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La Resistenza

by Germano on 18/02/2013
Book and Negative
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Stavo per scrivere di Cockneys Vs Zombies, ma poi ho fatto l’errore di accedere al Tubo e caricare After Dark, di Tito & Tarantula.
Il che mi ha portato dritto al film dove l’ho ascoltata per la prima volta: Dal Tramonto all’Alba.
Che, cazzo, è lo stesso film. Ci sono i mostri, ci sono i personaggi. Quelli cazzuti fin dall’inizio, e chi si scopre tale. E il fatto che sia lo stesso film è una cosa buona, credetemi.
E in questi film c’è una cosa che… fa la differenza: mettere in scena storiacce improbabili. Tanto per…
Tanto per divertirsi.
Perché si può fare.
Perché, a dispetto dei piccoli Lucianini, tanti figli del Perozzi… ce li avete presenti, no, i Luciani? Quella gente che non ride mai, nemmeno se gli incidi sulla bocca il sorriso del Joker (why so serious?), ti smerdano pure quello. A dispetto dei Luciani di turno, dicevo, c’è un pubblico che impazzisce, per storiacce come queste. E parlo sia di uomini che di donne.
Quest’ultima considerazione è la verità che il cinema italiano, sempre più autoreferenziale, non capirà mai. Nemmeno se gliela fai esplodere nelle orecchie con la potenza di 20 Megatoni.
E no, non bastano le poche eccezioni che fanno ridere: Boris, per dirne una.
E non bastano perché neppure quelle si prendono sul serio. E sono talmente rare che nel deserto scompaiono nell’aria che vibra. Si dissolvono come miraggi.
Riusciamo a narrare certe storie, a fare satira pure pesante, divertente, ma, non so, l’idea di inscenare seriamente una fottuta apocalisse zombie, una rissa contro decine di vampiri, non ci piace. Non fino in fondo, non seriamente. Ci dobbiamo sempre scherzare su. Perché semo italiani, e famo ride…

Er Cinema Itagliano

***

Mi sembra di sentirli: perché in fondo, in fondo, dai… i vampiri sono una cazzata. Robba per signorine.
Sì.
O forse no.
Perché in quella cazzata c’è George Clooney. Proprio lui, quello stesso tipo che ha fatto, dopo, tanti film impegnati che, sticazzi, fa vero cinema, degno di noi italiani. E infatti non se lo fila più nessuno, al vecchio George, che prima faceva il pediatra picchia bastardi, poi il bastardo ammazzavampiri e poi… boh, il serio.
Son cose che succedono.
Meno male che poi c’è sempre chi non si arrende. Ci sono sempre quegli attori che vogliono sporcarsi di sangue finto, dalla testa ai piedi, che vogliono recitare battute tipo: “Everybody be cool. You be cool.
Che le pronunci, e ti consegnano alla storia del cinema. Come “I’ll be back“, di Zio Schwarzy.
Che poi è quel cinema che tutti ricordano. E siccome dicono sia la memoria, quella che attribuisce valore alle cose, oserei dire che è l’unico che vale.
Il cinema sporco e sbreccato, che guardacaso non è in bocca ai critici, colmi di verbosità pretenziosa, tale che non riescono manco più a capirsi loro stessi. Si guardano allo specchio e non si riconoscono più.
S’accorgono, dopo intere decadi di lodi decantate verso opere che definirei astrazioni sociali, che il cinema italiano è in crisi.
Mai crisi più nera.
E si domandano il perché.
E se volete sapere di cosa parlo leggete qui.

Sì, facevano film coi robottoni che distruggono l’umanità anche negli anni Trenta del Novecento

***

E io una risposta ce l’avrei: da umile blogger quale sono. Che non ha studiato critica cinematografica, ma altre cose. Mi sono fatto un mazzo così, comunque.
Il punto è che devo trattenermi a rispondere.
Perché la verità è evidente a tutti.
Tutto il mondo aspetta Pacific Rim di Del Toro.
Mostri degli Abissi contro Robot Giganti.
Ripetete con me: Mostri degli Abissi contro Robot Giganti.
Mentre noi, cos’abbiamo? Un titolo che vale per tutti: Va’ dove ti porta il Cuore.
Che è solo il capostipite, quello che ha aperto la strada al diluvio realista. Una serie infinita di storiacce infami, di depressione, disperazione sociale, devastazione psichica, di trentacinquenni depressi e idioti, che dovrei veramente sentirmi offeso, per il fatto che la mia generazione venga dipinta in questo modo insulso, il cinema che ci mostra come dei piagnoni senza palle, schiavi della politica duale d’accatto tipica della nostra penisola, incapaci di farsi una famiglia, terrorizzati all’idea di diventare padri. Una vergogna.
Cioè, che sarebbe proprio da dire: Va’, va’… cominciate ad andare dove dico io, lo stesso indirizzo che consigliava Alberto Sordi in una certa canzone.
Io non capisco niente di cinema. Ormai è assodato.
Ma appartengo allo stesso paese di quelli che, o fanno i drammoni psicopatologici travestiti da storie d’amore, oppure… Alex l’Ariete. Ché non dimentichiamoci… siamo riusciti a trovare il nostro Bruce Willis in Alberto Tomba.
Cioè, si prova a fare Die Hard, e i risultati sono al di là del ridicolo.
Anche questo problema, abbiamo.
Che quando ci proviamo sfondiamo il fondo del barile, tanto che nessuno vuole provarci più per cinquant’anni.

***

Ma… avevamo Django di Corbucci. Che in fondo, se agli incappucciati rossi ci sostituite gli zombie o i vampiri, siamo lì. Vengono falciati da un’arma improbabile, una gaitling, laddove George Clooney usava un’impalettatrice automatica, e il ragazzino un super-liquidator caricato a acqua santa, coadiuvato da preservativi riempiti della medesima acqua.
La fantasia ce l’avevamo.
Quello che so è che il mondo non vuole storie di padri falliti, calciatori in America (dove nessuno si fila il calcio, ricordate Elio), che arrivano sempre tardi.
Il mondo vuole i robot giganti. Li aspetta, ci sbava all’idea.
Vuole le apocalissi zombie e vuole eroi fighi e cazzuti, e amazzoni guerriere che fanno saltare loro la testa. Sexy, le amazzoni, possibilmente, strizzate in latex. E vuole i supereroi. E i misteri alla Fringe, dopo che la gente ha dimenticato X-Files.
Ma voi, riuscite davvero a immaginare qualche attrice italiana in latex, armata di fucile a pompa, che fa saltare la testa di qualche vecchio zombie italiano attaccato alla poltrona da duecentotrentacinque anni?
Io sì.
E voi, se ci riuscite, siete come me.
E se sentite questo messaggio, non siete soli.
Io sono Hell. E voi fate parte della Resistenza.

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