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Quel paio di Nike nere

by Germano on 06/02/2018

Ero qui a leggere un pezzo interessante: riguarda il cosiddetto Heaven’s Gate.
Alcuni lo ricorderanno, altri no.
Io ero all’università, da fuori sede, già da un paio d’anni, era il 1997, e appresi dalla TV la notizia che 39 membri di una setta statunitense si erano suicidati per ascendere a un livello d’esistenza superiore.
Ricordo ancora la villa, sede della setta, inquadrata dall’alto da un elicottero, e le sagome coperte da lenzuola, stipate nei dormitori. Un po’ dovunque nella struttura.
E le Nike. Nere con baffo bianco.

Ricordo soprattutto le Nike, quasi fossero parte dell’uniforme ufficiale dell’Heaven’s Gate.
Tra l’altro, la Nike, dopo il suicidio di massa, sospese la produzione di quel particolare modello. Se per caso ne possedete un paio, chissà quanto possono valere, oggi… Ma questa è un’altra storia.
L’articolo verte su una manciata di domande poste ai superstiti del culto. Otto in totale.
Sopravvissuti non per un rifiuto in extremis, ma perché scelti a restare indietro, per svolgere una serie di incarichi e richieste scrupolosamente elencati da quelli che invece decisero di “partire”.

Quattro di loro nel frattempo sono morti, ne restano la metà, e questi quattro hanno risposto cortesemente alle domande dell’intervistatrice, in un tono neutro, ma dal quale, a meno di non essermelo immaginato, traspare una certa malinconia, quella che ti può dare solo il tempo che passa.
I ricordi che s’addolciscono, o inaspriscono, che perdono i contorni reali e diventano miti. Una sorta di pozione che ci viene somministrata dal nostro inconscio per mitigare la realtà.

Quello che non è cambiato è il sito web dell’Heaven’s Gate.
Immutato dal 1997, una vera capsula del tempo. Guardarlo fa uno strano effetto, un po’ come guardare quelle Nike.
Impossibile non riflettere su ciò che ci lasciamo indietro, tra ricordi, compiti, azioni.
Immagino, diversamente da come è stato reinterpretato al cinema, un’atmosfera serena, gente che quella mattina ha indossato le nike nere con baffo bianco, perfettamente cosciente che avrebbe lasciato questo mondo.
E provo a ipotizzare il distacco che necessariamente c’è tra i ricordi sbiaditi, addolciti, e quel sito internet che, invece, è cruda registrazione della realtà. Senza fronzoli. Superata dal tempo e dall’evoluzione grafica dell’HTML.
Lo guardo e lo trovo esattamente come lo trovate voi. Inutile farci sopra un esame critico.

Mi sono chiesto cosa passi per la testa di quelli che, al contrario, sono rimasti. Come ricordano, ora che sono trascorsi così tanti anni, quei momenti.
Cosa ha portato loro a credere con tutte le forze in un miscuglio di cultura nerd, toppe “ufficiali” mutuate da serie di fantascienza, e una storia riguardante alieni e pianeti esterni e livelli di purezza da raggiungere abbandonando la prigione dei nostri corpi. Persino una foto raffigurante quale sarebbe stato l’aspetto di uno degli eletti al “nuovo regno”:

E quale sarà il nostro, una volta sopravvissuti al nostro presente attuale, che è solo il ponte verso la nostra partenza.
A testimoniare me stesso ci sarà questo blog, i miei profili social, e tutte le tracce che, intanto, avrò lasciato alle mie spalle.
Spero solo di fare una bella figura.

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