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Così, per ridere

by Germano on 21/02/2017

Tempo fa lessi un articolo, su non so quale rivista. Credo fosse ancora l’epoca pre-digitale.
Purtroppo, per certe cose, come titoli e autori, ho sempre avuto la memoria di un pesce rosso, per cui non riesco a dirvi, né posso risalire in alcun modo, a tale pezzo.
Ma ricordo l’argomento: la percezione della storia.

Historia magistra vitae. Per i saggi.
Uno scomodo e inutile bagaglio di dati. Per altri.

Ricordo che, all’epoca, mi colpì particolarmente la seconda posizione: apparteneva non so a quale genietto informatico che lavorava nella Silicon Valley.
No, non era Jobs. Non era nessuno di così importante da essere durato fino ai nostri giorni, di questo sono sicuro.
Ma era un programmatore.
Uno che viveva col e nel suo PC.
Nell’internet.

Costui considerava, letteramente, la storia come inutile. Ciò che contava era il qui e ora, il presente.
Nemmeno il futuro, badate bene, ma il presente.
Nessuna memoria storica, nessuna previsione degli eventi per il bene comune nel futuro. Contava, per quest’uomo, soltanto ciò che si egli stesso, e lui solo, poteva percepire.

Che è negare la qualità stessa della nostra specie, quella che ha permesso di creare ciò su cui quello stesso individuo aveva fondato la sua esistenza, il Personal Computer. Non creato sulla base dell’intuizione del momento, ma risultato di decenni di sperimentazione visionaria.

Ma tant’è…
Le nostre scelte influenzano, tutte insieme, la storia futura, che ci piaccia o no. E negare il passato, la memoria storica, è il modo migliore per sabotarci.

Davide scriveva un post interessante, qualche giorno fa, su Benedetto Croce. Sul modo in cui la visione oscurantista di Croce riguardo il pensiero scientifico ci abbia condannato, noi tutti, a una formazione scolastica ridicolmente incentrata sul sofismo più che sul metodo scientifico, con una predilezione arbitraria e squisitamente sentimentale per le idee, giudicate sempre e comunque preferifibili ai fatti.
Nobili le idee, proletari i fatti.
Coi fatti ci si sporcava le mani di carbone e di terra. Con le idee si bevevano tè e pasticcini al limone, vestiti di pizzi e merletti.

E poi ci sono altri due articoli, uno su Medium e l’altro su NewStatesman, che per primi mostrano di prendere atto di un ulteriore cambiamento storico, che sta avvenendo sotto i nostri occhi: l’elezione di Trump.

O, più nello specifico, come sia stato possibile che una parte dell’elettorato di Trump, del tutto ignorante in materia di politica e riforme socio-economiche, abbia realmente deciso di votare Trump… per scherzo.

For the lulz.

Per ridere.

Così, per fare un po’ di casino e divertirsi a vedere che succede.

Attenzione, non sto dicendo che le elezioni sono state condizionate da ciò, ma che una parte dell’elettorato ha votato proprio in questo modo: for the lulz.
Così come si partecipa a un meme su internet, con leggerezza, diciamo.

Cosa che è successa anche per la Brexit, quando, il giorno dopo essere usciti (?) dall’Europa, su Google la prima ricerca effettuata dagli utenti inglesi è stata: What is EU? (Cos’è l’Unione Europea). O qualcosa del genere. Insomma, più di qualche inglese ha votato Brexit for the lulz. Così, per spirito di contraddizione verso un’istituzione gestita da vecchi (l’Unione Europea) della quale ignoravano il significato e il funzionamento. Ma che gli stava antipatica.

Come Croce ha condizionato l’esistenza futura di svariate generazioni, l’internet ha fatto altrettanto. Solo che, essendo quest’ultima tipicamente associata alla velocità, l’internet ha generato un cambiamento sociale immediato, che ha riguardato solo un paio di generazioni.
Generazioni che, ben lungi dal doversi considerare dei poveri coglioni incapaci di usare e concepire un mondo analogico che ormai si sono lasciati alle spalle, sono rappresentanti del nuovo che avanza inesorabile.
Di una vita improntata sulla comunicazione di massa in una società inedita: il web.

For the lulz sta a rappresentare l’essenza di questa nuova società.
Da anni sento cianciare i rappresentanti dei vecchi media: lamentano il fatto che le nuove generazioni manchino della sensibilità umana, della consapevolezza di commettere reati gravi, di rovinare la vita della gente.
Come possono, i ragazzi di oggi, essere così alienati?
La colpa è della famiglia, della scuola, dello Stato. Di tutte e tre le cose insieme.
La colpa è di tutti noi.
Bla bla bla.

E la risposta è, nella maggioranza dei casi, for the lulz.
Diffondere un video intimo e privato su internet non è percepito come un atto di violenza, si fa per ridere.
Anche se il risultato è che la ragazza che l’ha girato, quel video, nel frattempo s’è ammazzata dalla vergogna.
Il web non è il rifugio dei disadattati, come è sempre piaciuto pensare a coloro che rigettano in automatico, per difesa istintiva reazionaria, qualunque cambiamento al sempre più precario status quo.
Il web non è composto da gente che, incapace di vivere una vita vera, se ne crea una falsa su internet. Ciò che non si accetta è, evidentemente, che la realtà, la tangibilità di una vita ormai non risiede nel suo essere materiale, nel condividere la stessa aria, bensì gli stessi pixel.

E che questa vita ha subito un cambiamento sociale deteriore, che rigetta gli schematismi del passato, i cosiddetti valori, proprio perché passati. E quindi intangibili e ininfluenti nell’oggi.

Il web è stato il terreno fertile in cui questa nuova società fondata sul rigetto del passato e del futuro insieme, presumibilmente, è germinata.
Non concepire il passato, addrittura non averlo – perché spesso i principali attori dietro agli scherzi di internet più memorabili (nel bene o nel male) sono giovanissimi, quindi un passato non ce l’hanno perché non hanno avuto tempo per farselo, non hanno subito lutti, non hanno esperienza di vita, gioie, fallimenti – è condicio sine qua non per agire in maniera irresponsabile. Irresponsabile per noi altri che nella vecchia società abbiamo dovuto fare i conti con una serie di sovrastrutture che ci hanno limitato e formato. Irresponsabile per noi, naturale per loro.
Naturale.
Per quanto folle sia.
La libertà del web consiste nel non prendere nulla sul serio, nello schiaffeggiare i moralisti perpetrando scandalo e offese, esibendo simboli scomodi, come quelli nazisti, pur dichiarando di non avere alcuna simpatia per l’idelogia nazista o, peggio ancora, ignorando cosa sia stato il nazismo.
Però… indossare una svastica al braccio fa storcere il naso a un sacco di gente. Quindi fa ridere.

For the lulz.

Non essendoci coscienza storica o preoccupazione per l’avvenire, tutto ciò che resta è il presente. E il presente è ben noioso. Tanto vale, quindi, scherzarci su.

È sistematico che ogni argomento sensibile della società pre-internet, il maschilismo, il femminismo, la religione, il razzismo, l’anti-semitismo, la violenza domestica, venga costantemente deriso e sbeffeggiato su internet, secondo il manuale del perfetto troll.
Non dimentichiamo che il troll è colui che causa dissidio non perché creda davvero in ciò che sostiene, di solito tesi iperboliche e/o scomode o politicamente scorrette, ma per le risate, per divertirsi nel vedere gli altri scornarsi.

Non è nemmeno, io credo, come invece si sostiene in uno degli articoli linkati sopra, l’elogio del perdente, dell’inetto che vince (Pepe the Frog, guardacaso di recente associato alla simbologia nazista e a Trump), dell’incapace che, non essendo stato in grado di avere successo in questa società che non capisce, si vendica in un mondo di fantasia fondato su disvalori.
Al contrario, è la realtà dell’internet, di un mondo creato dal presente, dai meme sui cartoni animati, da quelli sui videogiochi, dalla fantasia al potere, dall’irresponsabilità elevata a condicio sine qua non, a influire sempre più sulla vita vera.

Attenzione di nuovo: non sto dicendo che i videogiochi fanno male, quella è l’invenzione dei telegiornali. E un modo sbrigativo di liquidare un grande cambiamento storico. Sto dicendo che, chi non ha riferimenti da ricercarsi nel passato, se li crea nel presente. Un po’ come il Signore delle Mosche, che era solo un cadavere in putrefazione.
Oggi la cultura pop è il nostro riferimento culturale coevo, il più diffuso, il più immediato. È, ancora una volta, naturale desumere i propri idoli dal tessuto sociale che ci circonda, ovvero anche i videogiochi.

In internet niente va preso troppo sul serio.
Fino a quando esso non divenga ineluttabilmente reale.

Ebbene, lo è diventato.

La fantasia ha prevalso, sulla scienza e sulla storia. Eleggere un comico a presidente for the lulz (come teorizzato da Black Mirror) è ormai possibile. Forse è già avvenuto, o forse è inevitabile.
È possibile il negazionismo e il razzismo, è possibile dire che la terra è piatta, o che i vaccini sono il veleno delle multinazionali per controllare la nostra mente, o usare il nazismo per la creazione di simpatici tormentoni, dimenticando (perché spesso semplicemente ignorati) i milioni di morti che ci sono voluti per fuggire da incubi antichi, che, appartenendo al passato, non influenzano la realtà di questo piccolo schermo illuminato.

E ora domandatevi se forse è meglio lasciare il pianeta, o restare e smazzarsi per cambiare le cose.

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