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Hanno approvato una legge

by Germano on 06/06/2017

“Hanno approvato una legge che…”
Questa frase, più di ogni altra, m’è rimasta impressa della fresca visione delle prime puntate del Racconto dell’Ancella.
Perché ben rappresenta i tempi in cui viviamo.
Al solito, siamo al paradosso, o alla chiaroveggenza. Oppure ancora siamo di fronte alla consapevolezza di un’autrice, Margaret Atwood, che già nel 1985 aveva capito come sarebbero andate le cose.
Il fatto è che la fantascienza distopica dovrebbe darci ammonimenti, non libretti d’istruzione.

Uno potrebbe pensare che certe cose, certa violenza istituzionalizzata ce la siamo lasciata alle spalle nel 1945.
E, in effetti, alcune cose mostrate nel Racconto fanno parte più della storia, che della distopia narrativa.
Decenni fa, dalla sera alla mattina ci fu gente costretta a indossare giacche con sopra cucita una stella gialla.
Era stata approvata una legge.
Per citare il caso più eclatante.

Sarebbe gioco facile richiamare l’ovvio riferimento che Atwood fa, nella versione per la TV, del terrorismo quale strumento di controllo delle masse. In sostanza il terrorismo è il grimaldello con cui chi ha l’interesse (e il potere) riesce a scassinare le garanzie costituzionali presentando la dittatura come l’unico mezzo necessario per riuscire a gestire una situazione altrimenti fuori controllo.

Ricordiamo che qualunque dittatura, storicamente, è stata accompagnata dagli scroscianti applausi della folla. Sua complice, sciocca e eccitabile.
E oggi? Dal millenovecentoottantacinque cosa è cambiato?
I colori.
Non più stelle gialle, ma anonimato. Le violenze verso ideologie e sessualità vengono perpetrate in segreto, perché nell’epoca della comunicazione globale è stupido da parte dei dittatori alienarsi quella stessa massa arrabbiata che darà loro il potere su un vassoio d’argento.
Il popolo incazzato, ignorante e stanco è ben rappresentato su facebook, a offrire a chi quel grimaldello impugna tante belle serrature da scassinare, accogliendo come mali necessari leggi e disposizioni che annullano, giorno dopo giorno, la nostra libertà. Tra gli applausi e la bile, e quel fallace senso di “giustizia” finalmente ripristinata. Quando, come e perché sono cose che non interessano…

Ciò che davvero colpisce del trauma posto in essere nel Racconto, oltre alla negazione di qualsiasi identità femminile, è il conflitto che ottunde la mente di chi si ritrova, da un giorno all’altro, privato della propria identità, libertà, autonomia e sicurezza.

Donne, impiegate in un’azienda, che vengono liquidate con quella frase, pesante come una mannaia da macellaio fatta calare sul bancone: “È stata approvata una legge”.
Quando?
Come?
Chi l’ha deciso?
Non vi sembra una situazione estremamente e orrendamente familiare?
Quante volte ci accorgiamo che siamo, a dispetto della nostra libertà di blaterare e insultare il prossimo a mezzo internet, completamente impotenti di fronte a cambiamenti che sempre più spesso condizionano in peggio la nostra vita e limitano fortemente la nostra libertà personale?
Libertà che, me compreso, tante volte abbiamo dato via con un banale clic sulla casella di un qualunque banner informativo, che dopo il clic ha regalato i vostri dati personali al miglior sfruttatore.

Il conflitto è della nostra forma mentis. Ci illudiamo di vivere in una società libera, democratica, garantista. Bolliamo come storture, eccezioni ed esagerazioni le innumerevoli manifestazioni antidemocratiche, dittatoriali, che taluni personaggi non si fanno scrupolo di adottare via facebook, chiudiamo tutti e due gli occhi verso gli innumerevoli abusi che ci vengono fatti ogni giorno.
Ci hanno disabituato a protestare per difendere i nostri diritti.
Per restare in uno stato di lassismo mentale e fisico: “Le cose ormai vanno così, che ci vuoi fare”.

Ed ecco che, un bel giorno, in questa cruda indifferenza generale verso i diritti di tutti, che poi sono anche quelli del singolo, “hanno approvato una legge” che instaura, di fatto, una dittatura medievale che priva una fetta della popolazione dei diritti essenziali, nel nome di un’emergenza.
Una qualsiasi.
Abbastanza seria da giustificare la perdita conclamata e volontaria della libertà.
Dopo, quando la dittatura s’è instaurata, cadono le maschere, l’ipocrisia. La violenza ideologica e fisica diventano il nuovo way of life. L’unico.
Il mondo nuovo che purifica quello vecchio. Che tanto brutto, ci accorgiamo, non era.

Ecco, ciò che più colpisce nel Racconto dell’Ancella è questa incapacità di opporre un rifiuto che non sia mentale (e che spesso finisce per distruggere la psiche) e molto, molto intimo, a una realtà dittatoriale.
La mente rifiuta il paradosso, il modo in cui la realtà ci sta cambiando intorno.
Nella finzione scenica e nel mondo reale.
Non si è mai pronti a percepire la portata storica di un abuso. Mai.
Non si è mai pronti a opporsi davvero, subito. Troppa la paura di perdere quei pochi beni materiali in nome di un futuro un po’ meno incerto di come sarebbe se dovessimo, dalla sera alla mattina, lottare per salvare le nostre vite.

In zone lontane, col complice silenzio degli organi d’informazione e il disinteresse della massa fascistoide e vendicativa, questi abusi sulle donne e sulla libertà sono già avvenuti, avvengono adesso.
Ce ne frega qualcosa?

Dal 1985, direi che, alla maggioranza della gente, che di queste cose non sa/se ne frega, non interessa assolutamente nulla.
E anche da prima, 1984 è del 1949. Anche lì, sembra che Orwell si sia limitato a darci le istruzioni, non ad ammonirci.

Troppo complicato capire, informarsi. Troppo rischioso opporsi col rischio di perdere qualche euro in multe e sanzioni. “Bisogna fare le cose più semplici”.
A nessuno interessa cosa succede.
Non finché il fenomeno non verrà a bussare alla loro porta, alla nostra porta, con l’aspetto di uomini armati in uniformi che ci renderanno partecipi del fatto che “hanno approvato una legge” che…
E nemmeno allora, forse, reagiremo. Convinti che cose come togliere il lavoro alle donne, togliere loro lo stipendio, la dignità, l’identità sessuale, distruggere le loro famiglie sia inconcepibile. Non è roba per noi, che siamo esseri evoluti, democratici, progressisti e ragionevoli. Siamo amichevoli con tutti. Degli illuminati.
Sì, non è possibile. Dev’esserci stato uno sbaglio.
Quelli che l’hanno approvata torneranno sui propri passi… Andrà così, sì. Di sicuro.


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