo fra tutti il cinema, seguito poi dalle serie TV.

Anche qui, basta fermarsi un attimo a riflettere su ciò che ci circonda: Blade Runner 2049 e IT, entrambi titoli sui quali si sono versati miliardi di battute fino a creare un’attesa spasmodica, una volta arrivati nei cinema sono evaporati dalla coscienza comune in una manciata di giorni, cancellati, o sopraffatti, dai titoli che li hanno seguiti a stretto giro.
Anni fa su un film come IT avrebbero scritto per due anni, ora lo percepiamo già, a meno di una mese dal suo esordio nei cinema italiani, come obsoleto.
Blade Runner, poi, ce lo siamo proprio dimenticato, neanche l’avessimo visto dieci anni fa.

Alle serie non va meglio: Stranger Things, seconda stagione, vittima prediletta del binge racing, è stata archiviata rispetto all’interesse generale in una quindicina di giorni. Ora chi ne parla più?
Adesso tocca al Punitore, e a chissà cos’altro andrà dietro a quest’ultima.

Prodotti sempre nuovi, quindi, che ci vengono proposti ogni giorno. E no, non c’è il tempo materiale di vederli e apprezzarli tutti, neanche il gusto di parlarne, per chi come noi blogger, o vlogger, ci passava le ore scrivendo articoli e montando filmati per analizzarli a dovere, in omaggio alla bravura di questo o quell’attore, o regista, o anche solo allo sforzo produttivo.

D’altronde, ciò che davvero conta, per una piattaforma di streaming digitale non è tanto quanti spettatori annoveri una serie o un film, ma il numero di abbonamenti.
Un tempo era fondamentale, il dato d’ascolto, ma adesso… diciamo che è persino secondario, quando tutte – o quasi – le serie che amiamo sono prodotte da uno, due, tre colossi.

E veniamo, in chiusura, a una riflessione personale: al massimo, qui a casa, riusciamo a guardare 3 episodi di seguito di una serie, ma ci deve piacere molto. Spesso invece ci godiamo un episodio settimanale, alla vecchia maniera. Le ore che spendiamo davanti alla TV sono poche, due o tre, la sera, prima di dormire.
Non abbiamo tempo di guardare ogni proposta Netflix, ma siamo, in ogni caso, spettatori paganti.
Che guardiamo o meno la nuova stagione di Stranger Things non importa, comunque la paghiamo, ogni mese. Quindi Netflix deciderà se produrre una terza stagione anche grazie al nostro abbonamento, che venga sfruttato o meno.

Qualcosa di molto simile al cinema, ma ampliato a ogni abitazione privata, ogni individuo, che diventa spettatoreogni giorno sul proprio divano. Spettatore pagante a prescindere.

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link utile:
la memoria del pesce rosso applicata a libri e film

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