L'Attico

La solitudine interconnessa

Questo post è particolare, scaturisce da una serie di riflessioni maturate negli ultimi giorni, e oggi in particolare, da questa immagine vista su tumblr, realizzata dalla mia amica Poggy (questo il suo tumblr, visitatelo):

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Immagine accompagnata da questa frase di Cesare Pavese:

Il problema della vita, quindi, è questo: come annientare la solitudine, come comunicare con gli altri

Da quando sono tornato online, silenziosamente, le riflessioni sulla natura della specie (umana), sono diventate il leit-motiv dei miei articoli.
Ma non solo semplice umanità: l’umanità rapportata a internet.

Ovvero, una quantità immane (gargantuesca, sì, è un aggettivo che gradisco molto) di carne che si è privata della consistenza e preferisce, ormai, riversare tutte le proprie sensazioni in rete, sotto forma di immagini (per lo più), o frasi.

Mettiamo da parte, per un momento, l’aspetto degenere di questo sistema di comunicazione. Ovvero, tutte le aberrazioni di chi ingolfa la rete con polemiche da due soldi, complottismo, indignazioni da discount 3×2 e ignoranza abissale (la storia del triceratopo ucciso da Spielberg grida ancora vendetta)…

Voglio invece fissare la vostra attenzione su un aspetto che mi sta particolarmente a cuore, al quale ho accennato spesso, da queste parti: nell’era della comunicazione globale, ben pochi sono disposti a comunicare.

Peggio ancora: ben pochi riescono a comunicare.

La gente è in contatto. Probabilmente, i sei gradi di separazione sono calati a quattro, o addirittura tre. Possiamo, volendo, contattare la nostra attrice preferita su twitter o facebook, etc…
Eppure, ci sentiamo soli.
E non solo, percepiamo, in crescendo, una forma di ostilità latente verso chiunque voglia semplicemente comunicare.

Il paradosso è dunque agli atti: la comunicazione globale ha alterato la nostra capacità di comunicare.
Ne discutevo con un’amica, qualche giorno fa. Lei pubblica un ebook e, oltre le attestazioni di stima, invero pochine, ciò che maggiormente ha ricevuto, statistiche alla mano, è stata indifferenza. Che può anche tradursi come ostilità, sospetto, diffidenza.
Tutto questo per aver osato pubblicare un ebook.
Niente di nuovo. Capita anche a me. E ad altri coi quali bazzico da anni in queste lande.
Ogni volta che proviamo a creare qualcosa di nuovo, ciò che maggiormente riceviamo è ostilità latente. Come se il semplice fatto di esistere, e non limitarsi solo a quello, quindi al contrario agire e produrre qualcosa, facesse uscire dai gangheri chi, invece, si limita a vegetare come un’oca da cui si produrrà il paté de foie gras.

Il nostro peccato, nell’era digitale, è tentare di comunicare. Probabilmente aver messo in vendita il frutto della nostra creatività è una cosa che irrita.
Ma le cose non cambieranno, finché ci sarà gente che ci supporta. Questo no. Noi continueremo. Ma non è questo il nodo di questo articolo.

Il discorso non riguarda neanche soltanto noi. Come al solito, s’allarga:

l’altro giorno ho aggiornato una applicazione del mio cellulare. Per caso ho notato il numero di download di quella stessa applicazione, qualcosa come 100.000.000 di download. A fronte di appena 4.000.000 di “mi piace” ricevuti.

Artist Kevin Weir Creates Ghostly Animated GIFs Using Archival Photos from the Library of Congress
Artist Kevin Weir Creates Ghostly Animated GIFs Using Archival Photos from the Library of Congress

Cioè, la gente fa fatica persino a cliccare un like di un prodotto che, quasi sicuramente ha gradito. Perché mai?

I motivi di tale scelta sono imperscrutabili.
È come se si godesse nel continuare a far parte della maggioranza silenziosa.
Non parliamo poi delle condivisioni.
A fronte, che so, di trecento visualizzazioni, coloro che condividono un post che hanno gradito sono: due.
Due su trecento.

Questo atteggiamento, che ripeto si riscontra ovunque nella rete, non fa altro che attestare il paradosso:

la rete non ha nulla di sociale, ma piuttosto è abitata da miliardi di persone che parlano da sole.
Una sorta di monologo universale, senza alcuno scopo, senza fine, incoercibile e assurdo.

E più il tempo passa, più si accentua questo distacco.
Un distacco profetizzato in un film che odio, Her, che odio per ragioni che esulano dal motivo per il quale invece lo guardo con terrore:

quelle legioni di persone, in strada, spalla a spalla, che ignorano il proprio vicino e parlano solo con il proprio cellulare.
Perché l’abbiamo già detto: la presenza umana, la presenza dell’altro è, in definitiva, un impegno.
Ed è un impegno che pochi, sempre meno, sono disposti a sobbarcarsi.
L’altro sa essere sgradevole, puzza, occupa spazio.
Molto meglio, antisettico, avere a che fare con degli avatar. Gente lontanissima, che non incontreremo mai, la quale ci cullerà con un sentimento puro. Ma falso. Perché immagine di un sentimento al contrario vero, che idolatriamo, ma del quale abbiamo una paura fottuta.

Ma andremo anche oltre. Perché gli avatar non sono esenti da ciò che più ci infastidisce, dell’altro: il giudizio.
Gli avatar non ci assillano con la loro presenza, ma, ciò nonostante, ci giudicano.
E quindi danno fastidio anche loro.
Dannno fastidio alla nostra sensibilità di bamboccioni cui tutto è dovuto, che vengono feriti da una parola storta, e ne fanno un dramma esistenziale.

Quindi meglio essere completamente soli, nella rete: vomitare immagini e parole, pretendendo che nessuno le legga, perché la nostra libertà non venga mai sfiorata dalle altre.

Un mondo di solitudine universale, ma interconnessa.
Speriamo almeno ci sia della buona musica e del buon caffè…

Link interessanti:
Il chiodo che sporge viene martellato
La solitudine del fotografo

Kick-ass writer, terrific editor, short-tempered human being. Please, DO hesitate to contact me by phone.
  • secondo me è la barba che ti frega

    • I think so.

        • 8 anni ago

        Il fumo uccide, mostvo!

      • Ma la barba ce l’ho dalla nascita. I sigari li ho acquistati strada facendo.

        • 8 anni ago

        La barba grigia, peraltro, abbinata al sigaro. Ti fa molto nostalgico della carta, molto Hemingway. Bleah!

  • “la comunicazione globale ha alterato la nostra capacità di comunicare.”
    Non sono d’accordo. L’ha solo amplificata.

    Questo post mi puzza tanto di “le cose buone di una volta”, quando nessuno si ricorda che 100 anni fa si moriva di semplice diarrea.
    Internet ha solo amplificato la nostra comunicazione, con tutti gli svantaggi del caso: se hai un audience più ampio, riduci la lista di argomenti che puoi sfruttare, quindi di conseguenza anche l’interesse verso questo o quell’articolo.
    Senza contare che coinvolge anche persone veramente poco interessate alla lettura in generale.

    La comunicazione è sempre stata un “io parlo e la butto lì”, i veri dibattiti forse sono finiti con le agorà greche.
    Prima eri “costretto” ad avere gente vicino, vuoi per imposizione sociale, vuoi per mancanza di alternative. Con tutte le conseguenze del caso, ovvero amicizie effimere e piene di discorsi vuoti (basta sentire una qualunque cena tra amici di una famiglia media italiana: si finisce sempre al tempo, alle mezze stagioni, a “lo stato ci ruba”).
    Ogni cosa è solo nostro riflesso diretto, Internet è un mezzo, non un fine.

    • L’amplificazione della capacità di comunicare è anch’essa, a tutti gli effetti, una alterazione.

      • Come a dire “Oggi nell’era di Internet viviamo nel mondo degli haters, che rifiutano un sacco di roba e odiano chi produce contenuti”.

      • “Ogni volta che proviamo a creare qualcosa di nuovo, ciò che maggiormente riceviamo è ostilità latente.”
        Invece, nell’era del cartaceo, pubblicavamo tutto e tutti felici e contenti, vero? 🙂

      • L’idea è che maggiore sia la capacità di comunicare meno si comunica.
        Non sei d’accordo? Amen.

      • In base a quale criterio interpretativo, di grazia?

      • Certo, ma con un’accezione totalmente diversa rispetto alla “alterazione” citata nel post.

    • 8 anni ago

    Scusa, ma dopo donquijottesca mi sono addormentata.

  • La verità è che non gli piaci abbastanza.

    Sei un po’ come quelle tipe bruttine e un po’ sfigate che trovano il tipo che se le ciula.
    Però non la presenta mai agli amici e si vedono sempre e solo in casa e sempre e solo per chiavare.

    Ne ho avute un paio di amiche così con lo stesso problema tuo.
    L’unica cosa che potevo dire loro in tutta onestà era:

    “La verità è che non gli piaci abbastanza”.

    P.S.
    Questa è la prima volta che ti leggo. Non prendere quello che scrivo come un giudizio su di te o su quello che produci. Prendilo piuttosto come un’analisi di quello che denunci.
    Tu sostieni la tua tesi A. Io dico se prendiamo per buono A, allora ne segue B.
    Che poi chiaro, questo è semplicemente il MIO punto di vista. Non mi considero un detentore del Verbo.

      • 8 anni ago

      Siccome hai fatto una chiara similitudine nei confronti dell’autore che leggi per la prima volta, è ovvio che dovrebbe prenderlo come un giudizio. Quello che denuncia Hell è la realtà del mondo in cui viviamo, lui ne sottolinea la componente internettiana, e leggendo l’articolo non ho potuto fare a meno che riscontrare le medesime osservazioni a livello globale. Tu, ad esempio, hai colto l’occasione per esprimere un tuo parere che sottolinei in maiuscolo (e grazie che è tuo se scrivi tu, dobbiamo temere che possa essere del tuo amico immaginario?), rafforzando la riflessione dell’autore. La verità non è affatto “che non gli piaci abbastanza”, come succede alle tue amiche racchie (chissà perché sono sempre le amiche ad essere racchie, certo). La verità è che la gente è talmente sola e rosicona che preferisce punzecchiare l’altro o mettergli i bastoni tra le ruote, piuttosto che contribuire in modo attivo-costruttivo-utile, dando il buon esempio. Ma sull’incomunicabilità dell’essere umano Antonioni ci fece una carriera e non abbiamo ancora imparato niente. Dico abbiamo, mi ci metto dentro anch’io, non ho tutt’ora appreso come non cascare in certi tranelli provocatori (e no, non mi sto riferendo a te).
      Comunque, Luigimariabriglia, potresti dire alle tue amiche (se le consideri tali), un’altra frase, oltre a quella che cita un film:” la verità è che sono degli sfigati inenarrabili. Se vi trombano di nascosto probabilmente faranno la fine del tipo in Cabin Fever 2.”
      Saluti!

      • Quindi, sostanzialmente, il tuo è un intervento atto a moralizzarmi, visto che mi esprimo come il detentore della Verità Vera.
        Bene, grazie. Ma no, grazie.
        Ciao, è stato un piacere.

      • Ma dove ho scritto che il post non era interessante? O_o

        Che bello deve essere avere dei paladini in armatura scintillante e pronti a difenderti!
        Perdonami la battuta Silly, ma davvero ho trovato questa tua difesa donquijottesca!
        Vabbé che ultimamente sono ingrassato, ma scambiarmi per un mulino a vento?? 😛

        Sottolineare il livello privato e personale delle proprie opinioni doveva servire a smorzare la possibile veemenza di quella frase che proprio non ti è andata giù. Prendilo come una professione di modestia retorica. Forse avrei potuto farne a meno, ma leggendo sia l’articolo che le risposte dell’autore ad alcuni commenti ho notato come, a “mio” avviso, si esprimesse come il detentore della Verità Vera su come sia giusto o meno utilizzare questo potente strumento che la rete ci offre. Strumento che credo possa essere utilizzato proficuamente in un milione di modi! Ad esempio, apprezzo e sostengo quello che viene predicato da Hell, ma al tempo stesso non credo si possa pretendere debba essere l’unico e immutabile. Ognuno adatta alla propria personalità alla fruizione del contenuto, e credo anche sia questo il bello.

        In una community dove tutti condividono tutto quello che apprezzano, non verrebbe meno il valore stesso della condivisione? Leggasi: inflazione.

        Una considerazione finale sulle mie amiche bruttine. Non racchie, per cortesia, che brutta parola! Hai ragione su un punto, qualcuna era amica, altre erano solo delle conoscenti. La grossa differenza tra loro ed i miei amici bruttarelli e sfigati è che le tipe a loro non gliela davano proprio. E questo in qualche modo ti da una certa percezione del fatto che la verità è che non gli piaci abbastanza!

        P.S.
        Non ho visto Cabin fever 2 (me lo consigli?), ma preferisco un approccio più responsabile. Se le cose non vanno come voglio cerca di capire cosa c’è che non va in me. Proiettare le nostre sfighe sugli altri cercando di evidenziare le loro mi è sempre sembrato una gran perdità di tempo. Quindi alla mia amica dico: perché ti circondi di sfigati inenarrabili e ti danni per ricevere da loro un livello di attenzioni soddisfacente?

        • 8 anni ago

        PS: E poi scusa, se il post non ti interessa, per quale motivo sprechi il tuo tempo a rispondere? Mi pare una contraddizione grande come una capanna.

    • Io non ho alcun problema.
      E non capisco perché tutto il post si traduca in “non ho abbastanza condivisioni”. Non è quello che c’è scritto.

      • Probabilmente è l’uso della seconda persona singolare.

        Ma per quanto mi sforzi non credo sia così, nel senso, non è che la gente non piace abbastanza. L’esempio di Zerocalcare portato da Cyberluke qui sopra è abbastanza indicativo, ha cinquantamila visitatori al giorno, eppure pochissimi, in proporzione, commentano o condividono. Non credo sia perché non piace abbastanza, altrimenti perché visitano quotidianamente il suo blog?
        Certo, il giudizio di gusto ci sta sempre, nessuno ha mai sognato di eliminarlo, fa parte di noi. 😉

      • Hell,

        Ripeto: non c’era nulla di personale. Ma evidentemente ho comunicato molto male il mio pensiero.
        La verità è che non gli piaci abbastanza si riferisce sia a te sia ad ogni altro che lamenti l’indifferenza o addirittura l’ostilità del pubblico rispetto alle loro nuove produzioni.

        A mio avviso hai un sacco di commenti e si vede che sei seguito e ti faccio i complimenti! 🙂
        (Hai pure qualche mastino da difesa tra i tuoi XD)

  • Tempo fa, forse proprio su Book & Negative, feci notare come uno dei blog più seguiti d’Italia, quello di Zerocalcare, ricevesse decine di migliaia di visite (con punte di cinquantamila il lunedì, il giorno in cui bisettimanalmente posta le sue storie) a fronte di 2-300 utenti che lasciano un (invariabilmente, entusiastico) commento.
    Come scrive qualcuno qui sopra, fatte le debite proporzioni il mio o il tuo blog ricevono il medesimo trattamento.
    Forse la percentuale di chi si esprime è fissa rispetto quella di chi non lo fa, indipendentemente dai contenuti proposti. È materiale interessante per uno studio antropologico.
    Non so il perché, posso solo ipotizzare: forse, tra tante voci che cantano, c’è la paura di essere banali e dire/scrivere qualcosa che già in tanti hanno detto?
    O forse non si vuole innescare una polemica?
    Non ci si vuole inimicare il blogger e rischiare il linciaggio mediatico dai suoi accoliti (il blog del dottor Manhattan è emblematico, in questo senso)?
    Si teme di commentare a sproposito qualcosa che non si conosce bene?
    Si crede che condividere un post sia un segno di “debolezza” (io non lo so scrivere, ma lui sì?
    Ripeto, non lo so: magari sono tutte risposte valide, magari nessuna.

    Interessante, ad ogni modo, il differente riscontro che ottengono tuoi post che esulano dal “consueto” contesto cinematografico: forse è il rischio dei blog trematici o che comunque vengono recepiti come tali, e che spiazzano il lettore nel momento in cui si parla d’altro esattamente come quando, alla macchinetta del caffé, invece di parlare della Roma e della Lazio affronti una questione filosofica.
    Provate tutti a farlo, e contate mentalmente quanto ci vuole a fare il vuoto intorno a voi.

    • Per quanto mi riguarda, il differente riscontro è in senso positivo. Di solito, vanno meglio questi post che quelli canonici sui film, anche in termini di semplici visualizzazioni, Credo che in ogni caso, un punto di vistsa personale su qualunque argomento sia meglio della classica recensione, che ha stufato i più. Eppure, le altre interazioni restano sullo stesso livello, con scarti minimi.
      Per quanto mi riguarda, il vuoto lo ebbi durante i primissimi tentativi, poi il mio pubblico s’è abituato, per fortuna. 😀

    • 8 anni ago

    Vabbè sull’esempio dell’app fai finta che il 90% la valuterebbe con un 3 stelle. Una sufficienza. Perché perderci tempo?
    Certo, se mi è sembrata una merda lo voglio far sapere a tutti affinché non la scarichino.
    E lo stesso se mi è sembrata ottima di norma lo dico volentieri.
    Ma una sufficienza…

    La non condivisione è uguale.
    Leggo tutti i giorni molti articoli, ma mi capita molto di rado di condividerli.
    Certo, spesso li trovo “interessanti”, ma più come lettura informativa/passatempo.
    Difficilmente trovo articoli così interessanti da dire “Ehi, guardate cosa ha scritto questo qui…” ma in quel caso condivido volentieri.
    Negli altri…

    • 8 anni ago

    Intanto ammetto di non aver letto completamente l’articolo, né tutti i commenti, ma da lettore silenzioso provo a dirti quello che penso.
    Prendendo l’esempio dell’applicazione scaricata 100 volte, ma con soli 4 like, mi verrebbe facile dire che forse non a tutti i 100 l’applicazione è piaciuta.
    Magari a molti non è dispiaciuta, ma non è certo sembrata chissà che, quindi hanno preferito usarla e basta.
    Allo stesso modo, riguardo ai post, alla condivisione o ai commenti penso che una visualizzazione non significhi per forza un apprezzamento, o comunque non per forza un apprezzamento tale per cui si senta il bisogno di condividerlo con altri.
    E per i commenti non è detto che se ti è piaciuto un articolo, tu abbia per forza qualcosa da dire a riguardo. O forse qualche riflessione ti è girata in testa ma non sei in grado di articolarla. Altrimenti magari il blog lo tenevi tu… 😛
    Se mangio un cibo e mi piace, se mi ricapita cercherò di mangiarlo nuovamente, ma non inviterò certo tutto il mondo a mangiarlo o ne farò una recensione a chissà chi. Mi piace, lo mangio. Punto.

    Ciao

    • Be’, guarda, per esperienza, visto che il sistema di votazione è a cinque stelline, so per certo che quelli a cui non piace qualcosa sono quelli che spesso si fanno sentire, più degli altri, con delle stroncature mica da ridere.
      Quindi no, non concordo col tuo ragionamento.
      C’è proprio un disinteresse a farsi sentire, da una parte e dall’altra, probabilmente perché si pensa, erroneamente, che sia superfluo.
      E visto che parliamo di condivisioni, ribadisco, se si visita sempre lo stesso blog, tutti i giorni, è perché si trova interessante quello che c’è scritto, altrimenti basterebbe un clic a cancellarlo e a non vederlo più, quello stesso blog. Per cui, è proprio la non condivisione che contesto, nonostante ci sia un interesse nella lettura, la condivisione viene vista come un favore inaccettabile da fare. Chissà perché.

  • Hai detto meglio di me cose che pensavo da tempo. Avevo fatto anche un post simile tempo addietro.
    Il problema è che purtroppo l’ ignoranza dilaga e con quella anche l’ essere auto-referenziali, parlare ma non ascoltare, guardare ma non vedere.
    Forse è l’ enorme massa di input che quotidianamente ci travolge ad impedirci di analizzarli e muoversi di conseguenza oppure sono solamente masse di stronzi che dilagano.
    L’ importante è non mollare e continuare a guardare oltre la superficie

    • Post linkato. 🙂

      Mah, quello della massa di informazioni secondo me è un falso problema. Perché essa non ci travolge affatto, riusciamo a filtrarla. Certo dobbiamo fare delle scelte. Anzi, meno male che abbiamo facoltà di scelta.
      Ma io ritengo che, se una persona passa quotidianamente da un blog a leggerlo, piuttosto che da un altro, la preferenza l’ha già espressa.
      Da qui la mia domanda: perché ignorare ciò che ti piace?
      Ecco, la risposta potrebbe non essere così scontata. 🙂

  • Secondo me sempre più gente ha meno cose da dire.
    Quelle poche cose le percepiscono però come importantissime – o comunque più importanti di quelle che gli altri hanno da raccontare.
    In pratica la Rete tra creando una pandemia di egocentrici con la falsa percezione di se stessi. Chiusi nelle loro stanze, davanti al PC, tutti si credono gran fighi, e pretendono il diritto di essere ascoltati senza ascoltare.
    E, mi ripeto, il più delle volte non hanno nulla da dire.

    • Si credono fighi sui loro profili, ché a guardare le stanze e a vederli di persona, hanno ben poco di figo.
      Sì, è vero però, la gente non ha più cose da dire, per cui blatera a vuoto.

  • Concordo con ogni parola. anche io ho sperimentato le stesse cose, coi miei blog: condivisioni poche e commenti quasi inesistenti, la cui maggior parte di troll. Purtroppo internet è questo: se ti va bene, hai qualche fan fedele che ti commenta e ti condivide, se invece ti va male nemmeno quelli.

    • Ciao, benvenuto. Guarda, sui commenti io potrei fare un discorso a parte, sono uno di quelli che preferisce pochi interventi articolati che una valanga di “Bravo, bene, biiis!”, ma sul discorso condivisioni, resta la mia perplessità.
      L’idea è che, se leggo quotidianamente un autore, io abbia piacere a condividere ciò che scrive, se è una cosa che ho gradito.
      E invece no. C’è sempre e solo silenzio. Almeno la maggior parte delle volte.

  • Ci vado ancora più duro. Non è un problema di comunicazione, è un problema di ricezione.
    Non credo che esista “ostilità” da parte dell’internauta medio. Bensì totale indifferenza. Puoi aver scritto/diretto/musicato un’opera pari alla Divina Commedia, ma se non interessa, non interessa.
    Quindi scompari senza lasciar traccia.
    E questa faccenda è peggio dell’ostilità, sotto certi versi.

    Alla semplificazione del modo di comunicare si è accodata la semplificazione della comunicazione stessa. Qualcosa di più complicato è più…complicato.

    • Ecco, allora non è solo impressione mia. Magari non sarà la maggioranza indifferente, ma che qualcuno scelga di essere indifferente perché gli stai sui coglioni è cosa reale. 😀

    • E quindi non viene recepito.

      • Il perchè non lo so.
        Purtroppo.
        Nel senso che anche io come te mi interrogo su quali sono le motivazioni che spingono una persona a fare (o non fare) determinate cose. La sindrome dell’indice pigro è cosa nota.
        Forse c’è gente che nemmeno ci pensa, a condividere cose perchè…boh, perchè non ci pensa proprio.
        E giuro che non mi stupirebbe sapere che c’è gente sui social network e su internet che non sa che le cose si possono condividere.
        Ho a che fare con talmente tanti “utonti” che è una cosa ALTAMENTE probabile. 😛

        Poi vabbè, sul fatto che c’è gente che spegne scientemente il segnale (come diceva anche Davide su Strategie) è indubbio che ci sia. Qualcuno lo fa, come se la cosa che uno propone su internet gli desse fastidio.

      • Ciò non toglie che mi chieda il perché di questa “pigrizia”. Cioè, a che pro parlare di libera condivisione delle informazioni se poi non si condivide affatto? È follia.
        È lo stesso discorso di quelli che preferiscono non votare, salvo poi lamentarsi di chi è stato eletto.

        Non so, non voglio escludere l’indifferenza, che poi è scontato che io possa scrivere cose che non interessano, ma la maggior parte delle volte, ho notato ostilità, più che indifferenza. Percezione personale, comunque. ^^

      • Sulle condivisioni, vabbè: bisogna pensare in proporzione. Gente che ha milioni di followers non produce che poche migliaia di condivisioni. Riproponi la proporzione in base alla tua esperienza (o alla mia) e non c’è differenza, proporzionalmente parlando.
        Una buona parte dell’utenza è pigra, per cui no, non condividerebbe uno status manco sotto tortura. 😛
        E manco se li paghi, secondo me. XD

      • Mah, io ovviamente ti posso parlare per me. E per quella che è la mia esperienza. E la mia esperienza dice che non c’è ostilità (che anzi, si può abbattere: ho conosciuto internettianamente decine di persone che a primo acchitto mi “schifavano” – vai a capire perchè, mentre ora sono “fan” butici), ma proprio menefreghismo.
        Sono comunque cose di cui abbiamo anche già discusso, per cui tu che parli di cinema, se passi ad altro, vieni sempre visto come quello che parla di cinema. Quindi magari, chessò, un giorno scrivi un articolo di astrofisica nucleare e se lo leggono in 4.

        Idem per me, ovviamente. Un articolo a tema fumetti viene visto e letto da “X” persone, un articolo a tema “tecnologia” lo vedono -100X”. Com’è possibile? Eppure sono sempre io.
        Mi schifano? Mi odiano?
        No, semplicemente, quand’anche l’articolo a tema tecnologia fosse il miglior articolo scritto negli ultimi 150 anni, semplicemente, al mio pubblico più mainstream (che mi conosce “per”) non interessa.

        Almeno, io la vedo così. 😛

        Questo vorrebbe dire che uno dovrebbe andare incontro al pubblico? Nì. O meglio, sì, ma non sempre. Sennò sai che palle, poi. 😉

      • Secondo me, invece, è più ostilità. Perché che interessi, un certo autore/blogger, è indicato dalla visite che riceve e continua a ricevere. Visite che, magicamente, quando si fa un cambiamento, scompaiono, insieme all’interesse.
        È come se l’evoluzione e il cambiamento stesso dessero fastidio. Specie da parte di chi, da una certa persona, si aspetta e vuole e pretende solo una cosa. Nella fattispecie, lo sperimentai anche io quando feci presente che non parlavo/scrivevo solo di cinema. Ecco, tutto ciò che esulava dal cinema veniva accolto con fastidio, almeno all’inizio.

  • […] – e pochi minuti prima dell’uscita di questo post, ne viene pubblicato un altro che segnala altre situazioni simili. Sempre più […]